Veronesi e Zichichi: Dio c’è, Dio non c’è…

Nov 18, 2014 by

Veronesi e Zichichi: Dio c’è, Dio non c’è…

Veronesi dice che Dio non esiste, perché esiste il cancro ed è esistito Auschwitz, e tanto orrore non può coesistere con l’idea di un essere misericordioso e onnipotente.

Zichichi dice che Dio esiste, perché l’Universo è un sistema dove è impossibile la mancanza di una logica e di un senso di fondo che solo il divino può dare, in quanto creatore perfetto e onnipotente.

Entrambi si sono resi ridicoli oltre ogni ragionevole dubbio.

veronesizichichi

Qualsiasi studente che ha superato gli Esami di Stato e che masticava un po’ di Filosofia al liceo comprende d’istinto la fragilità delle loro affermazioni, ma per amore della cronaca mi vedo costretto a riportare qualche friendly reminder.

Veronesi se la gioca in casa con il dilemma della Teodicea, concetto risalente persino alla filosofia cristiana del 400 (non 1400!) che pressappoco significa: “Se Dio esiste, come spieghi il Male nel mondo?”. Oltre a denotare una grande mancanza di fantasia, ciò evidenzia una povertà argomentativa molto deludente, da parte di un uomo come Veronesi.

La Teodicea è un problema solo nel momento in cui si assume che Dio sia quello cristiano e/o ebraico, il che ovviamente esclude le innumerevoli differenti altre concezioni di Dio. Ma tralasciando questo “dettaglio”, la Teodicea in se stessa non si può generalizzare, poiché il “Male” come concetto è estremamente astratto e complesso: Sant’Agostino stesso aveva riscontrato il problema, e analizzando il Male l’ha suddiviso tra “male ontologico” e “male immanente”. Il “male ontologico” implica l’esistenza di una sorta di Dio del Male (opposta al Dio misericordioso), cosa impossibile secondo Agostino; il “male immanente”, cioè quello che esiste ed è tangibile, per Agostino è soltanto “assenza del bene” divino nella realtà materiale.

Ma probabilmente Veronesi ha ben presente la distinzione dei vari concetti di male, oltre alle critiche alla Teodicea agostiniane e non, e infatti mira alle viscere dell’ascoltatore, basandosi sulla facile adesione emotiva che parole come “Auschwitz” e “cancro” generano nelle masse. Peccato che questa sia soltanto la modalità opposta (e un po’ banale) della Reductio ad Hitlerum: se normalmente si paragona l’avversario a Hitler per screditare le sue tesi, Veronesi al contrario sfrutta gli orrori dei lager nazisti a sostegno di un’opinabile affermazione. Il che, nemmeno a dirlo, è un colpo basso ad ogni pretesa di dialogo: qualsiasi critica a Veronesi si tramuterebbe in una critica al nazismo o al cancro (che di per sé non può essere nemmeno “agente” in un dialogo!).

mignolo

(Il Male secondo me.)

Zichichi, dal canto suo, vive ancora nel mondo di fate e gnomi dove la Scienza e la Fede sono inconciliabili e lontane migliaia di anni luce, e lui, da paladino dell’enantiodromia qual è, deve conciliare gli opposti e dare da mangiare a tutti. Se è vero che i due universi non si sono mai amati più di tanto se non in tempi assai remoti, è altrettanto vero che non sono così refrattari al dialogo e al confronto o quantomeno non su tutti i fronti, benché temi quali aborto, omosessualità, eutanasia, esorcismo, l’essenza dell’Universo o le chiappe di Kim Kardashian non trovino spesso punti di contatto nelle due parti.

Il fisico siciliano, comunque, non rinuncia al piacere di schiaffeggiare il collega oncologo, e risponde con l’altrettanto classico argomento dell’orologiaio: Dio è come un orologiaio che, nel costruire il suo macchinario perfetto, ha calibrato ogni ingranaggio, ogni molla e ogni bullone per rendere il tutto armonicamente in equilibrio (ovviamente Dio è sempre il Dio cristiano, e qui a maggior ragione visto che Zichichi è Cattolico – in barba alla varietà antropologica dei concetti religiosi). Inutile dirlo, anche quest’argomentazione ha suscitato parecchie opposizioni e di certo è tutt’altro che solida: una per tutte la teoria dell’evoluzione darwiniana, che considera la “perfezione armonica” del Creato come una pretesa biblica, più che un’evidenza scientifica (e l’evoluzionismo, checché ne pensi Zichichi stesso, non è “soltanto una teoria”: è supportata da camionate di dati empirici).

Ma va bene, per carità, tutti hanno il diritto di pensare a questo come “il migliore dei mondi possibili”; il punto è che una tale affermazione va tenuta separata dal mondo scientifico, se non ci sono fatti a dimostrarlo o quantomeno a farne ipotizzare una dimostrazione.

L’intento di Zichichi di conciliare scienza e religione è sempre stato lodevole, ma unilaterale: più che unire i due “massimi sistemi”, ha ricalcato il solco già esistente confinando ognuno nel proprio ambito di competenza e negando ogni intrusione vicendevole. Detto questo, però, si è sbilanciato preferenzialmente a favore della Fede e donando ad essa una qualche sorta di valore aggiunto, come appunto dimostra la tesi dell’orologiaio.

orologio

(per me, l’argomento dell’orologiaio è un po’ debole…)

Il problema, in fondo, non è essere credenti o atei, né avere un’opinione sull’esistenza di Dio o meno, ma di saper argomentare senza scadere in chiacchiere da bar. Sia Veronesi che Zichichi sono scienziati di enorme fama e peso nazionali e internazionali, ma la loro recente polemica mi fa pensare che siano ampiamente digiuni di filosofia.

Non voglio dire che entrambi, dall’alto della loro importanza, si sentano in dovere di sentenziare su Dio in virtù della loro preparazione scientifica, arrogandosi il diritto di filosofare così come un complottista delle scie chimiche spara supercazzole sull’ingegneria aeronautica. Né voglio affermare che il lavoro costante nell’esercizio del pensiero logico e del dubbio sistematico (tanto comuni a chi fa ricerca scientifica) dovrebbe quantomeno esimerli da argomentazioni così superficiali. E, soprattutto, non voglio pensare che cerchino notorietà (Veronesi per pubblicizzare il suo nuovo libro, Zichichi per  rimediare al suo recente fallimentare passato di consigliere regionale in Sicilia).

O meglio: non avrei voluto. Ma mi ci hanno costretto.

Commenti

commenti

2 Comments

  1. frastefano

    Credo sia significativo che due scienziati di alta levatura arrivino a conclusioni opposte quando parlano di Dio: segno che la scienza non può dire una parola ultima ed autorevole su ogni cosa. E’ una forma di conoscenza del mondo, come lo è la poesia o l’arte. Dice qualcosa di vero e di sensato, ma su certe cose deve cedere il passo ad altre forme di conoscenza e di esperienza.
    Da giovane ho lavorato qualche anno come ricercatore in un istituto di ricerche scientifico e mi pare di conoscere un po’ da vicino quel mondo…
    Quando poi si affronta il problema di Dio tante domande sorgono, ma spesso sono condizionate dalla idea di Dio che già ci si è fatti dentro. Se lo si immagina come un padrone che fa ciò che vuole e detta legge, i dubbi sono tanti e legittimi. Io stesso penso che se non avessi avuto una diversa idea di Dio, che trovo soprattutto nei Vangeli, non mi sarei mai avvicinato alla fede. Ma ciò che soprattutto mi piace del cristianesimo – anche se noi cristiani tante volte non agiamo di conseguenza – è il fatto che il Dio di Gesù Cristo non abbia nulla di arrogante o di impositivo, ma ogni persona per come è fosse guardata con rispetto e in positivo…
    Grazie comunque per le vostre riflessioni…

    fra Stefano
    frate francescano

  2. Fra
    Fra

    @frastefano:

    La mia critica, più che sottolineare la posizione della Scienza nei confronti della Fede (e dici bene quando affermi che non c’è accordo), verte sull’apparente incapacità di Veronesi e Zichichi di formulare una riflessione teologico/filosofica che presenti un minimo contenuto innovativo. Non è strano che uno scienziato, specie nelle “hard sciences”, si interessi di religione solo marginalmente; è invece deludente che, proprio dalla sua posizione di scienziato specie se affermato e internazionalmente riconosciuto, si arroghi il diritto di proporre superficiali argomentazioni a sostegno di una tesi che si spaccia per definitiva (Veronesi per il cocente ateismo, Zichichi per il ferreo credere). Per questo mi auguro che non fosse solo una campagna pubblicitaria, benché sia abbastanza convinto che sia così.
    Per quanto riguarda la fede in Dio, che tu affermi emergere da un’immagine già presente interiormente e venga declinata successivamente in più o meno spiegazioni volte proprio a scandire quest’immagine, mi trovi abbastanza d’accordo. Dico “abbastanza” perché anche io ritengo esista una certa componente psicologica (e forse neuropsicologica) nell’idea di Dio, sia individuale che per “l’umanità” in generale, ma non mi trovo d’accordo nel passaggio successivo sulla concezione di Gesù Cristo. Probabilmente ciò è dovuto al mio agnosticismo, così come alla mia simpatia verso le più diverse concezioni del divino (quindi cristiana, ma anche ebraica, islamica, buddhista, scintoista, animista, panteista…), ma per qualche motivo ho trovato comunque toccante la tua riflessione.

    E anche per questo ti ringrazio molto per il commento! 🙂

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