Approcciarsi alla filosofia

Mar 5, 2014 by

Approcciarsi alla filosofia

Questo articolo dovrebbe avere l’ampiezza di almeno dieci tomi, ma non lo avrà. Una ragione è che nessuno lo leggerebbe; il motivo più importante è che non ne sarei in grado. Vorrei semplicemente dare una presentazione di cosa sia la filosofia e per quale ragione è importante, e soprattutto fornire una serie di siti e testi sui principali ambiti della filosofia in modo da permettere a chi si avvicina per la prima volta a questa materia, o a chi vorrebbe più sistematicità e chiarezza, o a chi semplicemente vorrebbe consigli su letture di filosofia, di trovare ciò di cui ha bisogno qui. Ma tutto questo va ampiamente oltre le mie capacità: cercherò di vedere e rivedere costantemente l’articolo, migliorandone questa introduzione e anche i testi e le risorse fornite nelle sezioni successive, sperando di poter sopperire a queste mancanze.

La filosofia è parecchio snobbata: c’è chi la vede come la via preferenziale per il Mac Donald’s (in quanto corso di studi), chi la vede come un arbitrario e insensato proliferare di opinioni di persone, che pontificavano su tutto e niente senza dire alcunché di sensato o produttivo per la vita quotidiana. Non ho il coraggio di smentire il primo luogo comune (spero di riuscirci in futuro con una professione diversa dal servire panini di plastica); ma vorrei dedicare questo articolo a smentire vigorosamente il secondo assunto.

Bisognerebbe innanzitutto distinguere tra come la filosofia viene praticata in ambiente accademico; la filosofia per come era intesa quando è sorta; la filosofia come dovrebbe e potrebbe essere (e come qualche volta riesce ad essere). È verissimo e sacrosanto che troppo spesso i testi di filosofia sembrano sfoggi di erudizione, con termini complicati più per autocompiacimento narcisista che per la profondità dei contenuti; ed è altrettanto vero e ben più grave che molti di questi testi siano letti, e considerati “alla moda” a livello popolare e accademico tanto quanto, e più, di testi filosoficamente validi e scritti con linguaggio chiaro e accessibile, per comunicare contenuti e non astruserie (sarebbe interessante chiedersi perché questo avviene, ma magari se ne riparlerà un’altra volta).

In Italia, inoltre, abbiamo una tradizione fortemente storica, per cui alle scuole superiori la filosofia è studiata cronologicamente, ripercorrendo il pensiero dei vari autori che si sono susseguiti nella storia. Negli altri paesi, in particolar modo quelli anglosassoni, l’approccio è totalmente diverso ed è per temi, per problemi, che vengono discussi da un punto di vista teoretico: si valutano teorie, i pro e i contro, obiezioni, saggiandone la coerenza, le contraddizioni, le implicazioni, e così via. In tutto, il ricorso ai grandi filosofi del passato è limitato nella misura in cui si riprende un ragionamento per valutarlo. Entrambi questi atteggiamenti (quello storico e quello teoretico) hanno i loro meriti e le loro ragioni d’essere; e ciascuno, se preso singolarmente e unilateralmente, si presta ad una serie di problemi. Nella fattispecie, l’approccio storico è importante per collocare nel giusto contesto i pensatori e comprenderli meglio; e per non ripartire da zero con la filosofia attuale esprimendo ingenuità che sono state superate nel corso della filosofia; ma si presta comunque, specie se la filosofia è studiata senza interesse e/o senza un bravo e motivato insegnante, a diventare un “impara a memoria chi ha detto cosa, anche se questo qualcosa ti sembra assurdo e insensato come tutto è acqua, senza cercare di capirlo”.

È chiaro che se non si hanno in mente sia il contesto in cui visse Talete, sia i problemi teorici e il suo tentativo di soluzione, l’affermazione “tutto è acqua”, con cui iniziamo lo studio della filosofia, ci sembra strampalata, per non dire ridicola: e può facilmente farci pensare che la filosofia non sia una cosa seria. D’altronde oggi ci sono le scienze che ci spiegano con esattezza e incontrovertibilmente le verità che, affannosamente e con dubbie speculazioni, i filosofi ritenevano di raggiungere, no? Dunque la filosofia è superflua, è un retaggio del passato che non ha più nulla da dirci sull’essere umano e sul mondo? A questa domanda rispondo di no. No perché si tratta di discipline fondamentalmente diverse che si occupano di ambiti distinti: la filosofia si interroga sui presupposti più generali della nostra visione del mondo, che non sono sottoponibili ad esperimenti empirici che ci dicano quale sia la risposta giusta. “Cosa è giusto?”, “esistono i valori morali?”, “perché esiste il male?”, “quando una persona inizia ad essere tale?”, “come dovremmo organizzare le istituzioni politiche?”, “che rapporto c’è tra fede e ragione?”, “cos’è l’essere?”, “cos’è la bellezza, è soggettiva o oggettiva?”, “cosa differenzia l’arte da ciò che non lo è?”, “siamo liberi di agire oppure siamo determinati?”, “esiste una o più divinità?”, “cos’è la verità?”, “sotto quali condizioni possiamo fidarci della conoscenza?”, “come dobbiamo intendere il mutamento delle entità?”: queste sono alcune delle fondamentali domande dell’attività filosofica, domande cui le scienze non possono, in linea di principio, fornire delle risposte per via del loro stesso metodo.

E ciononostante possiamo tentare di usare la ragione, proporre teorie, valutarne i pro e i contro, farle scontrare con altre teorie, affinarle, modificarle, e anche abbandonarle e formularne di migliori: perché (anche) questo fa la filosofia, tenta di mettere in luce i presupposti impliciti di tutto il nostro pensare e agire, presupposti che vengono pensati come dati assoluti e che sono invece pesantemente influenzati da un dato contesto culturale e, soprattutto, sottoponibili a critica razionale («La superstizione mette il mondo intero in fiamme, la filosofia le spegne» – Voltaire). E l’esempio emblematico di Voltaire e degli illuministi ci mostra come la filosofia possa essere eminentemente pratica: riforme politiche e giuridiche riguardo la separazione dei poteri, l’abolizione della tortura e della pena di morte, l’istruzione obbligatoria e gratuita, l’abolizione dei privilegi nobiliari e del clero, sulla tolleranza, in generale la razionalizzazione, modernizzazione, introduzione delle libertà e dei diritti negli stati moderni è stata pesantemente e direttamente influenzata dalle tante opere dei filosofi illuministi del diciottesimo secolo.

Ma sto scrivendo troppo e troppo ci sarebbe ancora da dire, e quanto sto dicendo è estremamente riduttivo e parziale, che non rende il giusto onore alla filosofia, questa disciplina delle fondamentali domande che interessano tutta l’umanità in tutti i tempi e tutti i luoghi, che mai si accontenta delle risposte trovate e che sottopone al dubbio e alla critica ogni conoscenza, mostrando il fondamentale valore del “so di non sapere”, del riconoscere l’ignoranza e l’incertezza in cui ci troviamo quando ci soffermiamo un attimo a riflettere su chi siamo e quale sia il senso di ciò che facciamo in questa vita. Lascio dunque che siano testi ben più importanti di quanto ho scritto io ora, e che mi limito a segnalare con qualche commento, a presentare questa materia, a cavallo tra scienze, letteratura, religione e arte.

Nota bene: un altro ottimo articolo su come approcciarsi alla filosofia per iniziare, in inglese, lo si può leggere qui: Existentialcomics.com.

Filosofia in generale

Per iniziare ad approcciarsi alla filosofia in generale, suggerisco di leggere sia testi con un approccio per argomenti, che testi di storia della filosofia.

Per storia della filosofia, propongo la Nuova storia della filosofia occidentale di Sir Anthony Kenny: potete trovare i volumi in formato .epub (leggibile su e-reader, ma anche dal computer) qui: AnticaMedievaleModernaContemporanea (in generale è consigliabile ricorrere a diversi manuali di storia della filosofia, in modo da integrare le differenti nozioni presentate, come quelle di Abbagnano o Reale o Russell).

Riguardo l’approccio per temi, consiglio Elementi di filosofia di De Bartolomeo e Magni; e anche, molto agile e chiaro, Il primo libro di filosofia di Warburton (di questo non ho un file da fornire; da ora in poi, ogni testo di cui abbia il file scaricabile avrà il link nel titolo stesso – gli altri ovviamente no). Consiglio anche Elementi di filosofia di Sofia Vanni Rovighi, una filosofa neotomista e dunque cattolica, la più razionale e sistematica che abbia mai letto, che presenta per argomenti e con approccio teoretico la filosofia di Tommaso D’Aquino, ripulita e attualizzata. Introduction to philosophical analysis, di Wheelwright, in inglese, pare sia molto completo e ben fatto. Anche Thomas Nagel, filosofo della mente, ha scritto una Brevissima introduzione alla filosofia. Una guida più informale è la Guida filosofica per tipi intelligenti di Scruton.

Ritorno ai presocratici di Popper è, a mio avviso, un fondamentale testo in cui l’autore ricostruisce la storia dei primi filosofi nell’ottica di problemi e teorie come tentativi di risolverli. Le apparentemente stravaganti teorie come “tutto è acqua” o le ruote infuocate attorno alla terra di Anassimandro acquistano dunque un senso comprensibile e ragionevole, vedendo come questi filosofi criticavano le teorie precedenti proponendo alternative e tentavano di spiegare il cosmo e fenomeni che riscontravano con quelle che possiamo a pieno diritto definire le prime teorie scientifiche della storia dell’umanità.

Molto importante, per chi vuole affrontare seriamente lo studio della filosofia, può risultare un Dizionario di filosofia come quello di Abbagnano, in cui le voci spiegano puntualmente il lessico filosofico e le varie accezioni che un termine ha avuto nella storia della filosofia e ha nel dibattito contemporaneo. A proposito di questo, una piacevole lettura può essere il Dizionario filosofico di Voltaire: non è propriamente un dizionario, ci sono sì le voci, ma sono tanti articoli di una paginetta o due su vari argomenti, in piena, brillante e sagace polemica illuminista verso tradizioni, superstizioni, credenze varie.

Vorrei dire una cosa molto impopolare, ma a mio parere vera: in filosofia purtroppo in mezzo a tanta profondità di pensiero c’è anche tanta, troppa spazzatura. E la spazzatura spesso va di moda più della roba seria. Non ho intenzione di imporre a nessuno questa mia opinione (per quanto fondata su ragioni); elencherò comunque una serie di sedicenti “filosofi” che in realtà ritengo fuffa vuoi per il linguaggio criptico, aforistico, mistico, oscuro, non argomentativo ma oracolare; o perché si crogiolano in paroloni complicati nascondendo la povertà di concetti, o perché manca la conoscenza basilare di cosa siano la logica o i risultati delle scoperte scientifiche, eccetera. Consiglio caldamente di evitare la corrente post-moderna in generale (cercate “affare Sokal” per comprenderne la ragione); Foucault; Severino; Cacciari; Vattimo. E andrei coi piedi di piombo, per quanto imprescindibili nella storia della filosofia, anche con Heidegger; buona parte di Nietzsche, di Hegel. Ma mi limito semplicemente a invitare a una lettura attenta e critica, cosa che va fatta né più né meno con tutti gli altri autori (e anche con ciò che sto dicendo e che potrebbe essere una grande scemenza).

In generale, qui potete trovare una grande quantità di testi di filosofia, dai classici ai meno classici alle introduzioni ai singoli filosofi in formato pdf o ebook.

Un’ottima risorsa online è la Stanford Encyclopedia of Philosophy, anche se solo in inglese. Philosophy Experiments, invece, propone una serie di esperimenti mentali in cui potete cimentarvi per evidenziare eventuali tensioni o incoerenze nel vostro pensiero.

Ontologia e metafisica

Detto in estrema sintesi e brutalizzando, l’ontologia è il settore della filosofia che si occupa di indagare l’essere in quanto essere, mentre la metafisica si occupa della natura di ciò che esiste. Temi di indagine di questi settori, spesso appaiati poiché al confine l’uno con l’altro, sono: cosa significa esistere? Quali sono le tipologie di entità che esistono (entità concrete, entità astratte (concetti universali), entità fisiche, entità non-fisiche, entità matematiche, …)? Cosa sono la necessità e la possibilità? Le entità possibili ma non esistenti ci “sono” in qualche modo? Quando una persona inizia ad essere tale? Noi diciamo che le cose possono cambiare (io posso crescere ma sono ancora io); ma se apparentemente ogni singola proprietà e parte di qualcosa può cambiare, cos’è che permane e fa sì che sia ancora la stessa entità? (Una esemplificazione: in quindici anni ogni singola cellula del nostro corpo è stata ricambiata materialmente, neuroni compresi; in che senso siamo ancora noi, se è così?) Perché esistere qualcosa anziché non esistere nulla? Esiste il libero arbitrio o siamo determinati nelle nostre scelte? Che cos’è una causa?

Alcune delle conseguenze pratiche delle posizioni che assumiamo in questo settore: ciò che pensiamo sull’inizio e la fine della persona può modificare la nostra idea sul tema dell’aborto, e dell’eutanasia; la posizione sul libero arbitrio può conservare o far cadere la nozione di responsabilità anche a livello penale; se esiste solo materia siamo delle macchine molto complesse e niente più; se ammettiamo che le entità possibili che non esistono, in un certo senso ci sono, è possibile una dimostrazione dell’esistenza di Dio; se non le ammettiamo, d’altro canto, diventa problematico capire di cosa stiamo parlando quando trattiamo Pegaso o Sherlock Holmes e simili.

Alcuni agili saggi online di introduzione all’ontologia e la metafisica contemporanea sono:

Ontologia e metafisica di Varzi, sui criteri di identità e mutamento degli oggetti materiali, le proprietà, il problema dell’esistenza di concetti universali. Idem Metafisica e ontologia di Mulligan.

Libero arbitrio di Mario De Caro fa molta chiarezza sulla questione del libero arbitrio e del determinismo. Questo mio articolo, Libertà, tenta modestamente un obiettivo simile (ma risale a molto tempo fa e pecca di scarsa sistematicità e chiarezza, credo).

Perché il mondo esiste di Holt racconta la ricerca di un uomo attorno alla fondamentale domanda “Perché esiste qualcosa anziché nulla?”

Problemi e teorie di filosofia di Ajdukiewicz dà un’ottima presentazione complessiva della metafisica; qui la seconda parte.

I tre mondi di Popper è un breve saggio che argomenta sull’esistenza di un insieme di entità fisiche, di un insieme di entità psichiche (esperienze soggettive) non riducibili alle prime, e di un insieme di entità ideali (contenuti di pensiero, logici, teorie, concetti, idee…) non riducibili alle prime né alle seconde.

The waning of materialism, in inglese, è una raccolta di saggi che argomenta contro la tesi per cui la materia è tutto ciò che esiste. Una critica del materialismo è stata tentata anche sul presente blog.

Emergentismo di Andrea Zhok argomenta la posizione emergentista, in grado di conciliare la visione scientifica del mondo con le nostre intuizioni pre-scientifiche antiriduzioniste per cui la mente esiste ed ha efficacia causale, non è “solo l’attività cerebrale”.

On personal identity di Parfit contiene vari esperimenti mentali sull’identità personale (in inglese); dei commenti italiani sono Identità personale e identità narrativa, nonché Identità personale ed esperimenti mentali. Infine, La teoria dell’identità personale di Parfit e l’utilitarismo.

Alcuni dei fondamentali passaggi classici sull’ontologia e la metafisica sono:

– La teoria delle idee platonica

Metafisica di Aristotele, il testo che a sua insaputa ha dato origine al nome della disciplina.

– Le critiche al concetto di sostanza di Locke, Berkeley, Hume

– La critica di Hume al concetto di causa

– Il dualismo cartesiano tra materia e spirito, e i tentativi di spiegare l’interazione tra queste due sostanze (Armonia prestabilita, Leibniz; Occasionalismo, Malebranche; Materialismo, Hobbes; Idealismo, Berkeley; Parallelismo psicofisico, Spinoza; …)

– La Critica della ragion pura di Kant, testo di teoria della conoscenza, argomenta sull’impossibilità di progresso scientifico in metafisica.

Che cosa c’è di Quine

– I contemporanei tentativi di approcciarsi al dualismo cartesiamo (monismi, dal fisicalismo riduzionista ad un monismo emergentista, pluralismi, …)

Etica

L’etica è la teoria del comportamento umano buono. Si occupa di definire cosa sia il bene (ciò che è giusto, utile, bello, piacevole, sano, nobile, necessario, …), ma anche di capire cosa siano i valori, se sia possibile avere un’etica oggettiva o intersoggettiva o se si debba accettare il relativismo (o il nichilismo). Le principali teorie etiche possono essere classificate in:

Teorie consequenzialiste: soprattutto gli utilitaristi (Bentham, Mill, Dewey). Ciò che conta sono le conseguenze delle azioni: non ci sono atti morali o immorali in sé, le azioni vanno considerate in base alle conseguenze che producono.

Teorie deontologiche: soprattutto Kant, e una diffusa interpretazione dell’etica cristiana. Ci sono azioni morali o immorali in sé, a prescindere dalle conseguenze che possano avere, e dunque vanno o non vanno compiute comunque.

Teorie della virtù: soprattutto Aristotele e Tommaso D’Aquino; talora viste come logicamente parte delle teorie consequenzialiste, talora come un terzo gruppo a parte, queste teorie più che concentrarsi su singole azioni guardano alla vita umana nel suo complesso e al fiorire armonico di abitudini virtuose (che consentono lo stato della felicità o eudaimonia).

Una piccola selezione degli innumerevoli problemi dell’etica potrebbe essere la seguente: Cos’è la felicità? Qual è il rapporto tra morale privata e morale pubblica? Il fine giustifica i mezzi? Cos’è la virtù? Cos’è la volontà e che ruolo ha nella scelta? Qual è il rapporto tra piaceri, dolori e beni? Bisogna essere edonisti, asceti o cercare un rapporto equilibrato? Il distacco dal mondo è un’adeguata soluzione al male in esso presente?

Suggerisco Lezioni di storia della filosofia morale di Rawls. Il testo che suggerisco più di tutti è però una attualizzazione dell’etica dei vizi e della virtù, che ho trascritto nel blog ma che fa parte di un corso del mio professore di filosofia delle superiori, Franco Manni. Questo testo stimola innumerevoli riflessioni su tanti comportamenti che quotidianamente assumiamo o vediamo assumere, combattendo luoghi comuni e spingendo ad una costante auto-critica e critica per un giusto rapporto con gli altri e noi stessi. Sempre del mio professore suggerisco il testo Lettera a un amico della Terra di Mezzo, che tra Aristotele, Tommaso D’Aquino, Croce, Freud, Klein, Poppper e Tolkien espone una organica teoria etica (può essere visto come il completamento dell’articolo su virtù e vizi di poco sopra). Teorie etiche contemporanee di Viano è una buona panoramica attuale.

I classici sono semplicemente innumerevoli, da buona parte dei testi platonici (Socrate fu il primo a interessarsi del problema morale, ma non scrisse nulla, e dobbiamo ai dialoghi platonici la nostra conoscenza di lui), all’Etica nicomachea di Aristotele; la Lettera sulla felicità di Epicuro, la Somma Teologica di Tommaso D’Aquino, l’Etica di Spinoza, la Critica della ragion pratica di Kant, l’Introduzione ai principi della morale e della legislazione di Bentham, Genealogia della morale di Nietzsche nonché molti altri suoi scritti, e talmente tanti altri che non è facile riassumerli qui.

Una breve esposizione dei tentativi di fondare l’etica si può trovare sul blog.

Mi permetto di suggerire un articolo di cui vado particolarmente fiero, Spunti per un dialogo autentico e un pensiero critico, che vorrebbe stimolare a un atteggiamento autocritico e critico verso la vita, le discussioni, le nostre concezioni.

C’è chi tenta di fondare l’etica su quella che si ritiene essere la natura umana (sarebbe giusto fare ciò che è secondo la nostra natura). Hume ha criticato questo procedimento elaborando la fallacia naturalistica (e similmente farà più avanti Moore), anche se esistono contro-critiche. Ad ogni modo, un articolo che esamina la pretesa che l’omosessualità sia innaturale e dunque immorale è sul blog, visitabile qui.

Filosofia politica

La filosofia politica può essere intesa in almeno quattro diversi modi: uno è quello di progettazione dell’ottima repubblica, della presentazione di un modello ideale di stato (pensiamo alla Repubblica di Platone o a Utopia di Tommaso Moro). Un secondo modo è quello della ricerca del fondamento e la legittimità del potere politico (come nei contrattualisti: Hobbes, Locke, Rousseau…). Un terzo modo è quello di tentare di determinare cosa sia la politica e delimitarla, approfondendo dunque i suoi rapporti con la morale (dev’essere autonoma? sottomessa? padrona?), dell’economia, del diritto, della cultura … Un quarto modo è quello dell’analisi del linguaggio politico, definendo e distinguendo le varie teorie e posizioni politiche.

Alcuni dei temi che ne conseguono sono i rapporti tra: politica/morale; politica/economia; politica/cultura; libertà/uguaglianza; uniformità/diversità; nazionalismo/cosmopolitismo; democrazia/oligarchia; liberismo/interventismo; liberalismo/assolutismo; progresso/conservazione; estremismo/moderatismo; rivoluzione/reazione; guerra/pace; comunità/individuo.

Come testi contemporanei, suggerisco la Teoria generale della politica di Norberto Bobbio; sempre suo, Destra e sinistra è un tentativo di trovare la differenza costitutiva e ineliminabile tra i due fondamentali schieramenti politici, notando come a livello storico tanto le destre quanto le sinistre possono essere state più o meno assolutiste o liberali, interventiste o liberiste, guerrafondaie o pacifiste, conservatrici o progressiste ecc: l’unico punto che storicamente è sempre stato vero, è che ogni sinistra di un dato contesto politico tende, rispetto alla sua destra, ad essere più egualitaria (e ogni destra a essere meno egualitaria, chiaramente). Liberalismo e democrazia, ultimo testo che suggerisco di Bobbio (ma ce ne sono molti altri meritevoli), definisce e distingue il carattere di queste due variabili che, anche se molti non lo sanno, sono indipendenti: esistono democrazie liberali (in cui la maggioranza non può opprimere le minoranze) e illiberali (in cui la maggioranza può opprimere le minoranze), ed esistono stati non democratici liberali o illiberali.

Lezioni di storia della filosofia politica di Rawls è una buona introduzione storica alla filosofia politica di Hobbes, Locke, Hume, Rousseau, Mill e Marx. Di fondamentale importanza è La società aperta e i suoi nemici (il secondo volume si trova qui e qui) di Karl Popper, un’appassionata difesa della democrazia liberale e una puntuale e argomentata critica contro i totalitarismi, e in particolar modo il comunismo (non solo per come si è realizzato nella pratica, ma anche nella teoria e utopia marxista, di cui mette a nudo le contraddizioni e la pericolosità).

I testi classici di filosofia politica sono:

Filosofia della scienza

La riflessione filosofica sulle scienze tratta di temi come quello dell’induzione, della conferma e la falsificazione empirica, i modelli di spiegazione e previsione di fenomeni, la struttura delle teorie, il rapporto teoria-mondo, la natura delle leggi scientifiche (che cos’è una legge fisica? È forse “scritta” da qualche parte al di là dello spazio e del tempo, o come va intesa?), la natura del progresso scientifico, il rapporto tra teoria e osservazione, le rivoluzioni scientifiche, la razionalità e l’oggettività della scienza, la demarcazione tra scienza e pseudoscienza, i limiti delle scienze, il riduzionismo e l’unità della scienza, i fondamenti filosofici della probabilità, dello spazio/tempo, …

Fondamentali sono, tra i testi contemporanei, La logica della scoperta scientifica di Karl Popper; sempre di lui, Congetture e confutazioni. Allievo di Popper e a sua volta molto importante, Kuhn, con La struttura delle rivoluzioni scientifiche mostra che quello che è perfettamente valido dal punto di vista logico (la falsificabilità di Popper) non lo è in pratica: gli scienziati sono esseri umani tanto quanto tutti gli altri, e storicamente fanno fatica ad abbandonare teorie scientifiche confutate dai fatti. La mia presentazione di questi tre testi è abbastanza pietosa, ma sono davvero imprescindibili per lo studio della filosofia della scienza (aggiornerò in futuro).

Introduzione alla filosofia della scienza di Boniolo, o l’omonimo libro di Lambert possono essere delle buone introduzioni più ad ampio raggio.

I pensatori classici di questo ambito filosofico sono, tra gli altri, Galilei, Cartesio, Bacone, Mach, Carnap, Schlick, Popper, Kuhn.

Teoria della conoscenza

Questo ambito della filosofia si occupa della natura della verità, di stabilire sotto quali condizioni possiamo avere conoscenza, quali siano le fonti della conoscenza (ragione, esperienza, …), quali i limiti, se vi possa essere conoscenza oggettiva o se si debba assumere una qualche forma di scetticismo o relativismo. Se il mondo è come ci appare o se si tratta di rappresentazioni che non ne rispecchiano la natura, …

Problemi e teorie di filosofia, di Ajdukiewicz, esamina i principali temi della teoria della conoscenza. I problemi della filosofia di Russell indaga una serie di problemi classici della filosofia, concentrandosi soprattutto sulla teoria della conoscenza (ma a cavallo tra filosofia della scienza e metafisica).

Dopo Platone e Aristotele, gli sviluppi importanti nella teoria della conoscenza si hanno in epoca moderna, con i razionalisti Cartesio, Leibniz e gli empiristi Locke, Berkeley, Hume. Kant opera una sintesi tra razionalisti ed empiristi con la “rivoluzione copernicana” della Critica della ragion pura, poi Hegel e Heidegger.

Logica e filosofia del linguaggio

La logica si occupa di stabilire le regole del ragionamento corretto. Suggerirei per iniziare questioni più pratiche e rilevanti, come la conoscenza delle fallacie logiche, comuni errori di ragionamento che si insinuano nei discorsi nostri e altrui e che vanno riconosciuti e corretti: questo sito le espone molto bene. Altrimenti c’è L’arte di ottenere ragione di Schopenhauer.

Dopo Aristotele (padre fondatore della logica), sono importanti Frege, Russell, Hilbert, Gödel, …

La filosofia del linguaggio indaga il rapporto tra linguaggio, pensiero e realtà.

  • De Saussure, Corso di linguistica generale
  • Chomsky
  • Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus
  • Frege, Senso e significato
  • E molti altri… (in lavorazione)

Filosofia della religione

La filosofia della religione si occupa di indagare fenomeni quali la fede, il sacro, il culto, il clero, ovviamente Dio (il problema della sua esistenza o meno, della sua conoscibilità, ecc). Può fare una classificazione e valutazione critica delle tipologie religiose (animismo, politeismo, monoteismo, deismo, panteismo, ateismo, agnosticismo, religione politica, …), le funzioni della religione (intellettuale, sentimentale, cerimoniale, comunitaria, morale), i pericoli della religione (scisma, eresia, apostasia, fanatismo, settarismo, idolatria, superstizione), il rapporto della religione con la politica, l’arte, la scienza, la sessualità, le religioni… E ancora il rapporto con Dio, l’origine del mondo, l’aldilà, i miracoli, il problema della presenza del male (teodicea)…

Ad esempio il Trattato teologico-politico di Spinoza è la prima opera che indaga sistematicamente il testo biblico per mostrarne l’origine storica, culturale e umana. Introduzione alla filosofia della religione di Fabris, o l’omonimo di Ravera o ancora di Grondin possono presentare la disciplina. Filosofia delle religioni è una breve introduzione di questo settore filosofico in rete.

Alcuni importanti testi di filosofia della religione sono:

Filosofia della mente

Esiste la coscienza? Ha un ruolo causale o agiamo semplicemente in base a leggi fisiche? Come giustificare l’esistenza di esperienze soggettive? Possono essere ricondotte alla materia? Siamo robot molto complessi? Un’Intelligenza Artificiale sufficientemente sviluppata sarebbe cosciente come lo siamo noi? Queste sono le fondamentali domande della filosofia della mente.

Rimando ai testi sull’identità personale di Parfit nella sezione “Ontologia e metafisica”. Inoltre, consiglio Che cosa si prova ad essere un pipistrello di Nagel. Coscienza. Che cosa è di Dennett è invece un tentativo di spiegazione della coscienza in termini esclusivamente fisici e chimici. Sempre suo, in inglese ma reperibile in italiano, L’io della mente: raccolta di molti saggi di vari autori sulla filosofia della mente. Godel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante di Hofstadter è una monumentale opera che si occupa anche di questi temi e che dà continui e ricchissimi spunti di riflessione. Menti, cervelli e programmi di Searle espone l’ormai celeberrimo esperimento mentale della Stanza Cinese. Sempre suoi, The rediscovery of the mind e La razionalità dell’azione. A negare l’esperienza cosciente torna Dennett con Quining Qualia. Segnalo anche La natura della mente e la struttura della scienza: una prospettiva neurocomputazionale di Churchland.

Introduzione alla filosofia della mente di Paternoster o l’omonimo di Di Francesco possono introdurre la disciplina. In generale, gli autori più rilevanti sono:

  • Dennett, Fodor, Hofstadter (computazionalisti, il cervello è un organo calcolatore, analogo all’intelligenza artificiale)
  • Churchland (neurologisti, negano la coscienza e i concetti della “psicologia ingenua” e riducono tutto a elaborazione meccanica dei circuiti cerebrali)
  • Nagel, Searle (mentalisti, rivendicano l’autonomia e l’irriducibilità dell’esperienza cosciente, che richiede certamente un sostrato fisico ma non è spiegabile esclusivamente in termini fisici)
  • Edelman (evoluzionisti, la coscienza è un prodotto dell’evoluzione che però non ha alcun potere causale).

(E poi c’è Putnam che come sempre salta da uno all’altro).

Estetica

L’estetica si occupa di indagare la natura della bellezza, e dell’arte. La bellezza è oggettiva, soggettiva? Come si può definire ciò che è bello? Cos’è l’arte, e cosa la distingue da ciò che non lo è? Qual è il rapporto dell’arte con il piacere, la morale, l’utilità, la verità, la ragione? Questi sono alcuni dei temi della riflessione estetica.

Una introduzione alla materia è Estetica di D’angelo.

Alcuni testi rilevanti sono:

  • Platone, Ippia Maggiore
  • Aristotele, Poetica
  • Kant, Critica del giudizio
  • G. W. F. Hegel, Lezioni di estetica
  • Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia dallo spirito della musica
  • Benedetto Croce, Estetica, Laterza, 1902
  • Nelson Goodman, I linguaggi dell’arte (1968), Il Saggiatore, 1991
  • Pietro Montani, Arte e verità dall’antichità alla filosofia contemporanea. Un’introduzione all’estetica, Laterza, 2002
  • F. Vercellone – A. Bertinetto – G. Garelli, Storia dell’estetica moderna e contemporanea, Il Mulino, 2003

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