Qualche riflessione sulla Corea del Nord ed altre questioni: “Carthago delenda est”

Apr 5, 2013 by

Qualche riflessione sulla Corea del Nord ed altre questioni: “Carthago delenda est”

Certo che è buffo, tutto questo.

La Corea del Nord non è da ieri che fa test militari, nucleari, strategici. Saranno almeno un paio di anni che ispeziona le sue truppe e le sue armi, ogni tanto spara qualche missile in acqua o in Corea del Sud, fa delle prove. E adesso evidentemente gli gira male.

E non si capisce cosa voglia attaccare, poi: prima minaccia la Corea del Sud, poi vira direttamente la rotta al pezzo forte della scacchiera, che si era posta in difesa dell’alleata. La zona USA più vicina, però, è a circa 6.000 chilometri (le Hawaii), e 7.000 per l’area continentale. Se Kim Jong-Um pensa in grande, temo dovrà iniziare a pedalare. I luoghi più fattibili sarebbero – e probabilmente saranno – le basi statunitensi in Giappone (ad esempio Okinawa), ma si tratterebbe comunque dei pesci piccoli, nonostante una testata nucleare nell’arcipelago nipponico sarebbe devastante, fisicamente e psicologicamente se pensiamo a Fukushima, per i giapponesi.

Una domanda, poi, sorge spontanea: hanno davvero intenzione di fare tutto da soli? Va bene, armi, bombe e tutto quello che vogliamo, ma si tratta comunque di andare a pungolare il più potente e guerrafondaio paese del mondo e i suoi alleati. Verrebbe da pensare a dei supporti diretti o dietro le quinte, nonostante le potenze che trarrebbero maggiore interesse ideologico ed economico nell’attaccare gli USA (Cina, Russia, persino Fidel Castro!) si sono schierate a favore degli Stati Uniti, invitando Kim Jong-Um alla calma o a ripensare a cosa intende fare. Quindi, almeno formalmente, l’ipotesi Terza Guerra Mondiale sembrerebbe da scartare.

Alcuni hanno anche ipotizzato ad un’orchestrazione statunitense, atta a giustificare una possibile invasione della Corea del Nord. Giulio Chinappi su You-ng, ad esempio, sostiene come

“nessuna fonte ufficiale nordcoreana afferma che il Paese asiatico sarebbe pronto a scatenare una guerra nucleare contro gli Stati Uniti”

Eppure in tanti articoli italiani ed esteri si parla di fonti militari di Pyongyang. “Le solite bugie della stampa di regime! E se fosse un complotto?” Presto per dirlo, e presto anche per fare dietrologie, sebbene a taluni piaccia tanto.

I torni non contano. Un cazzillo di paesino che, pur con tutto l’arsenale che si vuole, decide di fare guerra agli Stati Uniti pur non avendo nessun appoggio formale, giocando da solo la sua partita col rischio di ricevere una controffensiva di decine di volte superiore al proprio attacco?

I casi sono tre:

  1. King Kong-Um è impazzito.
  2. La Corea del Nord ha una tecnologia militare segretissima e potentissima che può cancellare metà del continente nordamericano con la velocità di uno sputo, o una strategia assurda e innovativa alla quale gli USA  non sanno rispondere, e stanno solo aspettando di metterla in pratica.
  3. Abbiamo una visione puramente occidentale della situazione. Spesso, infatti, ci capita di considerare gli Stati Uniti come il Paese effettivamente più forte del mondo, in senso militare come economico. È davvero così? Probabile, o almeno è così per noi occidentali. E infatti su Internet si è già scatenata l’invasione dei meme goliardici sulla Corea del Nord.

Vorrei provare a dare uno spunto, far germogliare una piccola riflessione, probabilmente molto fuori dagli schemi e che non ho letto da nessuna parte per ora, che spero ognuno possa provare a coltivare.

È senza dubbio vero che la Corea del Nord sta commettendo un atto gravissimo, se intende attaccare ferocemente la sua sorella del Sud e gli Stati Uniti. Al di là della tattica militare, si tratta di un rischio per milioni di persone, un pesantissimo pericolo e possibile danno per l’umanità (così come tutte le restanti guerre, molte delle quali per altro a marchio USA, delle quali a volte ci scordiamo). Ma non intendo dare un giudizio morale inclinato in direzione “antiamericana”, perché ci sarebbero tante cose da dire, sia positive che negative. Quello che mi preme far notare ha uno stampo molto diverso.

È dai tempi del 9/11 che la scissione Oriente-Occidente si è dimostrata essere acuta, spesso ai limiti dell’insanabile. L’attacco terroristico di Al Qaeda ha inferto una ferita profonda, ma ha sottolineato come non ci sia solo una differenza economica, religiosa e culturale tra le due grosse ali del mondo, ma che si sta creando una voragine molto più pericolosa, ben lontana dalle semplici pallottole: una scissione psicologica collettiva.

Prima di fare allarmismi alla Matrix, mi spiego meglio. Il mondo, percepito come Oriente ed Occidente, assume sempre più le caratteristiche di questi due epiteti, e sebbene la globalizzazione e gli scambi economici sembrino dimostrare l’unione del mondo sotto un’unica bandiera (il tutto incentivato da Internet), alcuni fatti fanno pensare diversamente. Siccome siamo in tema bellico, facciamo un elenco di guerre o scontri particolarmente significativi degli ultimi anni: Israele/Palestina, USA/Afghanistan, USA/Iraq, Corea del Nord/Corea del Sud (dove appunto la seconda è protetta dagli USA), la recente guerra di Libia contaminata dalle presenze occidentali sul territorio…

…Ma senza andare troppo lontano, basta guardare i banalissimi pregiudizi razzisti o pseudo-nazionalisti che troviamo tranquillamente nei bar sotto casa nostra, e che sono presenti in Italia tanto quanto nei restanti paesi occidentali, così come nell’oriente si parla degli “infedeli”, o semplicemente di quelli che invadono o snaturano le tradizioni. Fortunatamente, possiamo constatare come non in tutti gli Stati queste tendenze siano presenti in maniera così marcata, ma non sono pochi quelli in cui questi elementi si nascondono, che in ultima analisi risulta come un grande inconscio collettivo che conserva uno scontro sotterraneo.

E non serve stare a cercare chi abbia iniziato, o di chi sia la colpa più grande, e cosa valga di più o valga di meno; è molto più importante guardare a questi eventi con occhio globale e chiedersi: non è già questa una guerra, una guerra dell’umanità contro se stessa? Nel secondo millennio dopo Cristo, parliamo sempre più spesso di globo, di multiculturalismo, di accettare la diversità: eppure, per un nonnulla o per motivazioni irrilevanti, siamo pronti a giudicare, a criticare, ad avere paura, e a farci la guerra.

Durante la lettura e la raccolta d’informazioni sulla gravissima situazione nordcoreana, ho ripensato alla locuzione latina in calce a questo articolo, attribuita a Catone “il Censore”. Per chi non la conoscesse o avesse qualche dimenticanza, Catone “il Censore” era convinto che ogni tentativo di mediazione tra  Roma e Cartagine fosse inutile e impedisse una risoluzione definitiva, e alla fine di ogni sua diatriba sosteneva “Ceterum censeo Carthaginem esse delendam” (“D’altronde, ritengo che Cartagine debba essere distrutta”). Al di là della perifrastica passiva, i rapporti tra Occidente/Oriente sembrano spesso guidati da questa topica: anche se proviamo a parlare, e anche se parliamo, non ci potremo mai incontrare e quindi dobbiamo fare a cazzotti.

E il Censore parlava in un periodo in cui l’arma a maggiore gittata era la catapulta. Oggi, possiamo fare molto di peggio.

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