Cosa vuole davvero l’ISIS

Feb 20, 2015 by

Cosa vuole davvero l’ISIS

Il 18 Febbraio, The Atlantic ha pubblicato un lungo e sostanzioso articolo di Graeme Wood, che titola What ISIS Really Wants. Essendo la testata americana, ovviamente l’articolo è in inglese. Il lavoro di ricerca è ottimo e ci dà un panorama molto dettagliato dell’ideologia religiosa dell’ISIS, poco compresa. Ho quindi pensato di tradurre, a fatica, le molte pagine dell’articolo (e Fra mi ha aiutato con un’ottima revisione per sistemare alcune sbavature), per proporvelo qui letteralmente in esclusiva, almeno in italiano.

Nonostante la lunghezza spropositata invito caldamente a leggerlo. Esso demolisce il pregiudizio per cui dal momento che per noi occidentali le questioni religiose non sono più poi così importanti, allora non lo sono neppure per loro; il pregiudizio per cui si tratta solo di conquista del potere e per cui la religiosità è solo di facciata, come si sente dire.

E prima di farvi leggere l’articolo, approfitto dell’unica occasione in cui, fino ad ora, ho trattato di ISIS sul blog, per lasciarvi un altro articolo che reputo fondamentale. Di Battista, l’ISIS e la teoria sbroccologica dei burattinai occidentali, sul blog London Alcatraz. Questo invece demolisce un altro pregiudizio, ossia quello per cui dietro la vastità e la complessità degli eventi in Medio Oriente, dietro le divisioni religiose, etniche, i conflitti tra svariate fazioni, ci sia sempre e comunque l’oscura e onnipotente mano degli Stati Uniti d’America. Con dati storici alla mano, l’articolo mostra quanto questa visione semplicistica sia erronea. Aggiungo, inoltre, l’ottima spiegazione della Youtuber LaFiore che trovate nel video ISIS: da dove viene e cosa vuole fare. Mentre questo articolo si concentra sull’ideologia religiosa dello Stato Islamico, il video tratta questioni geopolitiche e storiche. E infine, l’ottimo video documentario di VICE sull’ISIS, per vedere coi propri occhi cosa significa vivere sotto lo Stato Islamico (ci sono i sottotitoli in italiano).

Ed eccovi finalmente l’articolo (che potete comunque trovare qui, sempre tradotto, in pdf). Buona lettura!

Cosa vuole davvero l’ISIS

Lo Stato Islamico non è soltanto un novero di psicopatici. È un gruppo religioso con credenze meditate con cura, tra cui la convinzione di avere un ruolo chiave negli eventi come agenti per l’incombente Apocalisse. Qui si dirà come questo influisca per la loro strategia – e su come fermarla.

Cos’è lo Stato Islamico?

Da dove viene, e quali sono le sue intenzioni? La semplicità di queste domande può trarre in inganno, e pochi leader Occidentali sembrano conoscerne le risposte. A Dicembre, il New York Times ha pubblicato delle dichiarazioni confidenziali del Maggior Generale Michael K. Nagata, il comandante delle Forze Speciali USA in Medio Oriente, il quale ha ammesso di avere a malapena iniziato a farsi una vaga idea di quale sia il potere suggestivo dello Stato Islamico, l’idea che ne sta alla base. “Non abbiamo sconfitto la loro idea,” ha detto. “Non l’abbiamo neanche compresa”. Nello scorso anno, il Presidente Obama si è riferito allo Stato Islamico, sia come di un gruppo “non Islamico” sia come della “squadra di riserva” di al-Qaeda, affermazioni che riflettono confusione riguardo il gruppo, e che possono aver contribuito a generare significativi errori strategici.

Lo Stato Islamico si è impadronito di Mosul, in Iraq, lo scorso Giugno, e controlla già un’area più vasta del Regno Unito. Abu Bakr al-Baghdadi ne è stato il leader sin dal Maggio 2010, ma fino all’estate scorsa la sua più nota apparizione su media era una foto segnaletica sgranata dalla sua permanenza nel carcere militare statunitense di Camp Bucca durante l’occupazione dell’Iraq. Successivamente, il 5 Luglio dell’anno scorso, dal pulpito della Grande Moschea di al-Nuri a Mosul, ha tenuto un sermone sul Ramadan in qualità di primo califfo dichiarato dopo generazioni – migliorando la qualità della sua immagine da una foto sgranata ad  una live in HD, oltre che evidenziare il passaggio da guerrigliero di bassa categoria a comandante di tutti i Musulmani. Il flusso di jihadisti che ne seguì, da tutto il mondo, non ha precedenti in velocità e volume, e sta continuando a crescere.

La nostra ignoranza sullo Stato Islamico è in qualche modo comprensibile: è un regno isolato; pochi vi sono andati e sono tornati vivi. Baghdadi ha parlato davanti ad una videocamera una sola volta. Ma i suoi proclami, insieme agli innumerevoli altri video ed encicliche di propaganda dell’ISIS sono online, e i sostenitori del califfato hanno lavorato duramente per far conoscere il proprio progetto. Scopriamo così che il loro Stato rifiuta la pace per principio; che brama il genocidio; che le sue visioni religiose lo rendono sostanzialmente incapace di certi tipi di cambiamento, anche se questo cambiamento potrebbe assicurargli la sopravvivenza; e che considera sé stesso il segno (e il giocatore in prima fila) della fine del mondo.

Lo Stato Islamico, noto anche come lo Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS), segue una tipologia peculiare di Islam le cui credenze sul percorso che condurrà al Giorno del Giudizio sono importanti per la sua strategia, e possono aiutare l’Occidente a comprendere il suo nemico e a prevederne il comportamento. La sua ascesa al potere non è tanto come il trionfo dei Fratelli Musulmani in Egitto (i cui leader sono considerati apostati dall’ISIS); somiglia di più alla realizzazione di una storia alternativa e distopica in cui David Koresh o Jim Jones sono sopravvissuti e hanno ottenuto il potere assoluto non solo su qualche centinaio di persone, ma su 8 milioni [fondamentalisti di sette cristiane che in USA pochi decenni fa ebbero un potere sulle proprie comunità tale da condurle a massacri e suicidi di massa, ndT].

Abbiamo frainteso la natura dello Stato Islamico in almeno due modi. Primo, tendiamo a vedere lo jihadismo come un blocco monolitico, e ad applicare la logica di al-Qaeda ad una organizzazione che l’ha decisamente superata. I sostenitori dello Stato Islamico con cui ho parlato si riferiscono ancora ad Osama Bin Laden come allo “Sheik (Sceicco) Osama”, come titolo onorifico. Ma lo jihadismo è diverso rispetto all’al-Qaeda dei tempi d’oro, che vanno all’incirca dal 1998 al 2003, e molti jihadisti disdegnano le priorità e l’attuale leadership del gruppo.

Bin Laden vedeva il suo terrorismo come preludio ad un califfato che non si aspettava di veder nascere nel corso della sua vita. La sua organizzazione era flessibile, operava tramite una rete di cellule autonome diffuse geograficamente. Lo Stato Islamico, al contrario, ha bisogno di un territorio per mantenere la propria legittimità, e una struttura verticistica per governarlo. (Non a caso, il suo apparato burocratico è suddiviso tra civile e militare, e il territorio è diviso in province).

E l’abbiamo frainteso anche in un secondo modo, da una campagna mediatica in buonafede ma falsa che nega l’intrinseca medievalità della religione dello Stato Islamico. Peter Bergen, primo ad intervistare Bin Laden nel 1997, intitolò il suo primo libro Holy War, Inc. Osama bin Laden e la multinazionale del terrore, anche per riconoscere Bin Laden come un uomo del mondo moderno e secolarizzato. Bin Laden “corporativizzò” il terrore e lo rese un franchise. Impose specifiche richieste politiche, come il ritiro delle forze USA dall’Arabia Saudita. I suoi soldati di terra si facevano strada nel mondo moderno con sicurezza. Nell’ultimo giorno di vita prima dell’attentato, Mohammad Atta [attentatore dell’11 settembre, ndT], fece shopping da Walmart e cenò da Pizza Hut.

C’è la tentazione di rifarsi a questa osservazione – che gli jihadisti siano persone moderne e secolarizzate, con obiettivi politici moderni, però travestiti da religiosi medievali – e applicarla allo Stato Islamico. Ma di fatto, molto di ciò che il gruppo fa risulta insensato se non alla luce di un impegno sincero e lucidamente meditato di far tornare la civiltà al diciassettesimo secolo, e congiuntamente dare luogo all’Apocalisse.

I più eloquenti portavoce di questa posizione sono i sostenitori e gli ufficiali dello Stato Islamico stessi. Si riferiscono con derisione ai “moderni”. Quando parlano, sottolineano che dovranno (e non esiteranno a) governare con precetti che sono stati incorporati nell’Islam dal Profeta Maometto e dai suoi primissimi seguaci. Parlano spesso con metafore e allusioni che suonano bizzarre, antiquate, per i non Musulmani, ma fanno riferimento a specifiche tradizioni e testi del primo Islam.

Per fare un esempio: a Settembre, lo Sceicco Abu Muhammad al-Adnani, principale portavoce dello Stato Islamico, ha esortato i Musulmani di Paesi Occidentali come Francia e Canada a trovare un infedele e “spaccare la sua testa con una pietra”, avvelenarlo, passarci sopra con un’auto, o “distruggergli il raccolto.” Ad orecchie occidentali, le punizioni in stile biblico – la lapidazione e la distruzione del raccolto – stonano vicino a quelle più moderne – come l’investire con un’automobile. (E come per mostrare di poter terrorizzare anche solo parlando per immagini, Adnani si è anche riferito al Segretario di Stato John Kerry come di un “vecchiaccio non circonciso.”)

Ma Adnani non stava semplicemente sbraitando come un politico noto per le sue uscite colorite nei Talk Show. Il suo discorso si poggia su considerazioni teologiche e legali, e la sua esortazione ad attaccare il raccolto ricorda direttamente gli ordini di Maometto di lasciare intatti solo l’acqua del pozzo e il raccolto – a meno che le armate dell’Islam fossero in una posizione difensiva, nel qual caso i Musulmani nelle terre dei kuffar, gli infedeli, dovrebbero essere spietati, e avvelenarli.

La verità è che lo Stato Islamico è Islamico. Molto Islamico. Sì, ha attirato psicopatici e persone in cerca di avventura, in larga parte provenienti dalla popolazione frustrata del Medio Oriente e dell’Europa. Ma la religione predicata dai suoi più ardenti seguaci deriva da una interpretazione coerente e persino ben informata dell’Islam. [Qui l’autore è ironico e intende “ben informata” come “strettamente letterale”, ndT]

Praticamente ogni decisione maggiore e ogni legge promulgata dallo Stato Islamico aderisce a quella che, nella sua stampa e nei suoi pronunciamenti, e sui suoi bollettini, carta intestata, e monete, chiama la “metodologia Profetica”, che significa seguire la profezia e l’esempio di Maometto, con attenzione a ogni dettaglio. I Musulmani possono rifiutare lo Stato Islamico; pressoché tutti lo fanno. Ma pretendere che non si tratti effettivamente di un gruppo religioso millenarista, con una teologia che deve essere compresa per essere combattuta, ha già condotto gli Stati Uniti a sottovalutarli e a piani per contrastarli di fatto insensati. Dobbiamo acquisire dimestichezza con le radici del pensiero dello Stato Islamico se vogliamo reagire ad esso in un modo che non lo rafforzerà, ma che al contrario lo agevolerà ad auto-immolarsi nel suo stesso eccesso di zelo.

Il controllo del territorio è una precondizione essenziale per l’autorità dello Stato Islamico agli occhi dei suoi sostenitori. Questa mappa, adattata dal lavoro dell’Institute for the Study of War, mostra il territorio sotto il controllo del califfato il 15 Gennaio, nonché le aree che ha attaccato. Laddove detiene il potere, lo Stato riscuote tasse, regola i prezzi, mette in funzione dei tribunali, e amministra servizi che vanno dalla sanità all’educazione alle telecomunicazioni.

Il controllo del territorio è una precondizione essenziale per l’autorità dello Stato Islamico agli occhi dei suoi sostenitori. Questa mappa, adattata dal lavoro dell’Institute for the Study of War, mostra il territorio sotto il controllo del califfato il 15 Gennaio, nonché le aree che ha attaccato. Laddove detiene il potere, lo Stato riscuote tasse, regola i prezzi, mette in funzione dei tribunali, e amministra servizi che vanno dalla sanità all’educazione alle telecomunicazioni.

  • Devozione

A Novembre, lo Stato Islamico ha rilasciato un video simil-pubblicitario informativo che fa risalire le sue origini fino a Bin Laden. Esso riconosce Abu Musa’b al Zarqawi, il brutale capo di al-Qaeda in Iraq da grossomodo il 2003 fino alla sua uccisione nel 2006, come il più immediato progenitore dell’ISIS, seguito da due altri leader di guerriglieri prima di Baghdadi, il califfo. Un assente degno di nota: il successore di Bin Laden, Ayman al Zawahiri, il chirurgo con gli occhi da gufo che attualmente dirige Al-Qaeda. Zawahiri non ha giurato fedeltà a Baghdadi, e l’odio verso di lui da parte dei propri compagni jihadisti cresce costantemente. Il suo isolamento non è aiutato dalla sua mancanza di carisma; nei video appare strabico e scocciato. Ma la rottura tra al-Qaeda e lo Stato Islamico ha avuto un gran ruolo nel creare, ed inizia a spiegare almeno in parte, la spropositata sete di sangue dell’ISIS.

Il compagno di isolamento di Zawahiri è un ecclesiastico giordano chiamato Abu Muhammad al Maqdisi, cinquantacinquenne, che può a pieno titolo ritenersi la mente dietro il progetto al-Qaeda e il più importante jihadista sconosciuto all’americano medio. Sulla maggior parte delle questioni dottrinali, Maqdisi e lo Stato Islamico concordano. Entrambi fanno parte dell’ala jihadista di una branca dell’Islam Sunnita chiamata Salafismo, dall’Arabo al salaf al salih, i “devoti antenati”. Questi antenati sono il Profeta stesso e i suoi primissimi aderenti, che i Salafiti onorano ed emulano come modelli di comportamento a tutto tondo, inclusa la guerra, il vestire, la vita familiare, persino l’igiene dentale.

Maqdisi è stato mentore di Zarqawi, che andò in guerra in Iraq tenendo a mente i consigli di Maqdisi. In breve tempo, comunque, Zarqawi ha sorpassato il suo maestro in fanatismo, fino a guadagnarsi il suo rimprovero. Il problema era la propensione di Zarqawi per gli spettacoli sanguinosi – e, in materia di dottrina, il suo odio per gli altri Musulmani, al punto da scomunicarli ed ucciderli. Nell’Islam, la pratica del takfir, la scomunica, è teologicamente rischiosa. “Se un uomo dice a suo fratello, ‘Sei un infedele,’ “ disse il Profeta, “allora uno dei due ha ragione.” Se l’accusatore è nel torto, lui stesso ha commesso apostasia per aver fatto una accusa falsa. E la pena per l’apostasia è la morte. E Zarqawi ha sbadatamente espanso le tipologie di comportamento che possono far considerare un Musulmano infedele.

Maqdisi scrisse al suo ex allievo che doveva essere prudente e non “emettere sentenze indiscriminate di takfir (scomuniche)”, non “proclamare che le persone sono apostate per via dei loro peccati”. La distinzione tra apostata e peccatore può sembrare sottile, ma è un punto chiave nella disputa tra al-Qaeda e lo Stato Islamico.

Negare la santità del Corano o le profezie di Maometto è inequivocabilmente apostasia. Ma Zarqawi e lo Stato che ha contribuito a generare sostengono che molti altri atti possono far allontanare i Musulmani dall’Islam. Questo include, in certi casi, la vendita di alcool e droghe, l’indossare vestiti Occidentali o il radersi la barba, votare in una elezione politica – anche per un candidato Musulmano – o l’essere indulgente astenendosi dal chiamare le altre persone apostate. Essere uno Sciita, come la maggior parte degli arabi iracheni, è a sua volta indice di apostasia, perché lo Stato Islamico considera lo Sciismo come una innovazione, e innovare il Corano significa negarne la perfezione iniziale. (Lo Stato Islamico sostiene che comuni pratiche Sciite, come il culto degli Imam [pratica simile al “pregare i santi” per i cattolici, ndT] e la auto-flagellazione pubblica, non hanno basi nel Corano o nell’esempio del Profeta.) Il che significa che grossomodo 200 milioni di Sciiti sono condannati a morte. E lo stesso vale per i capi di Stato di ogni Paese Musulmano, che hanno elevato la legge dell’uomo sopra la Sharia avendo un apparato legale non determinato da Dio.

Seguendo la dottrina takfiri, lo Stato Islamico si impegna a purificare il mondo uccidendo grandi quantità di persone. La mancanza di una documentazione oggettiva dal suo territorio ci rende sconosciuta la vera estensione di questo massacro, ma i post dei social-media della regione suggeriscono che le esecuzioni individuali avvengono più o meno in continuazione, e le esecuzioni di massa ogni poche settimane. I Musulmani “apostati” sono le vittime più comuni. Esenti dall’esecuzione, pare, sono i Cristiani che non oppongono resistenza al nuovo governo. Baghdadi permette loro di vivere, fintantoché pagano una tassa speciale, nota come jizya, e riconoscono il proprio soggiogamento. È il Corano stesso ad indicare questa pratica.

Musa Cerantonio, un predicatore australiano considerato uno dei più influenti reclutatori dello Stato Islamico, crede che sia predetto che il califfato saccheggerà Istanbul prima di essere sconfitto da un’armata condotta dall’anti-Messia, e la morte del califfato – quando rimarranno solo poche migliaia di jihadisti – darà inizio all’Apocalisse. (Paul Jeffers/Fairfax Media).

Musa Cerantonio, un predicatore australiano considerato uno dei più influenti reclutatori dello Stato Islamico, crede che sia predetto che il califfato saccheggerà Istanbul prima di essere sconfitto da un’armata condotta dall’anti-Messia, e la morte del califfato – quando rimarranno solo poche migliaia di jihadisti – darà inizio all’Apocalisse. (Paul Jeffers/Fairfax Media).

Sono trascorsi secoli da quando le guerre di religione hanno cessato di esistere in Europa, e da quando gli uomini hanno smesso di morire in gran numero per via di arcane dispute teologiche. Da qui, forse, l’incredulità e il diniego con cui gli Occidentali hanno accolto le novità della teologia e delle pratiche dello Stato Islamico. Molti si rifiutano di credere che questo gruppo sia così devoto quanto sostiene di essere, o così retrogrado e apocalittico quanto le sue azioni e affermazioni suggeriscono.

Questo scetticismo è comprensibile. In passato, gli Occidentali che accusavano i Musulmani di seguire ciecamente antiche scritture incorrevano nella meritata critica degli accademici – degno di nota l’ultimo Edward Said – i quali notavano che chiamare i Musulmani “antiquati” era spesso solo un altro modo per denigrarli. Guardate invece, insistevano questi studiosi, al contesto in cui queste ideologie sono sorte – il cattivo governo, il mutamento dei costumi sociali, l’umiliazione data dal vivere in terre considerate solo per il loro petrolio.

Senza prendere in considerazione questi fattori, nessuna spiegazione dell’ascesa dello Stato Islamico può essere completa. Ma focalizzarsi solo su di esse escludendo l’ideologia riflette un altro genere di pregiudizio Occidentale: l’idea che dal momento che l’ideologia religiosa non ha molta importanza a Washington o Berlino, allora certamente sarà altrettanto irrilevante a Raqqa o Mosul. Quando un boia incappucciato grida Allahu akbar mentre decapita un apostata, forse lo sta facendo proprio per ragioni religiose.

Molte organizzazioni Musulmane mainstream si sono spinte fino a dire che lo Stato Islamico è, di fatto, non-Islamico. È senza dubbio rassicurante sapere che la vasta maggioranza dei Musulmani non ha alcun interesse nel rimpiazzare i film di Hollywood con esecuzioni pubbliche come intrattenimento serale. Ma i Musulmani che chiamano lo Stato Islamico non-Islamico sono tipicamente, come mi ha detto lo studioso di Princeton Bernard Haykel, esperto di punta sulla teologia del gruppo, “imbarazzati e politicamente corretti, con una visione zuccherosa della propria religione” che nega “ciò che la propria religione ha storicamente richiesto in modo vincolante.” Molte delle negazioni della natura religiosa dello Stato Islamico, dice, provengono dalla tradizione interconfessionale-Cristiana-nonsense [interfaith-Christian-nonsense tradition, ndT].

Ogni accademico cui ho chiesto delucidazioni sull’ideologia dello Stato Islamico mi ha condotto ad Haykel. Di origini in parte libanesi, Haykel è cresciuto in Libano e negli Stati Uniti, e quando parla con il suo pizzetto mefistofelico, si può avvertire un non meglio identificabile accento straniero.

Stando ad Haykel, i ranghi dello Stato islamico sono profondamente infusi di vigore religioso. Le citazioni del Corano sono ubique. “Anche i soldati di fanteria continuano a declamare questa roba”, dice Haykel. “Si mettono in posa per le videocamere e ripetono le loro dottrine principali a pappagallo, e lo fanno continuamente.” E riguardo la tesi per cui lo Stato Islamico ha distorto i testi dell’Islam, la ritiene assurda e sostenibile solo in deliberata malafede. “Le persone vogliono assolvere l’Islam”, dice. “È questo mantra de ‘L’Islam è una religione di pace’. Come se ci fosse una cosa come l’’Islam’! Quello che c’è è ciò che i Musulmani fanno, e come interpretano i loro testi.” Questi testi sono condivisi da tutti i Musulmani Sunniti, non solo dallo Stato Islamico. “E questi tizi hanno la stessa legittimità di chiunque altro”.

Tutti i Musulmani riconoscono che le prime conquiste di Maometto non furono storie pulite, e che le leggi di guerra tramandate nel Corano e nelle narrazioni su come il Profeta governò erano pensate per un periodo violento e turbolento. Secondo il parere di Haykel, i combattenti dello Stato Islamico hanno condotto un’autentica regressione fino al primo Islam e stanno fedelmente riproducendo le sue norme di guerra. Questo comportamento include una serie di pratiche che i moderni Musulmani tendenzialmente preferiscono non riconoscere come parte integrante dei propri scritti sacri. “Schiavitù, crocifissione, e decapitazioni non sono cose che i jihadisti stanno prendendo selettivamente dalla tradizione medievale,” ha detto Haykel. I combattenti dello Stato Islamico “sono nel bel mezzo della tradizione medievale e la stanno portando in toto nel presente”.

Il Corano specifica che la crocifissione è una delle sole punizioni permesse per i nemici dell’Islam. La tassa per i Cristiani trova un chiaro sostegno nella Sura Al-Tawba, il nono capitolo del Corano, che istruisce i Musulmani a combattere Cristiani ed Ebrei “finché non pagano la jizya con volontaria sottomissione, e si sentono sottomessi.” Il Profeta, che tutti i Musulmani considerano d’esempio, impose queste regole e possedette schiavi.

I leader dello Stato Islamico considerano l’emulare Maometto come un dovere rigido, e hanno riportato in auge tradizioni che erano state sepolte per centinaia di anni. “Ciò che spiazza di loro non è solo il letteralismo, ma anche la serietà con cui leggono questi testi,” dice Haykel. “C’è una serietà assidua ed ossessiva che i Musulmani normalmente non hanno.”

Prima dell’ascesa dello Stato Islamico, nessun gruppo negli scorsi secoli ha tentato una fedeltà più radicale al modello del Profeta dei Wahabiti dell’Arabia del XVIII secolo. Conquistarono la maggior parte di quella che è oggi nota come Arabia Saudita, e le loro rigide pratiche sono lì sopravvissute in una versione diluita della Sharia. Haykel nota un’importante distinzione tra i due gruppi, però: “I Wahabiti non erano così gratuitamente violenti.” Erano circondati da Musulmani, e conquistarono terre che erano già Islamiche; e questo li frenò dai loro propositi. “L’ISIS, al contrario, sta realmente rivivendo il primo periodo dell’Islam.” I primi Musulmani erano circondati da non-Musulmani, e lo Stato Islamico, a causa delle sue tendenze takfiri, si considera nella stessa situazione.

Se al-Qaeda voleva riscoprire la schiavitù, non l’ha mai detto. E perché avrebbe dovuto? Il silenzio sulla schiavitù rifletteva probabilmente una strategia, che mirava ad ottenere l’approvazione pubblica: quando lo Stato Islamico ha iniziato a schiavizzare le persone, anche alcuni dei suoi sostenitori si sono tirati indietro. Ciononostante, il califfato ha continuato ad abbracciare schiavitù e crocifissione senza alcuna scusa. “Conquisteremo la vostra Roma, distruggeremo le vostre croci, e schiavizzeremo le vostre donne,” ha promesso Adnani, il portavoce, in uno dei suoi ricorrenti biglietti di San Valentino all’Occidente. “E se non saremo noi a riuscirci, allora ci riusciranno i nostri figli e i nostri nipoti, e venderanno i vostri figli come schiavi al mercato.”

A Ottobre, Dabiq, il magazine dello Stato Islamico, ha pubblicato “The Revival of Slavery Before the Hour,” un articolo che esaminava la questione se gli Yazidi (i membri di un’antica setta Curda che adotta alcuni elementi dell’Islam, che è stata attaccata dalle forze dell’ISIS nel nord dell’Iraq) sono Musulmani non praticanti, e dunque condannati a morte, o semplicemente pagani e dunque legittimamente schiavizzabili. Un gruppo di studiosi dello Stato Islamico ha convenuto, su ordine del governo, di dover risolvere questo problema. Se sono pagani, dice l’autore anonimo dell’articolo,

Le donne Yazidi e i bambini [devono essere] divisi sulla base della Sharia tra i combattenti dello Stato Islamico che hanno partecipato alle operazioni a Sinjar [nel nord dell’Iraq] …

Schiavizzare le famiglie dei kuffar [infedeli] e prendere le loro donne come concubine è un aspetto fermamente stabilito della Sharia e se qualcuno dovesse negarlo o non rispettarlo, starebbe negando o non rispettando i versi del Corano e le narrazioni del Profeta … e di conseguenza commettendo apostasia dall’Islam.

  • Territorio

Si pensa che decine di migliaia di Musulmani siano immigrati dall’estero allo Stato Islamico. Le reclute vengono da Francia, Regno Unito, Belgio, Germania, Olanda, Australia, Indonesia, Stati Uniti, e molti altri luoghi. Molti sono andati per combattere, e molti sono disposti a morire.

Peter R. Neumann, un professore al King’s College di Londra, mi ha detto che la presenza online è stata essenziale per diffondere la propaganda e assicurarsi che i nuovi arrivati sappiano in cosa credere. Il reclutamento online ha anche ampliato la demografia della comunità jihadista, permettendo alle donne conservatrici Musulmane – fisicamente isolate nelle loro case – di aiutare i reclutatori, radicalizzarsi, e organizzare un viaggio verso la Siria. Tramite il suo appello a entrambi i generi, lo Stato Islamico spera di dare vita ad una società completa.

A Novembre, ho viaggiato in Australia per incontrare Musa Cerantonio, un trentenne che Neumann e altri ricercatori hanno identificato come una delle due più importanti “nuove autorità spirituali” che portano gli stranieri a unirsi allo Stato Islamico. Per tre anni è stato un televangelista ad Iqraa TV nel Cairo, ma poi ha lasciato dopo che l’emittente ebbe da obiettare sulle sue frequenti esortazioni a stabilire un califfato. Ora predica su Facebook e Twitter.

Cerantonio – un uomo grande e amichevole con modi di fare da studioso – mi ha detto che impallidisce di fronte ai video delle decapitazioni. Odia vedere la violenza, anche quando ai sostenitori dello Stato Islamico è richiesto di approvarla. (Egli argomenta, in modo controverso tra gli jihadisti, contro gli attentati suicidi, sulla base del fatto che Dio proibisce il suicidio; e le sue posizioni differiscono da quelle dello Stato Islamico anche su un paio di altri punti.) Ha quel tipo di barba incolta che si vede di solito su certi fan del Signore degli Anelli troppo cresciuti, e la sua ossessione per i temi apocalittici dell’Islam suonava familiare. Sembra quasi vivere in un dramma che sembra, da una prospettiva esterna, come un romanzo di fantasy medievale, solo con sangue vero.

Lo scorso Giugno, Cerantonio e sua moglie hanno tentato di emigrare – non ha voluto dire dove (“È illegale andare in Siria,” ha detto con circospezione) – ma sono stati catturati lungo il percorso, nelle Filippine, e lui è stato riportato in Australia per trattenergli il visto. L’Australia ha criminalizzato i tentativi di unirsi o viaggiare verso lo Stato Islamico, e ha confiscato il passaporto di Cerantonio. È bloccato a Melbourne, dove è ben conosciuto dalla polizia locale. Se Cerantonio venisse colto nel facilitare lo spostamento di individui verso lo Stato Islamico, verrebbe imprigionato. Fino ad allora, però, è libero – è un ideologo tecnicamente non affiliato all’ISIS che ciononostante è quello che altri jihadisti considerano un’autorità nel campo della dottrina dello Stato Islamico.

Ci siamo incontrati per pranzare a Footscray, un sobborgo di Melbourne denso e multiculturale, dove c’è la sede di Lonely Planet, la casa editrice che pubblica le famose guide turistiche. Cerantonio è cresciuto qui in una famiglia per metà Irlandese e per metà Calabrese. Nelle sue tipiche strade si possono trovare ristoranti africani, negozi vietnamiti, giovani arabi che passeggiano con il tipico look Salafita: barba incolta, camicia lunga, e pantaloni che terminano a metà sotto il polpaccio.

Cerantonio ha spiegato la gioia che provò quando Baghdadi fu dichiarato califfo il 29 Giugno – e l’improvvisa attrazione magnetica che la Mesopotamia iniziò ad esercitare su di lui e i suoi amici. “Ero in un hotel [nelle Filippine], e ho visto la dichiarazione in televisione,” mi ha detto. “Ero semplicemente stupefatto, ed ero tipo, Perché sono bloccato qui in questa maledetta stanza?

L’ultimo califfato fu l’impero Ottomano, che raggiunse il suo apice nel XVI secolo e poi ebbe un lungo declino, finché il fondatore della Repubblica Turca, Mustafa Kemal Atatürk, gli diede il colpo di grazia nel 1924. Ma Cerantonio, come molti altri sostenitori dello Stato Islamico, non riconosce quel califfato come legittimo, perché non applicò completamente la legge Islamica, che richiede lapidazioni e schiavitù e amputazioni, e perché il suo califfo non era un discendente della tribù del Profeta, i Quraysh.

Baghdadi ha parlato a lungo dell’importanza del califfato nel suo sermone a Mosul. Ha detto che ridare vita all’istituzione del califfato – che non è stata più in funzione eccetto nominalmente per circa 1.000 anni – era dovere di tutti. Baghdadi e le persone a lui fedeli si sono “affrettate a dichiarare il califfato e a porre un imam” a capo di esso, ha detto. “Questo è un dovere dei Musulmani – un dovere che è stato abbandonato per secoli … I Musulmani peccano abbandonandolo, e devono sempre cercare di stabilirlo.” Come Bin Laden prima di lui, Baghdadi ha parlato con stile forbito, ricco di frequenti rimandi al testo sacro e di retorica classica. Ma a differenza di Bin Laden, e a differenza dei falsi califfi dell’Impero Ottomano, lui è Qurayshi.

Il califfato, mi ha detto Cerantonio, non è solo un’entità politica ma anche un mezzo per la salvezza. La propaganda dello Stato Islamico riporta regolarmente i giuramenti di baya’a (fedeltà) che arrivano dai gruppi jihadisti del mondo Musulmano. Cerantonio ha citato un detto del Profeta, che morire senza giurare fedeltà è morire jahil (ignorante) e dunque morire di una “morte di miscredenza.” Considerate come i Musulmani (o, qui è uguale, i Cristiani) immaginano che Dio si comporti con le anime delle persone che sono morte senza conoscere la vera religione. Non sono ovviamente salvate, né definitivamente condannate. Allo stesso modo, dice Cerantonio, i Musulmani che riconoscono un dio onnipotente e lo pregano, ma che muoiono senza aversi votati ad un valido califfo ed incorrendo nei doveri di questo giuramento, hanno fallito nel vivere una vita pienamente Islamica. Ho fatto notare che questo significherebbe che la gran maggioranza dei Musulmani della storia, e di tutti quelli che sono morti tra il 1924 e il 2014, è morta di una morte di miscredenza. Cerantonio ha annuito gravemente. “Arriverei a dire che l’Islam è stato ristabilito” con il califfato.

Gli ho chiesto riguardo il suo baya’a, e mi ha rapidamente corretto: “non ho detto di aver giurato fedeltà.” Sotto la legge Australiana, mi ha ricordato, giurare baya’a allo Stato Islamico è illegale. “Ma concordo che [Baghdadi] soddisfa tutti i requisiti,” ha continuato. “Mi limiterò ad ammiccare, tu sei libero di intendere quello che vuoi.”

Per essere il califfo, bisogna soddisfare delle condizioni delineate nella legge della Sunna – essere un uomo adulto Musulmano di discendenza Qurays; esibire rettitudine morale e integrità mentale e fisica; e avere ‘amr, l’autorità. Quest’ultimo criterio, ha detto Cerantonio, è il più difficile da soddisfare, e richiede che il califfo abbia un territorio in cui applicare la legge Islamica. Lo Stato Islamico di Baghdadi ha raggiunto questo obiettivo molto prima del 29 Giugno, e appena l’ha fatto, un convertito occidentale nei ranghi del gruppo – Cerantonio lo ha descritto come “una sorta di leader” – ha iniziato a mormorare riguardo il dovere religioso di dichiarare un califfato. Lui e altri hanno confabulato sommessamente con coloro che erano in carica e hanno detto loro che un ulteriore ritardo sarebbe stato peccaminoso.

Cerantonio ha detto che emerse una fazione preparata a fare guerra al gruppo di Baghdadi se avesse ritardato ancora. Prepararono una lettera a vari e potenti membri dell’ISIS, esternando il loro dispiacere per il fallimento nel nominare un califfo, ma vennero placati da Adnani, il portavoce, che disse loro in segreto che un califfato era già stato dichiarato, molto prima dell’annuncio pubblico. Avevano il loro legittimo califfo, e a quel punto c’era solo una opzione. “Se è legittimo,” ha detto Cerantonio, “tu devi prestargli baya’a, fedeltà”.

Dopo il sermone di Luglio di Baghdadi, un torrente di jihadisti ha iniziato a fluire quotidianamente verso la Siria con rinnovata motivazione. Jürgen Todenhöfer, un autore tedesco ed ex politico che ha visitato lo Stato Islamico a Dicembre, ha riportato l’arrivo di 100 combattenti in una stazione di reclutamento ai confini con la Turchia in soli due giorni. Il suo report, tra gli altri, suggerisce un flusso regolare e ininterrotto di stranieri, pronti a lasciare tutto a casa per una speranza di paradiso nel luogo peggiore sulla Terra.

Bernard Haykel, la principale autorità laica sull’ideologia dello Stato Islamico, crede che il gruppo stia cercando di ricreare i primi giorni dell’Islam e che stia fedelmente riproducendo le sue norme di guerra. “C’è una serietà assidua e ossessiva” nella dedizione del gruppo al testo del Corano, ha dichiarato. (Peter Murphy)

Bernard Haykel, la principale autorità laica sull’ideologia dello Stato Islamico, crede che il gruppo stia cercando di ricreare i primi giorni dell’Islam e che stia fedelmente riproducendo le sue norme di guerra. “C’è una serietà assidua e ossessiva” nella dedizione del gruppo al testo del Corano, ha dichiarato. (Peter Murphy)

A Londra, una settimana prima del mio pranzo con Cerantonio, ho incontrato tre ex-membri di un gruppo Islamista fuorilegge chiamato Al Muhajiroun (Gli Emigranti): Anjem Choudary, Abu Baraa, e Abdul Muhid. Hanno espresso tutti il desiderio di emigrare nello Stato Islamico, come molti dei loro colleghi hanno già fatto, ma le autorità hanno confiscato i loro passaporti. Come Cerantonio, considerano il califfato l’unico governo retto sulla Terra, anche se nessuno di loro confesserebbe mai di aver giurato fedeltà. Volevano incontrarmi principalmente per spiegarmi cosa rappresenta lo Stato Islamico, e come le sue politiche riflettano la legge di Dio.

Choudary, 48enne, è l’ex leader del gruppo. Appare frequentemente nelle notizie in TV, essendo una delle poche persone che i produttori possono ingaggiare, perché difenderà fragorosamente lo Stato Islamico, finché non gli viene staccato il microfono. Nel Regno Unito ha la reputazione di disgustoso pallone gonfiato, ma lui e i suoi discepoli credono sinceramente nello Stato Islamico e, in materia dottrinale, è come se parlassero in suo nome. Choudary e gli altri hanno un ruolo di punta nei feed di Twitter dei residenti dello Stato Islamico, e Abu Baraa ha un canale YouTube in cui risponde a domande sulla Sharia.

Sin da Settembre, le autorità stanno investigando sui tre uomini sospettati di supportare il terrorismo. A causa di queste indagini, hanno dovuto incontrarmi separatamente: la comunicazione tra loro avrebbe violato i termini della loro cauzione. Ma conversare con loro è stato come conversare con la stessa persona che indossava maschere differenti. Choudary mi ha incontrato in un negozio di dolci nel sobborgo di Ilford, East London. Era vestito in modo elegante, con una tunica blu che arrivava quasi fino alle caviglie, e sorseggiava una Red Bull mentre parlavamo.

Prima del califfato, “più o meno l’85% della Sharia era assente dalle nostre vite,” mi ha detto Choudary. “Queste leggi sono in sospeso finché non abbiamo un khilafa” – un califfato – “e ora ce l’abbiamo.” Senza un califfato, per esempio, le ronde private non sono obbligate ad amputare le mani dei ladri che colgono in fallo. Ma crea un califfato, e questa legge, insieme ad un enorme corpus di altra giurisprudenza, improvvisamente si risveglia. In teoria, tutti i Musulmani sono obbligati ad immigrare nel territorio dove il califfo sta applicando queste leggi. Uno degli studenti più apprezzati di Choudary, un convertito dall’Induismo chiamato Abu Rumaysah, è sfuggito alla polizia per portare la sua famiglia di cinque membri da Londra fino in Siria a Novembre. Il giorno in cui ho incontrato Choudary, Abu Rumaysah ha twittato una sua foto con un Kalashnikov sotto un braccio e il suo figlio neonato nell’altro. Hashtag: #GenerationKhilafah.

Al califfo è richiesto di implementare la Sharia. Qualsiasi deviazione obbligherà coloro che hanno giurato fedeltà ad informare il califfo in privato del suo errore e, in casi estremi, di scomunicarlo e rimpiazzarlo se persiste nell’errare. (“Sono stato tormentato da questa grande faccenda, tormentato da questa responsabilità, ed è una pesante responsabilità,” ha detto Baghdadi nel suo sermone.) Al contempo, il califfo comanda che gli sia data obbedienza – e coloro che persistono nel sostenere governi non-Musulmani, dopo essere stati debitamente avvertiti ed informati riguardo il loro peccato, sono considerati apostati.

Choudary ha detto che la Sharia è stata fraintesa per via della sua applicazione incompleta da regimi quali quello dell’Arabia Saudita, che decapita gli assassini e amputa le mani ai ladri. “Il problema,” ha spiegato, “è che quando luoghi come l’Arabia Saudita implementano il codice penale, e non forniscono la giustizia economica e sociale della Sharia – il pacchetto completo – stanno semplicemente generando odio verso la Sharia.” Il pacchetto completo, ha detto, include la casa gratuita, e cibo e vestiti per tutti, benché certamente chiunque desiderasse arricchirsi potrebbe farlo con il proprio lavoro.

Abdul Muhid, 32enne, ha continuato su questa falsariga. Era vestito in stile mujahideen quando l’ho incontrato in un ristorante locale: barba sciatta, cappello afghano, e un borsellino fuori dai suoi vestiti, attaccato con quello che sembrava una fondina da cintura. Non appena ci siamo seduti, ha iniziato entusiasticamente a discutere del welfare. Lo Stato islamico può avere punizioni in stile medievale per crimini morali (frustate per le sbronze o la fornicazione, lapidazione per l’adulterio), ma il suo programma di welfare è, almeno sotto certi aspetti, progressista ad un livello che compiacerebbe un opinionista di MSNBC [canale televisivo di sinistra USA, ndT]. La sanità, dice, è gratuita. (“Non è gratuita anche in Gran Bretagna?,” gli chiedo. “Non proprio,” risponde. “Alcune procedure non sono coperte, come per i problemi di vista.”) Questo provvedere allo stato sociale non è, ha detto, una scelta politica dello Stato Islamico, ma una politica obbligata, doverosa, connaturata alla legge di Dio.

Anjem Choudary, il più noto difensore dello Stato Islamico a Londra, dice che la crocifissione e la decapitazione sono necessità sacre. (Tal Cohen/Reuters)

Anjem Choudary, il più noto difensore dello Stato Islamico a Londra, dice che la crocifissione e la decapitazione sono necessità sacre. (Tal Cohen/Reuters)

  • L’Apocalisse

Tutti i Musulmani riconoscono che Dio è l’unico a conoscere il futuro. Ma concordano anche sul fatto che egli ci ha offerto di dargli una sbirciata, nel Corano e nelle narrazioni del Profeta. Lo Stato Islamico differisce da pressoché ogni altro attuale movimento jihadista per il fatto di credere di essere presente nel copione di Dio come personaggio centrale. È in questo casting che lo Stato Islamico è più nettamente distinto dai suoi predecessori, ed è più chiara che mai la natura religiosa della sua missione.

A grandi linee, al-Qaeda agisce come un movimento politico clandestino, ed ha obiettivi mondani – l’espulsione dei non-Musulmani dalla penisola Araba, l’abolizione dello stato di Israele, la fine del supporto alle dittature nelle terre Musulmane. Anche lo Stato Islamico ha la sua fetta di interessi mondani (incluso, nei luoghi che controlla, raccogliere la spazzatura e mantenere l’acqua corrente), ma la Fine dei Giorni è un leitmotif della sua propaganda. Bin Laden menzionava di rado l’Apocalisse, e quando lo faceva, sembrava presumere che lui sarà morto da tempo quando il glorioso castigo divino finalmente giungerà. “Bin Laden e Zawahiri vengono dall’élite delle famiglie sunnite che guardano dall’alto verso il basso a questo tipo di speculazioni e pensano che siano qualcosa cui si dedicano le masse,” ha detto Will McCants della Brookings Institution, che sta scrivendo un libro sul pensiero apocalittico dello Stato Islamico.

Durante gli ultimi anni dell’occupazione USA in Iraq, i diretti padri fondatori dello Stato Islamico, al contrario, vedevano segni degli “ultimi tempi” ovunque. Prevedevano, entro un anno, l’arrivo del Mahdi – una figura messianica destinata a condurre i Musulmani alla vittoria prima della fine del mondo. McCants dice che un Islamista di spicco in Iraq si avvicinò a bin Laden nel 2008 per avvertirlo che il gruppo stava venendo guidato da millenaristi che “parlano tutto il tempo del Mahdi e sul prendere decisioni strategiche” basate su quando pensavano che Mahdi sarebbe giunto. “Al-Qaeda dovette scrivere [a questi leader] per dir loro ‘Dateci un taglio’.”

Per certi veri fedeli – i tipi che bramano le battaglie epiche tra il bene e il male – le visioni di bagni di sangue apocalittici soddisfano un profondo bisogno psicologico. Tra i sostenitori dello Stato Islamico che ho conosciuto, Musa Cerantonio, l’Australiano, ha espresso il più profondo interesse nell’Apocalisse e su come i restanti giorni dello Stato Islamico – e del mondo – sarebbero potuti apparire. Parti di quella predizione sono una sua interpretazione, e non hanno ancora lo status di dottrina. Ma altre parti sono basate su fonti ufficiali della Sunna e sono presenti in tutta la propaganda dello Stato Islamico. Queste includono la credenza che ci saranno solo 12 califfi legittimi, e che Baghdadi è l’ottavo; che le armate di Roma si raduneranno per scontrarsi con le armate dell’Islam nel nord della Siria; e che la resa dei conti finale tra l’Islam e l’anti-Messia avrà luogo in Gerusalemme dopo un periodo di rinnovate conquiste Islamiche.

Lo Stato Islamico ha attribuito grande importanza alla città siriana di Dabiq, vicino ad Aleppo. Ha intitolato così il proprio giornale di propaganda, e ha festeggiato pazzamente quando ha conquistato (ad un grande costo) le pianure strategicamente irrilevanti di Dabiq. È qui, stando a quel che disse il Profeta, che le armate di Roma allestiranno il proprio campo. Le armate dell’Islam si scontreranno, e Dabiq sarà la Waterloo di Roma o la sua Antietam. [Una delle più importanti battaglie della guerra di secessione americana, ndT]

“Dabiq è fondamentalmente tutta campagna,” ha twittato recentemente un sostenitore dello Stato Islamico. “Possono avere luogo grandi battaglie qui.” I propagandisti dello Stato Islamico sbavavano nell’attesa di questo momento, e sottintendevano costantemente che sarebbe arrivato presto. La rivista dell’ISIS cita Zarqawi quando dice, “La scintilla è stata accesa qui in Iraq, e il suo calore continuerà ad intensificarsi … fino a bruciare le armate dei crociati a Dabiq.” Un recente video di propaganda mostra spezzoni di film di guerra hollywoodiani ambientati nel Medioevo – forse perché molte delle profezie specificano che le armate saranno a cavallo o con armi antiche.

Ora che ha preso Dabiq, lo Stato Islamico attende l’arrivo di un’armata nemica qui, la cui sconfitta darà inizio al conto alla rovescia per l’Apocalisse. I media occidentali spesso ignorano i riferimenti a Dabiq nei video dello Stato Islamico, e si focalizzano invece sulle raccapriccianti scene di decapitazioni. “Siamo qui, a seppellire il primo crociato americano a Dabiq, attendendo impazienti per l’arrivo del resto delle vostre armate,” dice un boia mascherato in un video di Novembre, mostrando le teste mozzate di Peter (Abdul Rahman) Kassig, il volontario che è stato tenuto prigioniero per più di un anno. Durante i combattimenti di Dicembre in Iraq, dopo che i mujahideen (forse inaccuratamente) riportarono di aver visto soldati americani in battaglia, gli account Twitter dello Stato Islamico scoppiarono di sussulti di gioia, come padroni di casa eccessivamente entusiasti all’arrivo dei primi ospiti ad una festa.

La narrazione Profetica che predice la battaglia di Dabiq si riferisce al nemico come Roma. Chi sia “Roma”, ora che il Papa non ha un esercito, rimane materia dibattuta. Ma Cerantonio sostiene che Roma significava l’Impero Romano d’Oriente, che aveva la sua capitale in quella che oggi è Istanbul. Dovremmo pensare a Roma come alla Repubblica di Turchia – la stessa repubblica che diede la fine all’ultimo auto-proclamatosi califfato, 90 anni fa. Altre fonti dello Stato Islamico suggeriscono che Roma potrebbe significare qualsiasi esercito di infedeli, e gli americani ci rientrano tranquillamente.

Dopo la battaglia a Dabiq, ha detto Cerantonio, il califfato si espanderà e saccheggerà Istanbul. Alcuni credono che poi ricoprirà l’intera Terra, ma Cerantonio suggerisce che i suoi confini potrebbero non superare mai il Bosforo [stretto che unisce il Mar Nero al Mare di Marmara, confine meridionale tra Europa e Asia, ndT]. Un anti-Messia, conosciuto nella letteratura apocalittica musulmana come Dajjal, giungerà dalla regione Khorasan dell’Iran orientale e ucciderà un gran numero dei combattenti del califfato, finché ne rimarranno solamente 5000, accerchiati a Gerusalemme. E proprio mentre Dajjal si prepara a finirli, Gesù – il secondo profeta più riverito dall’Islam – farà ritorno sulla Terra, trafiggerà Dajjal, e condurrà i Musulmani alla vittoria.

“Solo Dio sa” se l’esercito dello Stato Islamico è quello delle profezie, ha detto Cerantonio. Ma lui è speranzoso a riguardo. “Il Profeta disse che un segno dell’imminente arrivo della Fine dei Giorni è che la gente avrà smesso da molto tempo di parlare della Fine dei Giorni”, ha detto. “Se vai nelle moschee adesso, noterai che i predicatori tacciono riguardo a questo.” Stando alla sua teoria, anche gli ostacoli che l’ISIS ha incontrato non significano nulla, dal momento che Dio ha predisposto la distruzione di quasi tutta la sua gente comunque. Lo Stato Islamico ha i suoi giorni migliori e peggiori davanti a sé.

Abu Bakr al-Baghdadi è stato proclamato califfo dai suoi seguaci la scorsa estate. Lo stabilimento di un califfato ha risvegliato vaste sezioni della legge Coranica che erano rimaste quiescenti, e richiede a quei Musulmani che riconoscono il califfato di immigrare. (Associated Press)

Abu Bakr al-Baghdadi è stato proclamato califfo dai suoi seguaci la scorsa estate. Lo stabilimento di un califfato ha risvegliato vaste sezioni della legge Coranica che erano rimaste quiescenti, e richiede a quei Musulmani che riconoscono il califfato di immigrare. (Associated Press)

  • La Lotta

La purezza ideologica dello Stato Islamico ha una virtù compensativa: ci permette di prevedere alcune delle azioni del gruppo. Osama bin Laden era raramente prevedibile. Terminò la sua prima intervista televisiva in modo criptico. Peter Arnett della CNN gli chiese, “Quali sono i tuoi piani futuri?” e Bin Laden replicò, “Li vedrai e sentirai di essi nei media, se Dio vuole.” Al contrario, lo Stato Islamico si vanta apertamente dei suoi piani – non tutti, ma abbastanza da far sì che ascoltandoli attentamente, possiamo dedurre come intende governare ed espandersi.

A Londra, Choudary e i suoi studenti hanno fornito descrizioni dettagliate di come lo Stato Islamico deve condurre la sua politica estera, ora che è un califfato. È già chiaro a cosa si riferisce la legge Islamica con “jihad offensiva,” ovvero l’espansione violenta in paesi che sono governati da non-Musulmani. “Finora, ci stavamo solo difendendo,” ha detto Choudary; senza un califfato, la jihad offensiva è un concetto inapplicabile. Ma la dichiarazione di guerra per espandere il califfato è un dovere essenziale del califfo.

Choudary ce l’ha messa tutta per presentare le leggi di guerra sotto cui lo Stato Islamico opera con politiche di pietà anziché di brutalità. Mi ha detto che lo Stato ha il dovere di terrorizzare i suoi nemici – un dovere sacro di farli cagare addosso con decapitazioni e crocifissioni e schiavizzazione di donne e bambini, perché facendo così si accelera la vittoria e si evita il conflitto prolungato.

Il collega di Choudary, Abu Baraa, ha spiegato che la legge Islamica consente solo trattati di pace temporanei, che non durano più di una decade. Similmente, accettare qualsiasi confine è un anatema, come affermato dal Profeta e ribadito dai video di propaganda dello Stato Islamico. Se il califfo acconsente a una pace di più lungo termine o a dei confini permanenti, sarà in errore. I trattati di pace temporanei sono rinnovabili, ma non possono essere applicati a tutti i nemici contemporaneamente: il califfo deve dichiarare la jihad almeno una volta all’anno. Non può riposare, o cadrà in uno stato di peccato.

Un confronto con lo Stato Islamico si può fare con i Khmer Rossi, che uccisero circa un terzo della popolazione in Cambogia. Ma gli Khmer Rossi occuparono il posto della Cambogia alle Nazioni Unite. “Questo non è permesso,” ha detto Abu Baraa. “Inviare un ambasciatore all’ONU significa riconoscere un’autorità diversa da quella di Dio.” Questa forma di diplomazia è shirk, politeismo, ha argomentato, e avrebbe come immediata conseguenza di rendere eretico Baghdadi e di rimpiazzarlo. Anche accelerare l’arrivo del califfato con mezzi democratici – per esempio votando candidati politici che vedono di buon occhio il califfato – è shirk.

È difficile stimare quanto lo Stato Islamico si darà la zappa sui piedi da solo per via del proprio radicalismo. Il moderno sistema internazionale, nato dalla Pace di Westfalia del 1648, si basa sulla volontà di ogni Stato di riconoscere i confini, per quanto talora con riluttanza. Per lo Stato Islamico, questo riconoscimento è un suicidio ideologico. Altri gruppi Islamisti, come i Fratelli Musulmani e Hamas, si sono arresi alle lusinghe della democrazia e al potenziale invito alla comunità delle nazioni, comprensiva di seggio ONU. I negoziati e i compromessi hanno funzionato, a volte, anche per i Talebani. (Sotto la legge Talebana, l’Afghanistan ha inviato e ricevuto ambasciatori con Arabia Saudita, Pakistan, e gli Emirati Arabi Uniti, un atto che ha invalidato l’autorità dei Talebani agli occhi dello Stato Islamico.) Per l’ISIS queste non sono opzioni, ma atti di apostasia.

Gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno reagito allo Stato Islamico tardivamente e con apparente confusione. Le ambizioni del gruppo e i rozzi piani strategici erano evidenti nei suoi proclami e nei social-media fin dal 2011, quanto era solo uno dei tanti gruppi terroristici in Siria e Iraq e non aveva ancora commesso atrocità di massa. Adnani, il portavoce, ha detto ai suoi seguaci che l’ambizione del gruppo era di “restaurare il califfato Islamico,” e ha invocato l’Apocalisse, dicendo, “Non restano che pochi giorni.” Baghdadi si è già nominato “comandante dei fedeli,” un titolo ordinariamente riservato ai califfi, nel 2011. In Aprile 2013, Adnani ha dichiarato il movimento “pronto a ridisegnare il mondo sotto la metodologia Profetica del califfato.” Nell’agosto 2013, ha detto, “Il nostro obiettivo è di stabilire uno Stato Islamico che non riconosce confini, sulla base della metodologia Profetica.” Da allora, il gruppo ha preso Raqqa, un capoluogo di provincia Siriano di circa 500.000 persone, e ha ottenuto un sostanziale numero di foreign fighters, combattenti stranieri, che hanno sentito il messaggio.

Se avessimo identificato le intenzioni dello Stato Islamico prima, e realizzato che il vuoto di potere in Siria e Iraq avrebbe dato loro ampio spazio per portarle a termine, avremmo potuto, come minimo, spingere l’Iraq a rafforzare i suoi confini con la Siria e a preventivamente trattare con i suoi Sunniti. Questo avrebbe se non altro evitato i grandi risultati della propaganda ottenuti con la dichiarazione di un califfato subito dopo la conquista della terza maggiore città dell’Iraq. Eppure, soltanto un anno fa, Obama ha detto al New Yorker che considerava l’ISIS come il partner debole di al-Qaeda. “Se una squadra di riserva indossa le casacche dei Lakers questo non li rende Kobe Bryant”, ha dichiarato il presidente. [I Lakers sono una squadra di basket professionista degli USA; Kobe Bryant è uno dei suoi più forti giocatori, e in generale uno dei più forti del mondo, ndT]

Il nostro fallimento nel valutare la rottura tra Stato Islamico e al-Qaeda, e le essenziali differenze tra i due, ha condotto a decisioni pericolose. L’ultima caduta, per fare un esempio, è stata l’acconsentire del governo USA ad un piano disperato per salvare la vita di Peter Kassig. Il piano agevolava – di fatto, richiedeva – l’interazione di alcuni dei fondatori dell’ISIS e di al-Qaeda, e non avrebbe potuto essere più improvvisato in fretta e furia di così.

Il piano comportava l’arruolamento di Abu Muhammad al Maqdisi, il mentore di Zarqawi e pezzo grosso di al-Qaeda, per avvicinare Turki al-Binali, il principale ideologo dello Stato Islamico ed ex studente di Maqdisi, nonostante i due uomini avessero litigato per via delle critiche di Maqdisi allo Stato Islamico. Maqdisi aveva già lanciato un appello allo stato per risparmiare Alan Henning, il tassista Britannico che era entrato in Siria per mandare aiuti ai bambini. A Dicembre, il Guardian ha riportato che il governo USA, tramite un intermediario, ha chiesto a Maqdisi di intercedere con lo Stato Islamico in favore di Kassig.

Maqdisi era un cittadino libero in Giordania, ma gli era stata proibita la comunicazione con terroristi all’estero, ed era monitorato. Dopo che la Giordania ha garantito agli Stati Uniti il permesso di far riparlare Maqdisi e Binali, Maqdisi ha comprato un telefono con dollari americani e gli è stato concesso di comunicare con il suo ex studente per qualche giorno, prima che il governo Giordano interrompesse le comunicazioni e le usasse come pretesto per incarcerare Maqdisi. La testa mozzata di Kassig è apparsa nel video di Dabiq pochi giorni dopo.

Maqdisi è stato deriso a tutto tondo su Twitter dai fan dello Stato Islamico, e al-Qaeda è tenuta in gran spregio per il suo rifiuto di riconoscere il califfato. Cole Bunzel, uno studioso di ideologia dello Stato Islamico, ha letto l’opinione di Maqdisi sullo status di Henning e ha pensato che avrebbe accelerato la morte degli altri prigionieri. “Se io fossi tenuto in ostaggio dallo Stato Islamico e Maqdisi avesse detto che non dovrei venire ucciso,” mi ha detto, “Darei addio al mio culo”.

La morte di Kassig è stata una tragedia, ma se il piano USA avesse avuto successo sarebbe stato ancora peggio. Una riconciliazione tra Maqdisi e Binali avrebbe iniziato a risanare la frattura principale tra le due maggiori organizzazioni jihadiste mondiali. È possibile che il governo volesse solo tirare fuori Binali per scopi di intelligence o per un assassinio. (Tentativi multipli di carpire informazioni all’FBI non hanno riscosso successo.) Indipendentemente da questo, la decisione dell’America di giocare a fare l’agenzia matrimoniale tra i due principali terroristi antagonisti rivela una capacità di giudizio incredibilmente povera.

Agevolato dalla nostra precedente indifferenza, ora fronteggiamo lo Stato Islamico delegando la cosa a curdi e iracheni sul campo di battaglia, e con regolari assalti aerei. Queste strategie non hanno rimosso lo Stato Islamico da nessuno dei suoi maggiori possedimenti territoriali, anche se hanno impedito che assalissero direttamente Baghdad ed Erbil e massacrassero gli sciiti e i curdi.

Alcuni osservatori hanno invocato un’intensificazione degli interventi, incluse svariate prevedibili voci dalla destra interventista americana (Max Boot, Frederick Kagan), che hanno sollecitato all’impiego di decine di migliaia di soldati Americani. Queste voci non dovrebbero essere archiviate troppo velocemente: un’organizzazione apertamente genocida si trova ora di fronte alle sue potenziali vittime, e sta commettendo quotidianamente atrocità nei territori che già controlla.

Un modo di dissolvere la magia dello Stato Islamico sui propri aderenti sarebbe di surclassarlo militarmente e occupare le parti di Siria e Iraq che si trovano ora sotto il controllo del califfato. Al-Qaeda non può essere sradicata poiché può sopravvivere, come le blatte, clandestinamente. Lo Stato Islamico non può. Se perde la presa sul suo territorio in Siria e Iraq, cesserà di essere un califfato. I califfati non possono esistere come movimenti clandestini, perché l’autorità territoriale è un requisito: toglietegli il comando del territorio, e tutti quei giuramenti di fedeltà non saranno più vincolanti. Coloro che hanno giurato fedeltà potranno certamente continuare ad attaccare l’Occidente e decapitare i loro nemici, come dei freelancer. Ma il valore della propaganda del califfato sparirebbe di colpo, e con esso il supposto dovere religioso di immigrare e servirlo. Se gli Stati Uniti li invadessero, l’ossessione dello Stato Islamico con la battaglia di Dabiq suggerisce che invierebbero vastissime risorse lì, come se fosse una battaglia convenzionale. E se l’ISIS radunasse tutte le forze a Dabiq, solo per essere depistato, potrebbe non riuscire a riprendersi dalla clamorosa sconfitta.

Abu Baraa, che ha un canale YouTube sulla legge Islamica, dice che il califfo, Baghdadi, non può negoziare o riconoscere i confini, e deve continuamente dichiarare guerra, o sarà rimosso dall’Islam.

Abu Baraa, che ha un canale YouTube sulla legge Islamica, dice che il califfo, Baghdadi, non può negoziare o riconoscere i confini, e deve continuamente dichiarare guerra, o sarà rimosso dall’Islam.

Ma nonostante quanto detto, i rischi dell’intervento militare sono enormi. Il maggiore sostenitore di un intervento americano è l’ISIS stesso. I video provocatori, in cui boia in nero si rivolgono al Presidente Obama per nome, sono chiaramente progettati per spingere gli USA alla battaglia. Un’invasione sarebbe un’enorme vittoria della propaganda per gli jihadisti di tutto il mondo: indipendentemente dall’aver fatto o meno baya’a al califfo, credono tutti che gli Stati Uniti vogliano imbarcarsi in una Crociata dei nostri tempi e uccidere i Musulmani. E un’ulteriore invasione ed occupazione confermerebbe questo sospetto, ed intensificherebbe i reclutamenti. Aggiungiamoci l’incompetenza dei nostri precedenti sforzi nelle occupazioni, e abbiamo tante ragioni per essere riluttanti. L’ascesa dell’ISIS, dopo tutto, è stata possibile perché la nostra precedente occupazione ha creato uno spazio per Zarqawi e i suoi seguaci. Chi può immaginare le conseguenze di un altro lavoro raffazzonato?

Dato tutto ciò che sappiamo sullo Stato Islamico, continuare a colpirlo lentamente, tramite incursioni aeree e aiuto a guerriglieri curdi e iracheni, appare la migliore delle cattive opzioni militari. Né i curdi né gli sciiti si sottometteranno mai, né controlleranno mai il cuore sunnita di Siria e Iraq – loro lì sono odiati, e non hanno alcun desiderio di svolgere una simile impresa in ogni caso. Ma possono impedire allo Stato Islamico di soddisfare il suo dovere di espandersi. E ogni mese che passa in cui esso fallisce nelle sue mire espansionistiche, sembra sempre più lontano dall’essere lo Stato conquistatore del Profeta Maometto e più vicino ad un qualsiasi governo del Medio Oriente che fallisce nel portare prosperità alla propria gente.

Il costo umanitario dell’esistenza dello Stato Islamico è elevato. Ma la sua minaccia agli Stati Uniti è minore di quanto le troppo frequenti fusioni con al-Qaeda suggerirebbero. Il nucleo di al-Qaeda è raro tra i gruppi jihadisti per via del suo focalizzarsi sul “nemico lontano” (l’Occidente); la maggior parte dei gruppi jihadisti hanno obiettivi più vicini alle proprie case. Questo è vero soprattutto per lo Stato Islamico, e proprio per la sua ideologia. Vede nemici ovunque attorno a sé, e nonostante la sua leadership desideri il male degli Stati Uniti, l’applicazione della Sharia nel califfato e l’espansione nei territori contigui è di primaria importanza. Baghdadi l’ha dichiarato in modo molto diretto: a Novembre ha detto ai suoi agenti Sauditi di “trattare con i rafida [sciiti] prima … poi gli al-Sulul [sunniti che sostengono la monarchia saudita] … prima dei crociati e delle loro basi.”

I foreign fighter (e le loro mogli e figli) hanno viaggiato verso il califfato con biglietti di sola andata: vogliono vivere sotto la vera Sharia, e molti vogliono il martirio. La dottrina richiede ai fedeli di risiedere nel califfato se è possibile per loro farlo. Uno dei video meno sanguinosi dello Stato Islamico mostra un gruppo di jihadisti che bruciano i propri passaporti francesi, inglesi e australiani. Questo sarebbe un atto eccentrico per qualcuno che ha intenzione di tornare per farsi esplodere al Louvre o per tenere in ostaggio un altro negozio di cioccolato a Sydney.

Alcuni “lupi solitari” che sostengono lo Stato Islamico hanno attaccato bersagli occidentali, e altri attacchi arriveranno. Ma la maggior parte dei terroristi erano principianti frustrati, impossibilitati ad emigrare nel califfato per via dei passaporti confiscati o altri problemi. Anche se lo Stato Islamico plaude a questi attacchi – e lo fa nella sua propaganda – non ne ha ancora pianificato né finanziato uno. (L’attacco di Charlie Hebdo a Parigi di Gennaio fu principalmente un’operazione di al-Qaeda.) Durante la visita a Mosul a Dicembre, Jürgen Todenhöfer ha intervistato un robusto jihadista tedesco e gli ha chiesto se qualcuno dei suoi compagni abbia fatto ritorno in Europa per condurre qualche attacco. Lo jihadista sembrava considerare chi fa ritorno non un soldato ma uno che ha rinunciato. “Il fatto è che chi ritorna dallo Stato Islamico dovrebbe pentirsi del proprio ritorno,” ha detto. “Spero che rivedano la propria religione.”

Se propriamente contenuto, è probabile che lo Stato Islamico sarà causa della sua stessa rovina. Nessun Paese è suo alleato, e la sua ideologia ci assicura che ciò rimarrà immutato in futuro. Le terre che controlla, anche se in espansione, sono principalmente disabitate e povere. E nella misura in cui stagna o si restringe lentamente, i suoi proclami di essere il motore della volontà di Dio e l’agente dell’Apocalisse si indeboliscono, e meno credenti arriveranno dall’estero. E più ci giungono i report della miseria in cui vivono, più i movimenti Islamisti radicali in generale verranno screditati: Nessun altro ha tentato più di loro di realizzare strettamente la Sharia con la violenza. Ed eccone i risultati.

Anche così, è improbabile che la morte dello Stato Islamico sia rapida, e le cose potrebbero ancora andare molto male: se lo Stato Islamico ottenesse la fedeltà di al-Qaeda – allargando, in un sol colpo, l’unità della sua base – potrebbe trasformarsi in un nemico molto peggiore di quelli che abbiamo visto finora. La frattura tra lo Stato Islamico e al-Qaeda, se non altro, è cresciuta negli scorsi mesi; l’edizione di Dicembre del giornale ISIS Dabiq ospitava una lunga spiegazione di un disertore di al-Qaeda che descriveva il suo vecchio gruppo come corrotto e inefficace, e Zawahiri come un leader distante e inadatto. Ma dovremmo fare molta attenzione a possibili riavvicinamenti tra i due gruppi.

Senza una catastrofe come questa, comunque, e finché non si concretizza la minaccia dell’ISIS di assaltare Arbil [la capitale Curda in Iraq, ndT], una vasta invasione di terra peggiorerebbe certamente la situazione.

  • Dissuasione

Sarebbe superficiale, persino assolutorio, chiamare il problema con lo Stato Islamico “un problema con l’Islam”. La religione consente molte interpretazioni, e i sostenitori dello Stato Islamico sono moralmente ossessionati da quella che hanno scelto. E ciononostante denunciare semplicemente lo Stato Islamico come non-Islamico potrebbe essere controproducente, specie per coloro che sentono questo messaggio e hanno letto i testi sacri e vedono che i testi sostengono molte delle pratiche del califfato, scritte nero su bianco.

I Musulmani possono dire che la schiavitù non è legittima oggi, e che la crocifissione è sbagliata in questo contesto storico. Molti dicono esattamente questo. Ma non possono condannare la schiavitù o la crocifissione in modo assoluto senza contraddire il Corano e l’esempio del Profeta. “L’unico principio fondato che gli oppositori dello Stato Islamico potrebbero usare è di dire che certe parti dei testi principali e degli insegnamenti tradizionali dell’Islam non sono più valide,” ha detto Bernard Haykel. Il che sarebbe davvero un atto di apostasia.

L’ideologia dello Stato Islamico esercita un’influenza molto potente su un certo sottoinsieme della popolazione. Le ipocrisie e le contraddizioni della vita svaniscono di fronte ad esso. Musa Cerantonio e i Salafiti che ho incontrato a Londra erano inarrestabili: nessuna domanda che gli ho posto li ha messi in difficoltà. Mi hanno tenuto una lezione con loquacità e, se uno accetta le loro premesse, in modo convincente. Chiamarli non-Islamici sembra, per me, come invitarli ad una discussione in cui vincerebbero. Se fossero stati maniacali e con la bava alla bocca, avrei potuto prevedere che il loro movimento si sarebbe bruciato da sé nel momento in cui questi psicopatici si fossero fatti saltare in aria, uno ad uno. Ma questi uomini parlano con una precisione accademica che mi ha ricordato quella di un conferenziere laureato con ottimi voti. Ho anche gradito la loro compagnia, e ciò mi ha spaventato come poche altre cose.

I non-Musulmani non possono dire ai Musulmani come praticare la loro religione in modo corretto. Ma i Musulmani hanno iniziato da lungo tempo questa diatriba all’interno dei loro ranghi. “Devi avere degli standard,” mi ha detto Anjem Choudary. “Qualcuno potrebbe dire di essere Musulmano, ma se crede nell’omosessualità o nel bere alcool, allora non è Musulmano. Sarebbe come essere un vegetariano non praticante, non ha senso.”

C’è, comunque, un altro filone dell’Islam che offre un’alternativa inflessibile allo Stato Islamico – altrettanto priva di compromessi, ma con conclusioni opposte. Questo filone ha dimostrato di avere un grande appeal per molti Musulmani dannati (o benedetti?) dalla brama psicologica di vedere ogni singolo dettaglio senza eccezioni dei testi sacri rispettato e realizzato come se fossero nei primi giorni dell’Islam. I sostenitori dello Stato Islamico sanno come reagire ai Musulmani che ignorano parti del Corano: con takfir e derisione. Ma sanno anche che ci sono altri Musulmani che leggono il Corano tanto assiduamente quanto loro, e pongono una reale minaccia alla loro ideologia.

Baghdadi è Salafita. Il termine Salafi è spesso associato alla malvagità, in parte perché persone autenticamente malvage sono entrate in battaglia sventolando la bandiera Salafita. Ma la maggior parte dei Salafiti non sono jihadisti, e la maggior parte aderisce a sette che rifiutano lo Stato Islamico. Loro sono, come nota Haykel, dediti ad espandere Dar al-Islam, la terra dell’Islam, anche, forse, con l’implementazione di pratiche mostruose come schiavitù e amputazione – anche se non subito, bensì in futuro. La loro prima priorità è la purificazione personale e l’osservanza religiosa, e credono che ogni cosa che ostacola questi obiettivi – come causare guerre o un’irrequietezza che interrompe le vite e la preghiera e l’istruzione scolastica – sia proibita.

Loro vivono tra di noi. L’ultima volta, ho visitato la moschea di Filadelfia di Breton Pocius, ventottenne, un imam Salafita che porta il nome di Abdullah. La sua moschea è al confine con il quartiere malfamato Northern Liberties e una zona imborghesita che qualcuno potrebbe chiamare Dar al-Hipster; la sua barba gli permette di passare per quest’ultima zona pressoché inosservato.

Pocius si è convertito quindici anni fa dopo una formazione della Chiesa Polacco-Cattolica a Chicago. Come Cerantonio, parla come un vecchio saggio, esibendo una profonda familiarità con i testi antichi, e una dedizione ad essi motivata dalla curiosità e dallo studio, e dalla convinzione che siano l’unico modo per sfuggire all’Inferno. Quando l’ho incontrato in un bar del luogo, ha portato uno studio sul Corano in arabo e un libro per imparare il giapponese. Stava preparando un sermone sui doveri dei padri per i circa 150 fedeli nella sua congregazione il Venerdì.

Pocius ha detto che il suo obiettivo principale è incoraggiare ad una vita halal [lecita, ndT] per i fedeli nella sua moschea. Ma l’ascesa dello Stato Islamico l’ha forzato a considerare questioni politiche che sono spesso molto lontane dalla mentalità Salafita. “La maggior parte di ciò che dicono su come pregare e come vestire è esattamente quello che dico io nella mia masjid [moschea]. Ma quando entrano in questioni come i problemi sociali, suonano come Che Guevara.”

Quando Baghdadi è salito alla ribalta, Pocius ha adottato lo slogan “Non il mio khalifa.” “I tempi del Profeta erano tempi di grande spargimento di sangue,” mi ha detto, “e lui sapeva che la peggiore condizione possibile per la gente era il caos, specialmente nella umma [comunità Musulmana].” Per questo, ha detto Pocius, l’atteggiamento corretto per i Salafiti non è quello di seminare discordia creando fazioni e dichiarando altre persone Musulmane apostate.

Invece, Pocius – come la maggioranza dei Salafiti – crede che i Musulmani dovrebbero stare alla larga dalla politica. Questi Salafiti quietisti, come sono conosciuti, concordano con lo Stato Islamico che la legge di Dio è l’unica legge, e loro respingono pratiche come il voto e la creazione di partiti politici. Ma interpretano l’odio del Corano per la discordia e il caos come elementi che richiedono di mettersi in riga con qualsiasi leader, anche se manifestamente peccaminoso. “Il Profeta ha detto: finché chi governa non entra in un chiaro stato di kufr [miscredenza], obbeditegli,” mi ha detto Pocius, e tutti i classici “libri del credo” raccomandano di non causare sconvolgimenti sociali. Ai Salafiti quietisti è strettamente proibito dividere i Musulmani l’uno dall’altro – per esempio, tramite scomunicazioni di massa. Vivere senza baya’a, ha detto Pocius, rende effettivamente ignorante, o arretrato. Ma baya’a non significa diretta fedeltà accordata a un califfo, e certamente non ad Abu Bakr al-Baghdadi. Può significare, più ampiamente, fedeltà ad un contratto sociale religioso e dedizione ad una società di Musulmani, che sia governata da un califfo o meno.

I Salafiti quietisti credono che i Musulmani dovrebbero dirigere le proprie energie verso il perfezionare la loro vita personale, incluse le preghiere, i rituali, e l’igiene. Ricorda in molti modi i dibattiti degli ebrei ultra-Ortodossi che si chiedono se sia kosher [conforme alla legge, ndT] strappare la carta igienica per usarla durante il Sabbath (o conta come “strappare vestiti”?), spendendo un’eccessiva quantità di tempo nell’assicurarsi che i loro pantaloni non siano troppo lunghi, che le loro barbe siano spuntate in alcuni punti e arruffate in altri. Credono che, tramite questa osservanza puntigliosa, Dio li favorirà in forza e numero, e quindi un califfato sorgerà. In quel momento, i Musulmani si prenderanno la loro vendetta e sì, otterranno la loro gloriosa vittoria a Dabiq. Ma Pocius cita un sacco di moderni teologi Salafiti che argomentano che un califfato non può esistere in modo retto tranne che attraverso l’infallibile volontà di Dio.

Lo Stato Islamico, ovviamente, sarebbe d’accordo, e direbbe che Dio ha consacrato Baghdadi. La risposta a tono di Pocius sarebbe di farsi un bagno di umiltà. Lui cita Abdullah Ibn Abbas, uno dei compagni del Profeta, che si sedette con i dissenzienti e chiese loro perché avessero la presunzione, come minoranza, di dire alla maggioranza che aveva torto. Stava dissentendo lui stesso, al punto che lo spargimento di sangue o la divisione della umma vennero proibiti. Anche il modo di stabilire il califfato di Baghdadi è contrario alle aspettative, ha detto. “Il khilafa è qualcosa che deve stabilire Allah,” mi ha detto, “e implicherà un consenso degli studiosi di Mecca e Medina. E non è questo che è successo. L’ISIS è spuntato fuori dal nulla.”

Lo Stato Islamico detesta queste idee, e i suoi fanboy riservano tweet di derisione verso i Salafiti quietisti. Li canzonano come i “Salafiti delle mestruazioni,” per i loro giudizi oscuri su quanto le donne siano o non siano pure, e altri aspetti poco prioritari della vita. “Ciò di cui abbiamo bisogno adesso è la fatwa [all’incirca traducibile con “parere degli esperti”, ndT] riguardo se sia haram [proibito] andare in bicicletta su Giove”, ha twittato uno beffardamente. “È su questo che gli studiosi dovrebbero concentrarsi. È più urgente rispetto allo stato della Ummah.” Anjem Choudary, da parte sua, dice che nessun peccato merita un’opposizione più vigorosa dell’usurpazione della legge di Dio, e che l’estremismo in difesa del monoteismo non sia un hobby.

Pocius non cerca nessun tipo di appoggio ufficiale da parte degli Stati Uniti, come contrappeso allo jihadismo. In effetti, un supporto ufficiale tenderebbe a screditarlo, e in ogni caso lui è rancoroso verso l’America che lo tratta, a suo dire, come “meno che un cittadino.” (Asserisce che il governo abbia pagato delle spie per infiltrarsi nella sua moschea e abbia assillato sua madre al lavoro con domande per capire se lui fosse un potenziale terrorista.)

Purtuttavia, il suo Salafismo quietista offre un antidoto Islamico allo jihadismo in stile Baghdadi. Le persone che arrivano alla fede per la voglia di combattere non possono essere fermate dall’unirsi allo jihadismo, ma coloro la cui motivazione principale è trovare una versione dell’Islam prima di compromessi e ultraconservatrice hanno un’alternativa. Non è un Islam moderato; la maggior parte dei Musulmani lo considererebbe estremo. Ma è, comunque, una forma di Islam che coloro che cercano un’aderenza letterale al Corano non troverebbero ipocrita, né purgata in modo blasfemo da parti giudicate sconvenienti. L’ipocrisia non è un peccato che i giovani uomini fortemente ideologizzati tollerano.

Le autorità Occidentali farebbero probabilmente meglio ad astenersi dal dare peso al dibattito teologico Islamico. Barack Obama stesso è andato alla deriva in acque takfiri quando ha affermato che lo Stato Islamico è “non Islamico” – il che è ironico dal momento che lui, essendo un non-Musulmano figlio di un Musulmano, può essere classificato come apostata, e ora sta dichiarando apostati altri Musulmani. I non-Musulmani che praticano takfir provocano risate tra gli jihadisti (“Come un maiale ricoperto di feci che dà consigli di igiene agli altri”, ha twittato uno di loro). [Obama è figlio di un uomo di origini musulmane, ma che si professa ateo ndT]

Sospetto che la maggior parte dei Musulmani abbiano apprezzato l’opinione di Obama: il Presidente stava solidarizzando con loro sia contro Baghdadi che contro i non-Musulmani ultra-razzisti che li vedono tutti come dei potenziali terroristi. Ma la maggior parte dei Musulmani non prende neanche in considerazione di unirsi alla jihad. Coloro che ne sono propensi invece avranno la conferma dei loro sospetti: gli Stati Uniti mentono riguardo la religione per i propri scopi.

Negli angusti limiti della sua teologia, lo Stato Islamico ronza con energia, e anche creatività. Ma fuori da questi spazi, potrebbe difficilmente essere più arido e silente: una visione della vita come obbedienza, ordine, e fato ineluttabile. Musa Cerantonio e Anjem Choudary potrebbero mentalmente passare dal contemplare morti in massa e tortura eterna al discutere delle virtù del caffè vietnamita o dei pasticcini, apparentemente con interesse per tutte queste cose, e ciononostante mi sembra che abbracciare la loro visione significherebbe vedere tutto il sapore di questo mondo divenire insipido comparato con le vivide mostruosità dell’aldilà.

Potrei godere della loro compagnia, come un colpevole esercizio intellettuale, fino ad un certo punto. Nel recensire il Mein Kampf nel Marzo 1940, George Orwell ha confessato che non era “mai stato in grado di disprezzare Hitler”; c’era qualcosa in quell’uomo, che dava l’aria di un perdente che ispira simpatia, un underdog, anche quando i suoi scopi sono vili e ripugnanti. “Se stesse uccidendo un topo saprebbe come farlo sembrare un drago.” I sostenitori dello Stato Islamico hanno una attrattiva molto simile. Credono di essere personalmente coinvolti in una battaglia che va ben oltre le proprie vite, e che essere semplicemente trascinati in un dramma, dal lato della giustizia, è un privilegio ed un piacere – specialmente quando è anche un fardello.

Il fascismo, continuava Orwell, è

psicologicamente molto lontano da qualsiasi concezione edonistica della vita … Laddove il socialismo, e anche il capitalismo in un modo più forzato, hanno detto alle persone “Io vi offro una bella vita,” Hitler ha detto loro, “Io vi offro lotta, pericolo, e morte”, e come risultato un’intera nazione si prostrò ai suoi piedi … Non dobbiamo sottovalutare la sua forte presa emotiva.

Né, nel caso dello Stato Islamico, la sua presa religiosa o intellettuale. Che lo Stato Islamico abbia l’imminente soddisfacimento di una profezia come dogma ci dice come minimo qualcosa del temperamento dei nostri avversari. L’ISIS è pronto a plaudire al proprio quasi-annichilimento, e a rimanere sicuro, anche quando circondato, che riceverà il soccorso divino se rimane fedele al modello del Profeta. Mezzi ideologici possono convincere alcuni potenziali convertiti che il messaggio del gruppo è falso, e mezzi militari possono limitare i suoi orrori. Per quanto riguarda mezzi persuasivi e diplomatici, abbiamo visto come l’organizzazione ne è pressoché insensibile, ed è difficile che misure di questo tipo possano funzionare… e la guerra potrebbe essere una misura troppo lunga, anche qualora non durasse fino alla fine dei tempi.

Postilla:  Quest’altro articolo di Graeme Wood distingue tra i tre principali “tipi” di persone che si aggregano all’ISIS: gli psicopatici (soprattutto tra i foreign fighters occidentali), non tanto interessati alle questioni sottilmente religiose quanto a dare sfogo a violenza e mitomania; i veri credenti, che sentono l’obbligazione ad emigrare verso il califfato ecc ecc (tutto quello che si dice nell’articolo e che forma la base ideologica dell’ISIS, del califfo e gli obiettivi), e i sunniti pragmatici, che Graeme considera essere la fetta numericamente maggiore anche quella con meno risonanza nei media. Questi approfittano dell’ISIS per regolare i conti con Baghdad che ha disconosciuto a lungo i sunniti; e l’ISIS ottiene dalla loro cooperazione la possibilità di espandersi facilmente e rapidamente nel territorio iracheno.

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