Teorie del complotto, Karl Popper e altri

Giu 13, 2012 by

Teorie del complotto, Karl Popper e altri

Le teorie della cospirazione spopolano in rete e sempre piú spesso anche al di fuori di essa – Monti sarebbe un banchiere massone al servizio di eurocrati di Bruxelles, le case farmaceutiche hanno le cure per molte malattie ma le tengono nascoste per guadagnare, gli aerei lasciano scie velenose che fanno piovere o provocano siccità o ci cancellano la memoria, i vari governi sono in realtà controllati da alieni rettiliani che complottano per condurre ad un Nuovo Ordine Mondiale, le banche ci affamano con il signoraggio costringendo gli Stati ad un debito fasullo, e via dicendo.

Questo articolo non pretende di essere esaustivo, ma tramite un brano di Karl Popper e un articolo che si trova in rete voglio mostrare perché le teorie del complotto globale non possono essere vere. Ecco il brano:

[…] Bisogna riconoscere che la struttura del nostro ambiente sociale è, in un certo senso, fatta dall’uomo: che le sue istituzioni e tradizioni non sono il lavoro né di Dio né della natura, ma i risultati di azioni e decisioni umane, ed alterabili da azioni e decisioni umane. Ma ciò non significa che esse siano tutte coscientemente progettate e spiegabili in termini di bisogni, speranze e moventi. Al contrario, anche quelle che sorgono come risultato di azioni umane coscienti e intenzionali sono, di regola, i sottoprodotti indiretti, inintenzionali e spesso non voluti di tali azioni.

«Soltanto un piccolo numero di istituzioni sociali sono coscientemente progettate, mentre la stragrande maggioranza di esse è semplicemente “cresciuta”, come risultato imprevisto di azioni umane» […]; e possiamo aggiungere che anche la maggior parte delle poche istituzioni che sono state progettate coscientemente ed hanno avuto successo (per esempio una Università di nuova fondazione o un sindacato) non risultano pienamente conformi al progetto: anche in questo caso a causa delle inintenzionali ripercussioni sociali risultanti dalla loro creazione intenzionale. […]

Illustrerò brevemente una teoria che è largamente condivisa, ma che presuppone quello che considero precisamente il contrario del vero fine delle scienze sociali: quella che chiamo «la teoria cospiratoria della società». Essa consiste nella convinzione che la spiegazione di un fenomeno sociale consista nella scoperta degli uomini o dei gruppi che sono interessati al verificarsi di tale fenomeno (talvolta si tratta di un interesse nascosto che dev’essere prima rivelato) e che hanno progettato e congiurato per promuoverlo.

Questa concezione dei fini delle scienze sociali deriva, naturalmente, dall’erronea teoria che, qualunque cosa avvenga nella società – come la guerra, la disoccupazione, la povertà, le carestie, che la gente di solito detesta – è il risultato di diretti interventi di alcuni individui e gruppi potenti. […] Nelle sue forme moderne esso è […] il tipico risultato della secolarizzazione di una superstizione religiosa. La credenza negli dèi omerici le cui cospirazioni spiegano la storia della guerra di Troia è morta. Gli dèi sono stati abbandonati. Ma il loro posto è occupato da uomini o gruppi potenti – sinistri gruppi di pressione la cui perversità è responsabile di tutti i mali di cui soffriamo – come i famosi saggi di Sion, o i monopolisti, o i capitalisti, o gli imperialisti.

Io non intendo affermare, con questo, che cospirazioni non avvengano mai. Al contrario, esse sono tipici fenomeni sociali. Esse diventano importanti, per esempio, tutte le volte che pervengono al potere persone che credono nella teoria della cospirazione. E persone che credono sinceramente di sapere come si realizza il cielo in terra sono facili quant’altre mai ad adottare la teoria della cospirazione e a impegnarsi in una contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori. Infatti la sola spiegazione del fallimento del loro tentativo di realizzare il cielo in terra è l’intenzione malvagia del demonio che ha tutto l’interesse di mantenere vivo l’inferno.

Cospirazioni avvengono, bisogna ammetterlo. Ma il fatto notevole che, nonostante la loro presenza, smentisce la teoria della cospirazione, è che poche di queste cospirazioni alla fine hanno successo. I cospiratori raramente riescono ad attuare la loro cospirazione. Perché accade questo? Perché le realizzazioni differiscono cosí profondamente dalle aspirazioni? Perché ciò è quanto normalmente avviene nella vita sociale, ci siano o non ci siano cospirazioni. La vita sociale non è solo una prova di forza fra gruppi in competizione, ma è anche azione entro una piú o meno elastica o fragile struttura di istituzioni e tradizioni, azione che provoca – a parte qualsiasi contro-azione consapevole – molte reazioni impreviste, e alcune di esse forse anche imprevedibili, in seno a questa struttura.

Cercare di analizzare queste reazioni e di prevederle per quanto possibile è, a mio giudizio, il compito essenziale delle scienze sociali. È il compito di analizzare le inintenzionali ripercussioni sociali delle azioni umane intenzionali, quelle ripercussioni la cui importanza è trascurata sia dalla teoria della cospirazione che dallo psicologismo, come abbiamo già indicato. Un’azione che si attui in piena armonia con l’intenzione non crea problemi per la scienza sociale […]. Una delle piú elementari azioni economiche può servire da esempio al fine di rendere chiarissima l’idea delle conseguenze inintenzionali delle nostre azioni.

Se un uomo desidera acquistare subito una casa, possiamo tranquillamente presumere che egli non desidera certo far salire il prezzo del mercato delle case. Ma il semplice fatto che egli si presenti sul mercato in qualità di acquirente, tenderà a far salire i prezzi di mercato. E osservazioni analoghe valgono per il venditore. Oppure prendiamo un esempio da un campo assolutamente diverso: se un uomo decide di assicurarsi sulla vita, è improbabile che abbia l’intenzione di incoraggiare certa gente a investire il loro denaro in azioni di compagnie assicurative. ma egli nondimeno farà proprio questo.

Noi vediamo già chiaramente che non tutte le conseguenze delle nostre azioni sono conseguenze intenzionali: e quindi che la teoria cospiratoria della società non può essere vera perché equivale all’asserzione che tutti i risultati, anche quelli che a prima vista non sembrano premeditati da alcuno, sono i risultati intenzionali dele azioni di persone che sono interessate a tali risultati. […]

E questo era Karl Popper.

Questo è l’interessantissimo articolo che si trova in rete :

http://medbunker.blogspot.it/2010/09/io-complottista-1.html

http://medbunker.blogspot.it/2010/10/io-complottista-2.html

http://medbunker.blogspot.it/2010/11/io-complottista-3.html

Riassumo velocemente e sommariamente alcuni punti:

  1. Non ci sono reali prove dei complotti, ma supposizioni infondate.
  2. Ci sono pochi studi importanti sull’argomento ma sembra che i complottisti tendano ad avere difficoltà di relazione con il prossimo, insicurezza lavorativa, mancanza di norme e regole sociali che controllano il comportamento personale, situazione scatenata spesso da un trauma o da cambiamenti continui della propria condizione personale.
  3. Il complottista è spesso di classe socioeconomica medio-bassa, con scarsa istruzione.
  4. Effetto Barnum: le cospirazioni si sostengono a vicenda. Se gli americani sono stati capaci di uccidere Kennedy allora sono ovviamente anche responsabili dell’11 settembre. Non c’è prova della prima, non c’è prova della seconda ma in un unico passaggio mentale due grandi avvenimenti diventano cospirazioni assodate.
  5. I complotti soddisfano la tendenza a cercare spiegazioni dei fatti, ma se ne vedono anche dove non ve ne sono.
  6. Il trucco dei complottisti è di creare ad arte dei dubbi, insinuare il dubbio su qualsiasi cosa mostrando che nulla è come sembra: e questo si basa sulla scarsa preparazione e informazione di chi legge. Gli specialisti di un determinato campo si accorgono immediatamente delle spiegazioni campate per aria delle teorie del complotto.
  7. Molti complotti richiederebbero la collaborazione di milioni e milioni di persone. Il complotto delle case farmaceutiche che conoscono le cure per le malattie ma non le diffondono presuppone la complicità da parte di tutti i medici del mondo, dei ricercatori, degli informatori scientifici, scienziati, biologi, eppure questo fantomatico complotto è piú forte di milioni di persone e schiaccia tutti noi vittime.
  8. I complottisti si ritengono dei “risvegliati” mentre il popolo “bue” è schiavo dell’informazione ufficiale. Gli studi dimostrano che sottovalutano moltissimo il grado in cui loro sono influenzati dall’informazione complottista.
  9. Il complottista esagerato, colui la cui vita è condizionata dalle teorie del complotto, è nel senso stretto del termine un paranoico. La maggior parte dei complottisti non arriva a questo livello.
  10.  I complottisti non ammettono i loro errori. Quando ci fu il caso dell’influenza suina si vaneggiò che la malattia fosse stata creata ad arte per decimare la popolazione, oppure che il vaccino doveva farlo. Non si è avverata nessuna di queste ipotesi, eppure nessuno ha ritrattato. Ora che i vaccini sono rimasti nei magazzini i complottisti dicono che è stato un modo per far guadagnare le multinazionali (quando in realtà le cause di questo spreco sono state proprio le profezie deliranti dei catastrofisti). Ogni passo della vicenda, ogni possibile evoluzione, viene visto come complotto.

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