Il Dolce Velo

Lug 23, 2013 by

Il Dolce Velo

Ieri sera, un po’ alla volta, una storia e un mondo hanno preso vita nella mia immaginazione. Il racconto che segue è una prima storia, abbozzata, a riguardo. È solo un esperimento, probabilmente non è un granché e a parte un altro infelice tentativo non ho mai scritto racconti. Spero possa stuzzicare la fantasia di qualche lettore…

In ogni foresta e su ogni montagna, nelle profondità di tutti i mari, in ogni città di ogni regione della Terra di Kòhoba, da almeno centomila anni, gli Udawàni, detti Musicanti del Dolce Velo, suonano e cantano e danzano senza interruzione. La loro musica allieta i viandanti così come i paesani, insieme ad ogni forma di vita del pianeta. Gli Udawàni, dolci e bellissime creature dalle sembianze di driadi e sirene, fate e satiri, sono immortali: ma pagano questo pegno con un fardello, il dover suonare per l’eternità. Il loro danzare protegge Kòhoba dall’oscurità delle tenebre, dando vita ad un’atmosfera pacifica e raggiante di luce. Se la loro musica dovesse cessare interamente, tutta Kòhoba verrebbe nuovamente avvolta dall’oscurità e dal caos primordiale.

L’antica razza degli Ezkùtu, centomila anni fa, accettò il Patto del Dolce Velo degli Udawàni: i Musicanti avrebbero eliminato le tenebre col loro canto per l’eternità, e ogni nuova generazione di Ezkùtu, i Guardiani, avrebbe dovuto essere pronta a proteggere, anche a costo della vita, gli Udawàni. Gli Ezkùtu si fidano e credono nei Musicanti, e sono loro grati per il mondo pacifico che hanno donato, col loro eterno sacrificio, a tutte le razze di Kòhoba. Gli Ezkùtu sono elfi con un udito sopraffino: percepiscono immediatamente se la musica è più flebile di quanto dovrebbe essere, e quindi se i Musicanti sono in pericolo. Le loro società sono semplici e quasi tribali, vivono di musica e di ciò che l’ambiente, in sintonia con loro, ha da offrirgli. La maggior parte dei loro combattenti sono guerrieri con la spada e l’arco, oppure stregoni della guarigione, della protezione e della crescita rigogliosa.

Non tutti a Kòhoba però hanno accettato il Patto del Dolce Velo. Se così non fosse, d’altronde, i Guardiani non avrebbero ragion d’essere. I Kunòi, detti Primigeni, una delle due razze primordiali insieme agli Udawàni, operano per la morte di ogni Musicante e la conseguente Dissoluzione del Dolce Velo, e la Restaurazione del Vero Mondo. Loro ricordano com’era Kòhoba prima che avesse inizio la Danza del Dolce Velo: era un Mondo in cui non vi erano lotte e sopraffazioni, e in cui le forme di vita vivevano molto più a lungo e coesistevano pacificamente tra loro. Gli Udawàni, non soddisfatti della lunga ma in fondo caduca vita che l’imperscrutabile piano cosmico aveva loro donato, approfittarono della nuova e ingenua razza Ezkùtu, pronta a proteggerli, per i loro scopi: nell’illusoria realtà del Dolce Velo, in cui gli esseri viventi si nutrono l’uno dell’altro per un’esistenza di non più di una settantina d’anni, quando si è fortunati, gli Udawàni assorbono l’energia causata da queste sofferenze per essere immortali. Per i Kunòi è dunque un dovere morale restaurare il Vero Mondo e uccidere i malvagi illusionisti Udawàni. I Primigeni sono esseri bassi, alcuni dall’aspetto tozzo mentre altri snelli e agili. I primi sono eccellenti guerrieri col martello o con l’ascia, mentre i secondi sono abili esploratori, ladri e tuttofare. Convivono nelle società formate dai Reysendi.

I Reysendi, o Incantatori, sono l’ultima delle quattro razze note di Kòhoba, e l’unica nata successivamente all’instaurazione del Dolce Velo. Sono umani, creature dedite alla conoscenza della natura e della magia. Hanno dato vita a una grandiosa e organizzata società tecnocratica che si estende su tutta Kòhoba e che gli Ezkùtu rifiutano, per vivere in piccole società tribali delle foreste. Non riescono a comprendere perché gli Ezkùtu rifiutino la società, il progresso e gli evidenti vantaggi che questo comporta (i Reysendi hanno potuto sviluppare conoscenze, ricchezze e istituzioni di gran lunga superiori a quelli di tutte le altre razze, pur più antiche). Li considerano rozzi e ingenui. Da sempre hanno trovato nei Primigeni un alleato naturale, dal momento che questi hanno rivelato agli Incantatori che la realtà in cui vivono è illusoria e che i Musicanti impediscono a tutti di conoscere e vivere il Vero Mondo.

I Reysendi sono contrari alla violenza e non vorrebbero uccidere gli Udawàni. Per questa ragione, prima di collaborare con i Kunòi per la dissoluzione del Dolce Velo, si sono recati ogni anno, durante l’equinozio di Primavera, nel Bosco d’Ambradorata. Solo durante l’equinozio è presente e visibile Zanèiron, Re degli Udawàni e Stipulatore del Patto del Dolce Velo. Per mille anni, gli Incantatori hanno assistito alla danza di Primavera di Zanèiron, chiedendogli per quale ragione impongano la loro illusione su Kòhoba, e con che diritto impediscono alle razze di vivere nel Vero Mondo. Ogni volta, il Re ha proseguito il suo canto senza interruzione e senza proferire risposta alcuna. Così, ogni volta gli Incantatori gli hanno chiesto perché non risponda, e se potrebbe interrompere la Danza del Dolce Velo almeno per un giorno, per vedere come è il Vero Mondo che, ingiustamente, non hanno mai potuto conoscere. Alcuni hanno giurato di aver visto il Re fare cenni di dissenso con il capo, durante la danza. Sia come sia, gli Incantatori non hanno mai ottenuto risposta.

Hanno anche domandato agli Ezkùtu come mai abbiano accettato il Patto del Dolce Velo, e come fosse il Vero Mondo. Le memorie tramandate nelle generazioni riportano di un mondo tetro, in cui i Primigeni avevano potere su tutto grazie alle tenebre da cui traevano energia. Queste memorie sono però confuse e contraddittorie, e poco attendibili agli occhi dei Reysendi, data l’ingenuità dei Guardiani. La brama di conoscenza degli Incantatori e l’ineffabilità e la mancanza di spiegazioni da parte dei Musicanti convincono i Reysendi, nel millesimo anno e nel millesimo equinozio di Primavera, a collaborare con i Kunòi e uccidere, pur riluttanti, ogni driade e ogni sirena e ogni fata e ogni satiro sulla superficie e sotto la superficie di Kòhoba. Insieme, neppure i Guardiani poterono fermare la forza e la superiorità numerica, organizzativa, di armi e magie dell’Alleanza per la Dissoluzione.

Colpo dopo colpo, la musica cessò di esistere su Kòhoba. Ne prese il posto un lugubre, continuo e onnipervasivo eco, il suono delle tenebre e dell’oscurità. Gli Incantatori, desiderosi di conoscere il Vero Mondo, erano stati ingannati da coloro che questo mondo lo conoscevano bene, lo tramandavano da innumerevoli generazioni ed anelavano alla sua Restaurazione: la razza primigenia dei Kunòi. Questi, forti dell’oscurità, riacquisirono il potere che era stato loro negato da centomila anni, e poterono ottenere facilmente il dominio delle società Reysendi (in cui precedentemente erano ospiti relativamente integrati ma non artefici delle politiche) e la distruzione di buona parte delle società Ezkùtu.

Seguirono secoli di oscurità ed oppressione. I Reysendi, beffati dai Primigeni e gravidi di insostenibili sensi di colpa, cercarono in ogni modo di unirsi ai Guardiani e lottare insieme per il Rinnovamento del Patto. Gli Ezkùtu erano però, come già detto, creature semplici: non comprendevano il desiderio di conoscenza, e per loro la fedeltà al Patto era un atto scontato che non ammetteva deroghe di alcun tipo. Il perdono non fa parte della natura, prodigiosa distruttrice, e non faceva parte neppure della natura dei Guardiani. Così, questi si ostinarono a cercare da soli un modo per ritrovare gli Udawàni, senza condividere alcuna delle loro conoscenze con gli avversati Incantatori.

Dal canto loro, i Reysendi, isolati da tutti e responsabili dell’Oscurità – i Primigeni da soli non sarebbero mai riusciti a dissolvere il Dolce Velo – lavorarono indefessamente per scoprire un metodo che permettesse di riportare in vita gli Udawàni oppure di ritrovare qualche superstite. La mancanza di collaborazione degli Ezkùtu rese questo processo notevolmente e tristemente più lungo. Ma infine, un gruppo di Incantatori ben nascosto al regime Kunòi, riuscì a fare l’impensabile: riportare in vita i morti non era possibile, ma compresero l’Incantesimo del Dolce Velo e ciò che lo poteva realizzare.

I Reysendi avevano la consapevolezza di aver negato la fiducia a chi la meritava e di averla riposta in chi non la meritava. Sopportavano il dolore di aver commesso a causa di ciò un grave errore, gravido di conseguenze per tutto il mondo e tutte le razze. Compresero perché Zanèiron Re degli Udawàni non smise neppure un istante di danzare per dare loro spiegazioni: il suo compito e quello di tutti i Musicanti era troppo importante e aveva sacrificato la sua intera esistenza per il benessere delle razze di Kòhoba. E loro, i Reysendi, per il comprensibile desiderio di conoscere e la rabbia del non avere risposte, distrussero tutto ciò e resero vano il sacrificio degli Udawàni.

L’unico modo per riparare al danno, farsi perdonare dai Guardiani e riportare alla pace Kòhoba, fu danzare. Danzare per l’eternità.

I Kunòi vennero esiliati, Udawàni sorsero a nuova vita, e insieme agli Ezkùtu ripopolarono il ridente e felice mondo di Kòhoba, sulle leggiadre note dei danzatori Reysendi.

Commenti

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2 Comments

  1. Bianchi

    WOW! 🙂

  2. Blame

    Leggendo, pensavo che sarebbe molto adatta per trarne un libro illustrato; nel senso buono, ha tutti gli ingredienti adatti per trarne una favola per bambini. Non che i temi siano prettamente bambineschi, anzi, da un certo punto di vista può essere una storia anche abbastanza cruenta e con un bel po’ di risvolti tragici (a pensarci bene, come le fiabe dei Grimm, insomma, che erano molto meno allegre delle versioni redatte odierne). Chissà, tienilo a mente, magari un giorno troverai un buon disegnatore e attuare il progetto, se l’idea ti piace.

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