Perché si è gay?

Mar 20, 2014 by

Perché si è gay?

Questo articolo è nato come risposta alla domanda di un amico. Mi ha chiesto esattamente questo, “perché si è gay”. Una domanda di portata stratosferica, motivata dal fatto che i suoi genitori (oltre a parecchi amici) hanno cercato di chiedergli spiegazioni, informazioni sul perché si è omosessuali. Così come ho fatto con lui, voglio tentare una risposta a questa domanda. Una risposta che serva più da chiarificazione, per capire il senso e i limiti di questa domanda. Penso che non si possa evadere, cercando di rispondere, anche la questione del “perché i suoi genitori vogliono saperlo?” – visto che non credo si tratti di genuina curiosità scientifica-intellettuale, come potrebbe essere per almeno alcuni dei suoi amici e come è più che legittimo fare.

Quindi, prima di rispondere sull’attuale stato delle conoscenze scientifiche su “perché si è gay”, vorrei mostrare una serie di possibili confusioni, fraintendimenti ed estrapolazioni verso conseguenze illegittime che potrebbero avvenire (e che spesso avvengono e che i genitori che hanno da poco saputo dell’omosessualità di un figlio o figlia sono spesso pronti a inferire).

Sulla causalità

Un tipico timore dei genitori è che la risposta stia nel modo in cui ti hanno cresciuto ed educato: si addosserebbero la colpa, la responsabilità di questa “sciagura”. Ma facciamo finta che sapessimo che si diventa gay in seguito a delle mancanze nell’educazione dei genitori (e non ci sono prove che portino a ritenerlo): questo non dimostrerebbe in alcun modo che l’omosessualità del figlio è qualcosa di intrinsecamente negativo che sarebbe auspicabile non vi fosse stato. Un controesempio mentale lo può mostrare facilmente: poniamo per assurdo che dei genitori che trascurano i figli, o che li picchino gratuitamente, o che ne abusino in un qualsiasi modo, li rendano automaticamente dei figli molto più intelligenti della media. In questo ipotetico mondo in cui l’intelligenza è dovuta a dei pessimi genitori, stimeremmo comunque meno la qualità dell’intelligenza? Penseremmo che è una sciagura, un male? No: la valutazione valoriale che diamo dell’intelligenza prescinde dal fatto che sorga per cause “negative”. Al massimo possiamo trovare riprovevoli i genitori che hanno trattato in questo modo i figli. E tornando quindi alle ipotesi dei traumi familiari, se anche fosse così questo non porterebbe a ritenere l’omosessualità qualcosa di negativo o deprecabile. È una caratteristica che va valutata in sé e per sé a prescindere dalle possibili cause che può avere. Se dei genitori avessero cresciuto male un figlio e per questo lo avessero reso gay (ma ripeto, non c’è alcun motivo attuale per ritenere vera questa teoria), certamente potremmo giudicarli male per come lo hanno cresciuto; ma appena passiamo al chiederci com’è l’omosessualità, non ci importa più che lui lo sia perché i tuoi ti hanno ipoteticamente maltrattato.

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Tutto questo per dire che la domanda probabilmente nasconde sotterraneamente questa convinzione: che una volta trovata la causa dell’essere gay, si potrà sostenere che è un problema, una devianza (dandone un giudizio morale negativo e/o un giudizio medico/psicologico di patologia, insomma). Come se l’avere cause significhi essere deviazioni dallo stato normale. Come se l’eterosessualità non avesse cause, non avesse bisogno di essere spiegata. La stanno dando per scontata: c’è l’eterosessualità, punto. Poi a volte c’è l’omosessualità, e questa va giustificata. Ma è un approccio totalmente sbagliato al problema: diamo normalmente per assodato il principio di ragion sufficiente, per cui qualunque cosa esista abbia delle cause e abbia dunque in linea di principio una spiegazione (che magari non conosciamo e non conosceremo mai). Secondo questo principio, che anche le scienze adottano pienamente, il fatto che a qualcuno piacciano le donne, gli uomini, le persone alte, quelle esuberanti, quelle tranquille, quelle con gli occhi chiari, quelle muscolose, quelle intelligenti ecc ha delle cause: probabilmente complicatissime, intricatissime, ma le ha. Anche l’eterosessualità richiede una spiegazione, e una buona teoria scientifica della sessualità deve spiegare non solo le divergenze dallo stato maggioritario, ma anche la condizione maggioritaria stessa. D’altronde se si affronta la questione ad un livello diverso da maschio/femmina, andando a chiedersi perché piacciono alti bassi esuberanti tranquilli ecc, chissà se c’è una maggioranza: la varietà di gusti che ciascuno ha è impressionante… e perché a me piacciono così e a te cosà e a tua mamma cosù e a tuo padre cosè? Può essere altrettanto interessante chiedercelo.

Il punto è: se dei genitori vogliono semplicemente sapere perché si è gay piuttosto che qualsiasi altra cosa, è un interesse legittimo e sacrosanto (ma parziale: non si chiedono perché si è etero?). Se invece la domanda serve per saltare alla conclusione “a-ah, ecco cos’è che non va nei gay, è successo questo / hanno questi geni / ecc”, allora sono totalmente fuori strada. L’argomento è un circolo vizioso nascosto: regge soltanto se c’è già tra le premesse che essere gay è qualcosa di sbagliato e deviante. Con questa premessa, trovare la causa dell’omosessualità ti può far giungere alla conclusione che hai scoperto il perché uno è deviato. Ma senza quella premessa e sospendendo il giudizio, scopri solo perché esiste un fenomeno. I giudizi di valore sul fenomeno li dai prescindendo dalle cause.

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Essere gay potrebbe essere una questione esclusivamente genetica. Questo è sufficiente ad affermare che è una malattia genetica? Non più di quanto sapere che avere gli occhi azzurri ha spiegazione “esclusivamente genetica” (poniamo sia così, non so quanto influisca l’ambiente) ci porta a dire che gli occhi azzurri sono una malattia genetica. Giudichiamo tratti ereditari “malattie genetiche” o solo “tratti ereditari” in base al preliminare giudizio medico e/o morale che ne abbiamo, non il contrario: le sequenze di DNA per conto loro non c’hanno scritto che sono malate o sane. Inoltre: anche l’eterosessualità sarebbe dunque inscritta nei geni?

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Essere gay potrebbe essere una questione esclusivamente ambientale. Questo è sufficiente ad affermare che è una turba psicologica? Non più di quanto sapere che tutti i nostri usi e costumi, la nostra cultura, i valori, tutto ciò che impariamo nella vita o il carattere che ci formiamo con l’educazione sia una turba psicologica. Giudichiamo tratti psicologici di qualcuno come sani o come disturbati non in base a come sono sorti con le esperienze, ma in base a come questi sono e il ruolo che hanno nella personalità dell’individuo. Inoltre: anche l’eterosessualità sarebbe dunque un prodotto ambientale? Oppure quella è “codificata” nel DNA e dunque “naturale” ma se ti capitano certe esperienze allora “diventi” gay (deviazione)? Tutta quest’ultima domanda ha tutta una serie di presupposti impliciti che spero siano ormai chiari. È una questione che va affrontata scientificamente e non assunta come punto di partenza pregiudiziale; inoltre, se anche fosse, questo non dimostra che l’omosessualità è un gradino sotto l’eterosessualità dal punto di vista del valore: come già detto, come umanità abbiamo un sacco di peculiarità positive e negative e queste sono ora innate ora apprese, ma non è l’essere innato o appreso in quanto tale che ci dice se sono positive o negative.

Essere gay potrebbe essere una questione di geni + ambiente (cosa peraltro quasi certa): basta sommare i due discorsi di prima.

Brevissimi cenni sulla discussione natura / contro natura

E questo vale anche al contrario: c’è chi dice che l’omosessualità è “naturale”, perché ci sono moltissime specie animali con consistenti comportamenti omosessuali, e che quindi va bene e non è da condannare. Ma qui c’è una bella confusione: all’inizio si usa “naturale” nel senso contrapposto a soprannaturale, in un senso simile a “esistente”. L’omosessualità esiste anche tra gli animali non umani: sì, non c’è dubbio. Ma la conclusione usa un altro significato di natura, più pregno filosoficamente, un significato che è grossomodo analogo a “giusto per l’individuo”. C’è una confusione di termini. La cosa diventa evidente se sostituiamo “omosessualità” con “uccidere”. Certamente molte specie animali ne uccidono altre (o anche membri della propria specie, vedi mantide religiosa): ne concludiamo forse che è giusto per noi umani uccidere? Messo così l’argomento mostra la propria debolezza.

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Approfondimenti qui

Sull’idea che lo scopo degli individui sia perpetuare la specie

Una ulteriore precisazione per evitare le confusioni: un’altra ragione per cui ci si chiede perché si è gay, è perché si ha una modesta ma insufficiente e confusa conoscenza della teoria dell’evoluzione (detta in altri termini, perché si ritiene che lo scopo degli individui di una data specie sia riprodursi per mandare avanti la specie). Un corollario di questa tesi è che ciò che impedisce la riproduzione va contro ciò che è “naturale” ed è dunque una devianza. Ora, si potrebbero spendere pagine e pagine sul dibattito sul finalismo e su quanto abbia senso o meno ritenere che come individui di una data specie abbiamo determinati scopi che siamo tenuti a seguire. “Il pene e la vagina sono chiaramente fatti l’uno per l’altra.” Cito un mio altro post:

Uno degli argomenti portati per dimostrare che l’omosessualità è contro natura, è che l’ano non è un organo predisposto all’atto sessuale. Ora, accettando l’impostazione finalista per cui il ruolo dell’ano nell’organismo è effettivamente quello di espellere sostanze di scarto, cosa ne dovrebbe conseguire? Si potrebbero fare tre considerazioni:

1)    Il ruolo delle mani nell’organismo non era certamente quello di suonare il pianoforte, eppure abbiamo iniziato a farlo. Ma anche rimanendo nell’ambito sessuale, non sono previsti rapporti orali, probabilmente neppure i baci (la bocca serve a mangiare e parlare), eppure non ci si fa troppe remore su di essi.

2)    Dato il punto 1, è così grave l’utilizzare e lo sperimentare con il proprio corpo in modi che non sono previsti nella sua organizzazione? Può essere un qualcosa “contro natura” / (non previsto dall’evoluzione) che, ciononostante, permetta l’esprimersi di una natura più alta e coesistente nello stesso essere umano? (Come il talento musicale e il desiderio di relazione e unione affettiva e sessuale con l’altro/a).

3)    Il rapporto anale non è caratteristica necessaria e sufficiente all’omosessualità. Esiste l’omosessualità femminile, esistono gay che non praticano il sesso anale, esistono etero che praticano il sesso anale. Quindi, se anche si dovesse considerare il rapporto anale come contro natura, e in modo tale da essere negativo, sbagliato, questo non va a toccare in alcun modo l’omosessualità in quanto tale.

Riguardo la tesi per cui le specie viventi tendano alla riproduzione, si devono fare due considerazioni:

1)    Rimanendo nell’ambito della natura animale, è un errore di semplificazione l’affermare che le specie tendano alla riproduzione. Se è vero a livello di specie, non è necessariamente vero a livello dell’individuo: le api operaie sono tutte sterili e solo la Regina si riproduce coi fuchi – ed esse sono funzionali nell’economia dell’alveare. Oppure, esistono cigni neri gay e albatro di Laysan lesbiche in una discreta percentuale, che formano coppie monogame stabili e adottano uova orfane. Sembra lecito affermare che l’omosessualità e la non riproduzione siano un comportamento da non considerarsi “deviante” in questi animali ma che rientrano nelle dinamiche della specie.

2)    Non è scontato che sia corretto appiattire la dimensione affettiva e sessuale dell’essere umano su quella animale, […]

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Né è scontato che abbiamo una sorta di missione di specie da portare avanti. Dopo millenni in cui non è stato così, da un secolo scarso ci si sposa per amore (almeno potenzialmente) e non per decisione dei genitori. Si hanno rapporti sessuali per dimostrare l’amore che si prova per l’altro, e/o per il piacere, e non solo per la riproduzione. E in generale, chi ci dice quali siano gli scopi che abbiamo come specie? Abbiamo inventato, sperimentato con la cultura, la tecnologia, sistemi di pensiero, religioni, e chi più ne ha più ne metta, senza tenere in considerazione presunti obblighi di specie; e anche l’affettività e la sessualità stessa non la seguono. Per non parlare del fatto che l’idea stessa che ci sia uno scopo di specie è abbastanza discutibile e poco fondabile.

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Finalmente: perché si è gay?

Dopo aver fatto tutte queste considerazioni preliminari, dovrebbe essere chiaro che l’interesse della domanda è puramente scientifico-intellettuale e non permette di concludere che l’omosessualità è una patologia e/o moralmente ingiusta. Inoltre, dal momento che ad essere intellettualmente onesti è una domanda di interesse scientifico sulla sessualità, dovrebbe trasformarsi in “perché si è etero, gay, perché piacciono le cose che piacciono?”. Concedo che un enigma interessante può essere comunque “perché se sembra controproducente per la specie l’omosessualità c’è / perché la selezione naturale non l’ha eliminata nella specie homo sapiens?”

La risposta è che allo stato attuale delle conoscenze, non lo sappiamo. Non sappiamo perché si è gay o eterosessuali e quant’altro. È vero che ci sono esperimenti che dimostrano come modificando geneticamente la drosophila questa diventa esclusivamente omosessuale; ma è anche vero che l’essere umano non è un moscerino, e nelle più disparate culture nei vari tempi e luoghi l’umanità ha avuto dei modi di vivere la sessualità e l’affettività completamente diversi, e non è credibile che ogni singola caratteristica sia determinata dai geni (e dubito che i feticisti delle scarpe abbiano inscritto nei geni qualcosa che somigli alle converse).

Ed è anche vero che molte teorie affermano che un padre assente o una madre iperprotettiva possano rendere gay i figli maschi (viceversa per le femmine, mi pare): ma queste ipotesi sono state formulate a partire da un campione di omosessuali che si rivolgevano alla psicoterapia (un campione non rappresentativo, di persone che avevano statisticamente più problemi coi genitori). E mettendole alla prova è risultato che non vi sono differenze statisticamente significative tra gay e etero riguardo questi presunti cattivi genitori.

Attualmente ci sono vari modelli esplicativi in competizione, nessuno conclusivo. Uno interessante parte dai seguenti dati di fatto:

  • Statisticamente i gay hanno un numero di parenti gay dal ramo materno più alto che nel resto della popolazione;
  • Hanno anche un numero di parenti, sempre da parte di madre, più alto;
  • Nei gemelli omozigoti se uno è gay l’altro lo è nel 52% dei casi;
  • Negli eterozigoti la percentuale scende al 22%;
  • Nei semplici fratelli al 9%;
  • Nella popolazione comune al 4-5%.

Il modello che spiega questi fatti è un modello di Selezione Sessuale Antagonista. La SSA si ha quando uno o più geni predispongono ad un comportamento “vantaggioso” se presente in un sesso, e “svantaggioso” se presente nell’altro sesso. Avendo una stabilità o un vantaggio a livello di specie, questi geni permangono nel pool genetico della specie. Nello specifico dell’omosessualità, dato che i parenti di un omosessuale sono tanto più gay quanto più sono stretti (e quindi quanto più condividono geni con lui), e dato che il numero di parenti stesso nella famiglia materna è più alto, si ipotizza che ci siano dei geni che predispongono all’omosessualità nel sesso maschile e ad una maggiore fertilità nel sesso femminile (ma che abbia un ruolo rilevantissimo anche l’ambiente, dato che metà dei gemelli omozigoti di gay non è gay).

Personalmente trovavo questa spiegazione parecchio soddisfacente fino a una settimana fa. Sto seguendo filosofia della biologia all’Università, e stiamo affrontando proprio una serie di dibattiti contemporanei sul genocentrismo, l’adattazionismo ecc e le difficoltà inerenti agli approcci di certe ipotesi, tra cui questa rientra in pieno. Risicandola all’osso e facendola breve, questo è un modello che si accorda ai dati, sì; ma fintantoché non consente di fare previsioni che vadano al di là di questi stessi dati, e mettendo alla prova queste previsioni, rimane semplicemente un modello tra i tanti che si possono inventare e far quadrare con questi dati. E quando si cerca di giustificare scientificamente “perché un certo tratto è vantaggioso per una data specie”, magari credendo di fare scienza rigorosa, tendenzialmente è più un raccontare storie più o meno verosimili ma fortemente speculative, con molti “è legittimo supporre che”, “si può immaginare che”: è quasi sempre possibile inventare modelli alternativi altrettanto coerenti coi dati a disposizione.

Ad esempio, un’altra spiegazione che avevo letto, mi sembra da Richard Dawkins, e che ha a sua volta tutti i vari problemi del caso è la seguente (è una spiegazione sul perché è accaduto che esistesse l’omosessualità in generale):

i primi organismi si riproducono tramite mitosi, semplicemente clonando se stessi; successivamente è nata la riproduzione sessuata. Ora, perché due organismi copulassero era necessario che vi fosse una sorta di attrazione. Maschi e femmine non esistevano ancora, i sessi si sono differenziati nel tempo. Quindi, qualsiasi gene che provocasse l’attrazione per gli altri e quindi facesse riprodurre era sarebbe stato certamente favorito dalla selezione naturale, in quanto appunto permetteva la generazione di figli. Col tempo si sono differenziati i maschi e le femmine, e quindi si può supporre che ci sia stato un periodo di bisessualità. Nel frattempo qualsiasi gene che cominciasse a coordinare, e a dire ai maschi di essere attratti dalle femmine e viceversa era favorito, in quanto eliminava sprechi inutili (tempo perso nei rapporti omosessuali). Prova di questa tesi ne è il fatto che il gene FucM delle topoline è di regolazione, e se disattivato queste improvvisamente hanno comportamenti lesbici. Successivamente ancora i comportamenti omosessuali in determinati modi e con determinati scopi sono stati favoriti nelle specie, perché portavano un certo vantaggio (adottare figli orfani per le albatro di Laysan e i cigni neri; migliorare i rapporti sociali per i bonobo; insegnare la sessualità per i delfini; ecc). Il tutto sempre tramite predisposizione genetica.

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Linko alcune altre ipotesi e modelli esplicativi, sempre giudicati non conclusivi dalla comunità scientifica.

Versante biologico

Versante psicologico

A sinistra, Stephen J Gould; a destra, Richard Dawkins.

A sinistra, Stephen J Gould; a destra, Richard Dawkins.

Concludo dicendo che per il corso universitario sto leggendo degli interessanti testi di Stephen J Gould; sostanzialmente lui e Richard Dawkins sono i due più noti scienziati divulgatori della teoria dell’evoluzione, entrambi molto competenti, ma con vedute sostanzialmente opposte su molte questioni di fondo su come intendere l’evoluzione. Il punto interessante è che Gould cerca di dimostrare, dati alla mano, che la tesi adattazionista (sostenuta tra gli altri anche da Dawkins, e molto diffusa nel paradigma scientifico attualmente dominante) è fuorviante e falsa. La tesi è “ogni tratto attualmente esistente in una data specie ha la sua ragione d’essere nel fatto di contribuire alla sopravvivenza della specie, ed esiste poiché la selezione naturale l’ha portato avanti per le sue virtù adattative”. Da cui si tenta di spiegare qualunque cosa, come la musica di Bach, o il sistema religioso con tanto di cannibalismo degli Aztechi, in termini evolutivi, di adattamento, di sopravvivenza ecc. Insomma, non è così scontato che si debba cercare una ragione adattativa per l’esistenza dell’omosessualità, potrebbe trattarsi, nella misura in cui è biologica, di un exattamento ( http://en.wikipedia.org/wiki/Exaptation il significato 2 dove mostra i due sensi di exaptation). La sessualità e l’affettività umana potrebbero aver travalicato di gran lunga i confini biologici e le spiegazioni in termini di utilità evolutiva, visto quanto si modificano nelle varie culture, nei singoli individui, ecc ecc.

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