Il Referendum Costituzionale, spiegato facile facile

Apr 29, 2016 by

Il Referendum Costituzionale, spiegato facile facile

[Stai leggendo dal cellulare? Clicca qui per una risoluzione migliore!]

Il 4 Dicembre si andrà a votare per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale. La legge in questione è complessa, difficile da districare e piena di argomenti importanti, sui quali però non si ha sempre competenza o capacità di comprensione, specie se si è un po’ indietro con l’educazione civica. D’altronde non siamo tutti costituzionalisti o avvocati, e non siamo sempre in grado di capire le implicazioni immediate e future di una riforma così immensa e, per certi versi, epocale.

Per cercare quindi di arginare la confusione e fornire a tutti la possibilità di capire chiaramente la Riforma, ho deciso di scrivere questo articolo per spiegare il contenuto del Referendum nella maniera più semplice e immediata  possibile, in modo che chiunque possa capire su cosa si va a votare. Cercherò di volta in volta di spiegare i contenuti e le ragioni dietro questa Riforma, e cosa succede se vincerà il “Sì” oppure il “No”.

Siccome è molto lunga, ho suddiviso la spiegazione della Riforma in diverse parti a seconda dei temi, così da agevolare la lettura. Non ho la pretesa di illustrare la Riforma nei dettagli, ma mi concentrerò su tutto ciò che ritengo sia essenziale e importante. Tenete bene a mente che si vota con un Sì o con un No a TUTTA la Riforma in blocco, e non si votano le parti singolarmente.

Buona lettura!

“COSA ANDIAMO A VOTARE?”

Il referendum deciderà, con un semplice Sì o No, se siamo a favore o contrari alla riforma costituzionale (d’ora in poi li chiamerò semplicemente Riforma e Referendum), detta anche Legge Boschi dal nome della sua “madrina”, o anche “Riforma del Senato” nonostante sia sbagliato definirla solo “del Senato” visto che, come vedremo, contiene tantissime altre cose.

La Riforma è stata approvata perché ha passato tutti gli iter previsti dalla legge. Tuttavia, entrerà in vigore soltanto se vincerà il Sì al referendum. D’altronde, trattandosi dell’impianto strutturale delle Camere dello Stato, chiedere l’approvazione o la bocciatura popolare è il minimo indispensabile in una democrazia che si definisce tale.

Il Referendum è senza quorum, quindi avrà valore anche se andassimo a votare in quattro gatti.

“VA BENE, MA RENZI?”

Il Referendum NON decide se il Governo attuale sopravvive o meno.

Non c’è nessun vincolo di legge che impone al Primo Ministro di dimettersi in caso di fallimento del Referendum. Non si può far decadere Renzi con questa votazione.

Anche se Renzi decidesse di dimettersi in caso di vittoria del No, non saremmo comunque andati a votare contro di lui o contro il suo Governo.

Questa confusione deriva dal fatto che sia Renzi che l’Opposizione hanno concentrato tutto il dibattito sull’esistenza futura del Governo e non sui contenuti della Riforma, dando così l’illusione al cittadino-elettore di poter decidere “di mandare a casa Renzi”.

1) IL BICAMERALISMO PERFETTO.

Il pezzo grosso della Riforma riguarda la distruzione del tanto discusso Bicameralismo Perfetto. Ma cosa vuol dire?

In Italia, dal 1948 ad oggi, abbiamo sempre avuto due Camere: la Camera dei Deputati (“Camera”) e il Senato della Repubblica (“Senato”). Entrambe vengono elette direttamente dai cittadini.

In ognuna di esse, Deputati e Senatori proponevano, discutevano e votavano le leggi che poi, una volta concluso tutto il percorso, diventavano Leggi della Repubblica Italiana.

Alla Camera vi sono 630 deputati, al Senato 320 senatori (315+5 senatori a vita). La questione è che non c’è differenza nei poteri delle singole Camere e l’iter di approvazione delle leggi. Questo significa che le leggi devono passare il vaglio di Camera e Senato, che non differiscono nei poteri e quindi, secondo chi ha proposto la Riforma, “non aggiungono qualità” al lavoro svolto e “si fanno le cose due volte” senza una valida ragione.

Pressoché tutti i maggiori costituzionalisti sono d’accordo sull’idea che bisogna eliminare il sistema del Bicameralismo Perfetto. Ci sono, però, diverse opinioni su come bisognerebbe riformarlo. Quasi tutti propendono a lasciare inalterata la Camera, e modificare strutturalmente il Senato: chi vuole eliminarlo, chi vuole un Senato debole, chi vuole un modello tedesco, chi un modello inglese, chi un modello americano…

Il compromesso, in Parlamento, è stato raggiunto col cosiddetto “Senato dei 100”, che descriverò meglio nel prossimo paragrafo.

Cosa succede se vince il Sì? Aboliamo il Bicameralismo Perfetto: avremo 630 deputati e 100 senatori. Le due camere avranno funzioni differenti: la prima eletta su base nazionale, la seconda con funzione di “raccordo” e rappresentanza regionale e locale.

Cosa succede se vince il No? Manteniamo il Parlamento col Bicameralismo Perfetto: avremo 630 deputati e 320 senatori. Le due camere hanno identiche funzioni. La Camera è eletta su base nazionale, il Senato su base regionale ma tutte le Regioni eleggono contemporaneamente i senatori.

 

2) IL SENATO DEI CENTO.

Detto anche “Nuovo Senato”, “Senato delle Regioni” “L’Isola dei Famosi”, il Senato dei 100 è il nuovo impianto che andrà a sostituire l’attuale Senato della Repubblica. Viene chiamato così perché, appunto, sarà composto da 100 senatori, invece degli attuali 320 (315+5).

Attualmente, quando andiamo a votare per il Parlamento, votiamo nello stesso momento sia deputati che i senatori. I 100 nuovi senatori, invece, saranno composti da 95 tra consiglieri regionali e sindaci, e 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Gli ex-Presidenti della Repubblica saranno in automatico senatori a vita (come già avviene).

La filosofia dietro la Riforma è quella di creare un Senato che funzioni principalmente da “raccordo” tra il Territorio e lo Stato centrale. Questo si vede bene sia nelle persone che lo compongono, sia nelle sue funzioni.

Questo Senato ha un sacco di poteri diversi e complicati, e non c’è modo di riportarli tutti senza ricopiare tutta la legge per intero. Vediamo però quali sono le parti più importanti:

COSA IL NUOVO SENATO PUO’ FARE:

  • Il Senato ha piena competenza legislativa (cioè discute, approva e vota insieme alla Camera) su tutte le leggi che riguardano i rapporti tra Stato, Unione Europea e territorio, oltre che su leggi costituzionali, revisioni della Costituzione, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali, leggi sulla Pubblica Amministrazione, leggi su organi di Governo, sulle funzioni specifiche di Comuni e Città Metropolitane.
  • Sulle leggi di bilancio, il Senato avrà sempre diritto di modifica, ma solo 15 giorni di tempo per deliberare eventuali modifiche.
  • Per il resto, il Senato può decidere, entro 10 giorni e su richiesta di 1/3 dei suoi componenti, di chiedere alla Camera di modificare una legge. Dopo questa richiesta, avrà 30 giorni di tempo per inoltrare alla Camera il testo modificato. La Camera può decidere di ignorare queste modifiche con un voto a maggioranza semplice (cioè la maggioranza dei presenti alla Camera durante la votazione) e approvare il disegno di legge senza ascoltare il Senato.
  • Sulle leggi riguardanti competenze che vengono assegnate esclusivamente alle Regioni, la Camera può bypassare le modifiche del Senato solo con un voto a maggioranza assoluta (cioè la maggioranza di tutti gli aventi diritto al voto, presenti o meno).
  • Il Senato non è però del tutto insignificante: con voto a maggioranza assoluta, può proporre alla Camera di discutere e votare delle leggi proposte dai suoi senatori.Procedimento-monocamerale

COSA IL NUOVO SENATO NON PUO’ FARE:

  • Oltre a quanto già detto sopra, il nuovo Senato non voterà più la fiducia al Governo.
  • Inoltre, non delibererà più lo stato di guerra e non avrà competenze su leggi riguardanti amnistia e indulti.
  • Non avrà competenza nemmeno su leggi che ratificano trattati internazionali, tranne quelle che riguardano la permanenza o meno dell’Italia nell’Unione Europea.Procedimento-bicamerale

(infografiche prese dal sito della Camera dei Deputati)

Rimane però una domanda: come vengono eletti quei famigerati 95 senatori? Verrà spiegato per bene nel paragrafo 3b.

Cosa succede se vince il Sì? Il Senato dei 100 (95+5) diventa il nuovo Senato. Le sue funzioni sono complesse, e la sua filosofia è quella di funzionare da legame tra il Territorio e lo Stato centrale (i senatori sono consiglieri-presidenti delle Regioni e Sindaci dei principali capoluoghi).

Cosa succede se vince il No? Manteniamo l’attuale Senato, con 320 senatori (315+5). Le sue funzioni sono simili a quelle della Camera dei Deputati, e la filosofia è quella del “doppio controllo” (ogni Camera fa lo stesso lavoro per migliorare e raffinare quello della precedente).

3a) I NUOVI SENATORI: CHI SONO?

Come già detto, i nuovi senatori vengono scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci del territorio (sul come verranno eletti, vedi il paragrafo 3b).

A differenza degli attuali, non necessitano di un limite minimo di età per essere eletti (al momento devono avere almeno 40 anni), e tutti i cittadini possono eleggerli (al momento devono avere minimo 25 anni). Inoltre, essendo eletti tra i consiglieri regionali e tra i sindaci, non riceveranno un’indennità per il loro ruolo da senatori (cioè non avranno due stipendi).

Inoltre, tutti i consiglieri regionali (sia che svolgono funzioni di senatore, sia che non) avranno un tetto massimo al loro stipendio determinato dallo stipendio del sindaco del capoluogo della Regione di riferimento (ad esempio, i consiglieri regionali dell’Abruzzo avranno uno stipendio al massimo pari a quello del sindaco dell’Aquila).

Come gli attuali senatori, questi avranno l’immunità parlamentare (cioè non potranno essere incarcerati se non ci sarà il voto favorevole del Senato, tranne nei casi in cui sia necessario l’arresto in flagranza di reato, oppure vi sia una sentenza irrevocabile di condanna), e non vi sono norme che regolano i rimborsi-spese, che dovranno essere decisi singolarmente dai regolamenti delle due Camere.

Cosa succede se vince il Sì? I nuovi senatori non avranno limite minimo di età e doppio stipendio, ma mantengono l’immunità. Le Camere decideranno singolarmente sui rimborsi-spese.

Cosa succede se vince il No? Manteniamo gli attuali senatori: minimo 40 anni di età, stipendio e immunità parlamentare, con rimborsi-spese così come stabiliti attualmente.

3b) I NUOVI SENATORI: COME LI ELEGGIAMO?

A differenza del precedente Senato, i senatori non saranno eletti direttamente da noi. Ma quindi chi li sceglie?

La Riforma ci dà poche indicazioni. Intanto sappiamo che i senatori saranno eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”, e che saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. A parte questo, l’elezione dei nuovi senatori non è ancora normata da una legge specifica. Nel testo della Riforma, si legge che le modalità di elezione verranno decise da Camera e Senato in un secondo momento.

Come mai dopo e non ora? La ragione è perlopiù politica. L’argomento dell’elezione dei senatori è stato uno dei più dibattuti e infiammati, specie all’interno del PD dove la minoranza voleva (e vuole tutt’ora) l’eleggibilità diretta. Altri volevano un’elezione indiretta (cioè da parte dei consiglieri stessi), altri un particolare meccanismo che coinvolgeva le preferenze dei cittadini e i consigli regionali. Non si è trovato un accordo, ergo avremo il meccanismo preciso solo in futuro.

Cosa succede se vince il Sì? Si approva il Senato dei 100, ma le modalità dell’elezione dei senatori verranno chiarite con una legge futura.

Cosa succede se vince il No? Si mantiene l’attuale Senato, eletto direttamente dai cittadini su base regionale.

Le implicazioni della vittoria del No sono, però, molto più complesse di quella del Sì, e sono strettamente vincolate a quello che potrebbe accadere dopo il Referendum.

Ci sono due scenari principali.

1. Renzi non si dimette o non viene sfiduciato: non succede nulla, perché realisticamente non si va ad elezioni anticipate (salvo decisioni clamorose di Mattarella).

2. Renzi si dimette o viene sfiduciato: in questo caso, Mattarella può decidere di sciogliere le Camere ed andare ad elezioni anticipate, oppure non farlo e puntare a formare un governo che abbia l’approvazione del Parlamento.

Se decide di sciogliere il Parlamento, eleggeremmo la Camera con il sistema dell’Italicum (in cui avremo sicuramente il 54% di deputati di un partito politico) e il Senato con il Consultellum (una modifica della Corte Costituzionale al famoso Porcellum), dove i senatori verranno assegnati in maniera proporzionale. Un sistema elettorale che condurrebbe, realisticamente, a uno scenario simile a quello delle elezioni nazionali del 2013: Camera forte, Senato fragile, probabile necessità di un governo di coalizione.

Nulla vieta, naturalmente, di creare una legge elettorale specifica per il Senato (oppure integrare l’Italicum) che possa risolvere questo problema. Se Renzi non si dimettesse, sarebbe suo compito (e del Parlamento) modificare la legge elettorale; in caso contrario, Mattarella potrebbe tentare di formare un “governo di scopo”, cioè deputato unicamente alla modifica della legge elettorale (insieme al Parlamento), oppure indire nuove elezioni col sistema Italicum+Consultellum.

4) I SENATORI A VITA.

Col Senato dei 100, saranno Senatori a vita solo gli ex-Presidenti della Repubblica (come già avviene).

Gli altri verranno sostituiti da senatori scelti dal Presidente della Repubblica (i famosi 5 del 95+5), che rimangono in carica 7 anni, e non potranno essere nominati nuovamente.

La Riforma, inoltre, prevede che non vi potranno essere più di 5 senatori a vita nominati contemporaneamente. Nella attuale Costituzione non è specificato questo concetto, e ciò concede potenzialmente ad ogni Presidente della Repubblica di nominare “i suoi” 5 senatori. Di conseguenza, il Senato può avere anche più di 5 senatori a vita contemporaneamente, escludendo gli ex-Presidenti della Repubblica. Questa interpretazione della Costituzione è stata parecchio discussa e controversa, ed è stata esercitata effettivamente solo dai presidenti Pertini e Cossiga.

I senatori a vita attualmente presenti (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia) rimarranno al loro posto. Lo stesso vale per Giorgio Napolitano, in quanto ex-Presidente della Repubblica.

Cosa succede se vince il Sì? Non sarà più possibile nominare senatori a vita, esclusi gli ex-Presidenti della Repubblica. Ci saranno, al loro posto, fino a un massimo di 5 senatori di nomina presidenziale, che rimarranno in carica 7 anni e non sono rieleggibili.

Cosa succede se vince il No? Come avviene attualmente, il Presidente della Repubblica in carica potrà nominare fino a un massimo di 5 senatori a vita. Gli ex-Presidenti della Repubblica sono, in automatico, senatori a vita.

5) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Con la Riforma cambia anche il modo in cui viene eletto il Presidente della Repubblica. L’elezione rimane sempre competenza di Deputati e Senatori (non c’è l’elezione diretta del Presidente della Repubblica: non siamo una Repubblica Presidenziale!), ma diversi aspetti della votazione sono stati modificati:

  • Il Presidente della Repubblica (come avviene attualmente) deve essere un cittadino italiano, deve godere dei diritti civili e politici e avere minimo 50 anni.
  • Votano solo Deputati e Senatori. Non ci sono più i 59 delegati regionali, visto che i senatori del Nuovo Senato sono, appunto, scelti dal territorio.
  • Nelle prime tre votazioni, servono i 2/3 degli aventi diritto (circa 500 elettori) per eleggere il Presidente.
  • Dalla quarta votazione in poi, la legge precedente prevedeva che il limite scendesse alla maggioranza assoluta (50% +1); con la Riforma, dal 4° al 6° scrutinio sono necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto (circa 440 elettori); dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti (cioè quelli che sono presenti e votano effettivamente).

Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera e non più il Senato, essendo quest’ultima composta da rappresentanti regionali.

Inoltre, il Presidente della Camera, durante l’assenza del Presidente della Repubblica, ne fa le veci (attualmente questo compito è svolto dal Presidente del Senato).

Cosa succede se vince il Sì? Vengono approvate le modifiche sul quorum per eleggere il Presidente della Repubblica, oltre al suo potere di sciogliere unicamente la Camera.

Cosa succede se vince il No? Restano intatte le modalità di elezione del Presidente della Repubblica: 2/3 dei voti alle prime tre votazioni, 50%+1 degli aventi diritto nelle successive votazioni.

6a) NORME SULLE LEGGI: IL VOTO IN DATA CERTA.

Nella Riforma è presente un meccanismo per consentire l’approvazione rapida di un disegno di legge reputato essenziale per l’attuazione del programma di Governo.

Funziona così: il Governo può chiedere alla Camera una “via preferenziale” per l’approvazione di una data legge. La Camera ha tempo 5 giorni per accogliere questa richiesta e, se lo fa, deve discutere e approvare tale legge entro 70 giorni (con massimo 15 giorni di rinvio).

Questa possibilità non è prevista per le leggi di competenza del Senato, oltre a una serie di leggi essenziali e non discutibili in tempi brevi (in particolare: le leggi elettorali, la ratifica dei trattati internazionali, le leggi di amnistia e indulto, le leggi di bilancio).

Cosa succede se vince il Sì? Viene inserita, nella Costituzione, una “via preferenziale” che consente al Governo di accelerare l’iter di approvazione di leggi ritenute importanti per il suo programma politico. La Camera ha la possibilità di accogliere o meno questo iter.

Cosa succede se vince il No? Semplicemente, non viene inserito questo meccanismo.

6b) NORME SULLE LEGGI: LA COERENZA.

Tra le varie norme legate alle leggi, un aspetto interessante riguarda i decreti legge (cioè gli atti proposti dal Governo, di solito urgenti, e che diventano immediatamente legge ed hanno funzione provvisoria, che diventa definitiva se vengono approvati entro 60 giorni dal Parlamento).

I decreti legge, si legge nel testo, devono contenere “misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”. L’idea è quella di limitare l’abuso dei decreti legge da parte del Governo e impedire la formazione di un minestrone di argomenti diversi nello stesso decreto.

Il contenuto, perciò, dev’essere coerente con ciò che si propone. Infatti, “non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto”. Un classico esempio di “ammucchiata” riguarda il cosiddetto decreto milleproroghe, nato come strumento eccezionale (ma poi diventato prassi nell’ultimo decennio) per quelle disposizioni urgenti da risolvere entro l’anno in corso.

Cosa succede se vince il Sì? Viene inserito l’obbligo costituzionale, per i decreti legge, di coerenza nel contenuto e l’impossibilità di votare disposizioni non omogenee.

Cosa succede se vince il No? Semplicemente, non viene inserito questo obbligo nella Costituzione.

7) ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

Con la Riforma, viene tolto ogni riferimento alle Province dalla Costituzione. Tutte le loro competenze vengono spartite tra Comuni, Città Metropolitane, Regioni e Stato.

“Ma non erano già state abolite?”

Non proprio. Nel corso degli anni, sono state discusse e/o approvate una serie di leggi che hanno progressivamente svuotato il contenuto degli enti provinciali (tra cui, degna di nota, è la più recente legge Delrio). Per rendere ulteriormente effettivo questo svuotamento di potere è necessaria una modifica della Costituzione, che è stata definitivamente approvata con la questa Riforma.

L’eliminazione, tuttavia, non si applica alle Province autonome di Trento e Bolzano.

Cosa succede se vince il Sì? Si elimina ogni riferimento alle province dalla Costituzione (tranne che per le Province autonome di Trento e Bolzano).

Cosa succede se vince il No? Non viene abolito il riferimento costituzionale alle province, che mantengono la struttura prevista dalla legge Delrio (che sostanzialmente le svuota di potere).

8) ABOLIZIONE DEL CNEL

“Eccheccazzoè?”

Il CNEL, ovvero Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, è un ente statale che ha la possibilità di proporre iniziative legislative (limitatamente alle sue competenze, appunto in economia e lavoro) e di fornire pareri su questi argomenti. Tali pareri non sono vincolanti, e vengono forniti solo se richiesti o dal Governo, o dalle Camere o dalle Regioni.

È stato ritenuto da molte parti un “ente inutile” (visto che le sue competenze sono compiute anche da altri organi statali), e negli anni ne è stata richiesta più volte l’abolizione. Siccome si tratta di un ente previsto costituzionalmente, lo si può abolire solo con una legge costituzionale. Renzi ha fortemente voluto la norma sull’abolizione del CNEL in questa Riforma, per fornire “un antipasto” sul progetto di chiusura degli enti inutili.

Cosa succede se vince il Sì? Il CNEL viene abolito.

Cosa succede se vince il No? Il CNEL rimane in attività.

9) COMPETENZE DELLO STATO E DELLE REGIONI

Questo è forse il punto più complicato di tutta la Riforma, oltre a essere fortemente dibattuto.

La Riforma ridefinisce le competenze dello Stato e delle Regioni, e regola in particolare i rapporti tra le due. Vediamo gli aspetti più importanti:

  • Fino ad oggi, le competenze su tutto ciò che è di interesse pubblico erano suddivise in due modi: “esclusive” (cioè riguardanti o solo le Regioni, o solo lo Stato) e “concorrenti” (cioè su cui hanno competenza le Regioni, ma con diversi princìpi fondamentali dettati dallo Stato).
  • Con la Riforma, la definizione di “competenza concorrente” viene eliminata, mantenendo solo il concetto di competenza esclusiva. Ma come fare, quindi, con tutte quelle materie ibride che riguardano tanto lo Stato quanto le Regioni? E come vengono ripartiti i poteri?
  • Con l’eliminazione della competenza concorrente, buona parte delle competenze va riassegnata o ridistribuita. Un elenco dettagliato della ripartizione delle competenze si può trovare nella foto qui sotto (presa da ilpost.it, link a fondo pagina – “Domande/Risposte sulla Riforma Costituzionale”)4452c2c8-9fb8-4ac4-961e-c5de1f2b9af7
  • Viene introdotta, però, la cosiddetta “clausola di supremazia”, in base alla quale la legge dello Stato – su proposta del Governo – può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva di Stato o Regione, se ritiene sia necessaria una “tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Lo Stato può perciò agire sulle competenze non esclusive (quelle che erano regolate dalla “competenza concorrente”), nei casi in cui è necessario un intervento per l’unità giuridica/economica dello Stato, o di più generico “interesse nazionale”.
  • Inoltre, viene introdotto il cosiddetto “regionalismo differenziato”. Alle Regioni (tranne quelle a Statuto Speciale e alle Province Autonome di Trento e Bolzano) possono essere attribuite particolari forme di autonomia, a condizione che presentino un equilibrio di bilancio tra le entrate e le spese. La legge per attuare il regionalismo differenziato dev’essere approvata da entrambe le Camere, oltre a necessitare un continuo dialogo tra Stato e Regione interessata.

Va notato, infine, che la maggiore critica a questa parte della Riforma riguarda l’accentramento dei poteri e delle competenze verso lo Stato centrale, che diminuisce l’impatto delle Regioni.

Cosa succede se vince il Sì? Le competenze dello Stato e delle Regioni vengono profondamente riviste e modificate, insieme ai rapporti tra le due entità e alla possibilità di avere più o meno autonomia. Nella maggior parte dei casi, lo Stato accentra su di sé la maggior parte delle competenze.

Cosa succede se vince il No? La spartizione delle competenze tra Stato e Regioni restano invariate (in particolare rimane la “competenza concorrente” e tutte le sue implicazioni). Le Regioni mantengono ampio margine di competenza sulla gran parte delle materie.

10) LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE

Fino ad oggi, per fare una proposta di legge di iniziativa popolare era richiesto, oltre al testo della legge redatto in articoli, la firma di 50.000 elettori.

Con la Riforma, sono richieste 150.000 firme, ma con la garanzia costituzionale che tale legge verrà discussa e votata in Parlamento. Le regole precise di questo meccanismo verranno delimitate dai singoli regolamenti di Camera e Senato.

Cosa succede se vince il Sì? Sale a 150.000 il numero di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, con la garanzia costituzionale che tale legge venga discussa e votata in Parlamento.

Cosa succede se vince il No? Il numero di firme rimane 50.000, ma senza il vincolo costituzionale di discussione e voto.

11) NORME SUI REFERENDUM

Nella Riforma, vengono aggiunte e modificate alcune regole relative ai referendum.

Innanzitutto, per i referendum abrogativi rimane il limite minimo al 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto. Tuttavia, se sono almeno 800.000 gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati. Se i richiedenti sono tra i 500.000 e gli 800.000, rimane la regola del 50%+1 degli aventi diritto.

Facciamo un esempio concreto. Attualmente, sono circa 50 milioni gli italiani che possono votare. Alle ultime elezioni politiche (2013) hanno votato, per la Camera, poco più di 34 milioni di elettori. Se un ipotetico referendum abrogativo venisse richiesto da 800.000 elettori, basterebbero circa 17 milioni di elettori + 1 (circa la metà di 34 milioni, appunto) per rendere valido il referendum.

All’ultimo referendum sulle trivelle (di cui ho parlato qui) hanno votato esattamente 15.806.788 elettori. Se, ipoteticamente, fosse stato richiesto da 800.000 elettori e non dalle Regioni, con un milione di voti in più il referendum avrebbe superato il quorum (i 17 milioni +1 di cui sopra, il quorum sarebbe stato circa il 46% al posto del 32% col quale effettivamente si è chiuso il referendum sulle trivelle).

A parte questo, viene introdotto un nuovo tipo di referendum: il referendum “propositivo” (detto anche “di indirizzo”), attualmente presente solo in Val d’Aosta e nelle province di Trento e Bolzano. Con questo referendum, la popolazione può richiedere al Parlamento di emanare una nuova legge su un tema particolare (è diverso quindi dalla sopracitata legge di iniziativa popolare: quella richiede un testo già fatto e redatto in articoli!).

Per capire nel dettaglio come funzionerà, però, serviranno nuove leggi (sia leggi ordinarie che leggi costituzionali) da discutere e approvare in un secondo momento.

Cosa succede se vince il Sì? Si inseriscono delle modifiche al quorum per i referendum abrogativi, e viene introdotto il referendum propositivo (o “di indirizzo”).

Cosa succede se vince il No? Rimangono inalterate le regole sui referendum, e non viene aggiunto il referendum propositivo.

12) LE QUOTE ROSA

La parità di genere nelle Camere e nelle Regioni viene stabilita costituzionalmente: con la Riforma, infatti, viene promosso “l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”.

Questo significa che lo Stato e le Regioni devono avere delle norme appropriate per garantire la parità di genere nei consigli regionali, nella Camera e nel Senato. Quasi certamente, ciò si tradurrà in apposite regole nelle leggi elettorali che consentano l’equilibrio tra uomini e donne.

Per la Camera dei Deputati, esiste già una norma nell’Italicum che prevede la possibilità di esprimere sulla scheda elettorale due preferenze “di genere” dalle liste presentate (se vengono scelte entrambe, devono per forza essere un uomo e una donna). Per le Regioni, servirà una nuova norma.

Cosa succede se vince il Sì? Diventa obbligatoria, nell’elezione delle Camere e dei Consigli Regionali, la parità di genere.

Cosa succede se vince il No? Non viene introdotta alcuna quota rosa obbligatoria.

13) LA CORTE COSTITUZIONALE

La Corte Costituzionale, ente supremo che vigila sulla Costituzione e sulla sua applicazione, è composta da 15 giudici: 5 eletti dal Presidente della Repubblica, 5 eletti dalla magistratura e 5 eletti dalle Camere in seduta comune.

Con la Riforma, cambia solo che i 5 giudici che oggi sono eletti insieme dalle due Camere vengono eletti separatamente: 3 alla Camera, 2 al Senato.

Inoltre, la Riforma introduce la possibilità di sottoporre alla Corte Costituzionale le leggi elettorali per accertarne la legittimità (questa norma è stata pensata dopo la bocciatura del Porcellum per palese incostituzionalità). Per farlo bisogna presentare la legge alla Corte, entro 10 giorni dalla sua approvazione, con un ricorso firmato da almeno 1/3 dei componenti del Senato, o 1/4 della Camera. La Corte ha 30 giorni di tempo per pronunciarsi, e la legge non viene promulgata se viene considerata incostituzionale.

Cosa succede se vince il Sì? I 5 giudici della Corte vengono eletti separatamente: 3 dalla Camera, 2 dal Senato. La Corte ha, inoltre, la possibilità di giudicare preventivamente la legittimità delle leggi elettorali.

Cosa succede se vince il No? I 5 giudici della Corte vengono eletti dalle Camere in seduta comune. La Corte Costituzionale non potrà giudicare preventivamente le leggi elettorali.

14) TUTELA DELLE MINORANZE E STATUTO DELLE OPPOSIZIONI

Nel testo della Riforma è previsto che nei regolamenti di Camera e Senato vengano inserite delle norme che prevedano la tutela delle minoranze parlamentari (sia dei partiti di opposizione che, in generale, dei partiti con poche percentuali di voto).

In particolare, alla Camera dovrà essere inserito il cosiddetto “statuto delle opposizioni”, ovvero un documento che garantisce i diritti dei partiti di opposizione. Questo statuto dovrà essere approvato in un secondo momento, con una legge ordinaria.

Cosa succede se vince il Sì? Viene inserito in Costituzione l’obbligo della tutela delle minoranze e, per la Camera, di approvare uno “statuto delle opposizioni”.

Cosa succede se vince il No? Non viene inserito tale obbligo costituzionale (naturalmente, ciò non implica che non possano essere deliberate leggi o regolamenti che, di fatto, tutelino le minoranze e opposizioni).

Abbiamo finito!

Lo so, è stata una faticaccia, ma è essenziale conoscere per bene tutti i passaggi per votare al Referendum con coscienza e convinzione.

La Riforma è molto grossa. C’è tanta carne al fuoco, digerirla per bene è difficile, ed è ancora peggio se non si riesce a capirla. Non a caso, ben 50 costituzionalisti hanno, tra le altre cose, chiesto che si potesse fare un referendum differenziato sui singoli punti, in maniera tale da non doverla votare in blocco (trovate il link del loro appello in fondo). Molto probabilmente non avverrà, visto che il popolo è chiamato ad esprimersi su una legge che è stata discussa e approvata in un testo unico, ma se accadesse certamente modificherò questo articolo. 

Il mio consiglio è di prendervi tutto il tempo che vi serve, fino alla data del Referendum, per riflettere su questi argomenti. Persino tra noi autori ci sono opinioni diverse sui singoli punti e il voto finale da scegliere, e stiamo cercando di avere calma e pazienza per essere, a nostra volta, dei bravi cittadini.

Per qualsiasi aggiunta, critica, correzione di eventuali errori, insulto o complimento, vi prego di scriverci tramite la sezione “Contattaci”, o nei messaggi privati di Facebook: il vostro feedback è importante, e se abbiamo fatto degli errori è importante che li correggiamo! (mi riservo, per questo motivo, di correggere via via l’articolo, qualora ci segnalaste errori o li trovassi io stesso)

Vi lascio, qui sotto, altri link in cui potrete approfondire (in aggiornamento):

CRONOLOGIA DELLE PRINCIPALI MODIFICHE ALL'ARTICOLO

edit 6/09: ho modificato alcune parti dell’articolo per correggere refusi e aggiornare/aggiustare parti che meritavano di essere specificate (questo per merito del preziosissimo contributo di tutti voi che avete commentato e continuate a commentare. Grazie di cuore!).

Modificato anche il titolo, siccome la data del referendum non è ancora stata definita (e probabilmente non sarà ad Ottobre, ma tra fine Novembre e inizio Dicembre).

edit 20/09: tolto il nome dell’ex-Presidente Ciampi dalla lista dei potenziali senatori a vita, a causa della recente morte.

edit 27/09: aggiornata la data del referendum, che sarà il 4 Dicembre.

edit 30/09: modificata la parte sui senatori per aggiungere il “tetto di stipendio dei consiglieri regionali”, e tolte le battute a Salvini e alla Boschi, dopo molte critiche. Le ragioni di quest’ultima modifica le spiego qui.

edit 01/10: aggiunte altre due fonti (ANPI e Wikiversity) e modificata la parte sull’iter legislativo del Senato (paragrafo 2).

edit 03/10: modifiche minori a refusi vari, e soprattutto modifica nei pedici “Cosa succede se vince il Sì/No?”, per renderli più espliciti e chiari e, dove possibile, rendere chiara la simmetria delle alternative.

edit 05/10: su osservazione di un lettore, modificata la sezione sui senatori a vita per precisare la questione della doppia interpretazione costituzionale (e aggiunta la provincia di Trento tra le province con referendum propositivo).

edit 07/10: aggiunto il punto 14 sulla tutela delle minoranze parlamentari e lo statuto delle opposizioni.

edit 02/12: corretto il passaggio sull’abolizione delle province, e specificato che rimarranno solo quelle autonome di Trento e Bolzano

>IMPORTANTE: QUESTO E’ L’UNICO ARTICOLO ORIGINALE. FRA, L’AUTORE, NON HA AUTORIZZATO NESSUNO A PUBBLICARE INTEGRALMENTE QUESTO PEZZO IN NESSUNA PIATTAFORMA, CARTACEA O DIGITALE. QUALSIASI FORMA DI COPIA-INCOLLA INTEGRALE NON E’ STATA AUTORIZZATA.< (Naturalmente, è possibile condividere semplicemente il link in tutte le piattaforme social).

Se desiderate contattarmi per qualsiasi proposta, vi invito a visitare la sezione “Contattaci”.

Commenti

commenti

18 Comments

  1. Edoardo

    “D’altronde, trattandosi dell’impianto strutturale delle Camere dello Stato, chiedere l’approvazione o la bocciatura popolare è il minimo indispensabile in una democrazia che si definisce tale”

    Non è vero. Si vota perché in seconda votazione non si è ottenuta la maggioranza dei 2/3, – segno che la riforma non esprime una condivisione tra le forze che siedono in Parlamento. Solo a quel punto diversi parlamentari, di maggioranza e di opposizione separatamente, hanno potuto chiedere il referendum.

    è una differenza molto importante, attenzione.

  2. Francy

    Grazie mille!
    Un contributo utilissimo per cominciare una riflessione più approfondita a rigurado.

  3. bruno moriena

    Letto quasi compreso, hi hi hi, scherzi a parte condivisibile e chiarificatore…

  4. Maurizio

    L’aver dileggiato Salvini all’inizio, pregiudica la serietà di tutto il resto. Sarebbe importante poi evidenziare le conseguenze del combinato disposto con la nuova legge elettorale (Italicum).

  5. Luca

    Molto ben fatto. Piccola nota: rimuovere il nome dell’ex Presidente Ciampi dalla lista dei potenziali senatori a vita nel caso passi la riforma.

  6. Diego

    Grazie dello sforzo e della chiarezza. Un utilissimo strumento per chi ha voglia di capire, sperando che siano in molti.

  7. Grazie. Un aiuto fondamentale per una capra come me.

  8. Nicola

    Attenzione al paragrafo 3b): Se vince il Sì, si approva il NUOVO Senato, non l’attuale!!! (come è scritto)
    Approccio divulgativo, ma equilibrato e utile. Vorrei farlo leggere ad alcuni amici renziani, ma il “bella nonché potentissima madrina”, ancorché barrato e rispondente a verità, ne inficia l’obiettività, ai loro occhi.
    Grazie.

    • Fra
      Fra

      Molte delle battute con cui ho condito il testo, a quanto pare, “inficiano l’obiettività”. Anche la battuta su Salvini è stata criticata tantissimo. E’ tutta una questione degli occhi che leggono :)

      Grazie dei complimenti, e correggo subito il refuso.

  9. Davide Sciacca

    Complimenti vivissimi. Pensavo di scrivere un articolo sulla riforma sul mio blog, ma penso che a questo punto linkerò direttamente il vostro.

    • Fra
      Fra

      O magari puoi scrivere sul tuo blog qualcosa che non ho scritto io! Ad esempio, cosa chiesta da tanti, “le ragioni del Sì e le ragioni del No”, oppure “i rischi e i vantaggi di votare Sì o No”, o qualcosa sull’iter politico che ha condotto all’approvazione della legge… gli argomenti sono tanti!

      Grazie per i complimenti :)

  10. Daniela Cusano

    Io ho letto la COSTITUZIONE ITALIANA e buona parte del “progetto” di modifica. LA COSTITUZIONE ITALIANA fu scritta da tutti i parlamentari eletti dal popolo sovrano, fu approvata in assemblea plenaria dalla maggioranza di essi ( i 2/3), fatta correggere da un comitato scientifico composto da professori e letterati.
    Uno dei principi fondanti, scritto nero su bianco, e’ la facilità di lettura e comprensione del contenuto, in modo che ogni cittadino italiano, anche in età scolare, possa farla propria.Un secondo principio importante, anche lui scritto negli articoli,è la possibilità di cambiarla, in DEMOCRAZIA!
    Premesso che non sono politicamente schierata, e ci tengo a sottolinearlo,penso:
    1)questo “progetto” è stato scritto da pochi, e questi pochi non sono stati eletti dal popolo con consultazione democratica
    2) questo “progetto”è arrivato al referendum perchè non si è arrivati all’approvazione dei 2/3 del parlamento, del resto non era stato scritto e concertato da tutte le forze politiche, figuriamoci se si chiudevano in plenaria fino a una decisione condivisa…
    3) vi invito a leggere il nuovo documento, o almeno provate a farlo.l’esperienza diretta è il modo migliore per prenderne coscienza, infatti come dice FRA,non siamo ne’ giuristi ne’ avvocati, si, siamo i cittadini cui è destinata LA COSTITUZIONE ITALIANA.

    E’ importante conoscere, dalla conoscenza nasce il progresso, speriamo bene!!!

  11. roberto de miro

    Trovo che al punto 3b sia stata inserita una digressione sulle eventuali dimissioni del premier che c’entra poco o nulla, ma che appare sintomatica di un pregiudizio o di un tentativo di influenzare il lettore. Inoltre, nel capitolo 10 sulle leggi di iniziativa popolare ci si illude che il Parlamento sia obbligato ad esaminarle. Essendo un obbligo senza sanzione, ha solo un valore politico, e pertanto non cambierebbe nulla a vantaggio della proposta popolare, perché anche adesso le camere in teoria sono soggette al giudizio politico delle elezioni successive, mentre diventa più difficile l’iniziativa popolare essendo con la riforma triplicato il numero necessario di richiedenti.

  12. Cinzia Uliana

    Non è propriamente spiegato facile facile, in primis è una riforma illegittima perché varata da un governo anticostituzionale e cioè non eletto dai cittadini, il bicameralismo non viene cancellato e in più i senatori non verranno eletti dai cittadini ma scelti dai partiti al governo, preserva il potere allo stato centrale e toglie autonomia alle regioni, praticamente invece di avvicinarci all’autonomia del trentino, che manterrà i suoi diritti così come tutte le altre regioni autonome, e tutte le altre regioni si ritroveranno con la sanità della Sicilia, ci si dovrà sottomettere ancora di più a direttive europee,mette tutto nelle mani di una sola persona e praticamente vivremo in una dittatura !!!

  13. Giacomo Vannucchi

    BRAVI BRAVI BRAVI BRAVI BRAVI BRAVI!

    MI sono preso la liberta’ si estrapolare parti dell’articolo e di fare un post su facebook con le cose che mi piacciono e che non mi piacciono di questa riforma.

    Spero che aiuti a mitigare i toni e favorisca un dibattito serio.

    Ancora Grazie ragazzi!

    Ottimo lavoro

  14. Carlo Tironi

    E’ molto utile per capire quali sono le modifiche e cosa succede in caso di vittoria del sì o del no. Così com’è, però, sembra uno spot subliminale per il sì. Converrebbe integrare ogni punto con le motivazioni del no dato dai costituzionalisti di rango, tipo Zagrebelsky

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shared on wplocker.com