Il M5S è una dittatura?

Mar 15, 2013 by

Il M5S è una dittatura?

È da qualche mese che si aggira sul web questo quesito, che mi ricorda molto un dente di leone sospinto dal vento: più cerchi di acchiapparlo ed osservarlo, più ti sfugge di mano. Devo dire, però, che in molti stanno iniziando a pensarci sul serio solo adesso, nonostante tutti gli esempi meritevoli di riflessione che il Movimento ci ha dato durante tutta la sua presenza sullo scenario politico, da quando gattonava come un bimbetto incerto ad ora che sembra un tamarro egocentrico con la giacca di plastica (consiglio a tutti l’approfondito articolo di Alex, che oltre alle interessanti critiche al Movimento raccoglie, sul fondo dell’articolo, gli episodi più clamorosi e degni di nota).

Ma non intendo fare un’analisi del Movimento stesso. Voglio solo fare un paio di parallelismi con le grandi dittature e totalitarismi del secolo scorso. L’idea è quella di fornire, ai già presenti critici del M5S, una lista organica e sensata da cui trarre spunti argomentativi; a tutti gli altri, spero di riportare informazioni interessanti, specie se daranno un pretesto per meditare seriamente.

Comincio col dire che io non sono un grandissimo appassionato di storia. La adoro per quello che riguarda le mie competenze principali, e perlopiù mi interessa la cosiddetta “storia delle società”. Di conseguenza, per evitare di prendere cantonate clamorose, ho preso il mio libro di storia del liceo (polveroso assai, ve l’assicuro), e ho sfogliato i capitoli incriminati, stendendo una lista di 6 importanti punti col passato. Non starò a farvi le lezioncine sui singoli argomenti, e farò giusto qualche confronto; darò per scontato che i lettori abbiano/abbiano avuto qualche nozione basilare di storia, o una professoressa talmente “espansiva” da meritarsi l’attenzione dell’uditorio.

Certo, i manuali scolastici di storia li scrivono i vincitori: ma direi che, in questo momento storico, il vincitore in Italia è il Movimento 5 Stelle, e un po’ di avvisaglie da parte di altri vincitori direi che non guastano.

1)La Prima Guerra Mondiale e la crisi finanziaria del 1929. Entrambi eventi di portata globale, in un modo o nell’altro hanno spianato la strada all’affermarsi di tre grandi dittature: lo Stalinismo in Russia successivo alla Rivoluzione del ’17 e iniziato nel ’24, con l’affidamento del segretariato a Stalin, il Fascismo in Italia dopo la Marcia su Roma del ’22, e il Nazismo in Germania dopo le elezioni del ’33. Ricordiamo, a titolo di demerito, anche il Franchismo in Spagna dopo il ’39, non influenzato dai due eventi ma influenzato dalle altre due dittature di destra di cui sopra.

Ciò che è notevole è che tutte le maggiori dittature sono ascese successivamente a queste gravi instabilità politiche ed economiche, oltre che facendo leva sull’insoddisfazione e la rabbia generale della popolazione (per altro, Grillo ha dichiarato di aver incanalato tutta la rabbia della popolazione nel Movimento, e che bisognerebbe ringraziarlo per questo). Trattasi, soprattutto, di un fatto avvenuto non solo nel secolo scorso, ma pressapoco in tutta la storia dell’umanità.

2)Sfiducia nella Democrazia. Nei casi di Nazismo e Fascismo, una grande importanza ebbe la sfiducia che il popolo aveva nella democrazia, vista come totalmente paralizzata in tempi durissimi e ben poco incisiva nel prendere decisioni serie e immediate. Nonostante ciò, pochi sono coloro che immaginano un regime diverso da quella parlamentare alla guida di uno stato. Un po’ paradossale, forse, ma difficile da biasimare dopo gli ottimi esempi che la storia dà. Comunque, Mussolini mantenne in piedi il Parlamento, un po’ per facciata e un po’ per dimostrare che gli italiani non sono seri nemmeno quando impostano un regime assoluto – come diceva quella gnoccona di Hannah Arendt; dall’altro lato, Hitler e Stalin ci si pulirono platealmente il culo. Grillo minaccia di cacciare gli attuali politici tutti fuori a calci perché sono morti, anche se non ha affermato di essere intenzionato, col m5s, a mutare la struttura del Parlamento (al di fuori di un Vogliamo il 100% del Parlamento, poi ci scioglieremo).

3)Cancellazione dell’opposizione politica e creazione del nemico. Quello che ogni, ogni totalitarismo attuò prima di subito dopo aver preso il potere fu l’eliminazione, fisica e/o psicologica e/o legale, d’ogni opposizione politica, d’ogni tipo di riflessione fuori coro, e d’ogni vecchietto da bar che voleva dire la sua perché “ho fatto le due guerre e merito rispetto”. Fisicamente tramite uccisioni o deportazioni, psicologicamente tramite l’imposizione propagandistica o le minacce, legalmente dichiarando il proprio partito come l’unico “legale” nel Paese. Per ora non ci sono ancora scappati i morti – forse perché privi di cervello, quindi non vedono la necessità della fuga? – ma celeberrimi sono gli urli “Tutti a casa!” o “Arrendetevi: siete circondati!”

Questi slogan, per altro, evidenziano come vi sia la ricerca – tipica dei regimi totalitari e di Berlusconi – di un nemico comune da abbattere per fare in modo che ogni cosa torni al suo posto, che lo Stato (o il mondo, in alcuni casi) possa essere più giusto e sicuro: per la Russia era il capitalismo, per i Nazisti gli ebrei, per i Fascisti i socialisti (e un po’ tutto ciò che capitava sotto tiro e a seconda del momento), per il Pdl le toghe rosse e i comunisti. Per Grillo…c’è davvero bisogno di ribadirlo?

4)Infallibilità del capo/partito e “culto della personalità”. Questo tipo di espressione del potere fu esplicitamente presente in ogni totalitarismo del ‘900, e oggigiorno è riscontrabile senza nessuna restrizione istituzionale in Corea del Nord e in quello scantinato dell’Italia dove si indossano lunghe vesti strane, in genere monocromatiche.

Come da titolo, il Capo/Partito è infallibile, e ciò che dice il Capo/Partito non solo è legge, ma vale come il Corano per un kamikaze. Hitler era una guida, il Führer, Stalin era semi-divinizzato, Mussolini era il Duce. Per “culto della personalità”, inoltre, non intendiamo solo l’opera pubblica del dato capo, ma anche le fantasie e l’immaginario collettivo legato a quella figura: Hitler era considerato come un mistico profeta, Mussolini poteva guardare il sole dritto negli occhi e si diceva non dormisse mai.

I diktat di Grillo su suo blog sono la legge del Movimento, nonostante lui sostenga di essere solo “un garante”. Notevoli ad esempio sono l’ostracismo di alcune neoelette (fatto già citato da Alex), o lo sparare a zero su teorie del complotto e spacciarle come verità, come per il signoraggio bancario, oppure demonizzare ogni figura politica per il semplice fatto di essere “un politico”, o anche l’imitazione di Gesù Cristo affermando che 15% di neoeletti che lo tradiranno. E sono solo alcuni esempi.

5)“I Fascisti/Nazisti/Comunisti fecero cose buone”.

E la marmotta confeziona la cioccolata.

È più giusto dire, poiché storicamente appurato, che le dittature sopracitate in alcuni casi fecero anche cose buone. Purtroppo però, in politica, le idee e le azioni non si sostengono da sole. Particolare rilevanza l’hanno i loro propugnatori, e soprattutto il perché essi decidono di portare un’idea con sé, nel proprio programma e nelle proprie battaglie politiche. Quindi sì, Mussolini bonificò le paludi, ma manganellava, incarcerava o cacciava a suon di minacce ogni oppositore politico. L’URSS non subì granché la crisi del ’29 grazie ad un forte mercato interno, ma intanto deportava le minoranze e le uccideva di lavoro. Letteralmente.

Un’idea e un’azione possono essere buone di per loro, ma è fondamentale chi le mette in pratica e chi le sostiene. Non viviamo nell’Iperuranio (dove l’unico inquilino è Platone che s’ammazza di pippe), abbiamo a che fare con una realtà complessa e problematica e non è rifugiandoci negli assoluti che districhiamo i fatti ingarbugliati; non serve dire che un regime fu “una cosa o un’altra”, ma è necessario saper osservare la realtà col giusto occhio. Il programma del M5S contiene anche proposte interessanti, ma il punto è chi le porta: dei burattini nelle mani di un capo e di un Movimento, o dei neoparlamentari seri, impegnati, liberi e al servizio della Nazione?

La domanda che infine sorge spontanea è: cosa c’entra questo punto, col M5S? Sia perché si intende fare parallelismi con le varie dittature del ‘900, sia perché molti fanno critica unilaterale al M5S definendolo un partito di stampo fascista, e conseguentemente gli attivisti spesso si ritrovano o a negare tutto incondizionatamente o a difendersi dalle accuse che vengono loro rivolte (porto l’esempio dell’attivista del Movimento che ha scritto, nel suo blog, che il fascismo, prima di degenerare, aveva alti valori), sia perché le assonanze col Pnf sono così tante da non poterle contare, e perciò questa difensiva è tanto usata dagli attivisti del M5S quanto da quelli di Forza Nuova o CasaPound. Come detto, non ha mai senso fare critica o osservazioni prettamente emotive o col paraocchi, bisognerebbe interpretare i fatti partendo da come sono.

6)Propaganda. Una delle grandi novità portate dai totalitarismi del ‘900, se non la maggiore e la più politicamente influente, fu quella di sfruttare massicciamente i mezzi di comunicazione emergenti per aumentare il raggio d’azione delle loro idee: Hitler e Mussolini, in particolare, fecero fortemente leva sulla radio e il cinema. Il Movimento sfrutta Internet, specie il Web 2.0, e la Televisione.

“Eh, ma tutti usano Internet! Anche tu! E tanti altri vanno in televisione, Grillo no!”. Infatti, ci sono delle precisazioni da fare.

Il M5S non “usa” soltanto Internet, ma ne fa il suo cavallo di battaglia e il suo centro di aggregazione principale. Una delle grandi forze del Movimento è che unisce la collegialità partitica e la propaganda usando un unico mezzo, la Rete, cosa assolutamente impossibile ottant’anni fa, e che la rende un mezzo di propaganda politica profondamente efficace, special modo per i più giovani, che da totalmente digiuni di politica fino a cinque anni addietro (in un mondo invaso da Prodi e dal Bunga Bunga, dove dell’Italia non fregava un cazzo a nessuno) si sono miracolosamente trasformati in tuttologi. In particolare, Grillo (e Casaleggio?) fanno leva sul Web 2.0, cioè i siti in cui gli utenti possono interagire direttamente con gli autori, o possono comunicare tra di loro con quella piattaforma, strumento che implicitamente rende un gruppo più coeso.

Per quanto riguarda la televisione, Grillo in particolare asserisce di odiare chi ci va, gli autori e i giornalisti, eppure è continuamente tallonato da quest’ultimi, dai quali spesso e volentieri si fa desiderare, ma dopo aver finito di truccarsi e averli fatto aspettare con le quattro frecce accese, scende in strada e si fa coccolare.

E questo lo faceva anche prima che il Movimento diventasse il terzo partito italiano.

Grillo conosce la forza della televisione, non dimentichiamoci che ha fatto il comico dagli anni ’70, con grandi e riconosciuti meriti. E raramente si rinuncia con leggerezza ad un oggetto che funziona molto bene, a meno che non si è completamente rincoglioniti o si vogliano comprare a tutti costi l’iPhone o il Galaxy di ultima uscita pochissimo tempo dopo l’acquisto del modello precedente (ma su questo non mi esprimerò oltre).

Ribadisco un’ultima volta che queste cose si trovano sui libri di storia, e chiudo questo articolo con un sospiro:

“Se è vero che la storia si ripete, non voglio finire come Matteotti.”

Commenti

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2 Comments

  1. Francesco

    Niente male per un diciottenne!

  2. Fra
    Fra

    Ti ringrazio! =)

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