Liberateci da noi stessi.

Apr 25, 2013 by

Liberateci da noi stessi.

“Il 25 Aprile è morto.”

Mi sono svegliato questa mattina con questa frase in testa, accompagnata da un po’ di depressione.

Poi ho scoperto che l’ha detta anche Grillo, e a quel punto il pianto è stato inevitabile.

Mi son messo a sedere, ho acceso il cellulare, e ancora un po’ rincoglionito mi sono collegato su Facebook. Tante pagine di controinformazione e di complottismo non avevano perso la ghiotta occasione: è bastato poco per paragonare loro stesse al fac-simile d’una lotta partigiana contro il S1$tem4 che ci controlla tutti. “Vabbé”, mi dico, “lo fanno sempre, di che mi stupisco?”

Poi leggo altri post, altri commenti. Comunisti e fascisti s’erano alzati di buon mattino ed erano già partiti in quarta, con zaini e baionette, verso la solita inutile guerriglia d’ideologia, volta più alla masturbazione virtuale che non ad un’effettiva discussione:

“Fischia il vento, infuria la bufera! Rivoluzione subito!”

“Dux mea Lux!”

“Abbattiamo il potere!”

“Mussolini fece cose buone!”

Il tutto, naturalmente, condito con un bel po’ di “Roma Ladrona!” e di “Restiamo in silenzio, nel rispetto dei caduti” (penso che mai un ossimoro fu meglio congeniato).

Il disgusto sale ancora di più.

Riesco a chiedermi solo: perché.

Si battono come se la Resistenza avesse un colore politico; come se patrioti e partigiani avessero lottato per il trionfo del socialismo piuttosto che del capitalismo piuttosto che dell’anarchia. Mi chiedo come facciano a non vedere la bellezza di quei racconti, di quei sentimenti, di quei valori.

Valori che superano i punti di vista.

A che serve sentirsi davvero italiani se poi continuiamo a strumentalizzare il ricordo della nostra unità nazionale, degli intensi ideali che ci hanno portato all’autodeterminazione come Popolo e come Nazione, e la sfruttiamo per scaricare l’ira che ci accompagna ogni giorno e che facciamo saltare come un petardo, ira che potremmo canalizzare in ben altro, per fare veramente qualcosa? E non serve andare a manifestare, o dire “Buona festa della liberazione!”, se non capiamo nemmeno di cosa parliamo.

Il solito 25 aprile di merda.

Ormai la rabbia è troppa. E allora mi ci metto pure io, nel mio profilo Facebook così come nei post in giro per la rete. Scrivo una bella invettiva in cui critico tutto e tutti, sentendomi come pervaso dall’umile fragore di Pertini, e taglio un po’ di teste, e striglio un po’ di persone.

Alla fine, le dita mi fanno male. Ancora una volta, non ho risolto niente. Anch’io, al pari di fascio-comunisti e compagnia, ho dato sfogo alla mia furia.

Mi sdraio a letto, incazzato con me stesso e deciso a non alzarmi più. Metto un disco dei Nirvana, e lascio che le mie angosce mi inghiottano, accompagnate dalla voce grattata di Cobain.

Poco patriottico, forse; ma non ho più alcun interesse nel sentire la voce degli italiani. Non oggi.
Non quando dovremmo essere italiani.

L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

 

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

 

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

 

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –
alzare la mia sola puerile voce –
non ha più senso: la viltà avvezza

 

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

(Gli italiani – Pier Paolo Pasolini)

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1 Comment

  1. Sybil

    Ma ben venga il dubbio, il confronto, lo scontro anche! Quando si smette di parlare di qualcosa se ne stabilisce la morte definitiva. Certo sarebbe auspicabile arrivare ad una conclusione costruttiva anche, ma non ci si deve aspettare troppo. Quindi, che almeno se ne parli!

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