Molto rumore per nulla?

Apr 18, 2016 by

Molto rumore per nulla?

Il naufragio del referendum “sulle trivelle” è un esempio tra i più lampanti di come, messi assieme, tutti gli ingredienti della Politica 2.0 generino un aberrazione sociologica: un quesito tecnico e complesso, un popolo idiota, una propaganda piena di falsità da ogni parte, un confronto inesistente, una guerra di religioni, una barca di soldi buttati. Il tutto, ovviamente, riempiendosi la bocca con la parola “democrazia”.

Nei prossimi giorni, il teatro del post-referendum inscenerà la folla inferocita del Sì, detentrice della purezza morale e della verità assoluta, contro il Resto del Mondo colpevole di inquinamento dell’anima, ignavia, pigrizia, menefreghismo e inattiva lamentosità (“se nun hai votato, nun te lamentà“). Un rumore fastidioso, il classico borbottìo di chi non digerisce l’ennesima occasione mancata per poter cambiare il mondo con lo smartphone e l’immagine profilo, ma sempre ben attento a non rischiare di interessarsi un pochino di più.  Per fortuna, scemerà inevitabilmente nel generico “odio l’Italia, gli italiani, Renzi, il gender e i vegani”.

Come risultato politico abbiamo, nell’ordine, una marea di sconfitti (tra elettori e politici) e un solo vincitore, Renzi, che esce dal referendum con l’ennesimo endorsment indiretto alla sua presidenza, conferma che potrebbe o meno vacillare con il referendum confermativo di Ottobre (e che apre enormi scenari sul conflitto tra un interesse comune di potenza costituzionale — la riforma del Senato — e il giudizio esplicito sulla carriera di un uomo. Un traguardo che sorpassa e trascende le logiche già cominciate dal berlusconismo, che mi riservo di approfondire in futuro).

Per quanto mi riguarda, considero questo referendum “sulle trivelle” una dimenticabile parentesi nel romanzo della democrazia. Le ragioni sono molte:

– A differenza di come propagandato, non si decideva il destino del riscaldamento globale, né del futuro industriale delle energie rinnovabili, né del linciaggio in piazza dei petrolieri o lo stralcio della norma sulle royalties, né tantomeno della posizione istituzionale di Renzi. Il quesito referendario, limitato all’estensione o meno di concessioni su un numero ristretto di piattaforme, vicine alla costa e già esistenti, è però divenuto simbolo della lotta ambientalista e della retorica “anti” ad ogni costo.
A tutti piace salvaguardare l’ambiente, i pesciolini e i panda giganti. Fa molto “uomoimpegnatoesensibile”, e pulisce la coscienza dalle mancate attenzioni ambientali nel resto dell’anno, oltre a dare appena una spolverata di partecipazione politica su una popolazione concentrata, nel resto del tempo, a sbraitare contro qualsiasi cosa non riguardi il proprio orticello, a credere a qualsiasi bufala, a dimenticare qualsiasi processo razionale e funzionamento cerebrale.
– L’altissimo tasso di astensionismo si può spiegare solo combinando la strategia del No per affossare il quorum, la mancanza di sana e profonda informazione pubblica sul tema e l’alta dose di menefreghismo (considerati soprattutto gli indici di astensionismo alle elezioni politiche ed europee di appena pochi anni fa). Non una cosa sola, ma molte, ed è impossibile stabilire con certezza le dosi di tutte.
– In tutto questo, mi disgusta la percezione squadrista e dicotomica del dibattito politico, dell’interesse per le tematiche nazionali e delle opinioni altrui. “O con me o contro di me”; ” O sei onesto o sei un pdiota”; “O sei contro le trivelle o sostieni gli schifosi petrolieri”.
Si tratta di un trend presente già da anni, legato a tantissimi fattori — tra cui: la degenerazione dell’interesse per la res publica; l’appiattimento e banalizzazione della comunicazione politica, legato in parte all’uso insano dei social network; l’emersione del populismo sotto forme vecchie e nuove; l’incapacità di concepire una posizione leggermente più complessa e strutturata del semplice Sì/No; un imbarbarimento generale del confronto umano.
Una volta, per definire una conversazione intensa e colorita con temi caldi e di profondo interesse nazionale, si parlava alla peggio di “vivace dibattito”, anche qualora fossero volati insulti o riferimenti alle madri altrui. Oggi non ho molta difficoltà a definirlo “porcile”, quando va bene.

La rabbia contenuta in questo sfogo è alleviata solo da una convinzione: non tutti gli elettori sono idioti. Ho avuto la fortuna di leggere, vedere, sentire, assistere, confrontare e confrontarmi con ottime persone su ottimi temi, riflessioni impegnate, ragioni sensate e condivisibili per il Sì, per il No e per l’astensione, senza che questo conducesse a morte per impiccagione verbale.
È il nucleo dell’Italia che non si accontenta e non si arrende, che rispetta e si fa rispettare, che conosce la differenza tra “rivale politico” e “mostro disumano”. Un’isola felice di discussione che vuole respirare un’aria carica di pensieri, non di urla.

È stata questa l’unica vera conquista del referendum: la dimostrazione che, pur nella merda, si possa nuotare.

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