Freud in pillole

Apr 4, 2013 by

Freud in pillole

«Ma sì, Freud, quel pazzo che pensava solo al sesso!»

«Ma che dici? È stato un genio assoluto, un caposaldo della scienza e della cultura!»

Dopo aver sentito frasi di questo tipo, ho pensato di scrivere questo articolo. La motivazione è semplice: ho intenzione di illustrare, in maniera semplice e concisa, i concetti più famosi e importanti di Sigmund Freud, quest’oscura figura di cui spesso si sente parlare e di cui non tutti sanno le teorie, per sfatare la prima frase così come la seconda. Inoltre, per chi lo studierà o intende studiarlo, spero di poter fornire un riassunto chiaro e comprensibile, soprattutto delle sue teorie più complesse.

Siccome, come vedrete, ogni argomento necessita di una spiegazione non sempre breve, ho preferito impaginare l’articolo con le “tendine”. Basta cliccare sopra il titolo di ognuna di esse per ottenere il testo di quel determinato argomento. Buona lettura!

Vita

Accenniamo giusto a qualche passaggio fondamentale della sua vita:

  • Sigismund Schlomo (poi solo Sigmund) Freud nasce nel 1856, e da molto piccolo si trasferisce con la famiglia a Vienna. Freud era un ebreo-austriaco, e ciò è molto importante da ricordare, perché spesso ricondusse alla propria origine nazionale-religiosa la motivazione della sua assidua resistenza alle critiche mosse verso la psicoanalisi.
  • Studiò medicina e si laureò con specializzazione in neurologia. Freud non ebbe alcuna preparazione filosofica, e perlopiù sdegnava la filosofia, considerata come una fonte di semplici speculazioni prive di concretezza. Freud era molto, molto pragmatico e scientifico nel senso operativo e teorico. Dopo la laurea e un paio di lavori come medico, incontrò Breuer, che lo condusse agli studi sull’isteria e sulla tecnica ipnotica, che presto abbandonerà per  far spazio ai primi bozzetti della teoria psicoanalitica, studiando casi riportati anche nei suoi saggi (tra i quali ricordiamo il caso di Anna O).
  • Nel 1899, pubblicò il suo testo fondamentale, L’Interpretazione dei Sogni, dal quale nacque la teoria psicoanalitica. Il successo fu enorme, e altrettanto enormi furono le critiche. Il primo circolo di psicoanalisi si riuniva mercoledì sera a casa sua, che divenne poi l’Internazionale di Psicoanalisi e fece nascere la prima rivista. Freud, nonostante le feroci accuse provenienti da ogni parte del mondo, era estremamente convinto della giustezza delle sue idee e proseguì imperterrito per la sua strada, pubblicando molti altri saggi fondamentali.
  • Nel 1911 vi fu la rottura con Adler, seguita dalla rottura con Jung circa due anni dopo; parliamo dei due massimi esponenti della psicoanalisi, dopo Freud stesso, che iniziano a considerare teorie proprie, lontane dal “maestro”. La rottura con Jung in particolare è estremamente significativa per il percorso della psicoanalisi e della vita di Freud: egli considerava Jung come un figlio, e lo aveva nominato successore ed “erede universale” della psicoanalisi. In seguito alla scissione, condusse una profonda autoanalisi (che per altro fece pure Jung, chiamata però “depressione creativa”). Da questo momento in poi si ha una virata negli interessi: Freud esce dal puro contesto medico e inizia a interessarsi delle applicazioni sociali della psicoanalisi, e a costruire una metapsicologia e una filosofia basata sulle sue teorie.
  • Con l’ascesa di Hitler e delle leggi antisemite, fu costretto in fuga insieme alla famiglia a Londra. Durante gli anni aveva subito diversi interventi per un cancro alla mandibola, e sempre per questo cancro morirà a Londra nel 1939. La sua sesta figlia Anna Freud, anch’essa terapeuta, mantenne alto il nome del padre, e sotto la sua influenza la psicoanalisi proseguì i suoi sviluppi, sino ad oggi.

La psicoanalisi, il concetto di Inconscio e la struttura della psiche umana.

Freud non inventò la psicologia. Come disciplina accademica, era stata fondata da Wilhelm Wundt intorno al 1860, e sviluppata da altri insieme a lui. Il merito di Freud fu quello di rivoluzionare questa disciplina, introducendo concetti importantissimi e tutt’oggi cardinali, primo tra tutti (riconosciuto anche dai suoi più grandi oppositori) il concetto di Inconscio, fondamento di tutta la dottrina psicoanalitica, che si propone di essere una scienza che studia l’inconscio, e la terapia medica in grado di comprenderlo e curare i problemi dell’uomo alla luce di queste conoscenze.

Ma cos’è l’inconscio? Come dice il termine, è una struttura psichica che va oltre la coscienza (o anche “sotto”, da cui l’improprio termine sub-conscio), e sfugge al suo controllo e alla sua percezione. Il grande merito di Freud fu quello di far riconoscere e confermare empiricamente l’esistenza di questo apparato mentale a cui affidiamo le percezioni non coscienti dell’uomo, quelle delle quali esso non si rende conto, ma che fanno parte della nostra esistenza e del nostro modo di agire nel mondo, e quindi non vanno ignorate. Il termine venne introdotto nel saggio già citato, L’Interpretazione dei Sogni, e più volte rivisitato e ampliato.

L’inconscio freudiano è, fondamentalmente, una sorta di luogo in cui troviamo tutta l’attività psichica che reprimiamo, svalutiamo, rimuoviamo o ignoriamo. Comprendere la rimozione e farla tornare alla luce è fondamentale per la nostra salute psicologica. Sul concetto di inconscio, Freud basò tutta la psicoanalisi, e vedremo nelle successive descrizioni come esso si snoda e si comporta nei più diversi ambiti della psiche umana.

Freud strutturerà di volta in volta la psiche, arrivando solo alla fine ad una illustrazione completa. Inizialmente, Freud la descrisse come un iceberg, in cui solo una piccola percentuale è cosciente e si “mantiene sopra l’acqua”, mentre il resto è subacqueo”. Successivamente amplierà questa definizione, descrivendone le varie parti:

– Il Conscio, o “Io”, che è appunto la parte cosciente, di cui ci rendiamo conto.

– Il Preconscio, una struttura intermedia tra il conscio e l’inconscio, nella quale ha sede il Super-Io (che non è il superuomo di Nietzsche). Esso è una struttura semi-inconscia, appunto, che si origina dall’interiorizzazione delle norme, dei divieti, gli obblighi, i valori, che si apprendono da bambini tramite l’ambiente in cui si cresce e i genitori, che impongono il rigore e la legge morale da seguire per vivere e convivere socialmente.

– L’Inconscio, di cui abbiamo già parlato, chiamato anche “Es”.

La teoria sessuale in breve

È assolutamente necessario definire le linee guida della teoria sessuale, poiché essa accompagna, come il concetto di inconscio, tutta la produzione e la riflessione freudiana.

La sessualità, per Freud, è la componente fondamentale di (quasi) tutta la psiche umana. Essa sostiene la coscienza così come l’inconscio. Non dobbiamo, però, intendere la sessualità come la intendiamo noi normalmente: per Freud, il sesso non era solo l’atto della riproduzione, così come la sessualità non era solo la componente biochimica che muove l’atto sessuale (testosterone/estrogeni, zone erogene, attrazione sessuale, eccetera). Freud non si concentrò sulla sessualità perché era un maniaco, perché era pazzo, o perché faceva poco sesso; come accennato nella sezione sui sogni, lo fece semplicemente perché osservava empiricamente che essa costituiva la gran parte delle azioni dei suoi pazienti e delle persone intorno a lui, e di lui stesso.

Il concetto fondamentale della teoria sessuale è quello di libido. La libido (da cui deriva anche il termine libidine, in italiano) è una pulsione, un’energia psichica inconscia che è la causa delle nostre attività psicologiche. Freud giunse al concetto di libido dopo aver utilizzato il termine “istinto”, che però si rifaceva ad una visione puramente animalesca e bestiale, mentre la libido è più flessibile e meno rigida. Da nome, essa riguarda il “principio del piacere”: le azioni psichiche si muovono in direzione del soddisfacimento del piacere, di cui la forma più pura è appunto il piacere sessuale. Le altre manifestazioni della libido sono dette sublimazioni: la ricerca, il gioco, lo studio, l’arte, la letteratura… tutti campi dove la libido si canalizza, dà energia per l’attività, che alla fine crea piacere nell’essere umano.

Una mancata soddisfazione della libido, o un suo arresto o limitazione, generano i complessi, che vengono risolti una volta individuate le cause della limitazione della libido o della sua incapacità di potersi esprimere (del famoso Complesso di Edipo si parla nella sezione “Lo sviluppo psicosessuale”).

In seguito, Freud ampliò la definizione di libido, aggiungendovi quella di destrudo, anche detta pulsione di morte. Da una visione monistica si passa ad una dualistica: secondo Freud, nell’uomo combattono per tutta la vita due pulsioni contrastanti, la pulsione di vita (libido) e quella di morte (destrudo), definite anche come Eros e Thanathos: la prima genera il piacere e la sopravvivenza, la seconda la distruzione e la morte.

I sogni: l’interpretazione e concetti della teoria onirica.

“Il sogno è la via regia per l’inconscio.” (cit. Freud)

Probabilmente la teoria più conosciuta di Freud, l’interpretazione dei sogni ha suscitato grande scalpore ai tempi della sua enunciazione, e ancora oggi riscuote un buon successo. Innanzitutto perché, per la medicina di allora, il sogno era un semplice prodotto del cervello, senza alcun significato, e solo la cultura e la tradizione gli attribuivano un qualche valore.

Nella pluricitata “Interpretazione dei Sogni”, Freud ripercorre proprio le “teorie” socioculturali, per poi esporre la sua tesi. Volendo dare una definizione sintetica, il sogno è la manifestazione di un desiderio inconscio, spesso represso o comunque occulto alla coscienza.

Ma cosa accade quando sogniamo? E perché solo una parte dei nostri sogni viene ricordata al momento del risveglio? A queste e altre spinose domande, Freud risponde illustrando passo per passo la teoria dell’analisi del sogno.

Innanzitutto, quando dormiamo, abbassiamo le nostre “difese” coscienti, gli argini che impediscono al fiume dell’inconscio di manifestarsi virulento nella coscienza. Con questo abbassamento di guardia, l’inconscio riesce a trovare una via, tramite il sogno. Freud distingue due contenuti, nel sogno: il contenuto manifesto e il contenuto latente. Il contenuto manifesto è ciò che ricordiamo del sogno: i personaggi, gli ambienti, le situazioni, le azioni, eccetera. Questa rappresentazione può essere con un significato definito e comprensibile, così come può essere confusionaria, caotica, assurda, come spesso dopotutto è. In entrambi i casi (e Freud sosteneva che il secondo fosse generalmente più facile da analizzare), il sogno possiede un contenuto latente, cioè nascosto e non acquisibile a prima vista, che racchiude il vero significato del sogno, e che è compito e del sognatore (e dell’analista) sgusciare, districare e infine comprendere.

Ma come facciamo a comprendere il contenuto latente dei sogni? Freud seguiva soprattutto il metodo della libera associazione: esso consiste semplicemente nel lasciar fluire liberamente la nostra mente, che in maniera spontanea passa da un argomento all’altro partendo dal contenuto del sogno, fino a giungere ad una spiegazione di quella caratteristica del sogno, e in ultima analisi del sogno stesso.

Dopo aver studiato moltissimi sogni, tra i quali anche i propri, Freud constatò che la stragrande maggioranza dei sogni contiene un desiderio represso, quasi sempre di tipo sessuale. Questa conclusione giunse, appunto, dopo innumerevoli verifiche sperimentali. Allora perché, oggi come allora, molti rifiutano questo concetto freudiano?

Ciò ci porta a considerare ciò che Freud intendeva per rimozione. Molti dei contenuti della nostra psiche sono in contraddizione con la nostra coscienza, il nostro Io, e quindi finiscono nell’inconscio. E molte delle contraddizioni della nostra coscienza sono, appunto, di tipo sessuale. Ma esse ritornano nei sogni, ed è necessario che le comprendiamo, per non rischiare di subire nevrosi. La nevrosi è, dunque, un contrasto dei contenuti dell’inconscio con la coscienza, contenuti quasi sempre di natura sessuale.

La rimozione avviene tanto per i contenuti semplici quanto per i traumi, che se non sono analizzati appieno rischiano di diventare un serio problema per la salute della persona. In particolare, Freud parlava della censura e dei ricordi di copertura. La censura consiste nella cancellazione, dal sogno, di quei contenuti tragici o traumatici che potrebbero danneggiare o infierire sulla psiche cosciente, e che dunque vengono rimossi. Il ricordo di copertura è, invece, un “falso ricordo” che la nostra mente ha creato per mascherare il ricordo reale, molto peggiore per noi, del quale si può avere un indizio nei sogni così come nelle motivazioni delle nevrosi.

Lo sviluppo psicosessuale

Con questa teoria sulla psicoanalisi infantile, Freud rivoluzionò il modo di intendere la psicologia infantile, e il modo di osservare il comportamento dei bambini in generale (che sconvolse la società dell’epoca così come continua a sconvolgere molta di quella attuale), che porterà a definire i bambini come perversi polimorfi(cioè con una grande ricchezza e fantasia sessuale al di fuori della normale sessualità genitale).

Freud partì da un’intuizione tanto semplice quanto geniale: si riteneva, allora come a volte anche oggi, che la sessualità cominciasse a manifestarsi nel momento in cui l’apparato genitale inizia a svilupparsi, cioè durante la pubertà. Freud comprese come ciò fosse scientificamente errato, e che la sessualità (intesa come impulsi sessuali, libido, e quindi dentro la teoria psicoanalitica) inizia alla nascita e finisce con la morte. Quindi, sì, anche i bambini piccoli hanno una loro sessualità.

Ma come fanno ad essere sessualmente attivi, se l’apparato riproduttore è ancora lievemente inattivo? Da che cosa traggono piacere, e quali sono le zone erogene? Freud ipotizzò quelle che vengono chiamate “Fasi dello sviluppo psicosessuale”, che sono cinque: Fase Orale; Fase Anale; il famoso Complesso di Edipo/Elettra; Fase di Latenza, e Fase Genitale. Delle prime quattro, spesso ricordiamo ben poco una volta adulti. Ma vediamole una per volta.

1) Fase Orale (0-18 mesi circa). Il bimbo, ancora in fasce, si nutre tramite l’allattamento naturale o artificiale. Le zone erogene principali del corpo diventano dunque bocca e lingua, sulle quali il bimbo concentra tutta la sua intensità sessuale e verso le quali prova più piacere. Il piacere sessuale derivato dalla zona orale è molto pratica e basilare: maggiori sono l’intensità e il piacere provati, migliore e più sana è la capacità di nutrizione. Lo svezzamento avviene generalmente intorno agli 1-2 anni, e la fase orale si conclude con esso.

Traumi fisici o psicologici avvenuti in questa fase, così come disfunzioni dell’organismo, o eccessi nei tempi o nei modi (svezzamento brutale, vomiti frequenti e assidui, frequenti problemi respiratori, problemi di masticazione-suzione, eccessivo o nullo allattamento, eccetera) possono generare quelle che sono chiamate le “fissazioni”: una fissazione nella fase orale può manifestare, nell’uomo poi adulto, tendenze al tabagismo, all’alcolismo, alla logorrea, alla sovralimentazione e una predilezione particolare o patologica per l’erotismo orale, così come mutismo, incapacità di articolazione, problemi nell’esposizione orale, eccetera. Le fissazioni della fase orale possono essere innocue e semplici, come l’onicofagia o il bruxismo nella sua forma lieve, così come gli impulsi nervosi riguardanti la bocca (io ho il vizio nervoso di masticare le penne, ad esempio), così come essere problemi seri, da trattare in terapia.

2) Fase Anale (18-36 mesi circa). In questo periodo della crescita del bimbo, esso impara a controllare volontariamente stimoli e atti che regolano la minzione e la defecazione, entrambe manovrate dal muscolo anale. La zona erogena passa, dunque, dalla bocca all’ano e alla zona anale in generale. Intorno ai 3 anni circa questo processo si conclude, e la fase anale con esso. Anche qui, l’erotismo riguarda un aspetto puramente basilare dell’esistenza umana, cioè la necessità di espellere le scorie e i rifiuti del corpo umano, azione verso la quale tutta l’attenzione sessuale e il piacere del bambino si concentrano.

Anche nella fase anale vi sono le “fissazioni”, derivate da traumi psicofisici o da disfunzioni oggettive così come nella fase orale.  I “fissati” nella fase anale potrebbero essere eccessivamente egocentrici, altezzosi, schizzinosi, perfettini, maniaci del controllo e dell’ordine, così come totalmente privi di amor proprio, estremamente sadici o masochisti, sregolati, e simili; tendono inoltre a sviluppare un interesse e tendenza particolari o patologiche verso l’erotismo sadomaso. Come per la fase orale, le fissazioni possono essere innocue e naturali così come serie e da trattare in sedi appropriate.

3) Complesso di Edipo / Complesso di Elettra (3-6 anni circa). Probabilmente una delle più conosciute teorie freudiane insieme alla teoria onirica e quella sessuale, è stata nei decenni soggetta a discussioni, revisioni e amplificazioni, e resa infine più flessibile. Si parla di Edipo per i maschi, e di Elettra per le femmine, ed ambedue i nomi si rifanno alla mitologia greca. Parleremo nel dettaglio solo del Complesso di Edipo classicamente inteso da Freud, per semplicità espositiva, ma per il Complesso di Elettra il principio e le linee guida sono le stesse, basta semplicemente invertire i soggetti.

Durante la fase dell’Edipo, la zona erogena si sposta nella sezione genitale, e i primi accenni di Super-Io vengono a formarsi. Il bambino inizia ad esplorare i suoi genitali, e a manifestare alcune tendenze esibizionistiche e narcisiste. Soprattutto, il bambino inizia ad essere attratto sessualmente dal genitore di sesso opposto, la madre, verso la quale le sue fantasie e le sue pulsioni si indirizzano.

Tuttavia, questo desiderio incestuoso risulta ostacolato da una enorme montagna: il genitore dello stesso sesso. Il padre, che possiede già la madre, si oppone a questo desiderio (nella percezione del bimbo), e il bambino entra in competizione col padre per la conquista della madre, imitando comportamenti e movenze del padre. Inizia inoltre a meditare anche fantasie omicide o la castrazione del padre, per poter finalmente possedere la madre. Per questo si parla di Edipo: nel mito greco, inconsapevolmente, egli uccise il padre e altrettanto inconsapevolmente sposò la madre.

Il bambino, purtroppo, si rende conto che questo desiderio non verrà mai realizzato a causa della superiorità oggettiva del padre. Inizia perciò una fase di frustrazione e inappagamento, il cosiddetto “complesso di castrazione” cioè il timore che il padre, per punirlo di questo terribile desiderio, lo evirerà (che nella bambina si manifesta, invece, con “l’invidia del pene“, cioè la frustrazione derivata dal fatto di non poter possedere il pene del padre).

Accade che a volte che il Complesso di Edipo non venga superato adeguatamente, lasciando nel bambino problematiche che lo accompagneranno nell’età adulta, nel rapporto dei genitori così come con l’altro sesso in generale (è da questa teoria che nasce il pregiudizio de “gli omosessuali maschi hanno avuto un brutto rapporto con la madre e non hanno superato l’Edipo”).

4) Fase di Latenza (6 anni – pubertà circa). Subito dopo l’Edipo/Elettra, si passa alla fase di latenza, che precede la pubertà. In questa fase, la libido è semplicemente “dormiente”, le zone erogene scompaiono, e la sessualità si sublima in altre attività (socializzazione, giochi, studio, riflessioni nel proprio mondo interiore, fantasia e creatività). Il bambino sembra non avere alcun interesse sessuale diretto, ed ogni forma derivata del sesso è semplicemente non considerata; dunque, si concentra in altre attività e interessi, che lo trasporteranno verso l’ultima fase dello sviluppo psicosessuale. Freud nota, inoltre, come il bimbo in questa fase si identifichi molto col genitore dello stesso sesso, che diventa il suo punto di riferimento e imitazione principale (ma in maniera non competitiva com’era nel Complesso di Edipo, ma anzi di stima e talvolta di idolatria).

5) Fase Genitale (pubertà – tutta la vita). Dopo aver passato tutte le fasi precedenti, il bimbo inizia finalmente ad acquisire biologicamente e psicologicamente la sua sessualità genitale, facendo tesoro delle esperienze infantili e subendone le ripercussioni negative, e una volta sviluppata essa durerà per tutta la vita. Ovviamente possono esserci problemi, ma rimangono circoscritti a questa fase senza intaccare le precedenti.

È in questa fase che eventuali fissazioni e le problematiche delle fasi precedenti emergono nella coscienza, e alterano o deviano la sfera sessuale del soggetto. La ricerca nel passato del bimbo che siamo stati è di fondamentale importanza per capire come ogni fase dello sviluppo psicosessuale è stata affrontata, come, con quali problemi, eccetera.

I lapsus freudiani e oltre

La psicoanalisi non è circoscritta al solo ambito medico. Freud individuò sin da subito che molte azioni della nostra vita quotidiana riflettono pensieri o desideri inconsci. Tutto questo è illustrato nel saggio “Psicopatologia della Vita Quotidiana”.  In questo testo si parla principalmente dei famosi lapsus. Un lapsus (detto anche “freudiano”), è un atto di alterazione di una parola, di un’intera frase, della parte finale di un termine, o anche una fusione di due termini.

Vi sono diversi tipi di lapsus. Un lapsus linguae, il più comune, riguarda proprio il cambiamento di una parola in una frase. Il cambiamento può riguardare tante cose:

  1. La fusione di due parole o di due definizioni, che possono essere anche causate dalla velocità di narrazione o dalla distrazione (il mio professore di matematica era solito coniare definizioni come “il campo elettrica”, volendo unire campo elettrico con corrente elettrica).
  2. Il cambiamento di una parola all’interno di una frase, che è il tipo di lapsus linguae più comune e conosciuto. Cito solo un esempio da una conferenza stampa di Berlusconi, dove parla della magistratura che lo perseguita:

“Spendendo oltre duecento milioni di euro per consulenti e giudici. La persecuzione, naturalmente…emh, avvocati.”

Freudianamente, si interpreterebbe questa mancanza come un fatto che l’inconscio di Berlusconi vuole far emergere, e che riflette la verità dei fatti. Guardando il video, noterete come Berlusconi non si accorge subito dell’errore, che viene corretto poc’anzi.

Celebre è, poi, una citazione di Freud stesso circa un lapsus linguae. Un marito, parlando a sua moglie, afferma con nonchalance:

“Quando uno di noi due morirà, mi trasferirò a Parigi.”

Che è tutto dire.

Un’altra forma di lapsus è il lapsus calami, che riguarda la modifica di una parola mentre si sta scrivendo. Più frequente è invece il lapsus di lettura, che appunto riguarda gli errori mentre si legge (e ho avuto modo di constatare, nella mia piccola esperienza, come questo tipo di lapsus sia spesso di natura sessuale). L’ultimo lapsus comune è il lapsus memoriae: incomprensibili vuoti di memoria o dimenticanze improvvise di cose in procinto di dire o di fare (il nome di una persona, una cosa da fare…), che una volta ricordati e analizzati con la tecnica psicoanalitica si fa risalire ad una qualche repressione.

Oltre ai lapsus, tuttavia, Freud parla anche di altri eventi interessanti: gli atti mancati e le sbadataggini. Si definisce atto mancato quando abbiamo intenzione di fare qualcosa, ma questo atto non giunge al termine e si trasforma in qualcos’altro: durante una cena, allungo la mano per prendere il sale a tavola, ma rovescio un bicchiere pieno di vino. Questo, probabilmente, deriva da un mio desiderio inconscio di farmi notare e di mettermi in mostra, soprattutto se l’atto mancato si ripete più volte in sequenza. Una sbadataggine funziona in maniera simile: un movimento o un atto maldestro è solo apparentemente tale, in situazioni in cui non si avrebbe motivo di pensare a disfunzioni neuromotorie o cinestetiche: esso nasconde un’intenzione dell’inconscio.

Ad ogni modo, come conclude Freud alla fine del saggio di cui sopra: “tutti i fenomeni in questione si riferiscono a materiale psichico non completamente represso e che, benché respinto dalla coscienza, ha ancora la possibilità di manifestarsi ed esprimersi”.

Il motto di spirito riguarda, infine, le battute o le barzellette particolarmente argute ed efficaci, che secondo Freud nascondo un contenuto libidico, e quindi spesso sessuale. A differenza dei semplici giochi di parole, che sono spesso artifici dell’intelletto atti a soddisfare l’intelletto stesso, i motti di spirito hanno presa e forza grazie al contenuto inconscio che manifestano all’esterno, attraverso la battuta e lo scherzo, e quindi l’umorismo, che tocca direttamente l’inconscio, e suscita il riso. È per questo che le persone divertenti suscitano spesso la nostra simpatia; ma anche perché “scherzando, si può dire tutto. Anche la verità”.

Contributi all’antropologia, al totemismo, alla psicologia sociale e alla psicologia delle religioni

Come già accennato nelle schede precedenti, Freud non si interessò solo di terapia. Ad un certo punto della sua produzione letteraria e scientifica, spostò l’ambito delle sue ricerche anche sul sociale e sulle origini dell’umanità, dei suoi disagi e delle sue problematiche. Molti contestarono, successivamente, l’eccessiva necessità di Freud di far quadrare la psicoanalisi (fin ora pensata solo per gli individui) con le grandi masse e la storia dell’umanità, e quindi forzando la mano. Diverse idee di Freud sono oggi riconosciute come valide scientificamente, altre oggetto di discussioni.

Una delle più importanti definizioni riguarda i tabù, che secondo Freud sono delle azioni, pensieri o desideri comuni alla società o all’umanità che vengono proibite socialmente e legalmente, con tacito e inconscio assenso di tutta la comunità. Ci sono tabù di tipo religioso, di tipo etico, ma quello senza dubbio più radicato nell’umanità nonché quello considerato più “grave” in quasi tutte le culture è il tabù dell’incesto. Già accennato nella parte riguardante il Complesso di Edipo, Freud definì come l’incesto sia considerato un tabù poiché impedisce il corretto sviluppo e l’evoluzione della società umana, rinchiudendo gli impulsi sessuali all’interno della famiglia di origine. Essendo un tabù, cade nella sezione più profonda dell’inconscio, ed impedisce agli esseri umani di infrangerlo senza subire gravi conseguenze psicologiche.

Tuttavia, Freud sostiene anche come sia stato proprio l’infrangere di un tabù secolare, quello del parricidio, a formare la prima tribù di homo sapiens. Secondo Freud, le prime orde di uomini-scimmia (le “orde primordiali”) si sono indirizzate verso un’effettiva evoluzione verso l’umanità quando i figli del capotribù, per sopraffarlo e ottenere il controllo del gruppo, decidono di ucciderlo e di spartirsi  la tribù, facendo così nascere le prime rudimentali società.

All’alba dei tempi dunque, secondo Freud, l’incesto è necessariamente praticato per sopravvivere, ma successivamente subentra il tabù dell’incesto sopra accennato, assieme al tabù dell’endogamia (cioè della riproduzione e procreazione all’interno dello stretto nucleo familiare, tra componenti vicine come fratelli con sorelle, tabù che poi si estende alla famiglia nel suo insieme, e poi alla stessa tribù).

Crescendo ed amplificandosi, la tribù assume la necessità di identificarsi rispetto alle altre, e da qui nascono i totem, che garantiscono la rappresentazione ed assicurano il mantenimento dei tabù dell’incesto e dell’endogamia. Ma come si sceglie un totem? A volte sono animali, a volte entità della natura, a volte semplicemente oggetti… le motivazioni sono molteplici. Secondo Freud, comunque, un totem non è scelto solamente per il simbolo che rappresenta per la tribù, simbolo il quale può derivare dalle più disparate motivazioni; esso è soprattutto l’entità sulla quale si scarica il “complesso di Edipo collettivo” della comunità, la colpa del gruppo generata dal primo parricidio, che trova una simbolica redenzione sulla figura del totem.

Conseguentemente, Freud evidenzia un fenomeno psichico chiamato ambivalenza emotiva, un processo che la maggior parte di noi ha nei confronti di oggetti e persone (che viene anche trattato da Jung), ovvero la contemporanea presenza di sentimenti di amore e di odio. Nella tribù primordiale, la parte positiva viene tranquillamente manifestata socialmente, mentre quella negativa, cioè distruttiva e socialmente disgregante, si scarica sul totem, che acquisisce così un carattere sacrale (odio e amore si compensano, hanno la stessa forza), e il simbolo del totem diventa intoccabile: se è un animale, non va ucciso o mangiato se non in particolari riti; se una pianta, non va estirpata se non in particolari riti, eccetera.

La tribù, e la società di conseguenza, si possono dunque evolvere piano piano. I tabù fondamentali rimangono ben saldi, e i totem se non rimangono fissi si moltiplicano, e acquisiscono valore se non sacrale quantomeno laico, ma comunque riconosciuti socialmente da tutti. Freud osserva, in particolare, come nelle società moderne gli uomini si sentano particolarmente disadattati e disagiati perché non riescono ad esprimere naturalmente i loro istinti più basilari, dettati dall’inconscio. Così come il Super-Io individuale controlla e regola l’Io dandogli le regole e i modi di comportamento, una sorta di Super-Io collettivo detta regola le norme etiche e sociali, che impediscono agli uomini di scaricare le loro pulsioni senza controllo e distruggersi tra loro se totalmente conquistati dall’inconscio (homo homini lupus, hobbesianamente parlando).

E dal valore del totem Freud passa alla famosa considerazione sulla religione monoteistica, in particolare quella ebrea e cristiana. Senza mezzi termini, Freud considerava la religione come una forma di “nevrosi ossessiva collettiva”, una fissazione delle grandi masse su un’entità astratta, che come il totem è la rappresentazione del complesso parricida. Dio è dunque il Padre divinizzato verso il quale il Figlio si sacrifica; un padre che all’inizio dei tempi è stato ucciso dai primi componenti della società umana

Curiosità

  • In tedesco, “freude” vuol dire “gioia”.
  • Fumava circa un pacco di sigari al giorno.
  • Era solito leggere in una posizione scomodissima: in diagonale, con la testa non appoggiata allo schienale, il libro alzato e le gambe a cavalcioni.
  • Amava l’Italia, e fece una ventina di viaggi nelle nostre più belle città e regioni, tra le quali il Trentino, Venezia e Roma.
  • Uno dei primi saggi che scrisse, “Sulla cocaina” , gli costò una piccola macchia nel lavoro scientifico. Freud era solito fare uso di questa sostanza anche in piccolissime dosi, per ispirarsi e per scrivere.
  • Molto probabilmente soffriva di una particolare fobia, la siderodromofobia.
  • Il famoso divanetto su cui faceva sdraiare i suoi pazienti per permettere l’associazione libera, ora conservato a Londra, è alla radice della definizione “psicologia clinica”: dal greco, clino, che indica appunto un lettino in cui si era soliti sdraiarsi per riposarsi o godersi cibarie, specie nell’antica Roma in cui si usavano i “triclini”.
  • Ispirò gran parte della corrente artistica del surrealismo, tra i quali annoveriamo ad esempio Salvadòr Dalì, che gli fece un ritratto breve su un fazzoletto durante un loro incontro!
  • E’ citato da molti cantanti (Rino Gaetano, De André, Vecchioni, Povia, Samuele Bersani, Caparezza…), così come artisti e scrittori: Woody Allen lo cita spesso, ma anche Italo Svevo ne “La Coscienza di Zeno” lo chiama “Dottor S.”, o Umberto Eco ne “Il Cimitero di Praga”.
  • Su Nonciclopedia, c’è una divertentissima pagina dedicata a Freud (facente parte degli articoli migliori del sito!)

freudBibliografia essenziale di Freud

(nonché la documentazione su cui principalmente si basa questo articolo, non in ordine di pubblicazione):

  • Interpretazione dei Sogni
  • Il Sogno e la sua Interpretazione
  • Psicopatologia della Vita Quotidiana
  • Psicoanalisi: esposizione divulgativa in cinque conferenze
  • Tre saggi sulla teoria sessuale
  • Totem e Tabù
  • Il disagio della civiltà
  • Psicologia delle Masse e Analisi dell’Io
  • Al di là del principio del piacere

Commenti

commenti

5 Comments

  1. David95

    Ti ringrazio tantissimo per aver creato questo post. Ho conosciuto questo sito pochi giorni fa e mi sta seriamente aprendo la mente ad un milione di prospettive che non conoscevo. In particolare cercavo una spiegazione chiara e riassuntiva del pensiero di Freud.

  2. Fra
    Fra

    @David95: lieto di averti aiutato con la tua evoluzione intellettuale! 😀

  3. David95

    Mi fa piacere che tu abbia risposto e quindi colgo l’occasione per porti un paio di domande. Potremmo farci una chiacchierata? E nel caso in cui dovessi acconsentire: come si inviano i messaggi privati du questo blog?(Forse la risposta alla seconda domanda è lapalissiana per te, ma non sono molto pratico).

  4. Fra
    Fra

    Certamente!
    Nella sezione “Contattaci”, in cima alla schermata, c’è la mail del blog: puoi scrivere a quella 🙂

  5. andrea95

    Innanzitutto complimenti per l’articolo, però mi pare tu abbia fatto un po’ di confusione nella parte in cui parli della struttura della mente secondo Freud. Sembra che tu abbia fatto un “miscuglio” tra la prima topica principale (Conscio,Preconscio,Inconscio) con la seconda (Io,Super-Io,Es).

    Le due topiche servono a spiegare due aspetti diversi ma non in contraddizione tra di loro: mentre la prima suddivide i contenuti psichici in base alla reperibilità, la seconda divide la mente in tre diverse aree a seconda della funzione svolta.

    Infatti non c’è una corrispondenza netta tra gli elementi delle due topiche (Io -> Conscio, Super-Io -> Preconscio, Es -> Inconscio), bensì:

    L’Io è quasi totalmente conscio, parzialmente preconscio e inconscio;
    Il Super-Io è quasi totalmente inconscio, parzialmente preconscio e conscio;
    L’Es è totalmente inconscio.

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