In Regione Veneto “qualcuno pensa ai bambiniii!!1”

Set 6, 2015 by

In Regione Veneto “qualcuno pensa ai bambiniii!!1”

In questi giorni abbiamo imparato a conoscere le posizioni rose e fiori del sindaco di Venezia, e qualche sparata casuale del vassallo Joe Formaggio, ma la notizia più succosa è quella della mozione del consigliere Berlando in Regione Veneto, approvata con ampia maggioranza, che nega l’ingresso della fantomatica Teoria del Gender nelle scuole. In particolare, impegna la Regione a inserire più controlli, più autonomia nell’educazione da parte dei genitori, più “qualcunopensiaibambiniiii” nelle aule di ogni feudo.

Ora, prima di divertirmi in una disanima+critica approfondita dei punti salienti della mozione (che trovate integrale qui), una precisazione è doverosa.

Io sono il primo a riconoscere l’esistenza di osservazioni intelligenti fatte da coloro che ritengo avversari intellettuali-politici. Riconosco, ad esempio, che vi sono elementi citati da Berlando che sono interessanti, ad esempio le questioni inerenti agli articoli della Costituzione. Tuttavia, per come vengono presentati nell’insieme, gli argomenti della mozione sono solidi quanto un budino d’estate, e vedremo in seguito il motivo.

“E’ un diritto umano, nonché dovere sociale, prendere per il culo coloro che elevano il nonsense a legge regionale.” (Mahatma Gandhi)

– la Repubblica Italiana, all’articolo 29 della Costituzione, privilegia la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;

La Costituzione è stata approvata nel 1948, dove il matrimonio aveva un preciso significato, e tutt’oggi l’etimologia del termine rimanda perlopiù a quello. Va bene.

Il punto non è che privilegia. La Costituzione, all’articolo 29, riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Dove matrimonio non è “uomo-donna”, e andare a ricercare l’etimologia non giustifica un presunto riconoscimento di “speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione”. Una cosa non esclude l’altra. Possono tranquillamente coesistere matrimonio eterosessuale e omosessuale, aventi stessi diritti e doveri, stesso valore e stesso significato sociale, senza che la purezza del Matrimonio con la M venga in alcun modo intaccata.

Questo perché lo Stato e la Chiesa (quest’ultimo ente da cui discende la “specialità” del matrimonio etero) sono, costituzionalmente, distinti e separati. L’Articolo 7 infatti recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.”

Il linguaggio è importante, ma ancora più importante è non mischiare piselli e patate. Insegnare ai minori le differenze intercorrenti tra gli esseri umani (non riducibili solo ai genitali), il valore di tali differenze, e l’apporto culturale e spirituale che queste possono portare, non significa negare il Matrimonio, solo riconoscere che esistono diverse forme di amore, di unione e di convivenza. È illustrare ai minori la realtà dei fatti.

– la “famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società” e, in quanto tale, “ha il diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”

Badate bene: protetta. Ma da cosa? Lo scopriremo presto!

– oggi più che mai ci troviamo di fronte ad un’emergenza educativa, in modo particolare per quanto concerne le tematiche dell’educazione all’affettività. In alcuni casi purtroppo l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminante per la famiglia fatta da un uomo e da una donna, che induce una sessualizzazione precoce dei ragazzi;

I bambini si divertono coi gioiellini che Madre Natura ha loro fornito già dall’età di 3-6 anni, e non c’è bisogno di studiare psicologia o pedagogia per saperlo: basta andare in un qualsiasi asilo-scuola elementare per vedere pargoletti che scoprono pisellini e patatine in bagno.

Educare i pargoli su cosa hanno in mezzo alle gambe è qualcosa non solo di sano, ma anche di dovuto: è giusto che conoscano le regole del gioco.

Detta quest’ovvietà, dove stia “l’emergenza educativa” mi sfugge. Insegnare ai bambini e ai ragazzi come non maltrattare il proprio pene e non maltrattare le vagine delle amiche (e viceversa per bambine e ragazze) è così tanto malsano? Inoltre, l’educazione sessuale non esclude l’educazione all’affettività (e infatti non lo fa: spesso e volentieri vanno a braccetto).

– in paesi dove simili strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze ed aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia;

È abbastanza comune, ai giorni nostri, leggere affermazioni  senza fonti attendibili, senza riferimenti, senza nulla di nulla. È molto triste trovarlo in un testo che poi diventa legge, come se chi ha votato a favore stesse dicendo “non so formarmi un’opinione partendo dai dati”.

Perdipiù, oltre al significato delle parole (cosa cazzo è la “sessualizzazione precoce”?), manca una netta distinzione tra gli argomenti: non puoi mischiare aborti, comportamento sessuale e pedofilia nella stessa frase senza porti almeno qualche domanda.

Io comunque ho molto tempo da perdere, e sono andato a controllare almeno “l’aumento degli abusi sessuali”. È  effettivamente vero che Australia e Regno Unito non hanno un tasso di stupri lodevole (dati fino al 2010, pesati ogni 100.000 abitanti): si trovano, rispettivamente, al 7° e 10° posto. Tuttavia va notato che, sebbene il tasso nel Regno Unito è salito durante gli anni, in Australia è rimasto pressoché stabile, il che invalida parzialmente la spiegazione della “teoria del gender” quale motivante gli abusi sessuali.

Vi sono però problemi metodologici: i dati riportati si riferiscono agli stupri noti alle autorità (quindi si escludono tutti quelli non denunciati), e non viene considerato abuso l’offesa verbale o le molestie sessuali che non sfociano in stupri – una questione teorica non trascurabile. Inoltre, in ogni Stato vige un diverso concetto di “abuso sessuale”, che travisa profondamente i dati riportati. Un esempio: il Giappone ha una posizione molto bassa nella classifica degli stupri, ma il fenomeno della molestia sui treni era molto frequente negli anni citati, e potrebbe gonfiare i dati se si estendesse la definizione.

– i risultati delle indagini sociologiche dimostrano come ritardare l’inizio dell’attività sessuale e ridurre il numero di partner aumenti le possibilità di intrattenere relazioni stabili e riduca i problemi psicologici quali la depressione, specialmente nelle ragazze;

Di nuovo: quali studi? Basati su che teoria? Sono meta-analisi? Sono studi singoli? Sono peer-reviewed?

Sono interessato in particolare allo studio in cui si dimostra che il rapporto scopare/fedeltà è inversamente proporzionale. Potremmo chiamarlo “indice di castità”, che assicura purezza e sicurezza, ma solo per chi ha una vagina: chi ha un pene può copulare liberamente nella piena giustificazione sociologica.

– errate convinzioni vorrebbero equiparare ogni forma di unione e di famiglia e giustificare e normalizzare qualsiasi comportamento sessuale;

Un passaggio più politicizzato era difficile trovarlo. Giuro che l’ho cercato.

Ah, la scienza psicologica è convinta che il matrimonio omosessuale sia giustificabilissimo, in Italia come all’estero. Trovate anche qui molti esempi di studi scientifici.

vedogender

– in alcuni casi si è arrivati alla deriva dell’ideologia di gender. Attualmente i progetti educativi vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di contrastare la discriminazione. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno oggetto di bullismo, violenze, insulti, discriminazioni. Ciò, tuttavia, non si è sempre verificato. In alcuni casi è stato il cavallo di Troia con il quale si sono introdotti progetti di chiara ispirazione ideologica gender;

Come spiegato sopra, l’educazione alla sensibilità verso le differenze avviene già da tempo.

Peccato che l’ideologia gender, o teoria del gender, non esista.

– la teoria gender sostiene che l’identificarsi come uomini o donne non dipende dai caratteri biologici che determinano un corpo maschile piuttosto che un corpo femminile. Secondo questa teoria si nasce maschio o femmina per questioni genetiche, ma si diventa uomo o donna (o nessuno dei due) in base a fattori esclusivamente culturali;

No, davvero, la teoria del gender non esiste.

Sul serio.

Quelli citati sono i gender studies. Tutt’altra cosa, e di certo non politicizzato come il termine “ideologia” lascia intendere.

– la persona deve invece essere ritenuta un tutt’uno di corpo e mente: non può esistere un corpo contenitore ed un io sganciato dalla dimensione corporea; non si può scindere la componente biologica sessuata dalla componente psicologica relazionale

Sono estremamente felice che Belardo abbia risolto uno degli interrogativi millenari dell’Uomo in due righe e mezzo. Faccio una chiamata veloce ai maggiori neuroscienziati-filosofi-psicologi del mondo e dico che il caso è chiuso.

Università di tutto il mondo, finitela di dare i soldi ai ricercatori: abbiamo il consigliere Belardo!

(Parlando seriamente: una frase del genere ha così tante implicazioni filosofico-psicologico-neurobiologico-sociali che non saprei nemmeno da dove iniziare. Tantomeno mi sognerei mai di metterla in una mozione e spacciarla come Verità).

– la concezione del corpo come contenitore apre la strada a scenari inquietanti quali la pratica dell’utero in affitto;

L’ho già detto che si mischiano piselli con patate?

– la scissione tra il dato biologico e il dato psicologico non è solo impossibile, ma è anche pericoloso per lo sviluppo del bambino perché crea confusione, incertezza, doppiezza, laddove invece i minori chiedono certezza di ruoli e regole condivise;

Ancora una volta, tutti insieme in coro:

Quali studi sostengono queste affermazioni? Quali teorie? Quali dati? Sono singoli? Sono meta-analitici? Sono peer-reviewed? Onus probandi incumbit actori.

Di solito, comunque, i minori hanno bisogno una famiglia amorevole e che li sostenga, a prescindere di cosa i genitori hanno tra le gambe e cosa preferiscono avere a letto.

Raramente ho visto un minore chiedere “certezza di ruoli e regole condivise”. Di solito chiede la PlayStation.

– l’ideologia gender è, non solo pericolosa in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, bassa autostima, senso di inadeguatezza, ma totalmente inutile; esiste infatti un paradosso che dimostra come nei paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta impostazione di genere paritario, quali la Norvegia, le differenze uomo-donna sono molto più accentuate. Ciò significa che quando una persona è libera di seguire le proprie inclinazioni sceglie quelle tipiche del sesso di appartenenza;

Questo è il passaggio che preferisco, perché è un capolavoro.

Se si segue il percorso logico fino alla fine (cioè fino in Norvegia), si scoprirà che la presunta ideologia gender andrebbe A FAVORE di chi la contrasta, e quindi non andrebbe osteggiata ma APPROVATA.

Se infatti succedesse quanto dichiarato, si giungerebbe esattamente il risultato che il Sig. Berlando e compari tanto agognano: la valorizzazione delle inclinazioni del sesso d’appartenenza, per giunta ottenute in piena libertà!*

– riconoscere la diversità tra uomini e donne non significa discriminare; il vero principio dell’eguaglianza non nega l’esistenza delle differenze, non le azzera, ma le accoglie e le valorizza in quanto portatrici di ricchezza e di complementarietà;

Giusto. Basta che le donne lavino i piatti, però.

– La famiglia rappresenta l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera armonica, prudente e senza traumi;

Quindi poi mi spiegheranno la tremenda ignoranza delle ragazze sul proprio corpo, l’ignoranza sulla contraccezione, e via dicendo. Tutto perché a scuola non si può parlare di peni, vagine e omosessuali. Devono farlo i genitori a casa (forse).

– siano coinvolte le famiglie nella predisposizione dei progetti sull’affettività e sulla sessualità e nell’opera di educazione, rendendo i loro contenuti trasparenti ed evitando il contrasto con le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori;

La cosa che mi piace di quest’affermazione è che presuppone una sorta di compatta affinità tra i genitori (che io, maliziosamente, mi immagino siano tutte coppie eterosessuali bianche occidentali italiane).

Se introduciamo una variabile qualsiasi (genitori che vorrebbero il gggender), dobbiamo istituire una sorta di votazione democratica tra i genitori per decidere come la scuola deve educare i figli? Oppure dobbiamo mettere tutto quanto per non offendere nessuno? Se io voglio che a mio figlio vengano insegnate affettività/sessualità e tu non vuoi, come ci mettiamo d’accordo? Facciamo una classe a metà?

Ma questa soluzione è legata a un passaggio successivo, dove:

– l’azione educativa della scuola sia ispirata a due principi: il principio di sussidiarietà ( per cui il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato) e il principio di subordinazione (l’intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori);

Se il primo punto è condivisibile o comunque comprensibile, il secondo non è un corollario diretto. Lo Stato non è necessariamente lo schiavetto delle famiglie, né viceversa. Inoltre, la supremazia genitoriale è soggetta a controllo oppure è universalmente giusta e efficace (chi controlla il controllore)?

– si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue.

Ma non nei termini scritti in questa mozione.

Nel 2015 forse è il caso di notare che certe questioni non sono più nell’ordine delle teorie, delle Weltanschauung o delle ideologie politiche, ma sono dati di fatto con cui fare i conti. Chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie contribuisce unicamente a costruire un’interpretazione illogica, velleitaria e in ultimo dannosa della realtà, qualora certi documenti pubblici vengano redatti da analfabeti funzionali.

E ora che ho usato tutti questi paroloni, vado a capire se sono uomo o donna.

***

[*il “paradosso della Norvegia” citato non è una legge scientifica, ma si riferisce a questo documentario di Harald Eia, che affronta il tema della “segregazione di genere” delle professioni nel contesto norvegese di alta parità di genere. La questione, a mio avviso, è comunque più complessa di come Belardo l’ha posta.]

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