Facciamo il punto della situazione:

Apr 23, 2013 by

Facciamo il punto della situazione:

Ad un giorno dall’elezione di Napolitano, subito si sta pensando al toto-nomi per Palazzo Chigi e i vari ministeri e dicasteri; non intendo esprimermi in merito o fare previsioni perché è ancora presto, anche se ho Amato l’idea di fare il nome di qualche faccia nuova.

Ma al di là di questo, credo sia il caso di fare il punto di quello che è successo in questi ultimi mesi, e rifletterci a mente fredda, a partire da quelli che io penso siano i cinque grandi protagonisti, ai quali mi sono permesso di assegnare degli epiteti.

Bersani e il PD: Ridicolo Harakiri

Dopo giorni di consultazioni in cui non è riuscito a tirare fuori un governo nemmeno abbozzato (e avrebbe potuto, se avesse imposto delle condizioni forti e serie, con dei punti programmatici da condividere), e dopo averci trascinato nell’inutile sistema acchiappa-tempo dei Saggi, il PD aveva un’occasione d’oro di riscattare la sua credibilità politica nel terreno dell’elezione del Presidente della Repubblica.

In quel frangente, però, ha calpestato una mina dopo l’altra: ha voltato aprioristicamente le spalle alla proposta M5S, probabilmente per lo stupido orgoglio della gerontocrazia interna, è corso tra le braccia di Berlusconi (e Alfano) e si è gonfiato il petto proponendo Marini. Bocciatura dopo appena due giri di votazioni e performance ridicola di fronte agli elettori.

Pausa di riflessione il tempo di una pausa caffè e un congresso straordinario, ha pensato bene di recuperare la faccia con Prodi, dimenticando l’astensione berlusconiana e leghista e precipitando ancora nella vergogna. A quel punto, di nuovo, si è fatto abbracciare dal papà di centro-destra, decidendo di lasciare la patata bollente a Napolitano.

L’ho definito “Ridicolo Harakiri” perché ha avuto la straordinaria capacità di lanciarsi verso il suicidio politico compiendo scelte totalmente senza significato, che persino un bambino ancora senza controllo della defecazione avrebbe saputo prendere meglio. La disfatta del PD si è concentrata soprattutto nella tensione interna: la necessità di mostrare a tutti i costi il cambiamento ha cozzato contro la muraglia della vecchia classe dirigente del Partito (il maiuscolo non a caso), che a scelte palesemente progressiste ha preferito coprire lo sguardo, spacciando le successive dimissioni come pretesa di rinnovamento interno. Ridicolo, appunto.

Berlusconi e il PDL: la Sorpresa sotto la gonna

Sebbene sia semplice scadere in queste valutazioni, è innegabile che Berlusconi e il suo gregge abbiano contribuito di nuovo a manovrare le sorti del Paese: dopo aver ricattato il PD subito dopo le elezioni, consapevoli sia del fatto di tenere in ostaggio il Senato sia che il PD non si sarebbe accordato con Grillo, hanno avuto la geniale idea di proporre le larghe intese e di attirare la preda nella trappola.

Mantenendo in perfetto stallo istituzionale il Parlamento, incolpando “la sinistra” e nello sfondo blaterando le solite puttanate sulle toghe rosse condite con qualche populismo sull’Imu, Berlusconi ha atteso come un falco per precipitarsi sull’elezione del Presidente, periodo nel quale ha svolto il ruolo di regista: al candidato condiviso col PD (Marini – Napolitano), lui e pecorelle hanno dato il voto; ai giri bianchi, si sono astenuti; alle altre proposte non hanno fatto manco caso. Insieme al Movimento, ha sicuramente condotto la linea di voto più coerente, nonostante fosse intrisa di palese conduzione dietro le quinte, di scelte prese “nelle segrete stanze”, di evidenti e ormai consolidati conflitti d’interessi.

L’ho definito “Sorpresa sotto la gonna” perché, con un’aria da studentella innocente alla sua prima volta, è stata zitta e quieta fintanto che non si è arrivati al dunque, dove non ha esitato a brandire una mazza enorme, picchiando e sodomizzando uomini, partiti e Nazione.

Grillo e il M5S: gli inconcludenti

Proseguendo con la metafora erotica dal discorso precedente, le manovre politiche del M5S si possono riassumere, nella prima fase di questo periodo, come una teatrale prestazione sessuale seguita da un’eiaculazione precoce collettiva.

Tradotto in italiano, all’inizio il M5S era la novità, ciò che piaceva a tutti, che sembrava forte, granitico, in definitiva adeguato a sostenere il cadavere rotolante dell’Italia. Sono bastate un paio di settimane per dimostrare come, nei fatti, il grande orgasmo ha lasciato spazio alla realtà, ai fatti, agli uomini e le donne dentro il Movimento, che al di fuori dei siamesi Crimi-Lombardi non hanno avuto modo di farsi conoscere o di mostrare la loro indipendenza e iniziativa personale.

Durante l’elezione del Presidente, invece, hanno mantenuto una linea coerente e precisa, così come Berlusconi e i suoi. Forse per affinità elettive? Non mi azzardo a paragonarli sino a questo punto. Ad ogni modo, son rimasti fedeli al loro candidato Rodotà, ma hanno fatto a mio avviso un grave errore: non sono riusciti a convincere la maggioranza dei parlamentari a votarlo. Rodotà è quel tipo di uomo che si presenta da solo, certo, ma da solo non avrebbe potuto portare avanti la sua candidatura nemmeno fosse stato un superuomo dannunziano.

Sarebbe semplicemente bastato calamitare i franchi tiratori del PD e i parlamentari d’altri lidi a convergere su Rodotà (come ha fatto SeL, in tutta libertà), non soltanto urlando dal loro pulpito “VOTASTEFANOVOTASTEFANO” e ribadendo che era il loro candidato, ma intraprendendo un’azione di dialogo, di confronto paritario: dopotutto, non si potevano aspettare che i grandi elettori pendessero dalle loro labbra semplicemente perché proponevano Rodotà.

Li ho definiti “inconcludenti” perché, per via di inciuci o di accidia, non hanno ancora combinato niente di concreto, né in termini di proposte di legge né in termini di mosse politiche, nonostante si fossero presentati un curriculum tale da farsi assumere dal 25% degli elettori.

Napolitano: High-Lander

Napolitano è quel tipo di persona che vorrebbe morire ma non può. È stato attaccato a un respiratore, e non può nemmeno richiedere l’eutanasia. Non ora, almeno.

Certo, probabilmente si era già preparato le sue belle vacanze e il godersi della sua pensione, insieme alla sua bella Clio e qualche corazziere, ma no, hanno dovuto portarlo indietro per farlo continuare…a non fare niente.

Già, perché se nel primo periodo le ha provate tutte per far quagliare i partiti, ha poi dovuto delegare il lavoro ai famigerati dieci saggi dell’Ave Maria (come quello che ha intonato, sia in pubblico che in privato, nella speranza che non lo rieleggessero), col risultato di essere rieletto e persino applaudito durante la strigliata generale.

L’ho definito “High-Lander” in onore di quel bel film dove alcuni uomini sono costretti ad essere immortali e a scannarsi tra di loro per ottenere l’immortalità vera, ed essere dunque l’Ultimo Immortale.

[Parlerò ora a qualcosa di diverso: se non si è interessati a questa mia analisi sulla figura di Napolitano, si passi pure oltre.]

Senza dubbio, Napolitano ha avuto la grande colpa di firmare il Lodo Alfano per evitare di fargli fare di nuovo il giro delle Camere per poi ripresentarsi uguale, vanificando perciò il proprio ruolo di garante della Costituzione, cosa per la quale lo stesso Ciampi lo ha ammonito; inoltre, si può condividere o meno l’idea che Napolitano sia stato un Presidente austero e dal polso fermo.

Vorrei, tuttavia, proporre una riflessione: ritengo, infatti, che sia fin troppo facile criticarlo per non aver deposto Berlusconi, sia durante la sua stagione di governo sia durante il Rubygate, senza andare a guardare i fatti.

Chi sostiene questa posizione, solitamente cade in una contraddizione: taccia Napolitano di essere alla stregua di un monarca, di Re Giorgio, e poi gli vorrebbe conferire i poteri del monarca. Napolitano, infatti, non ha il potere di revocare la Presidenza del Consiglio. Questo perché non è previsto dalla Costituzione, che invece nell’Art. 88 sostiene che possa sciogliere le Camere, mentre nell’Art. 89 sostiene come ogni atto del Presidente vada firmato da un ministro e controfirmato dal Premier. Sembrerebbe paradossale, ma è fatto proprio per evitare una pseudo-monarchia parlamentare, dove il Presidente ha il potere di fare e disfare il Parlamento.

Naturalmente si potrebbe sostenere: “Napolitano avrebbe potuto sciogliere il Parlamento a causa dell’inchiesta di Berlusconi”. Sarebbe stata, a mio avviso, una scelta che avrebbe scatenato una crisi politica ancora più profonda, oltre ad essere moralmente priva di senso, come quando si mette la nota di classe per colpa di uno solo. Semmai, molto più etico e senza buttare tempo e denaro (cioé milioni di euro in nuove elezioni), avrebbe dovuto dimettersi Berlusconi, e al che sarebbe bastato proporre un nuovo Premier.

Scendendo ancora di più nell’ipotetico, Napolitano avrebbe potuto comunque nominare un nuovo Premier a causa degli scandali giudiziari in cui era stato coinvolto, nonostante Berlusconi non avesse rassegnato le dimissioni, in parole povere una sorta di “chiodo scaccia chiodo”? La Costituzione non prevede limitazioni, e da che mi risulta non ci sono leggi che lo vietano. È storia il fatto che non sia avvenuto, e su questo ognuno può trarre le proprie conclusioni.

Rodotà: il Grande Escluso

Dopo essere diventato di colpo l’eroe e l’idolo di milioni di italiani che gridavano il suo nome solo perché era stato candidato dal M5S (e molti non l’hanno considerato diversamente rispetto a un calciatore), Rodotà non ha ricevuto nemmeno un grazie. Un grazie per averci provato, perché a prescindere dal fatto di piacere o meno al popolo (checché se ne dica, non tutti lo volevano Presidente), ha comunque gareggiato rispettoso di tutto e di tutti, con grande umiltà e profondità d’animo che la classe politica italiana probabilmente non sa nemmeno cosa sia, e probabilmente il popolo italiano nemmeno si meriterebbe. Rodotà l’ho definito “Il Grande Escluso” per questo: un uomo da stimare immensamente, rimasto fuori a causa di giochi più grandi di lui.

In realtà, più che incazzato sono deluso. Deluso, perché ancora una volta ho creduto in una qualche possibilità di miglioramento e di etica, da parte di chi è stato votato da quasi il 70% degli italiani…

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3 Comments

  1. Bersanuxo94

    Salve, sono un Belieber del PD, un integralista Bersaniano, approvo in blocco la linea del PCUS de’ noantri e tengo ad effettuare del revisionismo giustificazionistico al fine di riabilitarne la tormentata figura.

    Innanzitutto la scelta di inseguire fino al limite dell’autolesionismo il Movimento 5 Stelle ha tutto il mio appoggio. Primariamente per il suicidio politico che sarebbe conseguito ad un subitaneo tentativo di dialogo col PDL; in secondo luogo per la sacra opportunità di emarginare democraticamente (e non per mezzo di leggi sul conflitto d’interessi, impedimenti giuridici o altro) quell’imbecille di Silvio, per cercare di riallacciare i rapporti coi delusi e per mettere alla prova della responsabilità la setta pentastellata. Il rifiuto categorico di quest’ultima di predisporre un qualsiasi terreno di dialogo, l’arroccamento ai limiti del fanatismo sulle proprie posizioni di chiusura e la mancata proposta di un nome per la formazione di un governo a scarsa molarità partitica, sono per me dei crimini politici di tale levatura che non potrò fare a meno di considerare aprioristicamente delinquenti della democrazia i diretti responsabili di questa condotta e tutti quanti l’hanno approvata o incoraggiata.

    La negazione oltranzistica delle larghe intese richiamate sibillinamente dalla serpe PiDiEllina, in barba al richiamo da più parti di un’iniziativa forte e improntata all’azione in risposta all’intensificarsi della “krisi” nel paese, ha anch’esso il mio appoggio. Sono dell’idea, infatti, che PDL e M5S siano dei corpi “malati” della nostra democrazia, e che qualunque atto politico che possa costituire direttamente o indirettamente causa di un loro rafforzamento (o di un indebolimento dell’unica forza attualmente in grado di arginarli i.e. il PD) sia da scongiurare nei limiti del possibile. Ebbene le larghe intese avrebbero disintegrato il centrosinistra e rafforzato il Movimento 5 Stelle, o perlomeno questo sarebbe stato l’esito più prevedibile. Per cui, questa è la mia tesi shock, meglio 40 giorni di stallo politico, suicidi, disperazione, debito pubblico, che condannare a morte la democrazia lasciandola in balia di due populismi pronti a violentarla, trasformarla e incenerirla.

    I 10 Saggi di Napolitano non sono stati altro che la conseguenza dell’irresponsabilità del Movimento 5 Stelle (che, preciso, nell’ottica del precedente discorso, ritengo preferibile almeno nel breve termine al Popolo della Libertà), un tentativo privo di qualunque finalità risolutiva e preposto unicamente alla dilatazione dei tempi in attesa dello scadere del mandato quirilinalizio.

    Per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, ammetto che ci siano degli elementi contrastanti, ma mi faccio bastare quel cocktail abbastanza insulso di motivazioni offerte dal Politburo nel corso delle votazioni e successivamente, in sede di Direzione.
    Questo appuntamento elettivo, sembrerebbe dover essere caratterizzato da un principio di massima ineludibile: “Maggiore condivisione possibile”.
    Avendo il M5S ampiamente dimostrato la propria indisponibilità a qualsiasi forma di dialogo, la “condivisione” col PDL deve essere sembrata una soluzione accettabile. Probabilmente dettata dalla volontà di dare un segnale forte facendo eleggere il PDR al primo scrutinio, o dal diffondersi dell’insofferenza nei confronti della linea Bersaniana di assoluta chiusura. Lì per lì ho ritenuto che quella mossa fosse volutamente intrisa di negatività, un modo per dire “Noi ci abbiamo provato” per poi legittimare un cambio di rotta oppure per estromettere Bersani creando un caso di una certa rilevanza.
    Il tentativo “Prodi”, deve essere parso invece come un rinnovo del tentativo di approccio coi grillini. Probabilmente il fallimento per pochi voti della quarta chiama (il CSX da solo comunque non avrebbe avuto i numeri) avrebbe potuto permettere una sollecitazione dei pentastellati a votare il loro candidato e aprire così la strada a un’alleanza. Prodi sarebbe stato gradito sia perché votato a quella buffonata on-line, sia perché arcinemico di Berlusconi (e che conseguentemente avrebbe permesso ai magistrati di mangiarselo vivo), sia perché disponibile a dare un mandato esplorativo a Bersani che avrebbe potuto salvare capra e cavoli.
    Fallito clamorosamente questo tentativo (a causa dei dissidenti sfuggiti ai gulag, le cui teste ahinoi non hanno ancora potuto assaporare il filo delle nostre lame, le punte dei nostri forconi), c’era solo l’abisso, il baratro, il Nulla.

    Perché no a Rodotà? Ho una serie di ipotesi.
    1) Rodotà era un candidato presentato dal M5S senza alcuna forma di concertazione, condivisione, proposta. L’hanno imposto, l’hanno votato, hanno preteso che venisse votato. Accettare una simile condotta è un messaggio negativo per la democrazia.
    2) Rodotà era un candidato suffragato da qualche decina di migliaia di cittadini (o perlomeno così si credeva, oggi è stato rivelato fossero appena 4.700, con ottimo tempismo politico, aggiungereI), il terzo (!) di una consultazione on-line per accedere alla quale bisognava avere un reliquiario coi peli delle natiche di Stiglitz, Casaleggio, Grillo e Pizzarotti. Accettare tale candidatura avrebbe significato legittimare idealmente una simile metodica. Mi viene il vomito.
    3) Rodotà è inviso alla parte cristiano-sociale del partito, sarebbe stato probabilmente “impallinato” anch’egli alle votazioni e il PD avrebbe subito un calo di credibilità comparabile a quello che ha subito con la disfatta Prodiana.
    4) Grillo aveva “minacciato” con una faccia di ***** indescrivibile Bersani che, in caso di voto a Rodotà, si sarebbero aperte le porte per una trattativa sul Governo. Di una disonestà intellettuale fragorosa, considerati i No ribaditi con un ridicolo massimalismo nelle settimane precedenti e, cosa ancor più importante, perché in contrasto con il Non-Statuto di ‘sta ceppa tanto sbandierato in precedenza. Quell’intervento del grassone è stato un evidente tentativo di assicurarsi un bottino elettorale quanto più corposo possibile su quella che sarebbe stata la disfatta di lì a poco del PD. Deve aver capito che gli elettori italiani hanno una memoria politica di tre-quattro minuti al più. Accettare, inutile dirlo, un simile ricatto, una simile arroganza, una tale ipocrisia, sarebbe stato un insopportabile accettazione di una visione della politica improponibile.

    Come si può evincere da quanto scritto, ho fatto prevalere nel ragionamento l’idealità alla ragion pratica, e credo che questo sia stato un tratto distintivo (e positivo) dell’atteggiamento tenuto dal Partito Democratico in queste settimane, forse dettato più dall’immobilità forzata dai dissidi interni che da sani principi democratici. Cedere ai discorsi di pancia, ai calcoli sul breve termine, è robetta da damagoghi senza scrupoli. Avere il coraggio di mirare a una vita democratica “normalizzata”, anche cedendo a qualche sacrificio nel qui e ora, è una qualità che indubbiamente apprezzo nel PD. Bersanieber fino alla morte \m

  2. Vito Avallone

    Alex Grisafi vivi su Plutone.Tutti i deputati del M5S e posso trovarti tutti i post hanno sempre che nn è un loro candidato ma di tutti.Ci sono migliaia di post a me nn piace la disonestà intellettuale.Hanno tutti detto che con quella figura si poteva dialogare tranquillamente.Poi c’è chi fa revisioni dogmatiche che parliamo a fare. Se il M5S avesse votato un candidato condiviso del M5S nn solo nn li votavo m diventavo il suo più acerrimo nemico, nn facevo revisioni

  3. Fra
    Fra

    @Vito Avallone:
    Alex non ha espresso la sua opinione su questo blog, almeno per ora. E penso sia ancora sul suolo italiano e terrestre.
    Ad ogni modo, condividere post su Facebook e spacciarli come dialogo è esattamente quello che intendevo con “urlare dal proprio pulpito VOTASTEFANOVOTASTEFANO”. Siamo capaci tutti a farlo, anche noi due.
    I Parlamentari sono stati eletti, con o senza un’adeguata legge elettorale, per votare e legiferare tutti assieme in Parlamento, non sui social network. Facebook, Twitter, ma anche i blog normali e il Blog di Grillo: saranno senz’altro belli, utili e colorati, ma non ci puoi eleggere il Presidente della Repubblica, per due banali motivi:
    1) Sono tutte entità possedute da privati (anche esteri), quindi non statali.
    2) È in contraddizione con l’Articolo 83 della Costituzione (a meno che non vogliamo cambiarlo o sputarci sopra per le necessità rivoluzionarie del Movimento, che a quel punto dovrebbe rinunciare alle sue pretese democratiche; mi sembra che la Costituzione sia esterna ad ogni linea politica).
    Tra il dire “dialoghiamo” e il farlo davvero come si dovrebbe c’è una bella differenza. Un noto proverbio dice il mare; in questo caso, io direi un oceano.

    Inoltre, tu dici che, se il M5S avesse votato un candidato non suo, saresti diventato “il suo più acerrimo nemico”. È un vero peccato che la democrazia funzioni con i punti di contatto, col dialogo, con la discussione e l’incontro tra forze, ideologie e visioni del mondo talvolta opposte. Siamo tutti diversi, con necessità, bisogni e idee diverse, e la democrazia ci aiuta a metterci d’accordo per gestire la cosa pubblica. Di certo non tira avanti con gli stupidi giochi dove si tifa la propria squadra preferita (spesso assunta a divinità) e si tira acqua al proprio mulino, come per vent’anni ha fatto Berlusconi e il suo “partito”.
    Questo discorso, a maggior ragione, vale col Presidente della Repubblica, che è eletto per essere superpartes (e, citando ancora la Costituzione, Art. 87: “rappresenta l’unità nazionale”). Se avessimo voluto delle risse e delle guerre tra partiti, tanto valeva rimanere negli anni di piombo e iniziare a caricare le armi da fuoco.
    Nell’articolo ho evidenziato come il M5S, a mio avviso, avrebbe semplicemente potuto dialogare come una forza politica normale per raggiugere il suo obiettivo politico: l’elezione di Rodotà. E non si chiamerebbe inciucio o inciucissimo, ma naturale attività democratica. Non ho preteso che “si vendesse” agli accordi degli altri partiti, se non era d’accordo con le loro proposte.

    Un consiglio: specialmente nelle discussioni come questa, la lingua italiana è tua amica. Non trattarla male.

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