La strada vecchia e quella nuova

Dic 4, 2016 by

La strada vecchia e quella nuova

Prima di cominciare la riflessione, devo necessariamente fare un commento sul mio articolo che illustra i principali contenuti del Referendum su cui abbiamo votato oggi, che è ormai diventato una piccola goccia che ha aiutato molti (moltissimi) a scegliere con coscienza il proprio voto.

Di questo meraviglioso risultato posso solo ringraziarvi tutti, dal primo dei miei tifosi all’ultimo dei miei haters, perché è merito vostro se ha avuto un successo che io nemmeno immaginavo potesse avere: decine di migliaia tra condivisioni e reazioni, centinaia di commenti, incalcolabili righe spese per discutere della nostra Costituzione e della nostra politica. Questo blog è privo di pubblicità e di alcun ritorno economico, oltre che di agganci per sponsorizzare gli articoli, e l’incredibile traguardo che ha raggiunto questo articolo dimostra che la qualità, l’impegno e la voglia di intercettare i veri bisogni di informazione possono avere successo, e possono raggiungere molte persone anche con scarsi mezzi.

Detto questo, voglio scrivere qualche riga di riflessione (così potete annoiarvi in maniera intelligente, mentre spulciate gli exit polls), basandomi in particolare su quel che ho visto quotidianamente nei luoghi di discussione e che ho avuto modo di intuire in questa bellissima esperienza che ho vissuto negli ultimi mesi.

  • La campagna elettorale, i comitati, i politici e le persone comuni hanno abbassato enormemente il livello di discussione, giungendo a rari picchi di oscenità e veleno, superati forse solo dalla campagna elettorale americana. Una vera guerra tra fazioni, in cui tutto è lecito e nessuno viene risparmiato (il No è formato da un’accozzaglia ignorante, il Sì da serial killer, atleti para-olimpici che sembravano “in gamba” e cantanti ciechi che “si fidano ciecamente”, per fare qualche esempio recente ma che non esaurisce il campionario dei mesi scorsi).
    Molti hanno attribuito la spaccatura dell’elettorato rispettivamente o al governo Renzi o alle Opposizioni. Francamente, io credo che la rabbia e la pochissima serietà che hanno animato la stragrande maggioranza dei dibattiti sia da ricercarsi, oltre che negli ultimi anni di crisi economica e sociale, in un abbassamento dell’interesse verso la politica e il bene comune (che significa di tutti, non solo di quelli che mi stanno simpatici).

    La granitica convinzione verso il Sì o verso il No non era, quasi mai, accompagnata da una vera riflessione sulla riforma, ma da una religiosa affiliazione verso questo o quell’opinione, questo o quel leader, questa o quella visione del mondo. Una cosa simile l’avevo già intravista nel referendum sulle trivelle (di cui ho parlato qui), ma che pensavo non avrebbe raggiunto livelli peggiori di crudeltà e fanatismo.
    In sintesi, il livello del dibattito è stato misero, scarso e confusionario. Del tutto dimenticabile, e pressoché inutile allo scopo di formarsi un’opinione serena e strutturata.
  • Ho molta empatia verso i neo-diciottenni che devono votare per la prima volta e sono ancora vergini (elettoralmente parlando). Queste nuove leve devono confrontarsi per la prima volta alle urne con un referendum di questa portata, che non ha nulla a che vedere con le normali elezioni a cui solitamente si è chiamati a votare e che, in linea di massima, richiedono molto meno impegno e molta meno riflessione. Io, per ragioni anagrafiche, ho avuto modo di testare il mio voto già in un paio di occasioni e mi son sentito meno responsabilizzato dentro l’urna, ma penso che se fossi stato meno interessato alla politica, probabilmente questo sarebbe stato il primo voto anche per me.
    A voi dico, da quasi-coetaneo: spero che abbiate votato, spero che vi sia piaciuto e spero che vogliate rifarlo. Di voti non ce ne sono mai abbastanza.
  • Nel leggere i commenti al mio articolo, e in generale osservando altri articoli simili e non sulle testate nazionali, ho notato un morboso interesse di molti non tanto sul contenuto del pezzo, ma sul mio ruolo: chi sono io? Cosa voto? Sono davvero imparziale, o sto favorendo il Sì o il No?
    La ragione di questo attaccamento verso la figura e non verso il contenuto, secondo me, si trova sia nella campagna elettorale guerrigliera e complottista (di cui al punto 1) che cercava di screditare il mio lavoro, sia nel desiderio di molti di agganciarsi a un ipse dixit, qualcuno che ne ha capito, per smettere di pensare e fidarsi di chi ha studiato la riforma.
    Che sia la pigrizia o il desiderio di abbattere un nemico politico, rimane il fatto che il peso delle mie opinioni ha disturbato il mio lavoro imparziale di descrizione del contenuto, ma ho imparato a conviverci. Ho fatto degli errori, quando ho potuto li ho corretti, e ho sempre cercato di mantenermi superpartes nell’illustrare i contenuti del referendum, limitando la mia opinione alle vostre domande o a quell’analisi un minimo necessaria per capire taluni implicazioni. Spero di aver fatto un buon lavoro.
  • Qualsiasi strada l’Italia sceglierà, che sia vecchia o nuova, non condurrà al cataclisma politico né alla rovina del Paese. Sarà una scelta importante, in un certo senso cruciale, ma non distruggerà tutto ciò che siamo e che abbiamo conquistato in un secolo e mezzo di storia unitaria e settantanni di storia repubblicana, oltre ai rapporti umani tra di noi, coi vicini del continente europeo, con tutto l’Occidente e con il resto del mondo.
    Il dibattito sul referendum ha assunto spesso toni apocalittici, e ciò ha offuscato la ragione su questo semplice fatto: una legge, anche la Costituzione, può essere cambiata e può rimanere così com’è, senza che ciò disintegri completamente delle conquiste di civiltà e delle fondamenta che sono più grandi dei cambiamenti che potremmo o meno intraprendere.

Per concludere, in tanti mi avete ringraziato, commentato chiedendo approfondimenti e chiarimenti, insultato senza quartiere, discusso con me via mail e via Facebook sui temi della Riforma, per approfondirla e per testarne i limiti e le problematiche. Un vero dibattito, che raramente ho visto emergere, e di cui non posso che essere felice. Comunque vada questo referendum, potrò sentirmi orgoglioso di aver contribuito ad almeno un paio di migliaia di voti (o forse molti di più, a giudicare dai dati).

Spero che abbiate votato, e vi ringrazio di cuore se lo avete fatto con la testa.

***

PS: credo che, chiunque vincerà, lo farà con il 52-55% delle preferenze. Ho programmato la pubblicazione di questo articolo esattamente 1 minuto prima della chiusura delle urne, alle 22:59 del 4 dicembre, così da divertirmi a vedere se questa mia previsione risponderà poi al vero.

Commenti

commenti

3 Comments

  1. Chiara

    Interessante, sono curiosa di vedere il risultato

  2. Gabriele Marsilli

    Io sono sempre risultato ENFP, eppure mi riconosco perfettamente nell’INFJ

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