Sono femminista perché…

Sono femminista perché…

Mag 11
Sono femminista perché…

Sono femminista perché l’anno scorso, a lezione universitaria, una ragazza con rossetto accesissimo, e in generale trucco e abbigliamento che davano l’idea di donna che sta andando a ballare, ha alzato la mano per sollevare questioni di epistemologia e logica, e la mia reazione viscerale è stata di dissonanza: percepivo come strano e assurdo che una persona così potesse sapere quelle cose, esserne interessata, aver fatto una tesi sul neopositivismo logico… e a giudicare dalle facce del resto della classe, non ero l’unico. Anche rimproverandomi mentalmente, la sensazione di dissonanza rimaneva. In generale mi sono reso conto un paio di anni fa che quando parlava una donna tendevo più facilmente a considerare il discorso come non rilevante, fuori luogo o da “non competente”, e disintossicarsene del tutto non è stato e non è facile. Sono femminista perché ho scoperto che c’è letteratura scientifica sul tema e tutti quanti interiorizziamo questo pregiudizio, donne comprese.

Sono femminista perché dopo due mesi mi sono ritrovato con la mia famiglia, andando da mia sorella e il suo compagno. Le ho chiesto se le faccende di casa le dividono in modo eguale, e ha risposto “Ehhh, no… però ha le sue cose da fare…” Dopo aver cenato tutti insieme, ad un certo punto mi sono reso conto che ero seduto a pensare ai fatti miei mentre mia sorella e mia madre stavano pulendo, mettendo i piatti in lavastoviglie ecc… e che non me ne ero neanche reso conto. Ho provato maldestramente a fare qualcosa anche io. Papà per tutto il processo è rimasto seduto e poi è andato fuori a fumare. Sono femminista perché in questo periodo di pandemia mia madre ha continuato a lavorare in ospedale e mio padre è stato a casa senza lavorare (con la zia), ma ho chiesto e le faccende di casa le ha sempre fatte la zia, mai papà.

Sono femminista perché alle scuole medie i compagni molestavano delle ragazze “fi*he” palpando c*li e seni, e sfottevano le altre “cesse”. Sono femminista perché mi sfottevano come “fr***o”, e una volta per dimostrare che non era così, e farli smettere, anche io ho molestato una compagna di classe palpandole il c*lo, davanti agli altri compagni. Naturalmente non è servito a salvarmi dalla discriminazione, è servito solo a fare una cosa schifosa.

Sono femminista perché sento il bisogno (fino a qualche anno fa fortissimo, ora come vocina di sottofondo) di specificare, dopo aver detto che mi sfottevano come “fr***o”, che non sono effeminato, perché la vocina dice che il risultare femminile mi svaluterebbe. (La ragazzina “maschile” del doposcuola veniva coinvolta dai maschi nel calcio e nei loro giochi, almeno a questo livello il problema è proprio con la “femminilità”).

Sono femminista perché un conoscente in un gruppo Telegram in cui stiamo, ogni tanto mandava foto che scattava di nascosto alle ragazze (o ai loro culi) in giro per strada. A volte lo rimproveravo, ma vedendo che ero solo io, altre volte non dicevo niente perché era pesante essere lo scassac***o.

Sono femminista perché in palestra nello spogliatoio ho assistito ad un ragazzo che passava ad un altro delle foto “della tr**a che mi sono fatto ieri” (e dal contesto era chiaro che non si trattava di prostituzione), non li conoscevo e non sono riuscito a dire nulla.

Sono femminista perché è stato onnipresente nelle cerchie maschili in adolescenza “Una chiave che apre tutte le porte è un’ottima chiave, ma una serratura che si fa aprire da tutte le chiavi non vale un c**zo”. Sono femminista perché è tuttora onnipresente “C’era fi*a?”, “Andiamo a trovar fi*a”, ..

Sono femminista perché tre ragazzi su cinque che mia sorella ha avuto l’hanno picchiata, uno mesi dopo la fine della relazione.

Sono femminista perché ad un lavoro che ho fatto stavano cercando una nuova persona da assumere. Un giorno si è presentata al colloquio una ragazza alta e bellissima, russa. Tutti gli uomini tranne me la stavano guardando sbavando mentre entrava nella stanza del capo (settantenne). Poco prima che finisca il colloquio sento dalla stanza la voce dell’altro capo che dice “È un peccato che sia già finito e te ne debba andare, la tua bellissima presenza ci allieta” e cose così. Quando la donna se ne va, il capo esce dalla stanza sventolando un bigliettino e improvvisando una specie di balletto: “Ho il suo numero! Ho il suo numero! Quanto offrite per il suo numero di telefono? Madonna che fi*a questa, ragazzi state tranquilli, la assumiamo sicuro!”, con la parte maschile dell’ufficio (tranne me) a ridere.

Sono femminista perché ad un lavoro che ho fatto, c’era una riunione importante a cui eravamo presenti io, il mio capo, il capo di un’altra azienda e una ragazza di quell’azienda, che chiamerò Francesca. Appena ci troviamo tutti, il mio capo esordisce con “Certo che però ci vuole il consenso a uscire così”. Francesca: “Eh?” Capo: “Ad essere così bella, non puoi uscire così senza preavviso e senza consenso.” Capo di Francesca: “La prossima volta la lasciamo in ufficio allora, ahah!” Capo vedendo Francesca imbarazzata: “Scusa, volevo dire questa cosa, sei troppo bella”. Francesca in estremo imbarazzo abbozza un risolino di circostanza e un grazie sottomesso.

Sono femminista perché qualche giorno dopo il capo mi dà il numero di telefono di Francesca per sbrigare una faccenda che stavamo già sbrigando io e lei via email. Quando a lavoro finito mi chiede com’è andata la “conquista” dico che abbiamo fatto via email, e deluso mi dice “Ma come? Io ti do le occasioni così per provarci e le sprechi, tu che sei giovane e puoi?”

Sono femminista perché il giorno dopo aver installato lo schermo-totem in ufficio, aveva come screensaver una donna in reggiseno e mutande.

Sono femminista perché quando ho subìto la prima molestia, pur riconoscendola come tale non sono riuscito a percepirla intimamente come grave, perché l’idea è che all’uomo piaccia e che non sia poi ‘sto problema – e anche se l’avevo vissuta male, non riuscivo a sentirla grave. Sono femminista perché la seconda volta che ho subìto una molestia non ho detto niente ai nostri amici comuni perché “poi magari penseranno male di quella persona”, mentre questa aveva raccontato (quasi) tutto e nonostante questo per i miei “amici” la cosa grave era che io avessi smesso di parlarci, e non ciò che aveva fatto, e per settimane non sono neanche venuti a chiedermi come stessi o la mia versione dei fatti – ero totalmente ignaro che fossero al corrente della cosa e che mi considerassero male perché avevo tagliato i ponti con quella persona.

Sono femminista perché per anni ho avuto “amicizie” (solo maschili) senza nessuna profondità, basate solo sul giocare assieme senza mai aprirsi ad un livello personale, e neanche me ne accorgevo, e ci ho messo anni a cercare di creare amicizie sincere e ancora adesso mi è difficile manifestare le emozioni. Ho creduto per anni di essere incapace di provare emozioni per qualche “difetto”, ed è da relativamente poco che ho capito che non è così e che saper ascoltare ed esplorare le proprie emozioni è una cosa che va coltivata anche grazie a rapporti veri con altre persone.

Sono femminista perché tantissime volte ho partecipato al gioco del ridicolizzare Twilight (senza averlo letto né visto) o i Tokio Hotel o l’ennesima “roba scadente per ragazzine”, senza accorgermi che siamo in un contesto in cui ci si ossessiona in modo sproporzionato sul bersagliare massicciamente ciò che è per ragazze, ma non abbiamo neanche lontanamente la stessa foga verso le “robe scadenti per pubblico maschile”, tipo, boh, Fast and the Furious.

Sono femminista perché nei gruppi nerd a prevalenza maschile in cui sto, sistematicamente ci si concentra sul ridicolizzare questa o quella uscita delle femministe o dei social justice warriors o del politicamente corretto – da gente che posa sempre come razionale e anti-fake news e non si rende conto di starsi imbevendo della narrativa di destra e che se andasse ad approfondire la questione non ci sarebbe niente da ridicolizzare.

Sono femminista perché una mia amica, informatica e trans, prima della transizione riusciva a parlare coi tecnici informatici in cinque minuti. Quando aveva un problema da risolvere li chiamava, spiegava coi dovuti tecnicismi la situazione, e otteneva le risposte che le servivano. Adesso le chiamate tendono a durare poco meno di un’ora, perché i tecnici le spiegano lentamente cose superflue o che lei stessa ha menzionato prima, perché non arriva loro l’input che una donna possa conoscere i tecnicismi. La trattano come una scema, si soffermano sulle cose inutili e non c’è verso di far loro capire che è esperta e tornare alle risoluzioni in 5 minuti come quando veniva percepita come uomo.

Sono femminista perché quando mi è capitato di piangere a scuola questo mi ha portato a venire sfottuto per secoli come “femminuccia” e debole.

Sono femminista perché il figlio di 7 anni di una mia amica madre amava le sirene, e lei ha sempre accettato questa cosa, guardavano insieme i cartoni animati di sirene ecc… ma ora a scuola ha imparato da altri bambini che le sirene sono “da femmine” e quindi “gli fanno schifo”… però ha chiesto alla mamma se lei si può comprare una coperta con coda da sirena che però deve essere per lei, perché a lui non piacciono, però “semmai ci gioco non devi dirlo a nessuno”.

Sono femminista perché ho visto la vicina di casa venire da noi varie volte con i lividi delle botte del marito, e una volta ero da loro a giocare col figlio e ho visto in diretta mentre la picchiava. Sono femminista perché già tre volte mi è successo di sapere che amiche di amiche vengono costrette dai fidanzati a non uscire di casa e non vedere nessun altro, e vengono picchiate.

Sono femminista perché in tantissimi gruppi ho visto instaurarsi la dinamica per cui alcuni uomini iniziano a dire “ironicamente” cose tipo “immagina pensare che l’opinione delle donne valga qualcosa” o “donna, zitta, la tua opinione non conta niente”, che porta altri uomini ad imitarli “ironicamente” e le donne ad abbandonare l’ambiente visto che è ostile, e così diventa una echo-chamber misogina e prona a incel e manosfera.

Sono femminista perché viviamo in un sistema ingiusto che dà agli uomini potere sulle donne, le svilisce e oggettifica, le opprime, e da cui è difficilissimo smarcarsi e non essere complici. Viviamo in un sistema che svaluta ciò che associa alla femminilità e lo considera debole e da evitare, e che ci ingabbia in ruoli e stereotipi di genere che ci distruggono.

Sono femminista perché questo sistema va smantellato. Non voglio essere complice. Non voglio non accorgermi che le donne in casa stanno pulendo mentre mi facevo i fatti miei. Non voglio la sensazione di dissonanza quando una donna è molto competente e la cosa mi spiazza. Non voglio stare zitto le migliaia di volte in cui attorno a me avviene revenge porn o attacco ossessivo verso il femminile. Non voglio questa difficoltà che ho ad ascoltare le mie emozioni. Non voglio l’incapacità di sentire la gravità di quando subisco una molestia per via degli stereotipi che infettano

Di solito scrivo condividendo dati, studi, ricerche, statistiche.

Stavolta ho deciso di parlare di specifici episodi della mia vita o di persone che mi sono vicine. Ci sono tante cose che mancano. Ma è ciò che ho visto io personalmente e ciò che le donne nella mia vita hanno deciso di raccontarmi. La mia prospettiva, chiaramente, è quella maschile. Sono sicuro che, se qualche altro uomo sta leggendo e prova a ricordare, a fare mente locale, a guardarsi attorno, noterà che nella sua vita ci sono episodi simili – perché il problema è, appunto, strutturale e culturale.

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