Omosessualità e natura

Set 6, 2013 by

Omosessualità e natura

Come si potrebbe sostenere la tesi che l’omosessualità non è naturale, e regge sotto i colpi di una analisi? Per scoprirlo, proviamo preliminarmente a distinguere tutti i significati di natura e i suoi contrapposti:

a)    Natura vs soprannaturale

b)    Natura vs cultura

c)    Natura vs contro natura

Natura vs soprannaturale

Sia detto subito che non è questa la dicotomia cui ci si riferisce quando si afferma che l’omosessualità non è naturale. Eppure, è degno di nota che molti avversari della tesi, e quindi molti sostenitori della naturalità dell’omosessualità, ribattono che questa è ovviamente naturale poiché “esiste in natura, e tutto ciò che esiste è naturale per definizione”. Ora questo è vero (con riserva)[1] soltanto in questa prima accezione di natura contrapposta al soprannaturale, ossia la totalità dei fe­nomeni che riscontriamo.

In questa accezione ogni fenomeno dell’esperienza, compresa l’omosessualità, è naturale. Da questa dicotomia non si inferisce alcun giudizio morale: di qualcosa che è naturale si possono dare giudizi etici sia positivi che negativi (altrimenti ogni cosa sarebbe buona e positiva). Secondo questo significato sono naturali anche le costruzioni dell’uomo, la cultura etc.: si tratta di espressioni dell’essere umano, possibili e quindi naturali – ma non per questo necessariamente positive.

In conclusione: in questa contrapposizione l’omosessualità è certamente naturale, ma ciò non ci dice ancora nulla sulla sua positività o meno, che è ciò che in ultima analisi interessa a chi afferma che essa sia (in)naturale.

Natura vs cultura

Spesso si tende erroneamente ad appiattire il dibattito sulla naturalezza o meno dell’omosessualità su questa seconda accezione.

Natura come contrapposto a cultura è la classica contrapposi­zione tra ciò che è innato e ciò che è appreso o, detto in termini contemporanei, ciò che è sotto la sfera di influenza dei geni e ciò che invece dipende dall’ambiente. In questo senso naturale viene a coincidere con innato, mentre non è naturale, non è innato, ciò che è appreso (per esclusione).

La sessualità è un costrutto cul­turale-psicologico-ambientale oppure “naturale”, ossia innato, determi­nato geneticamente? Qui bisogna osservare che la risposta deve venire dalle scienze (e attualmente non v’è consenso a riguardo, e si pensa ad un mix geni-ambiente)[2], ma che una qualunque delle due risposte non im­plica alcun giudizio etico. Scoprire che l’omosessualità, come l’eterosessualità, sia genetica oppure ambientale, di per sé non ci dice se siano orientamenti buoni e giusti o meno. Esistono buoni condizionamenti genetici (come la prestanza fi­sica) e cattivi (ad es. gli handicap), come esistono influenze ambientali buone (l’apprendere i valori dello stare in società) e cattive (l’apprendere disvalori). Non tutto ciò che è innato è buono e non tutto ciò che è appreso è “deviazione cattiva”, e viceversa.

Questo significa che è lecito – e a parere di chi scrive doveroso – indagare su quali siano le cause dell’orientamento omosessuale, tenendo fermi due punti:

1)    È un errore metodologico il dare per scontato l’orientamento eterosessuale, e l’interrogarsi solamente sulle cause dell’orientamento omosessuale. Tutto ciò che esiste è effetto ed è dovuto a cause, eterosessualità compresa (se poi l’eterosessualità è naturale e l’omosessualità no, e lo si dovrà decidere affrontando il terzo significato di natura, ciò non toglie che debbano esservi cause di entrambi i fenomeni, in quanto esistenti). Ed è difficile comprendere un orientamento peraltro minoritario se si ignora completamente come funzioni l’altro (e tutte le gradazioni intermedie – non si intende principalmente la bisessualità in quanto terzo orientamento, ma il passare da una concezione binaria omo – etero a una più fluida in cui si può essere prevalentemente attratti da un sesso, ma con tot attrazione anche per l’altro).[3]

2)    Come ribadito fino ad ora, scoprire quali siano queste cause non significa “ecco cosa devia dall’altrimenti corretto orientamento eterosessuale”: questo giudizio appartiene solo alla terza accezione di natura, e dovrà essere indagato lì. Le scienze, allo scopo di ottenere il massimo rigore possibile, si astengono dal dare giudizi di valore e si limitano a quelli di fatto.

Si sottolinea per l’ultima volta, a scanso di equivoci, che quando qualcuno vuole affermare che l’omosessualità è un orientamento deviato (dal corretto orientamento etero), posto che lo stia affermando in modo rigoroso, non sta dicendo che sia dovuta a influenze ambientali. Affinché il suo giudizio sia rigoroso, queste influenze ambientali devono essere anche negative, e l’orientamento etero deve essere presupposto come quello corretto. Inoltre, si può sempre affermare in modo lecito che l’omosessualità non è naturale anche qualora questa fosse geneticamente determinata, innata, poiché può essere letta come una deviazione dalla natura eterosessuale dell’essere umano. Tutto questo, però, appartiene al terzo significato di natura, quello a cui ci si rifà veramente quando si sostiene la non naturalezza dell’omosessualità.

Natura vs contro natura

Ecco la dicotomia focale, quella che deciderà di tutto: natura come contrapposto a “contro na­tura”. La tesi è che vi sia qualcosa come la “funzione propria” di ogni ente: è naturale, sano, positivo che un ente agisca in un certo modo ed è inna­turale, malsano, deviante, contro la sua natura se agisce in altri modi. In questa tesi è presupposto il finalismo: ogni ente “tende a” qualcosa, è costitutivamente organizzato in modo da avere determinate qualità proprie e potenzialità, ed è quindi naturale e positivo tutto ciò che gli permette di esprimerle e realizzarle.

Il finalismo, posto che esista, non è indagabile in modo scien­tifico. Non v’è un metodo univoco e intersoggettivamente accettabile che permetta di stabilire cosa sia ciò a cui è finalizzato un ente. Nono­stante però vi sia la tendenza, da parte di persone con mentalità scientifica, a negare il finalismo tout-court, la questione non è così semplice. Le scienze prescindono dal finalismo poiché non è indagabile in modo rigoroso: ciò non implica che il finalismo non esista (ma neppure che esista, ovviamente). Il finalismo sarebbe negato dal meccanicismo scientifico solo con un’ulteriore assunzione, tale per cui solo ciò che è formalizzabile rigorosamente esiste e le scienze possono spiegare la totalità del reale. Oppure dalla constatazione di fatto che le scienze riescono a spiegare tutti i fenomeni senza dover ricorrere ad alcuna causa finale.

Un tipico esempio aristotelico era quello del coltello, costruito dall’uomo con in mente un fine: la funzione propria del coltello è di tagliare. È nella sua natura tagliare. Dunque sarà un buon coltello se taglierà, mentre se si arrugginirà, o se la lama diverrà inutilizzabile, non sarà più un buon coltello. L’obiezione sorge immediata: il finalismo qui potrebbe benissimo essere inteso come solo apparente. Il fine del coltello è un fine-per-noi, a noi serve così e quindi abbiamo deciso, per utilità, che un coltello che taglia è un buon coltello. Ma nella natura delle cose, prescindendo dall’essere umano, è irrilevante che il coltello tagli o meno. È plastica e metallo e nulla più, non ha qualcosa come una funzione propria.

È lecito affermare che ogni finalismo che riscontriamo sia solo apparente? Si ribadisce che per finalismo non si intende “progetto divino che attribuisce uno scopo ad ogni ente”. In realtà, si può riformulare la contrapposizione tra finalismo e meccanicismo in questo modo: secondo il meccanicismo, in realtà tutto ciò che esiste è riducibile a pura estensione in movimento. L’unica qualità ammessa è l’estensione, e ciò che è esteso si urta producendo effetti. Laddove sembra vi siano delle cause finali (il polmone ha lo scopo nell’organismo di permettere la respirazione, io decido di iscrivermi all’Università poiché voglio ottenere una laurea) siamo in realtà di fronte a cause efficienti, in ultima analisi a movimento di particelle estese che si urtano. Il finalismo è, all’opposto, la tesi per cui esistano delle qualità ulteriori rispetto all’estensione in movimento, qualità ad essa irriducibile. Gli enti hanno certe qualità, che possono realizzare oppure no.

In medicina un fi­nalismo immanente è comunque tacitamente ammesso: si distingue tra organi sani e organi malati. Se si vuole essere coerenti nel rifiutare il finalismo bisogna dire che non esistono polmoni sani e polmoni malati, che non svolgono la loro funzione. Un polmone malato, per chi rifiuta il finalismo, non è in realtà un “polmone danneggiato che dovrebbe permettere la respirazione, che in condizioni normali avrebbe dovuto essere un polmone sano”. Non esistono i “do­vrebbe”, non esistono “condizioni normali” e non esistono deviazioni dalla propria funzione, perché vi è solo meccanicismo, sono cause efficienti e l’organizzazione in vista di un fine – in questo caso la vita dell’organismo – è solo apparente. C’è un ammasso di cellule che dà l’impressione di “ten­dere a far respirare un organismo”, e vi è un altro ammasso di cellule che è lì a far niente. La coordinazione degli apparati solo apparente­mente “tende a”, “è finalizzato a” far funzionare l’organismo corretta­mente. Se si rifiuta coerentemente il finalismo non esistono cose “con­tro natura”.

Il punto è: è davvero possibile spiegare tutti i fenomeni esistenti negando qualsiasi qualità, qualsiasi causa finale (anche nella sfera dell’agire umano) bollando come apparente e in realtà fasulla ogni organizzazione, e ogni scopo umano?

Lo si può negare, ma è una posizione filosofica, non scientifica. È assolutamente vero che non c’è modo di indagare in modo scientifico e rigoroso quali siano queste qualità e queste cause finali; ma la conseguenza per cui queste non esistano non segue necessariamente.

Se invece si accetta che esistano davvero polmoni sani e polmoni malati, se si accetta che ogni ente “tende a” qualcosa perché ha delle “regole” che possono essere rispettate o meno (un polmone deve far respirare, e se non lo fa è perché qualcosa è andato storto)… se lo si accetta esistono cose secondo natura e cose contro natura[4]. Il punto è determinare quali: non lo si può fare scientificamente e rigorosamente.

La legge di Hume, la fallacia naturalistica, mostra l’impossibilità di derivare prescrizioni da descrizioni. L’errore di Hume era di ritenere che, dato che non si possono derivare in modo rigoroso, certo, scientifico (deduttivo, in fondo), le finalità degli enti naturali, allora questi non esistono. La fallacia naturalistica mostra il processo induttivo con cui avviene che si stabilisca che qualcosa è naturale oppure contro natura:

1)    Si osserva un fatto particolare ripetersi in una serie di enti individuali molte volte. Ad esempio, che il maschio cerca la femmina e la femmina cerca il maschio.

2)    A questo punto si fa un passaggio dal particolare all’universale (induzione) e quindi si dice che tutti i maschi cercano le femmine e tutte le femmine cercano i maschi.

3)    Al momento di passare di nuovo dall’universale al particolare (deduzione), i fatti contraddicono la proposizione: esistono infatti gay e lesbiche.

4)    Allora cosa si fa? Quel “cercano”, che era una descrizione, diventa un “devono cercare”, che è una prescrizione.

5)    Ne consegue, stando a questo esempio, che l’eterosessualità è naturale, mentre l’omosessualità è contro natura.

Il punto è che questi passaggi non sono rigorosi: la trasformazione dalla descrizione alla prescrizione, dal “cercano” al “devono cercare”, non è mai obbligatoria, necessaria, imposta dall’evidenza: è una scelta, alternativa al tornare al punto 1 e includere anche l’omosessualità tra i fatti “legittimi”[5].

Dati questi fatti, si deve scegliere tra due alternative:

a)    Se si rigettano i concetti di natura e contro natura tout-court, bisogna rigettare il finalismo e quindi bollare come apparenti le azioni finalizzate umane, e l’esistenza di organi sani e organi malati, l’esistenza di funzioni proprie degli enti, l’esistenza di qualità irriducibili all’estensione in movimento (nonché l’etica e qualsiasi giudizio del tipo “questo dovrebbe essere…”).

b)    Se si accettano i concetti di natura e contro natura, e con essi il finalismo, bisogna anche essere consapevoli che non vi è un modo rigoroso e scientifico di determinare quali siano le qualità, le funzioni proprie, ciò a cui tendono i vari enti.

Quindi si può solo tentare, ipotizzare. Chi afferma che l’omosessualità è contro natura in questo senso, lo fa perché crede che sia nella tendenza dell’uomo il riprodursi con l’altro sesso, e che il tendere al pro­prio sesso sia un qualcosa che allontana da questo fine. Ora questa è una con­vinzione legittima, ma non è dimostrabile in modo rigoroso: si possono solo suggerire indizi, volendo anche discretamente convincenti. Però esistono an­che indizi che vanno nella direzione opposta, per cui potremmo consi­derare l’omosessualità naturale.

Uno degli argomenti portati per dimostrare che l’omosessualità è contro natura, è che l’ano non è un organo predisposto all’atto sessuale. Ora, accettando l’impostazione finalista per cui il ruolo dell’ano nell’organismo è effettivamente quello di espellere sostanze di scarto, cosa ne dovrebbe conseguire? Si potrebbero fare tre considerazioni:

1)    Il ruolo delle mani nell’organismo non era certamente quello di suonare il pianoforte, eppure abbiamo iniziato a farlo. Ma anche rimanendo nell’ambito sessuale, non sono previsti rapporti orali, probabilmente neppure i baci (la bocca serve a mangiare e parlare), eppure non ci si fa troppe remore su di essi.

2)    Dato il punto 1, è così grave l’utilizzare e lo sperimentare con il proprio corpo in modi che non sono previsti nella sua organizzazione? Può essere un qualcosa “contro natura” che, ciononostante, permetta l’esprimersi di una natura più alta e coesistente nello stesso essere umano? (Come il talento musicale e il desiderio di relazione e unione affettiva e sessuale con l’altro/a).

3)    Il rapporto anale non è caratteristica necessaria e sufficiente all’omosessualità. Esiste l’omosessualità femminile, esistono gay che non praticano il sesso anale, esistono etero che praticano il sesso anale. Quindi, se anche si dovesse considerare (sempre in modo non rigoroso ma legittimo) il rapporto anale come contro natura, e in modo tale da essere negativo, sbagliato, questo non va a toccare in alcun modo l’omosessualità in quanto tale.

Riguardo la tesi per cui le specie viventi tendano alla riproduzione, si devono fare due considerazioni:

1)    Rimanendo nell’ambito della natura animale, è un errore di semplificazione l’affermare che le specie tendano alla riproduzione. Se è vero a livello di specie, non è necessariamente vero a livello dell’individuo: le api operaie sono tutte sterili e solo la Regina si riproduce coi fuchi – ed esse sono funzionali nell’economia dell’alveare. Oppure, esistono cigni neri gay e albatro di Laysan lesbiche in una discreta percentuale, che formano coppie monogame stabili e adottano uova orfane[6]. Sempre per congettura, non rigorosa ma legittima, sembra lecito affermare che l’omosessualità e la non riproduzione siano un comportamento che appartiene alla natura di questi animali individuali, che svolgono la loro funzione propria.

2)    Si è osservato prima che non è scontato che sia corretto appiattire la dimensione affettiva e sessuale dell’essere umano su quella animale, dunque le considerazioni del punto 1 hanno valore relativo. Dobbiamo quindi chiederci se l’omosessualità nell’essere umano sia naturale.

La riflessione filosofica millenaria che sposa questa impostazione della funzione propria, ha elaborato due tesi che saranno qui date per scontate e lasciate all’approfondimento del lettore, e che sono di particolare interesse per il tema:

1)    Tendenza ultima dell’uomo è il raggiungimento della felicità, che è desiderata di per sé stessa da chiunque in tutti i tempi. La felicità è intesa come la piena e armonica realizzazione delle potenzialità dell’individuo.

2)    È riconosciuto che tra le tendenze, le funzioni proprie dell’essere umano, ve ne sono varie in conflitto tra loro. È quindi necessario operare di volta in volta una scelta, occorre una gerarchia di priorità per cui qualcosa è sacrificabile in vista di altro.

Tenendo fermi questi due punti, cosa si può dire sull’omosessualità? Gli studi in merito suggeriscono che:

  • È un orientamento affettivo-sessuale che può portare a modalità di relazione con le medesime caratteristiche di quelle eterosessuali.
  • Non produce intrinsecamente scompensi e carenze, né di ordine anatomico-fisiologico, né di ordine psicologico-comportamentale, nella persona. (Tutto porta a ritenere che i più elevati tassi di depressione, suicidio etc. siano da imputare allo stigma sociale e non all’omosessualità in quanto tale.)

La tesi è che una relazione amorosa contribuisca alla realizzazione delle potenzialità dell’essere umano, e il veritiero avere rapporti di tipo non previsto dalla natura non allontana da questa realizzazione, poiché questi rapporti consentono comunque di esprimere l’amore nell’intimità della coppia.

È dubbio se contribuisca maggiormente alla realizzazione di una persona la relazione affettiva oppure la riproduzione, e si possono fare queste considerazioni:

1)    Coppie gay e lesbiche possono comunque avere figli, o da precedenti relazioni o con l’adozione, o con utero in affitto e procreazione assistita. Gli studi suggeriscono[7] che la qualità della genitorialità sia la medesima, e in alcuni casi anche maggiore[8], rispetto a quella eterosessuale.

2)    Una relazione affettiva senza figli può essere più facilmente soddisfacente e realizzante rispetto ad una relazione con figli ma senza affetto e amore tra i partner. Perché un omosessuale dovrebbe prediligere una falsa relazione etero con figli, posto che una relazione omo senza sia per lui positiva? È chiaro che queste sono considerazioni generalissime e puramente indicative: i singoli individui e gli infiniti casi della vita vanno valutati volta per volta.

Se anche qualcuno dovesse continuare a ritenere che una relazione omosessuale è contro la natura dell’uomo (e dovrebbe dimostrare che non contribuisce davvero alla realizzazione affettiva della coppia), si torna al punto di partenza: non vi è possibilità di stabilire rigorosamente e in modo univocamente accettabile da tutti quale sia la natura umana, e cosa possa contribuire ad avvicinare l’unico e irripetibile individuo alla propria realizzazione.

È quindi lecito fare ipotesi e trarne concezioni normative per sé stessi; ed è lecito proporre, argomentandole, queste considerazioni ad altre persone, che potranno ascoltare, valutare e decidere se il tal comportamento è positivo o meno, contribuisce alla realizzazione o meno. E queste persone potranno sbagliarsi, considerare come positivo ciò che non lo è o negativo ciò che non lo è.

Ma non è lecito ritenere di avere la certezza assoluta su cosa faccia parte della natura umana e cosa no; e non è quindi lecito imporre le proprie teorie normative agli altri, ledendo la possibilità altrui di realizzarsi come ritiene opportuno, magari anche sbagliando (senza ovviamente che questo volersi realizzare vada a negare a sua volta diritti altrui).

In questa condizione di incertezza, e sapendo che i tentativi di modificare l’orientamento sessuale conducono a frustrazione e infelicità[9] e non funzionano, gli omosessuali hanno tutto il diritto di cercare di realizzarsi affettivamente come sembra più consono alla propria natura.

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[1] Ammettendo che esistano fenomeni soprannaturali, che sovvertono l’ordine della natura, questi esisterebbero ma sarebbero esclusi dal dominio di ciò che è naturale. Ma ciò è irrilevante in questa sede, anche perché l’omosessualità ricadrebbe senz’ombra di dubbio tra i fenomeni naturali.

[2] Per un elenco delle teorie biologiche dell’omosessualità, vedasi Giuseppe Novelli, L’orientamento sessuale tra genetica ed epigenetica, Le Scienze, 2013 (link). Per un elenco delle teorie psicologiche dell’omosessualità, vedasi Cristian Livolsi, L’origine dell’omosessualità (link). Nessuna teoria eziologica dell’omosessualità è accettata unanimemente dalla comunità scientifica.

[3] Nel presente saggio si utilizzano dicotomicamente l’eterosessualità e l’omosessualità per semplicità, poiché non cambia la sostanza del discorso.

[4] Si noti che, in questa accezione, esistono cose secondo la propria natura e cose contro la propria natura. Dal fatto che esistano comportamenti omosessuali negli animali, posto che siano naturali in questo terzo significato – perché hanno un ruolo nella specie e si può supporre svolgano una funzione positiva (considerazione non rigorosa e non scientifica!) – non può seguire nulla sulla natura umana. Chi dice che “l’omosessualità è naturale perché c’è anche negli animali” sta accomunando, presumibilmente a torto, la natura umana e la natura animale. Accettando questa impostazione, può esistere una natura vegetale (comune ai viventi), una animale (comune agli animali), e poi una umana (comune agli esseri umani), una felina (comune ai felini), una dei gatti (comune ai gatti), e, chissà, anche una per ciascun singolo individuo? Bisogna quindi vedere se la sfera affettivo-sessuale umana debba essere considerata parte della natura animale oppure di quella specificamente umana. La convinzione di chi scrive è che debba essere considerata a parte poiché qualitativamente diversa.

[5] Un racconto del sottoscritto, Il marziano e la natura (link), mostra gli errori che si possono commettere quando si applicano questi procedimenti. Un marziano che atterrasse su una base militare e volesse studiare gli umani vedrebbe solo maschi, e li giudicherebbe naturali; quando uscirà dalla base e incontrerà anche delle femmine, queste non corrisponderanno a ciò che aveva classificato come naturale, e le vedrà quindi come errori.

[6] Bruce Bagemihl, Biological Exuberance: Animal Homosexuality and Natural Diversity, (St. Martin’s Press, New York, 1999. ISBN 0312192398) (link)

Cristina Gandola, Omosessualità animale (ScienzeNews.IT) (link)

James Owen, Homosexual Activity Among Animals Stirs Debate (National Geographic News) (link)

Susan McCarthy , The fabulous kingdom of gay animals (Salon) (link)

[7] Collezione di studi sulle adozioni nell’articolo del sottoscritto I bambini hanno bisogno di un padre e una madre? (link)

[8] Con questo non si vuole dire che le coppie omo siano migliori di quelle etero. Presumibilmente la differenza statistica è dovuta al fatto che esistono coppie eterosessuali che non volevano figli, e li crescono con minore dedizione, mentre gli omosessuali che hanno figli lo hanno desiderato e sono quindi in un’ottica di impegno pari a quella degli eterosessuali che desiderano dei figli.

[9] The ex gay files the bizarre world of gay to straight conversion, The Independent, 2010 (link)

Vittorio Lingiardi e Nicola Nardelli, L’omosessualità in cerca d’aiuto, Repubblica, 2009 (link)

Commenti

commenti

7 Comments

  1. Lallo

    Vedi un poco che tra un po passeranno pe’ santi questi sporcaccioni.

  2. Alex

    Apperò, complimenti alla capacità argomentativa 🙂

  3. F

    Interessante! Non avevo mai pensato a quegli errori logici in quei termini, è stato proprio istruttivo leggere. I due video che ho visto anche qua li conoscevo (il terzo, quello chiamato “animali” non si vede), sono per me migliori che avevo visto in giro finora sull’omosessualità.

    Per il resto è quello che dico io alla gente (ci provo) quando dicono contro-natura. Lo dicono su così tante cose, anche quando si parla di fecondazione assistita, di riassegnazione del sesso, di eutanasia. Belli gli esempi, e poi dire che è “nella natura umana andare oltre la natura” è proprio fondamentale!

    Conosci la teoria EBE, exotic becomes erotic?
    http://www.news.cornell.edu/chronicle/96/8.29.96/sex_orientation.html

    Inoltre, uno sviluppo molto recente è questo: http://www.youtube.com/watch?v=saO_RFWWVVA.
    L’epigenetica sembra qualcosa di davvero rivoluzionario, in tanti campi. Radio e TV inglesi ne parlano molto. Anche questo è uno dei migliori video che ho trovato.

    Te le mando perché mi sembra che nel tuo articolo ti concentri più sull’aspetto biologico, anche se dici giustamente che i geni “predispongono” e “influenzano”. Ormai per studiare qualsiasi problematica nelle neuroscienze e psicologia si analizza sempre l’interazione tra natura e AMBIENTE, quindi secondo me questi sviluppi sono di più ampio respiro e se non li conosci ancora te li consiglio 🙂

    P.S. Anche io sono colpito dal livello del commento precedente.

    Ciao 🙂

  4. Alex

    Grazie mille per la segnalazione, avevo letto tempo fa un articolo su questa teoria e poi non ero piú riuscito a ritrovarlo e non ricordavo il nome! Poi guardo il video, e vedo di dare una sistemata alla pagina.

    Ciao 😀

  5. SqueezedMind

    Splendida analisi 🙂

  6. Veronica

    Ciao! Ho dato una scorsa al blog, complimenti.
    Il blog è spuntato fra i primi risultati cercando su Google omosessualità e pedofilia (o qualcosa del genere). Ricerca innescata da una discussione particolarmente accesa avuta qualche dì addietro e che mi aveva particolarmente sconcertato – soprattutto perché era la tesi sostenuta da una persona che reputavo piuttosto intelligente.
    Mi farebbe piacere invitarti ad un forum cui partecipo, si chiama Atei Italiani (http://atei.forumitalian.com/)
    Se ti va di unirti, ed hai tempo, penso che il tuo contributo sarebbe molto apprezzato!

    ps. non è su questo forum che ho avuto la discussione omo/ped! Nel quotidiano (il che forse è peggio)
    pps. l’invito è sincero, non vado in giro a reclutare gente per i forum di proffessione, eh!

    Saluti

  7. Rio

    Io risponderei solamente: “che cosa vuol dire ‘natura’?”
    Immaginando che diano risposte inutili e nella migliore delle ipotesi banali mi rifiuterei di andare avanti

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