Lotta Comunista: cronaca d’un comizio inconcludente

Apr 19, 2014 by

Lotta Comunista: cronaca d’un comizio inconcludente

Gli studenti universitari come me, almeno una volta nella vita, vanno incontro ad un rito di passsaggio inevitabile, una sorta di “patente” della matricola: lo scontro diretto con gli spargitori di volantini.

In particolare, i marxisti-leninisti sono ovunque molto insistenti: ti corrono dietro, ti chiedono il numero, ti sfottono se scappi o inventi scuse, così da suscitare il senso di colpa. Eppure mi ha sempre incuriosito tanta passione e tanto fervore. Ci sarà un leitmotiv, mi dicevo. Quindi, accompagnato da un amico, decido di andare ad un incontro di Lotta Comunista sull’imminente 1° Maggio.

Arriviamo all’ingresso del locale. La gran parte dei partecipanti è in giacca (o camicia) e cravatta, con un certo tono ed eleganza. Una riunione d’affari popolari. Preso dal dubbio folgorante, chiedo al ragazzo con l’elenco delle presenze se è giusto il posto, e mi conferma essere quello il luogo – e, già che c’è, mi chiede nome e cognome. Nomenklatura, penso.

Sfortunatamente, la giovane leva ha scritto male il mio cognome. Non mi sono opposto.

Entriamo puntualissimi. La sala è piccola, l’aria stantia, i muri scarlatti e le luci in penombra, eccezion fatta per l’illuminazione copiosa sul modesto palcoscenico, delimitato da trionfanti bandiere rosse. Noto subito dei bodyguard ai lati delle poltrone, in camicia e cravatta anche loro, che proteggono i posti in fondo riservati ai compagni che interverranno a breve. Ci sediamo qualche fila in giù, dietro due ragazze dall’aria eccentrica e cannaiola – di cui una munita di iPhone.

Hasta la Apple, siempre!

Hasta la Apple, siempre!

Non ci poteva essere ossimoro migliore per un contesto migliore. Fosse stato almeno rosso.

Non ho il tempo di testare la comodità della poltrona ché la porta si chiude, e la sala semipiena sprofonda nel silenzio. Mi guardo intorno, faccio qualche stima: la maggior parte dei presenti sono dai venti ai trent’anni,  noto molti di colore, qualche arabo. Di certo sono fertili menti votate alla scienza, e fresche braccia pronte alla rivoluzione.

Durante l’introduzione degli argomenti del pomeriggio, il jukebox della mia testa fa partire “bandiera rossa”. Bastardo.

Il moderatore delinea in fretta la scaletta della prima parte: sarà una serie d’interventi di ragazzi, studenti e lavoratori, che illustreranno il 1° Maggio oggi e nella storia. Di fatto, non parlano più di cinque minuti a testa, e inquadrano i loro argomenti riferendosi di continuo al più generale organismo del Partito: le frasi ridondano terribilmente di termini marxisti, di contenuti ideologici fermi al 1848, con nessuna traccia di attualità. Alla fine di ogni intervento, gli slogan ululati dal compagno di turno vengono seguiti da uno scroscio di applausi, il tutto a innervare i miei neuroni a fior di pelle: “Giusto! Viva il Partito! Viva il Comunismo! Viva la Rivoluzione!”. Uno dei compagni cita disgraziatamente il PD nel suo discorso, e sento il disgusto innalzarsi alla mia sinistra, dove sono concentrati i militanti più operosi, quelli che di più tirano il carro delle urla.

Ripenso al mio professore di Sociologia, che proprio la mattina stessa, provvidenzialmente, ha finito di spiegarci Marx. E non posso fare a meno di notare enormi cazzotti di anacronismo e antiquame politico, ristagnati in ideologie che del vero comunismo hanno appena la facciata, e nella comunicazione ricordano la più becera setta di fanatici religiosi, inquadranti Marx come Dio e “il Capitale” come la Bibbia.

Tipica cerimonia religiosa comunista

Tipica cerimonia religiosa comunista

La mia analogia, ironicamente, non tarda a trovare un riscontro reale: un compagno intermezza così il suo discorso, col petto gonfio d’orgoglio: “[…] perché abbiamo ragione, e lo sappiamo!”. La gran parte delle orazioni, nei contenuti, si limitano a ribadire acriticamente il Verbo del Comunismo declinato nell’esperienza di ognuno, col vantaggio visivo di un’ampia varietà culturale: c’è uno studente di economia, uno di psicologia, uno di ingegneria, uno di scienze politiche. Il migliore, però, è un metalmeccanico immigrato che legge un discorso costruito ad arte, con terminologie specifiche del marxismo classico quali esercito di riserva e lotta di classe.

In sostanza, una sorta di “messa” della propaganda che si snoda con tutte le recite dei fedeli, vuote di contenuti che non siano la purezza della visione di Lotta Comunista. Ogni intervento è pieno di fervore ed escalation varie: ci sono morti, guerre, fame cronica, disoccupazione alle stelle, lotta di classe, riferimenti alla polizia “che quello fa, spacca le teste!”, il 1° Maggio come “Pasqua Comunista”, e noi italiani “con la pancia piena” che “non ce ne frega un cazzo”.  Alcuni tra gli oratori tentano di accaparrarsi il favore della parte di pubblico esterna al Partito, con linguaggi e retoriche da amici di strada e vicini di banco. E poi gli orgasmi continui dei compagni, che urlano come groupie ad ogni occasione, incitandosi tra loro come i boyscout alla domenica mattina.

E la ragazza davanti a me gioca con l’iPhone.

Guardate! Degli idioti!

La luce! L’albero! Il gial…rosso!

Inizia a venirmi mal di testa. Troppe urla, troppo settarismo, troppa atmosfera opprimente ed alienante. Mi affosso nella poltrona, sperando di scomparire in una sabbia mobile: se sapessero che mio padre fa il direttore di banca e che parte della mia famiglia ha votato il PD per anni… diamine, sarei il loro Anticristo!

Finisce la barzelletta dopo una mezz’ora, ma ne inizia una nuova. Una lunga, che non lascia scampo: il discorso di uno dei compagni in maggior vista, che parte con una supercazzola faziosissima e grottesca sulla storia del 1° Maggio, e qualche accenno sul corteo di quest’anno. Non so se si tratta del “capo-setta” di Lotta Comunista, ma di certo ha un buon portamento: giacca beige, cravatta rossa, compostezza, e una cadenza simile a quella di Beppe Grillo. La sua parlantina è fluida, e i suoi argomenti sembrano convincenti ad un occhio non attento e non distaccato dall’impostazione totalitaria-settaria di cui, purtroppo, tutto l’ambiente è imbevuto.

Durante il comizio, rischio di addormentarmi cinque-sei volte. Il mio amico già ronfa con gli occhi aperti. È forte la tentazione di usarlo come cuscino, ma resisto solo per amore della cronaca.

Qualcosa di nuovo la colgo, al di fuori della solita favoletta trita e ritrita: sento parlare di contratti di lavoro, degli orari da 16 a 8 ore, dell’etichettamento di “Festa del 1° Maggio” per depotenziarne l’intrinseca natura rivoluzionaria. Decanta, inoltre, le gesta di guerrieri-operai audaci  – tutti comunisti, ovviamente – contro la polizia e la borghesia al potere, fino ad una sviolinata su come tra qualche giorno i partiti, i sindacati e i movimenti sfileranno ridicolmente al corteo del 1° Maggio, invece Lotta Comunista sarà fiera e trionfante, con “migliaia di bandiere rosse” al suo seguito. La ciliegina, però, è la lettura finale di lettere, documenti, parti di libri di uomini che hanno dato la vita per il Partito, il Comunismo, la Rivoluzione.

Insomma, i martiri compianti dal prete.

Il Caro Leader è visibilmente stupito.

Ritorno alla realtà, per il momento del dibattito e delle domande. Una vocina, molto sadica, mi dice di chiedere dov’è il buffet di bambini. Mi trattengo.

Subentra perciò un signore seduto tra le file del fondo, che pone un problema d’immagine:

“Hai proposto di andare al corteo a testa alta, ben vestiti, niente droga. […] Noto la voglia di difendere una classe sociale forte come i lavoratori […] e trovo strana la cravatta, simbolo della borghesia […] non vi do già più extra se fate i commercialisti”.

Gli omissis non indicano solo pezzi di discorso tolti per le mie ragioni espositive, ma evidenziano le continue interruzioni che il Compagno continuamente fa al suo interlocutore (ho messo la maiuscola per renderlo più uguale degli altri). La versione provinciale del Leader Maximo risponde con convinzione alla sottile accusa d’imborghesimento del proletariato:

“Se non ti piace la cravatta, vieni al corteo senza, […] non sembro commercialista se parlo di certe cose: gli ideali son comunisti, voglio caratterizzarmi come quello che può rappresentare i lavoratori. […] Togliamo la forma, andiamo alla sostanza: pensa a Marx, Engels, […] con la cravatta, siamo sicuri che nessuno ci confonda con quelli che rappresentano la sinistra in Italia: noi siamo Comunisti.”

piccione_femministaDi fronte a queste inappuntabili argomentazioni, il nostro questore è costretto a ripiegare, ammettendo un proprio “limite culturale, che mi fa identificare i cravattati con loschi figuri della società, tipo un banchiere”.
Un compagno tra la folla, a questo punto, sgomita nella discussione:

“Ma guarda che lui te l’ha spiegato molto bene! Io quando vado a diffondere, se mi metto la cravatta e vado davanti alle fabbriche, gli ingegneri mi ascoltano. […] Sennò passi dalla parte di quelli che vogliono criticare, e allora passa dall’altra parte, almeno lo sappiamo!”

Alla luce di questa profondità di dibattito, mi passa ogni voglia di continuare. Faccio la mia domanda perché ormai l’avevo in mente (banale e scontata, non la riporto neanche), il Compagno mi risponde come m’immaginavo, faccio cenno al mio amico di andarcene e ci alziamo, sotto gli sguardi fulminanti della platea. Incrociamo il tizio della lista all’uscita, che ci chiede il numero di telefono: glissiamo rapidamente e ci buttiamo in strada, con l’aria pulita pur essendo smog, ma almeno liberi dal clima torbido e dal mondo fanatista, dogmatico e inconsistente di Lotta Comunista.

Peccato per la ragazza dell’iPhone. Era carina.

***

(Ci tengo a precisare, comunque, che a me Marx piace. Sul serio. Trovo molto interessanti la sua filosofia e la sua sociologia. Ma penso che, in futuro, avrò qualche problema col suo fan club)

Zio Marx approva questo finale

Zio Marx approva questo finale

Commenti

commenti

8 Comments

  1. chiara

    una cosa, soprattutto, mi sembra stupefacente: quest’attenzione per l’outfit… dalla descrizione generale che fai dell’ambiente si potrebbe quasi interpretare come una bizzarra e distorta passione
    per la divisa, una divisa quale che sia… certo però che qualche ingorgo mentale me lo crea, al di là dell’ingenuità di certe tipizzazioni e convinzioni (del tipo: doccia-Sinistra / semicupio-Destra!). Mi sarei aspettata più insistenza sulle basi teoriche del loro antagonismo, visto che devono averne se si dichiarano marxisti e comunisti.
    Altre cose non mi stupiscono. Penso che prendano i nomi per dissuadere il più possibile gli infiltrati, visto come poi sono gestite le manifestazioni. Nemmeno lo sapevo che esistessero i blue-block… forse allora pensano, per parte loro, a un tie-block difensivo del movimento dei lavoratori??! mah, sto pensando in diretta e quest’importanza dell’outfit mi perplime! troppo postmoderna in un insieme d’altri tempi.
    In genere provo del tenero, leggendo simili rivendicazioni di purezza e continuità ideologica. In effetti somigliano abbastanza alle dispute teologiche dei grandi razionalisti medievali. Ma loro, questi ragazzi, si stupirebbero per l’accostamento (che anche Russell faceva, illo tempore, scrivendo del Partito Comunista-Chiesa) perchè penso si considerino dei pragmatici.
    Mi resta la curiosità: perchè la tua domanda è risultata inopportuna? lo era volutamente?

  2. daniele

    Non so se essere invidioso per aver perso l’occasione di tante risate, o se essere pentito di non aver mai accettato l’invito a partecipare….

  3. Fra
    Fra

    @Chiara, più che altro, l’ambiente era quello di una vera e propria setta: occludente, angosciante, buio, e naturalmente pieno di rosso. Della divisa ne hanno bisogno, è il loro simbolo distintivo; di insistere sulle basi del marxismo no, invece, poiché non è una riflessione ponderata e moderna dello stesso che funziona da fulcro per i loro comizi.
    I nomi, probabilmente, sono funzionali allo stesso esistere della setta: riuscire a coinvolgere il maggior numero di persone, e aumentare sempre di più la numerosità del gruppo.
    La mia domanda, in realtà, era legata al comizio del Compagno, ma ho espresso male il mio concetto ed ha perso il suo significato. C’entrava, comunque, il comunismo cinese e l’oppressione del governo del Partito stesso.

    @daniele, io ci son andato per curiosità, ma l’ansia che mi ha trasmesso quel luogo non vale le righe che ne ho ricavato per questo articolo.
    Oggi, corteo del 1° Maggio, erano naturalmente presenti, con una folta schiera di immigrati. Un mio conoscente ha chiesto a uno di questi: “Quanto ti hanno pagato per partecipare?” “50 euro”.

  4. gianlu

    Ti renderai ben conto dell’accusa che hai mosso a un partito che potrà anche non piacerti per le ragioni più disparate, ma che di sicuro mobilita, come pochi in Italia, decine di migliaia di persone di tutte le età. I loro cortei al primo maggio vengono riempiti nelle principali città italiane. Secondo te pagano tutti quelli che vi partecipano? Ti rendi conto della cretinaggine che hai sparato e dello stile denigratorio che hai usato? Forse dovresti dire al tuo conoscente di raccontare meno frottole. E tu, magari, potresti rimodulare un momento le accuse che butti li nello stagno a bella posta come un macigno scagliato tanto per sputtanare gente che fa politica con impegno tutti i santi giorni. Politica che, ripeto, a te potrà non piacere, indaffaratissimo a scivere sul blog. Ma che esiste non perchè ci sono immigrati pagati per partecipare a cortei. Bensi’ per via di una società ancora divisa in sfruttati e sfruttatori.

  5. Fra
    Fra

    Ammetto che, inizialmente, non speravo che il mio piccolo articolo in un piccolo blog sarebbe giunto alle orecchie di Lotta Comunista stessa, che commenta e si indigna per bocca di un suo militante, o simpatizzante che tu sia.
    Oh beh, meglio così: hai semplicemente dimostrato ciò che intendevo dire.
    Mi spiego meglio. Di tutte le cose che ho scritto su questo partito hai focalizzato ossessivamente l’attenzione sul pagamento degli immigrati, che vengono usati per rimpolpare le “decine di migliaia di persone di tutte le età” che seguono i cortei di Lotta Comunista “nelle principali città italiane” durante il 1° Maggio. Se ci fai caso, questa faccenda degli immigrati è l’unica cosa che ho scritto nei commenti e NON nell’articolo, per il semplice motivo che ho dato priorità a ciò che ho visto, e non alle voci che sento che, per quanto affidabili io possa ritenerle, non meritano di essere inserite al pari della realtà dei fatti.
    Non so se la tua sia la coda di paglia o la mancanza di argomenti, o forse la semplice incazzatura verso il mio articolo che espone una critica argomentata sì con sarcasmo e sì con uno stile tagliente, ma non pone accuse campate per aria. Io sono stato a un comizio di Lotta Comunista, e ne ho tratto le mie conclusioni sui fatti che ho osservato.
    Ma evidentemente le critiche poste nel merito sono troppo difficili da contestare: tant’è che tu le chiami “accuse”, e sembra quasi che mi minacci!
    Ad esempio, non hai detto nulla sui contenuti ideologici del partito, che sono fermi al Manifesto, al Capitale e a qualsiasi cosa abbia scritto Marx (autore che, come già detto, io apprezzo e in parte condivido, ma è come pretendere che Isaac Newton sia stato in grado di spiegare la fisica quantistica).
    Nulla hai detto sull’aria che si respira, che considero tipica dei sistemi settari che dicotomizzano il reale in “buoni e cattivi”, ed espande tentacolarmente la propria influenza nel pensiero dei militanti e impedisce una riflessione critica interna.
    Niente mi hai contestato sulla pretesa, da parte dei militanti, di aver capito tutto del mondo e della società (“perché noi abbiamo ragione, e lo sappiamo!”), e che pretendano di spiegarla e cambiarla solo ed esclusivamente con ciò che Dio Marx ha scritto nella Bibbia-Capitale.
    Nulla hai detto su come effettivamente militano. E no, spargere volantini e giornali auto-prodotti con su scritte le cose che poi ripetete a macchinetta nei vostri comizi non contano. Militare in politica in un regime democratico del 2014 significa anche proporre qualcosa che non sia stato scritto nel 1800, discutere sulla complessa società in cui viviamo e come si evolve, cercare di capirla, andare oltre i propri punti di vista personali e mettersi d’accordo (anche con chi non ci piace) per cambiare assieme il mondo e viverlo meglio.

    Insomma, io non credo di aver accusato nessuno. Ho rivolto un’accesa critica al partito di Lotta Comunista, né più né meno di come ho fatto col Movimento 5 Stelle (sul quale ho scritto ben quattro articoli molto polemici), o con Berlusconi o col PD.
    E grazie ancora per aver dimostrato che la mia non era una critica infondata.

    PS: non penso che i vertici di Lotta Comunista paghino tutti i loro militanti. Non ne hanno bisogno, visti gli efficacissimi risultati che raggiungono col lavaggio del cervello.

  6. gianlu

    Non minaccio proprio nessuno, non è nel mio stile. Ho focalizzato l’attenzione sul tuo commento proprio perchè non m’interessava entrare nel dettaglio delle critiche politiche (che quelle si, si ripetono come un mantra ossessivo sempre uguali a se stesse). Era solo per rimarcare un metodo scorretto di porsi nei confronti loro, che tu hai messo pienamente all’opera. Insinuare (anzi dire esplicitamente) che paghino gente per partecipare ai loro cortei è proprio scorretto dal punta di vista umano, perchè nulla aggiunge al merito dei contenuti (che tanto ti sembrano cari, giustamente aggiungerei, e di cui senz’altro si può parlare). Cosi’ facendo denigri soltanto, a prescindere che tu lo dica nell’articoletto o nei commenti. Rimane sempre un pensiero espresso da te che pesa molto. Perciò se vuoi parliamo di tutto il resto, ma se qualcuno t’insulta e ti ritiene una canaglia che mobilita immigrati a 50euro a cranio bisogna partire dal principio. Riconoscere l’onestà reciproca per me è fondamentale per iniziare qualsiasi conversazione nel merito. Altrimenti si inizia come si finisce:insultandosi.

  7. Fra
    Fra

    La cosa divertente è che non considero quelli di Lotta Comunista delle canaglie per via dei 50. Renzi ne propone 80, Berlusconi ne proponeva oltre 1000, il M5S ne propone dai 700 ai 1200. La compravendita di fasce deboli (presunta o evidente) è quasi una prassi, nell’illegalità di certi partiti, e non vale solo per le proposte in Parlamento: molti cittadini vengono assoldati per partecipare ai comizi e fare numero (pensa al pullman di pensionati comprato da Berlusconi). Non è niente di strano né di nuovo per nessun colore politico, anche se palesemente disonesto. Non vedo perché ti ci accanisci tanto, visto che di argomentazioni serie ce ne sono molte altre (e tu prima dici che non vuoi entrare nel merito, poi che se ne può senz’altro parlare).
    Comunque hai ragione: bisogna sempre essere onesti nei confronti di qualcuno di cui vuoi parlare, e che eventualmente critichi. Io sono andato al comizio con tutte le buone intenzioni (e, te lo giuro, senza pregiudizi), e ne sono uscito pensando quello che ho scritto. Ho riportato anche le domande che hanno fatto i partecipanti proprio per sottolineare questo: il dialogo è altamente difficile da instaurarsi. Io stesso ho fatto una domanda (citata solo nei commenti), e ho trovato un muro. D’altronde, tu stesso lo dici: i loro contenuti sono ripetuti come un mantra ossessivo, refrattario a qualsiasi contatto con la realtà, e ciò lo trovo in qualche modo disonesto sia intellettualmente (non vedi al di là del tuo naso, oltre ad essere anacronistico) che politicamente (non ammetti alcuna interpretazione diversa dalla tua, e leggi l’attuale complessità del reale con chiavi di lettura di 150 anni fa).
    Se tu sei in grado di ottenere con Lotta Comunista un dialogo proficuo e accrescente per entrambe le parti, basato su qualcosa che non sia ricalcato acriticamente da vari “ipse dixit”, buon per te: io ci ho provato e non ci sono riuscito, e da quel che ho visto credo sia quasi impossibile.

  8. gianlu

    Ho detto che non volevo entrarci da subito, non che non ne volevo parlare in assoluto. Mi pare di averlo specificato, poi se non si è capito me ne dispiaccio e provo a rispiegarlo. Perchè per parlare di contenuti ritengo che, tra persone per bene, si debba partire dal riconoscimento della buona fede reciproca. Dici che mi accanisco tanto sulla compravendita di fasce deboli (presunta o evidente che è quasi una prassi a tuo dire). Non è un problema di accanimento, ma è fondamentale, come ti ho scritto sopra, considerato anche che l’ha tirata in ballo tu. Quindi o ne porti le prove o altrimenti se la butti li cosi’ come un “un conoscente mi ha detto” non ha nessun valore ed è solo un insulto gratuito. Quindi non è neppure un argomento. Se poi gli altri partiti o movimenti lo fanno, cavoli loro. Per me non è una prassi da prendere sottogamba, è una roba da disonesti. E se la politica italiana ci ha abituato in questi anni a spettacoli del genere non significa che dobbiamo riconoscerlo come un metodo da applicare su cui sorvolare. Per altro sembra proprio che non riesco a farmi capire: il mantra del mio messaggio si riferiva alle critiche che vengono mosse a LC e non a ciò che dicono loro. Sono critiche che nel corso degli anni ho sentito sollevare molte volte, nulla di nuovo sotto il sole. Spero di essere stato più chiaro ora.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shared on wplocker.com