Un dramma a Cinque Stelle

Feb 28, 2013 by

Un dramma a Cinque Stelle

Questo articolo vuole essere una critica del Movimento 5 Stelle e di Beppe Grillo, sia per quanto riguarda le sue caratteristiche in generale sia nello specifico per quello che sta accadendo in questi giorni. Intendo critica non nel senso comune che si potrebbe associare ad una persona criticona, che ha da ridire su tutto, ma col significato di discernimento di ciò che è vero da ciò che è falso, e di ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

Invito i sostenitori del Movimento 5 Stelle (da ora in poi abbreviato in M5S) a prendere seriamente in considerazione queste riflessioni, non tanto perché io pensi di stare scrivendo la Verità Assoluta (potrei benissimo stare sbagliando su molti fronti, e mi auguro che in tal caso dei commentatori arguti me lo facciano notare – provvederò in tal caso a modificare l’articolo); quanto perché mi sembra che nel M5S aleggi troppo poco spirito critico e si tenda a sopravvalutare e idealizzare il progetto, con conseguenze drastiche.

Ascoltate, perché non è vero che o si è con voi, o si è con la Casta, laddove questa Casta è un insieme unico, indifferenziato, colluso e corrotto, e laddove voi siete l’unica luce che può salvare il nostro Paese. Avete ragione, in tutti questi anni abbiamo avuto dei politici che hanno pensato in primo luogo ai propri interessi, abbiamo avuto una sinistra che non ha introdotto leggi sul conflitto di interessi, o per la reintroduzione del reato di falso in bilancio, o per la riduzione dei costi della politica, e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Hanno deliberatamente ignorato la volontà popolare per anni, frustrandoci e lasciandoci decenni indietro rispetto alle normali democrazie occidentali. Questo malcontento popolare si è giustamente modificato in una grande rabbia che è stata incanalata da Beppe Grillo nel progetto del M5S. Per questo è comprensibile che, vedendo finalmente una speranza di cambiamento, quando si sollevino delle critiche riguardo al M5S ci siano risposte durissime e si tenda, in vista del risultato finale, ad ignorare certi difetti e ad ingigantire i lati positivi.

È comprensibile, ma è sbagliato. È sbagliato ed è rischioso: tenete sempre aperta la vostra mente e considerate la possibilità che vi stiate sbagliando, che ciò in cui più credete non sta venendo realizzato nel migliore dei modi e magari neppure in un modo soddisfacente, che una buona critica è salutare alla democrazia e non il contrario. Questo è un monito che vale per tutti, me in primis (chi mi conosce sa quante idee io abbia cambiato nel corso degli anni, e per i lettori basti sapere che fino a pochi mesi fa ero intenzionato a dare il mio voto al M5S).

Di recente è stato diffuso il documentario Girlfriend in a coma, che mostra il declino dell’Italia da vari punti di vista. Saviano propone una interessante lettura del fenomeno del berlusconismo: Berlusconi piace perché dice agli italiani che vanno bene così, che vanno alla grande (mentre l’altra parte, la sinistra, Monti, dicono «migliora, cambia, lavora di più, rispetta le regole!»). Per Berlusconi la crisi non esiste, i ristoranti sono pieni, in Italia abbiamo il sole il mare e la bellezza, certo ci sono i comunisti ma ci pensa lui ad eliminare la minaccia.

Partendo da questa premessa, in questo ventennio Berlusconi ci siamo trovati ad andare sempre più giù, mentre in televisione ci veniva detto in continuazione che tutto va bene, castrando qualsiasi possibilità di cambiamento da parte dei cittadini. Il male, il declino veniva nascosto dai media, ma c’era ed è diventato sempre più pressante, presente, fastidioso. E qui si inserisce Grillo, che ha incanalato e dato voce al malcontento popolare.

Il problema è che mentre è un notevole passo avanti rispetto a Berlusconi («va tutto bene»), la visione del mondo che Grillo fa passare agli attivisti è che tutto il male risiede nella casta e che tutti i buoni invece sono dalla parte del M5S. Tutti i politici sono uguali e ugualmente corrotti, mentre i cittadini sono buoni bravi e belli. Grillo ha avuto una grandiosa opportunità, grazie alla sua visibilità, per innovare realmente l’Italia ed aiutare i cittadini: ma anziché dire le cose come stanno, anziché dire che il popolo evade, non fa gli scontrini e la fattura, chiede il lavoro all’amico di famiglia sorpassando altri più meritevoli, è razzista, anziché dire insomma che i politici sono lo specchio degli italiani, anzi sono italiani, propugna questa assoluta divisione tra la casta e la brava ggente.

Dire la verità certamente non l’avrebbe reso così popolare. Ci ha provato Bisio a Sanremo, ed è stato largamente applaudito, ma visti i risultati delle elezioni probabilmente il suo messaggio è stato frainteso. C’è da chiedersi se Grillo infervori le folle con questa sua visione del mondo perché ne è sinceramente convinto, e allora bisognerebbe fargli notare che le cose non vanno proprio così; oppure se non sia perché è molto più facile adagiarsi sulla convinzione popolare di essere nel giusto e sull’indicare un nemico contro cui combattere insieme, compatti.

Leggete queste parole di Grillo:

«I nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti. Dicono che non siamo affatto democratici perché vogliamo sfasciare tutto. Quindi sarebbe tipicamente democratico avere una trentina di partiti? Devo ammettere una cosa – questi signori hanno perfettamente ragione. Siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare questi partiti politici fuori dal parlamento.»

Vi ho mentito, non sono frasi di Grillo.

Bensì di Adolf Hitler. I totalitarismi traggono la loro forza dalla rabbia e la frustrazione popolare nei momenti di crisi. E questo è esattamente ciò che sta facendo Grillo. Vuole instaurare un totalitarismo? Sembra improbabile. Io non lo so. Vorrei non crederlo. Ma bollare come assurda questa possibilità e non prenderla in considerazione, significa fargli il più grosso favore, caso mai fosse vero.

Lasciamo che siano i fatti a parlare: visti i risultati delle elezioni, si rischia seriamente l’ingovernabilità. Entro dieci giorni dalle elezioni le due camere devono votare la fiducia al Governo (è l’articolo 94 della Costituzione). Ora, Bersani ha chiesto a Grillo di votare la fiducia, così che poi si possano fare quelle leggi su cui sono entrambi d’accordo (legge elettorale, conflitto di interessi, anti-corruzione, ecc). Grillo ha risposto che non se ne parla (e che Bersani è un morto che parla, che dovrebbe dimettersi).

Sospendiamo per un attimo la questione se sia una scelta giusta o meno. Il problema gravissimo è che in un paese normale devono essere i parlamentari a votare, ognuno singolarmente secondo la sua coscienza, la fiducia o meno ad un governo; e un movimento che si ispira alla democrazia dal basso potrebbe optare invece per fare decidere ai propri elettori, ad esempio tramite un sondaggio sul sito di Grillo. E invece no. Niente di tutto questo. Grillo ha deciso per conto suo, imponendo la sua linea a tutti i parlamentari.

Per fortuna è stata proposta una petizione per chiedere a Grillo di dare la fiducia al governo per fare ciò di cui questo paese ha bisogno da troppo tempo e che finalmente è a portata di mano. Grillo, però, è dell’idea che questo matrimonio non s’ha da fare, e critica la petizione sostenendo che la promotrice in realtà è un’infiltrata del Partito Pirata.

Va benissimo. Facciamo finta che la promotrice sia del Partito Pirata, anzi no: facciamo finta che sia la figlia dell’unione carnale tra Satana e la Santanché, che voti Forza Nuova alle nazionali e il PDL alle regionali, che torturi micini non per conseguire importanti conoscenze scientifiche ma per il puro gusto di infastidire gli animalisti, e che riceva finanziamenti pubblici con cui si paga le vacanze in Alaska, dove coopera con gli americani per il progetto HAARP in modo da provocare terremoti artificiali sulle popolazioni.

Anche ammettendo tutto ciò, se davvero Grillo non è il leader e deve farsi da parte, deve aprire un sondaggio nel suo blog a cui possano partecipare solo gli utenti regolarmente iscritti al M5S. Dopo, e solo dopo, avrà il diritto di imporre la sua linea ai parlamentari. E stiamo già concedendo troppo, visto che con il suo carisma è in grado di influenzare più della maggioranza dei sostenitori.

Sostenere di non avere un leader e non regolamentare la faccenda è un ottimo modo per avere un leader che può fare quello che vuole senza alcuna restrizione; e per impedire alla base di essere consapevoli di avere un leader, e uno dei più dispotici (se non il più dispotico in assoluto nel panorama italiano: ricordiamo l’espulsione di Tavolazzi, Favia e Salsi). Secondo Grillo dei condannati non possono entrare in parlamento, eppure lui che è condannato per omicidio colposo plurimo può essere a capo di un nutrito gruppo di parlamentari e presentarsi da Napolitano. Ottima logica. Preciso che non ha ucciso volontariamente, è stato un incidente d’auto, lui guidava e si è salvato, i passeggeri no.

E ora invece entriamo nel merito della questione della fiducia: Grillo continua a dire che i parlamentari M5S voteranno sulle singole proposte su cui saranno d’accordo. E va benissimo. È sacrosanto. Il punto è che non ci sarà nessuna proposta se prima non ci sarà un governo, quindi questa fiducia va votata! Le camere non si possono sciogliere (perché mancano meno di sei mesi al termine del mandato di Napolitano), e se Grillo non dà l’ok costringe il PD ad allearsi con il PDL oppure a formare un governo tecnico.

Questo dimostra anche il senso di responsabilità di Bersani e quello di Grillo: Bersani si sta rifiutando di governare con il PDL e vuole fare le riforme che servono a questo paese insieme al M5S; Grillo, dal canto suo, anziché realizzarle preferisce rimandare ancora presumibilmente per far perdere consensi al PD e prendere ancora più voti alle successive elezioni.

Questo atteggiamento per cui gli avversari sono tutti uguali e non ci si allea con nessuno si chiama massimalismo. Dopo la terza Internazionale, nel 1928, i partiti comunisti rifiutarono qualsiasi alleanza anche con i partiti socialisti, accusati di essere collusi con la destra. Definivano gli avversari socialfascisti. Risultato? Grazie a queste spaccature, Hitler poté salire al potere e fare quello che sappiamo.

Fingiamo per un momento che in parlamento al posto del PDL ci sia la reincarnazione di Hitler. Il M5S dovrebbe rifiutare la fiducia al governo e imporre al PD di governare con Hitler? Oppure riconoscerebbero che ci sono delle gravi ed oggettive differenze, e che è da irresponsabili avere il potere di impedire questo fatto e ciononostante non farlo? E se lo riconoscerebbero, perché non riconoscono che il PDL è di fatto troppo lontano dal loro programma e dal modernizzare il paese e che invece il PD sta tendendo loro la mano per avere finalmente una legge elettorale degna di questo nome, delle norme sul conflitto di interessi e via dicendo?

Detto questo, parliamo un attimo dei parlamentari eletti del M5S. A loro favore va detto che sono quelli con la maggior percentuale di laureati (88%, seguiti dall’81% dei montiani, dall’80% di SeL, ultimi il PD e la Lega) e anche quello con la maggior percentuale di quote rosa (44%, seguiti dal 35% del PD, pessimi Monti e la Lega); e per dovere di cronaca si aggiunge che hanno l’età media più bassa, 32 anni, anche se come si vedrà più avanti forse non è un grande merito.

Il problema è che ci sono molte perplessità riguardo questi parlamentari. Una su tutte è il fatto che sono stati votati sì con le parlamentarie in rete, ma i candidati erano quelli che non erano stati eletti alle regionali e comunali. Gli scarti, insomma. È questa l’idea di merito e di rinnovamento della politica del M5S? I migliori nei comuni e nelle regioni, e gli altri li ricicliamo dritti dritti a Montecitorio!

Emblematico il caso di Vincenza Labriola, che alle comunali prese un solo voto di preferenza ed ora è deputata M5S. Prendere una sola preferenza significa che non l’hanno votata neppure il marito e amici e parenti! Grillo vorrebbe tra l’altro una madre di tre figli come ministro dell’economia, perché «ne capisce di più dei bocconiani». Poi abbiamo Federica Daga, capolista del Lazio, che propone di produrre detersivi con tre limoni e di curare il cancro con l’Aloe arborescens. Peccato che sia una bufala della rete, che l’Aloe non curi il cancro e che anzi alcuni studi evidenziano la maggiore probabilità di formazione di tumori.

Signore e signori, diamo l’inizio all’era dei complottisti in Parlamento! Visto lo stile di Grillo, ne vedremo delle belle. Il comico genovese, nel corso degli anni, ha infatti infarcito i suoi spettacoli delle migliori fesserie: dalla biowashball, pallina che lava i vestiti senza detersivo, al signoraggio bancario, per cui le banche centrali emetterebbero denaro indebitando in modo spropositato gli Stati; dall’inesistenza dell’Aids all’inutilità dei vaccini; dalla cura Di Bella per il cancro agli OGM killer; tutte rigorosamente false, e su cui non ha mai chiesto scusa o ammesso di avere preso una cantonata.

Poi abbiamo la senatrice Enza Blundo che ha un curioso concetto di patto col PD, ma soprattutto che non ha la minima idea di quanti siano senatori e deputati.

Lo stesso M5S, essendo composto da persone, fallibili come tutte le altre (fatto purtroppo non sempre presente ai suoi elettori), ha le sue gravi ombre. Abbiamo ad esempio i consiglieri piemontesi che barano sui vitalizi, e sulle dichiarazioni dei redditi. I fondi poi sono stati utilizzati per innumerevoli caschetti bianchi, maschere antigas, lacrimogeni, 5.300 euro di borse di canapa, buoni pasto, rimborsi spese vari, varie consulenze legali, materiale propagandistico etc.

Il sindaco di Parma del M5S, Pizzarotti, non ha diminuito l’IMU come promesso, perché «Prima di tutto dovevamo mettere in sicurezza i conti del Comune». Non ha implementato gli sgravi fiscali alle famiglie in difficoltà come promesso, perché «costa troppo». Ha aumentato le rette sugli asili nido, e soprattutto l’inceneritore da togliere, cavallo di battaglia del M5S, si farà, perché gli accordi sono già stati presi. Questa è la realtà, è complessa, e gli slogan del M5S non possono intaccarla facilmente.

È inoltre facile spostare i grillini su posizioni antisemite e razziste: ricordiamo che sono stati gli unici a votare contro una iniziativa sulla giornata della Memoria a Milano. Sono note inoltre le opinioni sui rom di Grillo, nonché la sua contrarietà a dare la cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia. Vuole inoltre eliminare i sindacati («Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati che sono una struttura vecchia come i partiti politici. Non c’è più bisogno dei sindacati. Le aziende devono essere di chi lavora!»).

Passiamo poi al programma vero e proprio: propongono un reddito di cittadinanza di 1000 euro al mese; ora, a parte il fatto che siamo il paese dei falsi invalidi e dei furbetti e che un sacco di gente smetterebbe di lavorare o lavorerebbe in nero per prendersi cotanta pecunia, la quantità di soldi necessaria ad attuare questo punto è così elevata che è impossibile reperirli: leggere questa agile e simpatica analisi per credere.

Il referendum sull’uscita dall’euro non si può fare, per via dell’articolo 75 della Costituzione. L’abolizione dei contributi pubblici ai partiti è a prima vista un’ottima misura, e sono innegabili gli sperperi da parte della “casta”. Ma abolirli significa che potranno mantenersi in vita solo i partiti di ricchi, come Berlusconi, o che riescono a finanziarsi, come Grillo grazie al blog e ai contributi dei cittadini. Ma non tutti hanno i soldi o riescono a partire con una buona visibilità come il comico, e abolire i finanziamenti significa ridurre fortemente il pluralismo e, quindi, la democrazia. Meglio razionalizzarli e trovare misure che impediscano gli sprechi e l’utilizzo improprio, unita ad una forte riduzione degli stessi.

Anche l’abolizione dei finanziamenti ai giornali sarebbe pericolosissima per la democrazia: per questo rimando all’ottimo recente editoriale di Germano Milite. Forse Grillo auspica che gli italiani si informino solo tramite il suo blog e secondo i siti che aderiscono alle sue tesi? La non pignorabilità della prima casa indurrà le banche a non concedere più mutui, e l’abolizione di Equitalia cosa dovrebbe significare? Che si potrà smettere di pagare multe? O che un’altra agenzia farà le stesse cose ma con un nome diverso? E perché Grillo non parla mai di lotta all’evasione fiscale, mentre propone di abolire Equitalia? Questo rientra nel suo mostrare i politici tutti cattivi e la ggente tutta buona.

E poi ci sono una serie di provvedimenti vaghi che non si capisce come dovrebbero concretizzarsi, come le misure per le piccole e medie imprese (quali?). Leggete il programma integrale, sono singole frasi di elenchi puntati vaghe e imprecise, persino una matricola di Scienze Politiche avrebbe saputo fare di meglio! Qui una bella critica punto per punto al programma.

Per concludere rimando alla lettera aperta a un parlamentare del M5S, e all’articolo 5 buone ragioni per non votare Grillo, che nonostante sia influenzato da una prospettiva di sinistra molto forte ha alcuni interessantissimi risvolti.

Spero che questa critica venga letta da molti sostenitori ed elettori del M5S, spero che capiscano la grave situazione di instabilità in cui ci troviamo al momento in Italia e che occorre responsabilità, spero che capiscano che non sono tutti uguali e che esiste il meno peggio, che Grillo è un demagogo aizzatore di folle e autoritario, che il programma del Movimento è vago o irrealizzabile su troppi punti e che alcuni sono pericolosamente antiliberali e populisti, e che non c’è bisogno di aderire al 100% al Movimento per essere sinceramente interessati al bene del Nostro Paese.

Aggiornamento

A conferma di quanto prospettato da questo articolo, giungono i più recenti avvenimenti di questi giorni.

1) Pochi giorni fa Grillo, con la paura che alcuni “suoi” (e il “suoi” è quantomai calzante) parlamentari votino la fiducia al PD e volendo avere un maggiore controllo su di essi, si è espresso a favore del “vincolo di mandato”. Il vincolo di mandato è quella cosa carina che nelle democrazie non esiste, fatta eccezione per Bangladesh, India e Portogallo (quest’ultimo è una democrazia solo dal 1976, è lo Stato che ha dato il via alla terza e ultima ondata di democratizzazione). Questo vincolo è più affine ai regimi comunisti, e ai regimi dittatoriali in generale, che alla democrazia.
Consiste sostanzialmente nell’obbligo per il parlamentare di votare secondo quanto detta il proprio partito di riferimento, anziché con la propria coscienza e con la propria testa. Il fatto è particolarmente curioso perché prima di avere un partito suo da controllare, Grillo era nettamente contrario al suddetto vincolo – ci sono almeno tre suoi post in cui lo scrive esplicitamente: 1, 2 e 3.

2) Ovviamente potremmo immaginare che Grillo voglia questo vincolo di mandato costringendo i parlamentari 5 stelle ad agire così come ha voluto la maggioranza dei suoi elettori, anziché secondo la propria coscienza. Si tratta sempre di una violazione costituzionale, ma concediamo che sarebbe cosa democratica, buona e giusta. Detto questo, è ciò che davvero vuole Grillo? Pare di no: il Grillo che nel programma elettorale del Movimento, anzi nei 20 punti fondamentali e urgenti per risollevare l’Italia inserisce il “referendum propositivo senza quorum“, dichiara su Twitter che: «Per quanto mi riguarda non ci sarà alcun referendum interno per chiedere l’appoggio al pdmenoelle o a un governo pseudo tecnico».

3) E dato che l’obbligo del vincolo di mandato formalmente non esiste, perché non sono ancora – ancora! – riusciti ad attentare la Costituzione e al suo art. 67 nella fattispecie, agiscono per vie interne, forti della regolamentazione interna di partito nulla. La capogruppo alla Camera del M5S Roberta Lombardi ha dichiarato infatti che i parlamentari M5S che voteranno la fiducia saranno espulsi dal Movimento. Grillo rincara la dose con ricatti psicologici, minacciando di abbandonare il Movimento e la politica qualora vincesse la fazione “diamo la fiducia al PD”. Lo stesso ha fatto Casaleggio.

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1 Comment

  1. Walter Florio

    Credo che, purtroppo, il “fenomeno Grillo”, così come del resto il “fenomeno Berlusconi”, siano parte di un fenomeno più ampio, ovvero il fallimento della Democrazia. La differenza tra Berlusconi e Gillo è che mentre il primo si compra i voti con 20 o 50 euro, il secondo li conquista utilizzando strumenti psicologico-populisti che riescono a fa leva sull’ingenuità, la superficialità e il disimpegno che dilagano e caratterizzano la società culturalmente degenerata in cui viviamo. La Democrazia é diventata, quindi, il governo degli idioti. Tu dici cose che hanno un senso, sei intelligente, colto, hai ragionato con impegno, documentandoti sui fatti, ma il tuo voto vale 1, come vale 1 il voto di chi se lo é venduto per 20 euro, come vale 1 il voto di chi chi si é fatto abbindolare da bugie, frasi ad effetto, trucchi psicologici. Penso che dovremmo prendere atto, per quanto sia spiacevole, del fatto che la Democraia é morta, sepellirla e cominciare a pensare al “dopo”. Anzi, al “dopo il dopo”, visto che il “dopo” c’é già, é già stato predisposto e si potrebbe chiamare Soldocrazia. Gli Stati sono TUTTI fallimentari, moribondi per questioni di DEBITI. I politici non governano più gli eventi, danno solo comunicazione ai cittadini di cosa accade (sia pure con voci ed interpretazioni diverse) a causa dell’Economia dei suoi sviluppi. Gli Stati, nel tentativo di sopravvivere, di non morire per fallimento, diventano sempre più carogne: prendono il pizzo per far rientrare capitali “sporchi” imboscati all’estero (scudo fiscale); incitano i cittadini al gioco d’azzardo, che ha portato alla rovina centinaia di migliaia di persone e ha generato il fenomeno “ludopatici”; riconoscono dignità di Stato a gruppi terroristici e li fanno entrare (sia pure come osservatori) all’ONU. Apriamo gli occhi, non attacchiamoci disperatamente ad un sogno di come dovrebbe o potrebbe essere, perché la realtà con cui avremo a che fare é ciò che é, non ciò che potrebbe essere.

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