Critica alle “confessioni di un padre cattolico”

Giu 15, 2015 by

Critica alle “confessioni di un padre cattolico”

Il Foglio è un quotidiano che, in mia modestissima opinione, riesce a sfornare sia pezzi di sorprendente apertura mentale che pattume degno del più profondo medievalismo. Quando, tuttavia, si trova in mancanza di opzioni, da buona testata italiana votata all’arte dell’arrangiarsi, riesce a pubblicare pezzi divertenti.

È il caso, ad esempio, dell’articolo di Francesco Agnoli, “Confessioni di un padre cattolico nell’èra dell’individuo che gioca a fare Dio”, che spazia a tutto campo su matrimoni omosessuali, fecondazione assistita, eterologa, attualità politica, filosofia, scienza, cazzeggio.

La cosa che più mi ha colpito non è stato tanto il moralismo bacchettone, le facili battute, le sfilettate, quanto l’assoluta mancanza di onestà intellettuale, le profonde fallacie logiche, la superficialità e la tronfia ostentazione di superiorità, che camuffano ben bene l’inconsistenza delle tesi e le presentano come una cattedrale nel deserto.

Ma la finisco qui, e vi lascio alla mia analisi politicamente corretta.

[…] l’Irlanda, avendo approvato con referendum il matrimonio gay, è divenuta la capitale morale del pianeta. Da patria dei preti pedofili e omosessuali, a “luce del mondo”. Negli stessi giorni in cui l’isola di san Patrizio votava per i matrimoni gay, la Polonia si esprimeva eleggendo un presidente che la pensa totalmente all’opposto […] Polonia, buio del mondo. Meglio: Polonia inghiottita nel buio dei media, che sanno trasformare il topolino Irlanda (5 milioni di abitanti) in gigante, e la grande Polonia, leader dei paesi Ue dell’est, con 40 milioni di abitanti, in topolino.

Inutile dire che il giochino del “bene contro il male” attecchiva alle elementari e su Dragon Ball quando Goku chiedeva di aiutarlo per la Sfera Genkidama, ma nella vita reale è poco efficace.

È sorprendente, tuttavia, come il peso geopolitico di un territorio si misuri col numero di abitanti. Un po’ la versione demografica del “chi ce l’ha più grosso”. Volendo seguire il filo logico, scopriremmo che la Cina (religione di Stato: ateismo) è il modello definitivo di rettitudine morale.

Smarrito il senso del trascendente, occorre sacralizzare ogni realtà di questo mondo: dopo lo Stato, la Nazione, la Classe, la Razza, tutti idoli che hanno già mostrato il loro volto terribile, è il tempo dell’Individuo. Dei suoi desideri, delle sue brame, delle sue personali convinzioni. Non importa che abbiano un fondamento: non dico metafisico, ma neppure storico, naturale, comunitario, scientifico.

Non so a quale mancanza storica/comunitaria si riferisca l’autore, ma a me risultava che l’Umanesimo (‘500), il Decadentismo (fine ‘800) e l’Esistenzialismo (‘900) si siano centrati proprio sul vissuto esperienziale dell’Individuo. Giusto per dire che non è una roba dell’altro ieri.

Inoltre, se l’Individuo in quanto ente ontologico sia qualcosa di negativo a priori è chiaramente dovuto dai presupposti religiosi di chi scrive. Questo, di per sé, non è un problema. Tuttavia, in materia di diritti in uno Stato laico, il proprio credo religioso vale come il due di picche. Così come io, da “agnostico curioso”, non posso far valere questa mia posizione in sede argomentativa. Le regole valgono per tutti.

Sulla naturalità/scientificità tornerò con calma più avanti. Qui mi limito a ribadire l’ovvio: sostenere che un Individuo non è tale “naturalmente” è una frase senza senso, tanto nelle scienze naturali (medicina-biologia in primis, per l’aspetto corporeo) quanto nella scienze umane (psicologia in particolare, ma anche antropologia, per l’aspetto mentale-culturale).

La luce, ci dicono oggi, viene dunque da qui: dalla possibilità per due uomini di “ordinare” un figlio […] dalla possibilità, per due lesbiche, di produrre un bambino, grazie a un anonimo conosciuto e vagliato solo per un attimo, attraverso il catalogo dei venditori di sperma congelato. Del resto, tutto ciò che si vuole, oggi, si reclama e poi si compera. E ne guadagnano sia i “diritti” (di chi?) sia il business. Uguaglianza e libertà, si urla. E lo si fa con la convinzione di chi sta conducendo una guerra santa contro il male, la discriminazione, l’ignoranza (in particolare della chiesa cattolica, colpevole primaria non del meccanismo della riproduzione, ché esso la precede di svariati millenni, ma del misfatto di voler rivendicare ancora, con non poche eccezioni, a quel “meccanismo”, una dignità e un senso).

Di nuovo il giochino del screditamento di una tesi tramite la retorica. Se si è contro la fecondazione assistita o l’eterologa in quanto pratiche scientifiche, lo si fa nelle sedi scientifiche e si portano solide ricerche, fatti, analisi, interpretazioni delle analisi.

Se si è contro moralmente, invece, si portano tesi robuste che non siano “eh ma non si comprano i bambini :(”, lasciando ad intendere che i genitori che fanno uso dell’eterologa siano consumatori e null’altro. Non sfiora nemmeno il pensiero che due mamme o due papà siano perfettamente in grado di essere genitori, e che lo desiderino fortemente. E lo possano essere come, meglio e peggio dei genitori eterosessuali (i quali, a loro volta, potrebbero usufruire degli stessi identici diritti).

Mi pare di aver capito, per altro, che la Chiesa Cattolica voglia rivendicare la dignità del pene ad ingravidare l’utero. Come se fosse stata negata. Come se nessun eterosessuale facesse più sesso, oggi.

O forse, più furbescamente, si vuole infilare la tesi del “la fecondazione assistita/eterologa/demoniaca distruggerà presto i bei metodi tradizionali” (e indubbiamente ciò reprimerà tutti gli istinti sessuali…).

Ma è uguaglianza dare a tutti lo stesso? Oppure uguaglianza è dare a ciascuno ciò che è suo, ciò che gli spetta? […] Libertà? Di chi? Non del bambino, che viene privato ab origine di una mamma o di un papà; e neppure delle donne che oggi possono urlare ancora, come negli anni Settanta, “l’utero è mio e lo gestisco io”, ma lo fanno solo se la fame e la disperazione (congiunte con l’egoismo di chi le ritiene un contenitore-vivente) le costringe a vendere nove mesi della propria vita, delle proprie emozioni, della propria persona.

L’uguaglianza nei diritti è “dare a tutti le stesse possibilità”.

Possibilità non significa che tutti ne usufruiranno.

L’esistenza di un diritto qualsiasi non mina i diritti già esistenti.

E chi non fa uso di un diritto, incredibile ma vero, non perde i suoi diritti. Se due gay si sposano, due etero possono continuare a sposarsi. Tutti assieme appassionatamente, come nelle orge.

Curioso come la frase “uguaglianza è dare a ciascuno ciò che gli spetta” presupponga, di nuovo, una superiorità dello Stato sulla singola persona. Come se l’ente statale fosse il detentore della morale assoluta, e potesse decidere per il singolo uomo o donna cos’è giusto e cos’è sbagliato, ignorando in toto quale possano essere le esigenze dei singoli o delle famiglie. Era il sogno erotico di Hegel, ma per fortuna è rimasto tale.

Insinuare, inoltre, che le affittuarie siano delle morte di fame che vendono l’utero per campare è un’illazione. L’ultima volta che ho controllato si chiamava schiavitù, e infatti i casi in cui le donne sono costrette a sopportare una gravidanza sono stati ampiamente denunciati.

Sono tanto arretrato perché cattolico? Forse sì. Mi spaventa e mi sembra ridicolo giocare a essere Dio. […] né che mio padre o mia madre siano stati in fondo inutili, ché avrei potuto sostituire la mamma con un secondo padre, e il babbo con un’altra donna; né che io o mia moglie siamo del tutto superflui, accidentali, per i nostri figli. Anche tenessi in poco conto l’anatomia, la psicologia, la genetica, le neuroscienze, cioè tutto ciò che ci ricorda la bellezza della complementarietà uomo-donna, non potrei annullare l’esperienza: constato ogni giorno di poter dare ai miei figli qualcosa che mia moglie non ha; e che lei, a sua volta, è parimenti necessaria, con la sua sensibilità femminile, che io non possiedo, alla crescita dei nostri figli.

Quel che vorrei capire, sinceramente, è in che modo “l’anatomia, la psicologia, la genetica, le neuroscienze” ricordino la bellezza della complementarietà. Nell’anatomia deduco che sia dovuto al pene che si incastra nella vagina. Nella genetica forse XY e XX…boh, non lo capisco.

Di psicologia e neuroscienze qualcosa capisco. Della prima mi limito a citare queste ricerche, a riprova della posizione netta e inequivocabile, basata sull’evidenza empirica, della scienza psicologica sul tema della genitorialità omosessuale.

Delle neuroscienze immagino che l’autore si riferisca, più che altro, alla psicologia evoluzionista (dove spesso si insiste sulle differenze sessuali evolutive), visto che non mi spiego come facciano assoni, circuiti neuronali, oligodendrociti, neurormoni, aree cerebrali, gangli basali e compagnia bella a ricordarci la complementarietà uomo-donna. Qualora il riferimento fosse quello che penso, l’autore dovrà spiegarmi la coerenza nel tenere insieme una cornice cattolica con un impianto evoluzionista.

Non è ridicolo essere cattolici, ma citare scienze a caso sì.

In tutto questo, naturalmente, passa per ovvio che la donna sia sempre portatrice del pacchetto psicologico della “femminilità” e il maschio della “mascolinità”, cestinando tranquillamente tutte le scale intermedie e ciò che ci circonda.

Ci sono però, al di fuori del mio orticello, anche le testimonianze di innumerevoli figli delle sperimentazioni odierne, a confortarmi. I figli della fecondazione artificiale eterologa cosa fanno, in tutto il mondo, oggi? Cercano la venditrice dell’ovulo da cui sono nati, e la chiamano “mamma”; si mettono in cerca del venditore dello sperma da cui sono nati, e lo chiamano “papà”. […] la storia di Olivia Pratten, la ragazza canadese trentenne che da dieci anni cerca suo padre, il “donatore” numero 128. […] E i figli del divorzio? Penano e soffrono perché mamma e papà non stanno più insieme. I ragazzi cresciuti senza padre? Le ricerche americane dimostrano che costituiscono il grosso dei violenti, dei drogati, degli stupratori presenti nelle carceri Usa. E’ mancato loro l’apporto, fondamentale, dell’uomo: del padre che dà la regola, che ferisce il narcisismo egoista, che incanala le pulsioni violente, che infonde sicurezza ed autostima. Questi sono i fatti. […]

Nel tentativo di mostrarsi aperto di mente e incanalatore del mondo reale, Agnoli scivola di nuovo nel divertente.

Esiste un meccanismo cognitivo chiamato “Bias di conferma”, e descrive l’errore logico del ricercare singoli eventi, scelti appositamente perché supportano la nostra idea di fondo, per dire che questa è vera.

Il non-sillogismo che lo riassume è il seguente:

1) Io penso X, e credo che X sia vero.

2) Prendo uno o pochi eventi Y scelti da me che confermano X (non importa che siano vagliati dai metodi della scienza, l’importante è che confermino quel che si pensa).

3) Quindi, X è vero.

È palese, naturalmente, come la strutturazione di un argomento in questa maniera non dimostri alcunché. Dimostra, al massimo, la nostra capacità di ignorare la maggior parte delle ricerche scientifiche (che eliminano il bias), quantitative e qualitative, per il nostro umano diritto a credere a quel che ci pare.

E io sono un forte sostenitore del “ognuno creda a quel che vuole”, basta che questo non venga spacciato come verità assoluta.

È bello, comunque, che Agnoli ci tenga a creare una cascata emotiva nel suo lettore, paragonando cose che non c’entrano un tubo tra di loro. Scopriamo, così, che i figli di divorziati hanno crisi esistenziali insanabili, che i ragazzi orfani di padre siano “secondo ricerche americane” (?) l’incarnazione dei mali nel mondo, e che è solo il pater familias a poter guidare sulla retta via, sempre e ovunque, l’ingenuo figliolo (il fatto che l’antropologia abbia dimostrato il contrario in un secolo abbondante è inutile, ma fa parte del bias di cui sopra).

Ma il cattolico Renzi, ne sono certo, non vuole. […] Che ora – non importa quale sia il suo pensiero sul tema – deve dare un contentino all’ala sinistra del suo partito […] Ha dato ai bersaniani troppe delusioni, e anche loro devono alzare qualche trofeo (in campo morale, l’ultimo ormai in cui la sinistra esiste e parla). Ma Renzi cercherà che tutto avvenga nel modo più indolore possibile, smussando le parole, i concetti, il dibattito. Sussurrando: “Vi do le unioni civili, e in qualche mese la magistratura li trasformerà in matrimoni, con annessa possibilità di produrre i figli desiderati”.

La chiusa di questo articolo è un capolavoro, in tutti i sensi. Dapprima si dipinge Renzi come un finto cattolico, poi come un freddo calcolatore che deve tenersi la poltrona. È altresì detentore dei pieni poteri decisionali e legislativi, ma deve foraggiare un pochino la sinistra per non avercela attaccata ai coglioni, per poi lavarsene le mani e lasciare che la magistratura faccia quello che non può fare, cioè cambiare le leggi a suo piacimento.

Un Inferno, praticamente. Peccato che si ignorino tutte le basilari regole della democrazia, a cui siamo scioccamente legati. Ad esempio la discussione parlamentare (che potrebbe modificare strutturalmente il ddl Cirinnà) e la necessità di larga convergenza durante il voto (e qui si potrebbe persino chiedere un’alleanza col M5S). Ma tutto questo è niente in confronto allo sfacelo morale e spirituale che ne conseguirà.

Se non altro, non si è giocato sporco.

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