La legge è uguale, anche per Berlusconi.

Ago 2, 2013 by

La legge è uguale, anche per Berlusconi.

La condanna in Cassazione dello spinoso “processo Mediaset” è senza dubbio una sentenza storica non solo per il pluri-indagato Berlusconi, ma per tutti gli italiani. Essa, infatti, ridisegna lo scenario politico in Italia e apre nuovi fronti sulla futura situazione del governo.
Prima di addentrarci nella complessa questione politica che nasce di una sentenza giunta al termine di un lungo e articolato iter giudiziario, vediamo di comprendere i dettagli e la storia di questo processo, tra i più importanti della Seconda Repubblica.

Il Processo:
Non ci addentreremo nelle specifiche giudiziarie, ma è fondamentale tracciare un quadro generale.
I primi indizi del caso Mediaset li abbiamo addirittura negli anni ’90, quando Tangentopoli ha inaugurato una sempre più stretta relazione tra politica e magistratura, dove a quest’ultima venne affidato l’ingrato compito di portare alla luce le corruzioni nel mondo politico.
In queste premesse, Berlusconi non poteva che inserirsi magistralmente. Indagini iniziate nel 2003 hanno scoperto una compravendita illecita dei diritti televisivi per la Mediaset, volti a fatturare oltre 280 milioni di euro, totalmente in nero. Assieme a Berlusconi, il processo ha coinvolto altri 13 imputati, tra i quali l’avvocato inglese David Mills e l’appoggio statunitense Frank Agrama, suoi complici e menti esterne dell’immensa frode fiscale.
I problemi che hanno intralciato l’iter del caso Mediaset sono stati perlopiù politici: nel periodo del processo, Berlusconi è stato quasi sempre Presidente del Consiglio. Di conseguenza, le sedute venivano rinviate, sospese, o prolungate a tempi indefiniti. Inoltre, diversi decreti legge hanno depenalizzato il reato iniziale (ad esempio il Lodo Alfano), lasciando illeso solo quello di frode fiscale, portando la condanna in Primo Grado solo nel 2012, e in Appello qualche mese fa.

La Condanna:
Dei 4 anni di condanna in carcere confermati dalla Corte di Cassazione, Berlusconi ne subirà appena uno, poiché 3 saranno coperti dall’indulto del 2006.
Inoltre, avendo ampiamente superato i 70 anni, per legge non andrà in carcere, ma potrà scontare la condanna ai domiciliari (e che domiciliari!), o affidato ai servizi sociali.

Il problema dell’Interdizione:
La condanna accessoria, quasi più importante degli anni di carcere, riguarda l’interdizione dai pubblici uffici, ovvero l’impossibilità per Berlusconi di ricoprire cariche pubbliche, dal consigliere comunale al Premier.
Se, in Appello, la sentenza prevedeva 5 anni di interdizione, questa è stata respinta dalla Cassazione, giacché la legge prevede da 1 a 3 anni (così come ha affermato il procuratore generale). Di conseguenza, qualche mese sarà necessario per riformulare la sentenza in Appello, con una nuova consulta di giudici; con tutta la buona probabilità, questa sentenza sarà confermata ma ridimensionata, appunto da 1 a 3 anni.

E il Parlamento cosa farà?
Si è a lungo discusso sul ruolo del Senato circa la condanna di Berlusconi. C’è chi chiede dimissioni immediate, chi vuole votare, e chi vuole che la condanna venga semplicemente eseguita senza intervento parlamentare.
Per queste condizioni è necessario fare riferimento all’Articolo 68 della Costituzione, che sancisce l’impossibilità, per un parlamentare, di essere arrestato mentre ricopre tale carica. Tuttavia, questo articolo prevede due eccezioni, per le quali l’arresto scatta anche senza la conferma della Camera di appartenenza:
1) Il parlamentare dev’essere colto in flagranza di reato, condizione per la quale vi è l’arresto immediato.
2) Il parlamentare deve ricevere una condanna definitiva e irrevocabile, ovvero il caso di Berlusconi.
Ora, essendo una sentenza “a metà” (poiché l’interdizione è stata rinviata in Appello), non è chiaro quale sarà l’iter che porterà all’arresto di Berlusconi: se sarà immediato, con voto…risolti questi nodi, potremo capire il futuro effettivo dell’ex premier.

Ripercussioni su politica e governo:
Va bene Berlusconi, ma l’Italia?
È molto difficile dire con certezza quale sarà il futuro politico del Paese dopo una sentenza del genere. Dopotutto, volenti o nolenti, la vita politica italiana viene fortemente influenzata dalle vicende personali di Berlusconi.
Molto probabilmente, il Pdl rimarrà compatto intorno al suo leader, seguendone le direttive seppur dietro le quinte. Altrettanto probabile è una futura campagna elettorale sulla scia della “persecuzione delle toghe rosse” (anche se tale strategia dipende dall’interdizione).
Il Pd, tramite il leader provvisorio Epifani, ha espresso cupamente il desiderio di “mantenere separati i poteri dello Stato” e di voler “rendere effettiva” la condanna; distanti dal Pdl, ma vicini come alleati di governo.
SeL e M5S, compatti, ne richiedono arresto e/o dimissioni in tempi immediati, essendo un pregiudicato e perciò impossibilitato per legge a sedere in Parlamento.
Il vero scontro si avrà, tuttavia, se si avvererà lo scenario del voto parlamentare per confermare l’estradizione: in quel caso, le spaccature nel governo di coalizione potrebbero divenire pressoché insostenibili, se non a rischio per la tenuta dello stesso. Ad ora, tutti i partiti scongiurano un tale scenario, che però è tutt’altro che impossibile.

Quello che è certo è che, dopo 20 anni di truffe, inganni, disastri mondiali, economici, di immagine, di credibilità e via dicendo, oggi possiamo davvero dire che “la legge è uguale per tutti”.

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