Domande/Risposte sui Tipi Psicologici – MBTI

Giu 17, 2014 by

Domande/Risposte sui Tipi Psicologici – MBTI

Questo articolo nasce dalla necessità di fornire, a tutti i lettori, delle risposte esaurienti sui temi più generali della teoria dei Tipi Psicologici – MBTI, così come elementi specifici.

Ci scrivete sempre in tantissimi per chiederci delucidazioni, dettagli sui Tipi o quant’altro. Non pretendo, naturalmente, di dare qui tutte le risposte, ma argomenterò solo le domande più frequenti che ci fate, oltre a quelle più interessanti e curiose che ci avete spedito via mail o nella pagina Facebook.

Ringrazio in particolare Stefano, che con il suo papiro di domande ha dato l’input per la creazione di questo pezzo.

Buona lettura! 😀

1) Cosa significa MBTI?

È un acronimo, sta per “Myres-Briggs Type Indicator” (Indicatore del Tipo di Myers-Briggs), dal nome delle due studiose – Myres e Briggs appunto – che ne hanno fornito il primo impianto teorico. Spesso, ci si riferisce ad essa semplicemente come “Teoria dei Tipi Psicologici” o solo “Tipi Psicologici”.

L’MBTI è fortemente basato sugli studi di Carl Gustav Jung, famoso psicoanalista e allievo di Freud, fondatore di una sua scuola di psicoanalisi (detta Psicologia Analitica o Complessa). Egli scrisse, nel 1921, il saggio “Tipi Psicologici”, dove descrisse le otto funzioni partendo dalle quattro funzioni principali e legandole ai concetti di Estroverso-Introverso, e spiegò come studiarle e applicarle nella terapia. Myres e Briggs, riprendendo gli studi junghiani, hanno riorganizzato le otto funzioni per descrivere i 16 Tipi Psicologici.

16 Tipi

2) Le varie funzioni cosa indagano? Cosa distingue tra Introverso ed Estroverso?

Le quattro funzioni (Sensazione, Intuizione, Pensiero e Sentimento) sono astrazioni della psiche umana, e sono alla base di ogni Tipo. Lungi dall’essere esaustive, esse racchiudono gli elementi generali di come funziona la nostra psiche, per sistematizzarla e darle una forma che possa aiutarci nella descrizione di molti aspetti della nostra personalità.

Più che “indagare”, le funzioni descrivono come la mente “funziona”, come agisce e come si rapporta a se stessa e al mondo. Ogni funzione è distinta in Estroversa ed Introversa, cioè indica la “direzione” verso cui si riferisce (Jung parlava di “direzione dell’energia psichica”): una funzione Estroversa è legata al mondo esterno/esteriore – le cose, il mondo, le persone, gli oggetti, etc. – mentre una Introversa è legata al mondo interno/interiore – i pensieri, le emozioni, le teorie astratte, la logica pura, etc. Combinando le singole funzioni con le direzioni Estroverso-Introverso, da 4 esse diventano 8: distinguiamo così tra Pensiero Estroverso e Introverso, tra Sensazione Estroversa e Introversa, e via dicendo. Si dice che un Tipo è “Introverso” o “Estroverso” quando la funzione dominante (la funzione preponderante nella psiche del Tipo) è introversa o estroversa.

Le funzioni sono dicotomiche, nel senso che ad una funzione corrisponde sempre una funzione opposta: Sentimento-Pensiero (F-T) è la dicotomia delle funzioni Razionali, mentre Intuizione-Sensazione (N-S) di quelle Percettive. Questa distinzione si ramifica nel momento in cui subentrano le direzioni Estroverso-Introverso: il Pensiero Introverso è opposto al Sentimento Estroverso, la Sensazione Estroversa è opposta all’Intuizione Introversa, e via dicendo.

Funzioni

Le due funzioni Razionali riguardano principalmente i modi di agire/giudicare/ordinare il mondo esterno/interno – con la logica e il pensiero razionale, o con i criteri morali e gli elementi del sentimento. Le funzioni Percettive riguardano i modi di osservare e assimilare gli elementi del mondo esterno/interno – percependo le cose così come sono e per come appaiono (Sensazione) oppure ricercando “ciò che sta dietro, oltre il mondo sensibile”, i collegamenti e le unioni tra elementi diversi (Intuizione).

3) Come faccio a leggere le funzioni del mio Tipo? E la sigla? Mi confondo moltissimo con le quattro lettere…

Funzioni ISTP

Funzioni del Tipo ISTP

Innanzitutto, ogni Tipo è composto dalle quattro funzioni junghiane.

Ognuna di queste ha una specifica “direzione”, che la rende estroversa o introversa. Esse sono ordinate gerarchicamente, a seconda della loro presenza all’interno del Tipo stesso e del ruolo che svolgono.

  • Ogni Tipo ha, in cima, una funzione Dominante (esempio: Pensiero Introverso), che è la funzione “preponderante” della psiche, quella che occupa la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri atteggiamenti.
  • In fondo alla gerarchia risiede la funzione Repressa, opposta alla Dominante (nell’esempio, Sentimento Estroverso) e la meno sviluppata di tutte.
  • Nella posizione Secondaria e Terziaria abbiamo le restanti due funzioni, sempre opposte l’una all’altra (nell’esempio: Sensazione Estroversa – Intuizione Introversa). La Secondaria è la funzione a cui la Dominante “si appoggia”, e collabora con essa. La Terziaria, a sua volta, fornisce ulteriore integrazione, oltre a fornire un legame con la Repressa.

È da notarsi come le due funzioni in cima siano sempre una estroversa e una introversa, o viceversa. Stessa cosa vale per le due funzioni in fondo. Questo, secondo la teoria, è una dimostrazione del bilanciamento della psiche, che non è unilaterale e non si interessa unicamente “del mondo astratto o di quello concreto”, pur avendo sempre una preferenza (vedi domanda 2). Il Tipo descritto nell’esempio è il Tipo ISTP.

Il sistema di lettura delle sigle dei Tipi è un po’ macchinoso, ma con un po’ di allenamento diventa piuttosto agevole. Cercherò di spiegare il procedimento nella maniera più chiara possibile.

Ad ogni Tipo corrisponde una sigla di quattro lettere, e ognuna indica una specifica parte del Tipo stesso. Prendiamo ancora come esempio il Tipo ISTP.

  • La prima lettera indica la direzione (estroversa o introversa) della funzione Dominante, dicendoci al contempo se il Tipo è Estroverso o Introverso. In questo caso, “I” ci indica che parliamo di una funzione introversa, quindi di un Tipo Introverso.
  • Le due lettere centrali indicano le due funzioni in cima alla gerarchia, ovvero la Dominante e la Secondaria. Queste due, però, vanno considerate in funzione della quarta lettera, che indica quale funzione, tra la Dominante e la Secondaria, è la funzione estroversa. Essendo l’ISTP un Tipo Introverso, la Dominante sarà sicuramente introversa; di conseguenza, la Secondaria sarà estroversa (e infatti è la Sensazione Estroversa).
  • L’ultima lettera può essere perciò una P o una J: ovvero, Percettiva o Giudicante, distinzione che indica quale funzione stiamo indicando come estroversa: sono Percettive le funzioni Sensazione e Intuizione, mentre Giudicanti le funzioni Pensiero e Sentimento.

Riassumendo: il Tipo ISTP è un Tipo Introverso (ISTP) giacché la sua funzione Dominante è una funzione introversa. Quest’ultima è il Pensiero (ISTP), mentre la funzione Secondaria è la Sensazione (ISTP). La funzione estroversa tra le due in cima alla gerarchia è quella Percettiva, in questo caso la Sensazione (ISTP).

Nel momento in cui conosciamo le due funzioni in cima alla gerarchia, ricavare le altre due è molto semplice, basta considerare l’opposizione delle funzioni: la Repressa sarà, perciò, il Sentimento Estroverso, opposto al Pensiero Introverso, mentre la terziaria l’Intuizione Introversa, opposta alla Sensazione Estroversa.

Funzioni ENFJ

Funzioni del Tipo ENFJ

Propongo un altro esempio con un Tipo Estroverso, l’ENFJ.

Dalla prima lettera, sappiamo che è un Tipo con una funzione estroversa come Dominante, quindi un Tipo Estroverso (ENFJ). Dalla quarta sappiamo che la funzione estroversa tra le due dominanti è quella Giudicante (ENFJ).

In tutti i Tipi estroversi, la prima e l’ultima lettera descrivono la stessa funzione: infatti, la prima indica che la lettera dominante è estroversa, e l’ultima ci dice quale funzione tra la Dominante e la Secondaria è quella estroversa. Quindi l’ENFJ avrà il Sentimento Estroverso (ENFJ) come Dominante, essendo la Funzione Giudicante; di conseguenza, l’Intuizione Introversa sarà la funzione Secondaria (ENFJ).

Lo stesso procedimento di lettura può essere utilizzato per tutti i restanti Tipi. L’unico modo per acquisire scioltezza è fare esercizio. Abituarsi al sistema di lettura non propriamente intuitivo, ma è enormemente comodo una volta compreso e applicato.

4) C’è una funzione migliore delle altre? E perché la Funzione Ni è definita come “la più strana delle 8 funzioni”?

Ogni funzione descrive specifici aspetti della psiche, ma nessuna è superiore all’altra. Così come i 4 elementi della natura non sono uno superiore all’altro ma tutti armonicamente in accordo per l’equilibrio ecologico, o le 4 forze fondamentali della fisica non sono una più importante dell’altra ma tutte con le proprie particolarità e la propria forza, così le 4 funzioni psichiche sono ognuna con le proprie specificità, e tutte e quattro tentano di armonizzarsi ed equilibrare la vita psichica. Quindi no, nessuna funzione è migliore di un’altra (dopotutto, ognuna ha la sua funzione opposta che la equilibra).

L’Intuizione Introversa (Ni) ricerca i collegamenti e le unioni di elementi (“va oltre”) nel mondo interiore, nella psiche. Per questo motivo, è fortemente legata all’inconscio: esso è, infatti, “ciò che sta dietro, oltre il mondo diretto” dell’esperienza astratta e psichica. Non è che la funzione Ni “si occupa dell’inconscio”, ma è fortemente legata ad esso. Ni lavora per l’unione di contenuti astratti in generale, qualsiasi sia il campo – Introverso implica anche un interesse per gli aspetti più teoretici e meno pragmatici dell’esistenza.

A dire il vero, Ni non è “la regina delle funzioni”, né la migliore o la più particolare o cos’altro. È vero che le persone con la funzione Ni Dominante sono rari statisticamente, ma ciò – per stesso parere di Jung – non esalta la Ni rispetto alle altre. Semplicemente, per questa sua natura particolare, ha un metodo di comprensione differente, poiché molto legata al mondo dell’inconscio. Nulla di assurdo o improponibile, comunque. Gli Ni dominanti (INFJ e INTJ), di conseguenza, non sono né i migliori né i peggiori. Hanno, come tutti i Tipi, pregi e difetti.

5) Ci sono Tipi Psicologici migliori di altri, più intelligenti, più bravi…?

Assolutamente NO

Nessun Tipo Psicologico è migliore di un altro, nemmeno se è più raro statisticamente. Talvolta si pensa che rarità sia uguale ad importanza o a qualità, ma questo è falso per i Tipi Psicologici. Ogni Tipo ha le sue peculiarità e la sua importanza, ha i suoi pregi e i suoi difetti, e nessuno è migliore di un altro per questo motivo.

Su Internet, in particolare, proliferano persone, forum, pagine, gruppi di discussione e altro, che esaltano uno o più Tipi rispetto agli altri, in particolare per i Tipi INTJ-INTP-INFJ per via del loro approccio intuitivo e/o razionale e per la loro rarità statistica. Nonostante questo atteggiamento sia fortemente comune (specie nel web statunitense), esso non si ritrova né negli scritti originali di Jung, né nell’apparato teorico di Myers-Briggs, né nell’evoluzione successiva della Teoria MBTI. Nella nostra esperienza personale (mia e di Alex), abbiamo trovato molti soggetti che si autoesaltavano poiché appartenenti a un Tipo particolare, o si deprimevano perché rappresentati da Tipi meno in voga.

L’atteggiamento che glorifica un Tipo rispetto ad un altro, personalmente, mi ripugna: la bellezza dei Tipi Psicologici sta proprio nel osservare la complessità delle persone, i diversi punti di vista e i diversi modi di comprendere e interagire col mondo, per capire meglio se stessi e gli altri, essere più comprensivi e farsi comprendere di più. Che ci si trovi in un Tipo raro o poco raro, non fa differenza: i Tipi non sono le persone, e non rendono le persone migliori o peggiori di altre. Ci sono degli emeriti cretini tra gli INTP così come negli ESTP, così come negli stessi troviamo dei geni assoluti.

Ognuno di noi è unico e irripetibile. I Tipi Psicologici sono un’astrazione di certe caratteristiche umane che fanno da tramite tra l’individualità estrema degli esseri umani e un’indagine scientifica che possa definirsi tale. Utilizzare la Teoria dei Tipi Psicologici come se fosse la “Bibbia della personalità” e per indicare intime gerarchie di persone dove alcune sono migliori di altre non solo sminuisce il valore della Teoria stessa, ma è profondamente sbagliato – sia umanamente che scientificamente.

6) Perché donne e uomini non sono ugualmente presenti in uno stesso Tipo? Ad esempio, nel Tipo ESTP son più uomini, mentre nel Tipo INFJ più donne…

Una spiegazione semplicistica sosterrebbe che le funzioni F ed N (sentimento e intuizione) siano tipicamente femminili, mentre S e T (sensazione e pensiero) maschili, in virtù delle distinzioni dei due emisferi cerebrali – distinzione che, comunque, non trova conferma univoca nello stesso ambiente scientifico. Jung, comunque, uscì da questa falsariga eliminando le distinzioni sessuali e trattando le funzioni in maniera pura, pur riconoscendo certi picchi statistici in uomini o donne. È innegabile infatti che ci siano più F tra le donne e più T tra gli uomini, seppur questa distinzione non intacchi la natura della teoria in sé, né del valore delle funzioni.

7) Si nasce o si diventa di un certo Tipo? Il Tipo si può modificare durante la propria vita?

Molto probabilmente, si nasce E si diventa di un certo Tipo. Molti studi, nella ricerca psicologica, confermano come la gran parte degli aspetti della personalità abbiano una derivanza sia genetica-innatista sia ambientale-sociale; entrambe, di conseguenza, influiscono sulla formazione del Tipo, essendo il Tipo in sintesi un’astrazione delle caratteristiche della personalità.

Per quanto riguarda il mutamento, la Teoria dice è che, sino ai 6-7 anni, non si è mai sicuri al 100% di quale Tipo sia una persona, ma dopo questa soglia diventa via via sempre più chiaro, pur non stabilizzandosi mai del tutto. Una persona, dunque, si “cristallizza” su un Tipo man mano che cresce (così come cristallizzano le forme mentali, dopotutto), ma ciò non esclude delle deviazioni verso altri Tipi in certi periodi della propria vita, o in certe condizioni. Di norma, però, il Tipo rimane pressoché costante.

Il cambiamento radicale da un Tipo all’altro è possibile, e può avvenire per tantissimi motivi, personali e sociali. È un fatto molto raro, comunque, e Jung sosteneva (nel suo saggio “Tipi Psicologici”) che in particolare il “rovesciamento” della funzione dominante con quella repressa – dove quest’ultima diviene la dominante – non sia impossibile ma sia decisamente doloroso e mortificante per la persona, che praticamente rovescia se stessa, sia nella percezione di sé che del mondo.

8) Si può conoscere il Tipo di qualcun altro senza ricorrere a test?

Personalmente, mi guardo bene dal teorizzare il Tipo di qualcuno ad occhio: è piuttosto difficile azzeccarci se non conosci da anni una persona, e anche in quel caso è facile sbagliarsi. I test che intercettano il Tipo sono tarati per cercare di avvicinarsi il più possibile al Tipo Psicologico, pur non potendo mai avere la certezza assoluta. Proprio per questo motivo, il nostro test ed altri forniscono tre possibilità.

Ogni persona dovrebbe, con un’altissima dose di autocoscienza e autocritica, collocarsi autonomamente in un Tipo o in un altro, senza ricercare il “Tipo più bello e/o più figo”, né credere che ciò possa effettivamente cambiare qualcosa della propria personalità o esaltarlo socialmente nei confronti degli altri. I Tipi Psicologici sono pensati sia per capirsi meglio tra di noi, sia per capire meglio noi stessi: il primo uso della Teoria, a mio avviso, dovrebbe essere questo.

9) Sono indeciso tra due Tipi: come faccio a capire qual è il mio?

Il Tipo Psicologico è un’astrazione di come funzionano i nostri processi psichici, e per questo non totalmente esaustivo. È perfettamente naturale trovarsi indecisi tra due o più Tipi, giacché questi non descrivono al 100% come siamo fatti. È altrettanto naturale, pur collocandosi in un Tipo con sicurezza, di non riconoscersi in esso al 100%.

Se si è indecisi tra due o più Tipi, io consiglio sempre di concentrarsi sugli aspetti negativi che il Tipo descrive: tutti siamo bravi a riconoscerci nelle descrizioni positive, specie se ben argomentate e se in esse riponiamo la nostra fiducia, ma pochi sono in grado di accettare pienamente i propri difetti. Oltre a questo approccio fortemente autocritico, consiglio di chiedere ad amici o parenti (in generale, persone che ci conoscono bene) quale, secondo loro, è il più rappresentativo.

10) Come faccio ad utilizzare le informazioni contenute nella descrizione di un Tipo per aiutarmi con la crescita personale?

Se si è sicuri di quale sia il proprio Tipo, bisognerebbe utilizzare la descrizione tramite la comparazione con gli aspetti della propria personalità, cercando di essere il più sinceri possibili: è un lavoro che si fa per se stessi, per migliorarsi e per capirsi meglio.

Consiglio, in particolare, di concentrarsi sui propri comportamenti, su ciò che ci fa piacere e cosa non ci fa piacere, cosa preferiamo o non preferiamo fare, come ci atteggiamo agli altri e perché, e paragonarli di volta in volta al Tipo per capirne la posizione e l’importanza. Tuttavia, bisogna stare altrettanti attenti a non ossessionarsi: non tutto ciò che siamo o facciamo è legabile al proprio Tipo. Quest’ultimo, però, può aiutare a scoprire nuovi aspetti di sé, o gestirli meglio.

In particolare, ciò che la Teoria dei Tipi insegna è saper individuare gli aspetti “deboli” di noi, migliorarli e integrarli con ciò in cui siamo soliti fare: ad esempio, se so/scopro di essere una persona che sta tra le nuvole, ciò può aiutarmi a stare coi piedi più per terra o a non fantasticare troppo quando non è necessario; oppure, sapere che siamo particolarmente critici e parliamo senza ascoltare, può aiutarci a imparare l’arte dell’ascolto e della pazienza, e via dicendo. L’autocoscienza e l’umiltà, per questo, sono fondamentali.

11) Esistono delle “relazioni ideali” tra i Tipi? Mi chiedevo se ci fosse, in particolare, uno schema o un metodo per descrivere i vari Tipi in un legame di rapporti fondamentali, che ne descriva i rapporti.

Un tale schema esiste. È questo:

Ogni intersezione descrive il “rapporto ideale” che c’è tra un Tipo e l’altro. Tuttavia, a mio avviso, risulta uno schema piuttosto parziale, e a conti fatti pressoché inutile: ogni persona è unica e, per quanto un Tipo possa rispecchiarla, non sarà mai ad esso fedele. Così, se tra Tipi uguali ci si capisce molto facilmente, ci si può al contempo odiare. Similmente, tra Tipi molto diversi può nascere un rapporto di profonda intesa, così come di conflitto continuo.

LEGENDA:
Id – Identità: Stesso Tipo; l’uno è l’immagine specchio dell’altro.
C.ion – Compagno: Hanno modi simili di esprimersi: ottima compagnia reciproca.
En – Enigma: Un puzzle: i due sono totalmente estranei in quasi ogni aspetto.
Pal – Amico: Lavorano molto bene insieme: conflitto minimo e naturale
Sup – Supplemento: Come “Pal”, ma le funzioni sono più rimosse: ognuno può aumentare la forza dell’altro.
An – Anima: Le funzioni sono invertite, quelle che uno usa in modo conscio l’altro le usa in modo inconscio e viceversa.
Tr – Tribù: condividono il senso della cultura, ma con differenti interessi e abilità.
No – Novità: Intrigantemente diversi.
C.ent – Complemento: Forze compatibili con enfasi opposta.
Sui – Coinquilino: Una persona con cui potresti condividere l’ufficio. Preferite un ambiente simile, ma non avete molto in comune in quanto a obiettivi o visione del mondo.
Ad – Consigliere: Ognuno ha un’area di introspezione che all’altro manca
Nei – Vicino: Arrivate alle stesse conclusioni con processi diversi.
Con – Contrasto: Ogni funzione è usata in modo diverso.
Coh – Complice: Reciprocamente coinvolti in esperienze e avventure.
Ped – Pedagoghi: Ognuno è mentore e studente dell’altro: si sente un rapporto genitore-bambino.
Cou – Controparte: si usano funzioni simili in regni totalmente differenti.

12) Che cosa concretamente l'MBTI NON può dire di una persona? In che misura, ad esempio, le qualità morali e quelle intellettuali sono legate al Tipo Psicologico? E opinioni personali su vendetta/perdono, sul capire e accettare gli altri o sul diffidare di ciò che non si conosce o è estraneo ecc., in che misura sono legate al Tipo? E se tutte queste cose hanno pesanti influenze sulla psicologia di una persona, allora il modello MBTI finisce per dare una visione troppo scarna e a tratti addirittura distorta della personalità di qualcuno?

È una domanda molto complessa, e fortemente al limite con quello che i Tipi Psicologici riescono concretamente a fare per una persona. Cercherò, per quanto posso, di rispondere con compiutezza.

L’MBTI, come fai notare, non può intercettare le singole qualità morali e intellettuali di ognuno: seppur sia probabile che un Tipo di Pensiero (INTP ad esempio) sia molto legato alla forza della logica, del pensiero razionale e dell’analisi compiuta dei fatti, non è detto che non abbia valori morali molto forti (per l’INTP legati alla funzione repressa, il Sentimento); quello che il Tipo Psicologico e le funzioni descrivono è il modo in cui la singola persona si relaziona ad esse. I valori morali e intellettuali, di per loro, sono esterne alle funzioni. Un Tipo di Pensiero, quindi, sarà naturalmente predisposto a trattare di questioni intellettuali, mentre avrà difficoltà con quelle morali: non significa, però, che non si interessi né possa mai interessarsi. E’ una questione di predisposizione.

Per quanto concerne le opinioni personali, è chiaro che esse non possono in alcun modo legarsi al Tipo. Un’opinione è influenzata dai vissuti personali, dalla statura morale, dal livello di istruzione, e moltissime altre variabili. Il Tipo, tuttavia, può aiutarci a capire come la singola persona elabora e illustra certi argomenti: ad esempio, i Tipi INFP sono solitamente piuttosto confusionari, mentre i Tipi ESTJ molto precisi e metodici, gli ENFP saltano da un argomento all’altro con rapidità e si interessano di moltissime cose.

Entrambe le questioni citate, in ogni caso, evidenziano come il Tipo non dica e non possa dire tutto su una persona, la quale rimane unica e irripetibile. È anche il motivo per cui, all’interno degli stessi Tipi, abbiamo persone fortemente diverse tra loro. Quello che il Tipo può concretamente fare è capire il modus operandi, il metodo, le strutture di base con cui un singolo elabora le informazioni, a che cosa di solito si interessa di più, quanto ci si impegna, come lo fa, e via dicendo.

13) Come mai Jung avrebbe mentito sul proprio Tipo Psicologico?

La domanda si riferisce ad un’intervista che Jung ha rilasciato nel 1959, che si può trovare su Youtube. L’intervistatore chiede allo psicoanalista che Tipo lo rappresenti, ed egli afferma di essere “caratterizzato dal Pensiero, con molta Intuizione”, e di essere una frana con Sentimento e Sensazione. Ipoteticamente, questo fa pensare a Jung come INTP o INTJ. Tuttavia, molti commentatori e studiosi di Jung, molti suoi ex pazienti, e l’analisi condotta sui suoi testi, fanno pensare che Jung fosse INFJ: egli era fortemente legato alle immagini simboliche dell’inconscio, il modo in cui argomentava le sue tesi non era sempre chiaro e di certo non analitica “come farebbe un INTJ”, né fortemente logica “come farebbe  un INTP”, e talvolta fortemente al limite tra il superstizioso e lo scientifico (per questo tacciato di “misticismo” dai suoi oppositori). Inoltre, gli allievi e la scuola junghiana sottolineano spesso la forte carica empatica che Jung sapeva trasmettere ai pazienti, e che caratterizzava tutto il suo lavoro terapeutico (tipica degli INFJ e dei Tipi con Sentimento tra le prime funzioni). Tutto ciò, per altro, è osservabile nella stessa intervista.

Tra gli “addetti ai lavori”, le ipotesi di questa “bugia” sono le più varie. Personalmente, credo che abbia mentito per dare un’immagine di sé e del suo lavoro più fruibile al mondo scientifico, per non sminuire la portata dei suoi studi, e per non farsi ulteriormente tacciare di “misticismo” (accusa tipica rivolta agli INFJ in genere). È solo un’ipotesi, comunque.

Se c’è qualche domanda a cui non hai trovato risposta, o hai altre curiosità, scrivimi pure alla mail del blog, nella sezione “Contattaci”!

Commenti

commenti

6 Comments

  1. Patty

    Ciao,io non mi sono mai approcciata alla psicologia, ma in Azienda ci hanno fatto fare questo test e il risultato è un profilo ESFP. Ho provato a ricavare le funzioni del mio tipo, chiedevo se corretto:
    (S)e dominante
    (T)i secondaria
    (F)e terziaria
    (N)i repressa.

    C’è qualche testo in italiano da consigliare per approfondire queste tematiche? Mi piacerebbe vederle in un’ottica di relazioni di gruppo.Le vostre spiegazioni cmq sono molto chiare e ringrazio per i vari articoli ben dettagliati.

  2. Fra
    Fra

    Ciao Patty 🙂

    L’ordine è corretto per la funzione dominante e repressa, ma sbagliato per le due centrali: invece di Ti ed Fe, l’ESFP è caratterizzato da Fi e Te.
    Testi sull’MBTI in italiano ve ne sono parecchi (tutti reperibili con relativa facilità tramite siti come Amazon e IBS), ma non so quanto siano approfonditi nell’ottica delle relazioni di gruppo, poiché spesso si incentrano sulle descrizioni singole. Puoi provare con questo libro improntato sull’uso dell’MBTI in azienda, visto che è anche nel tuo ramo: http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=16799

    Grazie mille per i complimenti!

  3. Stella

    Gentile staff, avrei una domanda da porvi 🙂 …sapreste per caso indirizzarmi a dei dati statistici sulla distribuzione di ciascun tipo psicologico nelle varie aree del mondo (ma anche soltanto dell’Europa)? …qualcosa insomma che permetta di capire – con tutti i limiti che questo tipo di inchieste comportano ovviamente – se un dato tipo è più presente in un posto e più raro in un altro. Ho già trovato qualcosa ma, sarò tonta io, mi son sembrati dati piuttosto confusionari o che prendono in esame solo un target specifico (per esempio, i dipendenti di un’azienda…). Mi interessa approfondire questo aspetto, ve ne sarei molto grata.
    A parte ciò comunque, un grazie di cuore a chi ha curato con tanta perizia e interesse queste ottime pagine. E’ soprattutto grazie a voi che ho trovato nell’MBTI un validissimo strumento per migliorarmi e migliorare la mia comprensione degli altri, soprattutto di mi sta più vicino.
    Saluti a tutti.

  4. Riccardo

    io mi definisco assolutamente un tipo intuizione, non percepisco le cose così come sono, bensì ricerco ciò che sta dietro, i collegamenti e le unioni tra elementi diversi però non mi interessa provare nuove sensazioni, nuove esperienze e nuovi beni materiali, invece ho letto che i tipi intuizione sono aperti alle novità. Quindi sono Ni o Ne?

  5. labiucci

    Come è possibile che ogni volta che faccio il test risulto appartenere ad un tipo diverso?

  6. sono una Entj, mi ritrovo decisamente in questa personalità, me la sono studiata bene e non ho dubbi di esserlo. Ma questa mia parte forte,decisa, dispotica e da leader la tiro fuori specialmente quando sono in confidenza, con amici stretti, con compagni di classe. Se conosco nuova gente posso approcciare in modo molto energico, coinvolgente ma mi è capitato spesso di sentirmi intimidita e spesso mi riesce difficile prendere decisioni, impormi se non sono pienamente in confidenza. Non capisco, perchè da come è descritta la mia personalità dovrei essere capace di impormi in qualsiasi situazione, ma non è cosi.

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