Pensieri sulla Liberazione

Apr 25, 2013 by

Pensieri sulla Liberazione

Riporto il commento del prof. Franco Manni sulla Liberazione:

Da quando sono piccolo (io ho 54 anni) sento dire e predicare che “i partigiani hanno liberato l’Italia dal nazifascismo” e che il 25 APRILE è la data che ricorda questa Liberazione… e che i partigiani erano o tutti o la maggior parte degli Italiani… almeno “nel cuore e nella mente”. Questo ritornello l’ho sentito e lo sento ancora oggi dovunque: dalla televisione alla politica alla stampa alla scuola ai “discorsi della gente”.

Io però vicino, nella mia stessa casa contro questa velenosa falsità avevo l’antidoto di mio padre (che era stato fascista repubblichino combattente nella guerra e era rimasto coerente fascista fino alla morte nel 1995) il quale mi diceva spesso che invece i fascisti eravamo noi Italiani alleati dei Nazisti e che chi sconfisse gli Italiani (fascisti) e i loro alleati tedeschi (nazisti) erano stati “gli Anglo-Americani”.

John Keegan, nel suo libro La Storia Militare della Seconda Guerra Mondiale, definisce la Resistenza europea una noiosa zanzara sul collo del Terzo Reich.

Di 300 divisioni del Terzo Reich solo dieci furono assegnate da Hitler per il “fronte interno”, e queste 10 divisioni furono principalmente dislocate nei seguenti teatri: Jugoslavia Centrale e Russia Occidentale, e – ma in subordine – in alcune zone della Albania, della Grecia e della Francia di Vichy. Keegan non parla dell’uso di queste 10 divisioni in Olanda, Belgio, Danimarca, Norvegia, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria… come non parla dell’Italia!

Il Regno d’Italia era alleato di Hitler fino all’8 settembre del 1943… ma dopo di allora fu occupato dalle truppe tedesche che non si fidavano delle forze morali e militari dei neo-fascisti della Repubblica di Salò. Il Re di questo Regno d’Italia addirittura dichiarò guerra a Hitler, e in Italia dopo l’8 settembre ci fu una Resistenza anti-nazifascista.

Cosa si intende per “Resistenza”? Keegan opportunamente la chiama “guerriglia e sabotaggio”: cioè esclude di definire “resistenza” altre attività, come per esempio quella di “corrucciato e silenzioso pensiero ostile al nazifascismo, pensiero che si consumi (o si dichiari che sia consumato, vista la non controllabilità dell’assunto) all’interno ermeticamente sigillato dei lobi cerebrali di un individuo che si guarda bene da esternare tali pensieri corrucciati”.

Quanti furono i “guerriglieri e sabotatori” (quelli che tedeschi ed italiani fascisti chiamavano “banditi” e gli Italiani dopo la fine della Guerra “partigiani”) nell’Italia nazifascista (quella centro-settentrionale della Repubblica di Salò dall’8 settembre del 1943 al 25 aprile del 1945, visto che in quella meridionale era occupata dagli Anglo-Americani)?

A questa importante (“importante” , visto il cruciale ruolo politico, intellettuale e morale della propaganda della “Italia librata dal nazifascismo da parte degli Italiani stessi in maggioranza partigiani” di cui dicevo all’inizio e che è durata fino ad oggi per 67 anni!) domanda storica, da parte degli storici di professione non ci sono riposte uniformi né chiare ad interpretarsi.

In primo luogo è doveroso ricordare che nessun “partigiano” (cioè “guerrigliero”) esistette prima dell’8 settembre del 1943: mentre in Russia, Jugoslavia e Vichy la Resistenza esisteva già dal 1941, in Italia anche dopo il capovolgimento delle sorti della Guerra del 1942 (da allora in poi fino alla fine l’Asse arretrò sempre di fronte agli Alleati), e anche dopo l’invasione Anglo-Americana dell’Italia meridionale del giugno 1943 e la caduta del governo fascista e l’arresto di Mussolini del luglio 1943, non esisteva alcun “partigiano”!

Dopo l’8 settembre le cifre dei combattenti armati della Resistenza italiana sono queste:

  • 9.000 nell’inverno 1943-44,
  • 12.000 nella primavera 1944,
  • 50.000 i “partigiani estivi” dell’agosto del 1944,
  • 20.000-25.000 nell’inverno 1944-45,
  • 100.000 dopo lo sfondamento Alleato della Linea Gotica e il dilagare dell’Armata Alleata nella Pianura Padana nei giorni della “insurrezione”, cioè i giorni attorno al 25 aprile del 1945.

La Repubblica di Salò ebbe una popolazione che variò (secondo l’arretramento progressivo del fronte) dai 36 milioni ai 30 milioni di abitanti.

Ecco che la percentuale di Partigiani sugli Italiani dello Stato Nazifascista di Salò era all’inizio un partigiano su 3.600 persone, alla fine e al suo meglio quando gli AngloAmericani entro due o tre giorni sarebbero entrati in tutte le città del NordItalia, erano un partigiano su 300 persone!

Io però ho voluto fare un esperimento diretto di ricerca storica ho chiesto (essendo in tema col programma di storia del secondo quadrimestre della quinta liceo) a tre mie quinte, nel corso degli ultimi anni, di chiedere a i genitori e ai nonni vivi questo importantissimo dato della tradizione famigliare: se tra gli ascendenti maschi in età di combattere durante il 1943-44 (e cioè i due nonni maschi e i 4 bisnonni maschi) ci fosse qualche “partigiano”, cioè “guerrigliero” anti-nazifascista. Si trattava (sommando le tre quinte) di 53 studenti con sei ascendenti maschi dell’età giusta ciascuno, per un totale di 378 ascendenti maschi.

Ecco il risultato della mia ricerca: su 378 uomini abitanti nel cuore del territorio della Repubblica di Salò in quei venti mesi della “Resistenza” NEANCHE UNO ERA STATO PARTIGIANO (“guerrigliero, sabotatore” anti-nazifascista) !

Ci sono stati i Partigiani in Italia! Sì, ci sono stati, e una minoranza di essi sono stati eroi e martiri, pensiamo per esempio al bresciano Teresio Olivelli!

Hanno dato essi una testimonianza di Coraggio per i valori della Libertà e della Giustizia ? Sì, la hanno – in varia misura secondo i casi personali – data!

Il punto importante per noi Italiani è però questo: i partigiani (i guerriglieri e sabotatori anti-fascisti) sono stati pochissimi!

L’Italia non è stata liberata dal nazifascismo da parte degli Italiani presuntivamente nella maggioranza “partigiani”!

I fascisti alleati dei nazisti non sono venuti da Marte, perché i fascisti eravamo noi, noi Italiani!

E noi Italiani in estrema maggioranza fascisti di fede più o meno tiepida o accesa o opportunisti di varia sorta siamo stati sconfitti e conquistati dall’Armata Anglo-Americana prima comandata dal generale inglese Alexander e poi dal generale americano Clark.

Commenti

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2 Comments

  1. Sara

    E’ interessante leggere questo punto di vista, ed è inconfutabile il fatto che, ahimè, la maggior parte degli italiani era “di fede” fascista o comunque sottomessa a quell’ideologia per paura. Però secondo me lo scrittore dell’articolo (o, meglio, la fonte), nel riportare ad esempio dati come uno su 300 era partigiano ecc, dimentica un aspetto molto importante: la rete di appoggio che i partigiani avevano trovato, gli aiuti che la popolazione gli dava, chi ospitandoli a suo rischio e pericolo, chi dando il proprio contributo per la trasmissione di messaggi e così via. Insomma, un contributo sostanziale proveniva dal basso, è questo che temo si tralasci. Lui, ad esempio, parla solo di uomini partigiani, ma si sa che molte donne si mobilitarono per questa lotta. è sbagliato parlare solo marginalmente degli alleati anglosassoni, ma lo è anche non dedicare la giusta memoria a tutti quelli e quelle che, pur non essendo passati alla storia come partigiani e partigiane si sono opposti nel loro piccolo al nazifascismo. Non so, sarà anche che ho vissuto in un posto in cui è molto sentita la questione e sin da quando ero piccola, a scuola, mi hanno fatto conoscere personaggi che hanno dedicato la vita a proteggere chi combatteva il nazifascismo anche mettendo la propria vita a repentaglio. E’ vero, alcuni non si sono esposti più di tanto, hanno agito di nascosto, ed è anche vero che le cose si sono mosse “in ritardo”, e che di certo in molti casi storie come queste sono finite male facendo sfumare alcuni tentativi di contribuire attivamente. Ma da questi racconti io mi rendo conto che la volontà di cambiamento c’era ed era molto sentita non solo da poche mosche bianche.

  2. Alex

    Grazie della bella testimonianza 🙂

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