Sulla libertà di ogni opinione

Nov 20, 2011 by

Sulla libertà di ogni opinione

Il seguente post è riassunto da ciò che ha scritto John Stuart Mill nel suo saggio La Libertà sul perché è giusto che qualsiasi opinione e idea, per quanto considerata certamente sbagliata, falsa, o addirittura dannosa e pericolosa per la popolazione, sia lasciata libera di circolare. Le ragioni sono tre:

1) L’opinione che si sostiene sia giusto impedire potrebbe essere vera.

Ovviamente lo si negherà con tutte le forze, ma nessuno è infallibile e nessuno ha il diritto di decidere la questione per l’umanità, togliendo a chiunque la possibilità di giudizio. Spesso ci si basa sull’opinione dominante del mondo attorno a sé: questo mondo però per ciascuno è solo la parte con cui è entrato in contatto, il suo partito, la sua chiesa, la sua famiglia. Così si scarica sul proprio gruppo la responsabilità di avere ragione e non si tiene in considerazione il fatto che ne esistano moltissimi altri; e non si è turbati dal fatto che se si fosse nati altrove si sarebbe stati anglicani, o buddisti, o confuciani.

L’obiezione più plausibile è che il divieto di propagare un’opinione non è una presunzione di infallibilità più alta di quella implicita ogni volta che l’autorità pubblica agisce usando il suo giudizio, o che compiamo scelte difficili seguendo ciò che crediamo vero. Abbiamo il giudizio per usarlo: può essere usato erroneamente, ma questo significa che non dovremmo usarlo affatto? Se non seguissimo mai le nostre opinioni perché potrebbero essere false, non potremmo più far nulla. Dunque se abbiamo l’opinione che un’altra idea (poniamo il razzismo, il fascismo) sia sbagliata e dannosa per l’umanità, direbbe chi obietta, e ne siamo convinti, allora impedire che si diffondano non è presumere di essere infallibili ma usare né più né meno il proprio giudizio.

Non è così. C’è molta differenza tra presumere la verità della propria opinione perché, anche se ci sono state molte opportunità di discuterla con altre, non è stata confutata; e presumere la verità della propria opinione con lo scopo di non permettere che sia confutata. È proprio la completa libertà di essere contraddetti e confutati che ci giustifica quando agiamo presumendo la verità delle nostre opinioni.

Se analizziamo la storia delle opinioni umane è piena di idee che oggi consideriamo assurde e orribili. Molte delle nostre opinioni saranno considerate nel futuro allo stesso modo. Come avviene questo progressivo miglioramento? Non certo per la forza insita nella comprensione umana; ma per la qualità della mente umana di correggere i propri errori, di rimediarvi con la discussione e l’esperienza.

Mill prosegue dicendo:

Se si vietasse di dubitare della filosofia di Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi così certi della sua verità come lo sono. Le nostre convinzioni più giustificate non riposano su altra salvaguardia che un invito permanente a tutto il mondo a dimostrarle infondate. Se la sfida non viene raccolta, o viene tentata e perduta, siamo ancora molto lontani dalla certezza, ma abbiamo fatto quanto di meglio ci consente la presente condizione della ragione umana: non abbiamo trascurato nulla pur di offrire alla verità una possibilità di raggiungerci; se l’invito resta aperto, possiamo sperare che, se esiste una verità migliore, essa venga scoperta quando la mente umana sarà in grado di recepirla; e nel frattempo possiamo avere la sicurezza di esserci avvicinati alla verità nella misura a noi possibile. Questo è il grado di certezza raggiungibile da un essere soggetto all’errore, e questo il solo modo di raggiungerlo.

E infatti la filosofia di Newton, la dinamica, è stata confutata e superata dalla relatività di Einstein. E le recenti osservazioni sui neutrini ci fanno comprendere come neppure elevando Einstein e le sue idee a opinioni che non devono essere discusse avremmo sbagliato.

E se questo ragionamento viene accettato in linee generali, molti diranno comunque che in casi estremi non è valido, che ci sono alcune idee, alcune opinioni, che sono davvero certe, o meglio questi sono certi che siano certe. Definirle certe quando qualcuno lo negherebbe significa presumere che noi siamo i giudici della certezza, e per di più giudici che ignorano gli oppositori. La presunzione di infallibilità non è credere che qualcosa sia certo, ma pretendere di deciderlo anche per gli altri, senza ascoltarli. E il fatto non diventa più giustificabile quando si tratta di impedire un’opinione moralmente pericolosa e dannosa: al contrario questi sono i casi in cui storicamente sono avvenute le più grandi disgrazie.

Pensiamo a Socrate, uno dei più grandi pensatori del mondo, messo a morte perché negava gli déi riconosciuti dallo Stato; pensiamo a Gesù, pensiamo alla persecuzione dei cristiani, pensiamo a Galilei.

Alcuni cristiani giunsero ad affermare, per obiettare, che le persecuzioni nei confronti del Cristianesimo furono delle giuste prove a cui la Verità si sottopose, perché la Verità le supera sempre. Questa obiezione effettivamente non è intenzionalmente contraria ad ammettere nuove verità, ma non spicca per la generosità verso le persone di cui l’umanità è debitrice. Svelare al mondo una verità fino ad allora ignorata è uno dei più grandi servizi che l’uomo possa rendere ai suoi simili: ricompensarlo col martirio e trattarli come criminali, per questa obiezione sarebbe un agire normale e giustificabile. Inoltre non è storicamente corretto dire che la verità in quanto tale abbia un potere che manca all’errore di prevalere contro le persecuzioni. Il reale vantaggio della verità è che anche se soffocata, nel corso della storia qualcun altro la riscoprirà.

Per concludere, impedire la diffusione di opinioni considerate false o pericolose non le elimina del tutto, le tiene semplicemente a bada, nascoste. Questo cosa comporta? Che anche chi le sostiene avrà meno occasioni di discuterne e dibatterne e quindi di cambiare idea e passare alla verità. E di chi è già nella verità e nell’opinione dominante, poiché bloccherà il suo sviluppo mentale, intimorito da certi pensieri – eretici, politicamente scorretti che siano – che si chiuderanno al dialogo e alle altre opinioni.

2) L’opinione che vogliamo censurare potrebbe effettivamente essere falsa.

Anche in questo caso è meglio che sia lasciata libera di circolare. Vediamo perché. Se la propria opinione, vera, non viene discussa a fondo con chi ha opinioni diverse, si ignoreranno gli elementi su cui si fonda e non si sarà in grado di difenderla anche dalle obiezioni più superficiali.

L’idea verrà creduta come fosse un pregiudizio, una credenza indipendente dagli argomenti: non è così che un essere razionale dovrebbe possedere, conoscere la verità. Si deve essere in grado di difenderla dalle obiezioni.

Si potrebbe affermare, al contrario, che sarebbe sufficiente insegnare i fondamenti delle opinioni, come con le dimostrazioni matematiche.

Questo vale nella matematica (dice Mill, oggi sappiamo che non è totalmente vero neppure per essa), ma per tutte le altre opinioni la verità dipende dall’individuazione dell’equilibrio tra due gruppi di ragioni contrastanti. Si possono fornire più spiegazioni per gli stessi fatti: se non si sa dire perché le spiegazioni diverse dalle nostre sono false, non abbiamo realmente compreso la nostra e non abbiamo basi per preferirla rispetto alle altre.

E non è sufficiente ascoltare le posizioni contrarie dai propri maestri, con le loro parole e accompagnate dalle confutazioni: ciò non rende giustizia agli argomenti opposti. Bisogna udirli da chi ne è realmente convinto, da chi li difende al massimo delle possibilità. Bisogna conoscerli nella formulazione più plausibile e persuasiva, e sentire il peso e la difficoltà che la propria opinione, vera, deve affrontare per demolire quella falsa.

A questo punto si potrebbe obiettare che non è necessario che tutti gli uomini conoscano e comprendano tutte le possibili opinioni contrarie alla propria, per mancanza di ingegno e di tempo da parte della popolazione comune. Basta che ci sia qualcuno in grado di farlo, e potrà insegnarlo a chi non è colto.

Se anche fosse così, non si vede perché la libera discussione dovrebbe essere negata. Anzi questa idea afferma che gli uomini devono sapere che alle obiezioni si è risposto in modo soddisfacente; e come si risponde se non si conosce la domanda, l’obiezione, la risposta? Se non tutti, almeno gli specialisti, i filosofi, gli scienziati, i teologi dovrebbero avere a disposizione queste opinioni – e se gli incolti sanno come ribattere alle obiezioni, perché impedirne la circolazione?

Se come è stato detto fino ad ora la soppressione della libertà di parola, in una situazione in cui le opinioni accettate sono invece vere, si limitasse a far dimenticare i fondamenti delle opinioni, potrebbe essere un danno intellettuale, ma non morale: non influirebbe sulla validità delle opinioni in quanto elementi che influiscono sul nostro carattere. Invece la mancanza di discussione fa dimenticare, oltre ai fondamenti, anche il significato stesso dell’opinione. Questa non ci comunica più idee, o ce ne comunica solo una piccola parte, meccanicamente appresa, solo l’involucro.

Lo dimostrano le dottrine religiose, assai comprese e vissute in profondità quando vi sono dispute, e che divengono sterili rituali formali quando sono date per vere dall’opinione dominante e non c’è più bisogno di difenderle. Lo dimostra la nostra esperienza: spesso dopo una disgrazia imprevista o una delusione ci torna in mente un proverbio che abbiamo sentito per tutta la vita, che abbiamo sempre dato per scontato, e il cui significato, se solo lo avessimo capito come lo capiamo ora, ci avrebbe risparmiato questo male. Chiaramente la colpa non è solo della mancata discussione: è servita l’esperienza personale. Ma il significato sarebbe stato più compreso e sarebbe rimasto più impresso se fossimo stati abituati a sentirlo discutere sia in positivo e in negativo da chi lo comprende.

Ma quindi, il risultato di questo ragionamento è che la mancanza di unanimità è la condizione indispensabile per il vero sapere? È necessario che una parte dell’umanità rimanga nell’errore perché gli altri possano capire di essere nella verità e viverla al meglio? L’intelligenza, che dovrebbe unire sempre più l’umanità, esiste solo finché non raggiunge il suo scopo?

No, dice Mill. Chiaramente il progresso e l’affievolirsi di idee e opinioni false nel tempo non avrà solo conseguenze positive. La perdita di un aiuto così importante alla comprensione viva della verità, ovvero le opinioni contrarie, è una conseguenza negativa ma non supera i benefici. Vi sono altri strumenti che possono aiutarci in ogni caso, come la maieutica socratica: una discussione in negativo in cui è dal nostro interlocutore stesso che usciranno le idee e le opinioni che non sapeva di avere, ribattendo di volta in volta e stimolandolo al ragionamento, l’espressione precisa, la confutazione delle nostre obiezioni.

È quindi assurdo rifiutare, quando ci si offre spontaneamente, il confronto con opinioni false.

Se vi sono persone che negano un’opinione generalmente accettata o che la negherebbero se la legge o il pubblico glielo permettessero, ringraziamole, ascoltiamole a mente aperta e rallegriamoci che qualcuno faccia per nostro conto ciò che altrimenti dovremmo fare da soli, e con fatica molto maggiore, se abbiamo un minimo di rispetto per la certezza o la vitalità delle nostre convinzioni.

3) L’opinione che vogliamo censurare e la nostra potrebbero avere sia elementi di verità che di falsità.

Fino ad ora abbiamo considerato il caso in cui l’opinione che si vuole “impedire” è vera, e quello in cui è falsa. L’eventualità più comune in realtà è che l’opinione dominante e quella minoritaria abbiano entrambe parti di verità e di falsità. Spesso l’opinione dominante è sì vera, ma esagerata, distorta, semplicistica e viene sostenuta come se fosse tutta la verità, in modo unilaterale. Dato che questa unilateralità è tipica degli esseri umani, anche l’opinione di minoranza viene sostenuta come se fosse tutta la verità.

Per questo nonostante il progresso dovrebbe essere un’accumulazione di idee buone, è capitato di frequente nella storia che alcune idee sostituissero altre totalmente, sia nelle parti vere che in quelle false. Dovremmo considerare preziose le opinioni poco diffuse, anche se alcuni sostenitori ritengono di avere l’intera verità, poiché in genere sono questi i più energici che ce ne fanno prestare attenzione.

In politica ci sono un partito dell’ordine e della stabilità e uno del progresso e delle riforme; sono entrambi necessari ad una vita politica sana, fino a quando uno dei due non avrà compreso come essere di ordine e progresso insieme, distinguendo ciò che va conservato da ciò che va abolito. Entrambi hanno la loro utilità per le carenze dell’altro, ed è l’opposizione dell’altro partito a mantenere entrambi nei limiti della ragione.

Per questo se in un dato momento vi sono un’opinione largamente maggioritaria e una di minoranza, è proprio quella minoritaria ad avere più bisogno di essere diffusa e favorita. Rappresenta gli interessi trascurati, quegli aspetti che rischiano di non avere l’attenzione che meritano.

Purtroppo l’uso della libertà di opinione non porta alla fine del settarismo. Chi ha la mente chiusa continuerà a sostenere ed inculcare la sua verità come se fosse l’unica e nessun altro potesse limitarla o precisarla. Anzi spesso la libertà inasprisce le posizioni di questi settari, che rifiutano la verità più violentemente perché diffusa da “oppositori”.

La libertà può però far bene alla persona moderata ed equilibrata, che assistendo e ascoltando agli scontri tra queste posizioni diverse può comprendere cosa ci sia di buono e vero in ognuna delle due.

Ultime considerazioni su chi afferma che le opinioni debbano essere libere purché la discussione non oltrepassi i limiti della moderazione. Certo, offese, sarcasmo, calunnie, accuse di immoralità andrebbero evitate da entrambe le parti; ma in genere si vuole evitare che vengano usati contro l’opinione dominante. Verso quella minoritaria non solo possono essere usati senza attirare la disapprovazione generale, ma anzi chi li usa spesso è lodato per il suo zelo e la sua giusta indignazione. Chi non ha mai sentito su di sé il sarcasmo e lo scherno nel sostenere un’opinione politica, religiosa, o su un fatto o un’idea quando tutti gli altri la pensavano diversamente? Chi non si è reso conto di quanto quell’atteggiamento da parte di tutti fosse dannoso ed impedisse un dialogo? Chi non ha constatato che essendo in minoranza gli sarebbe stato impossibile usare a sua volta offese e sarcasmo?

Chiaramente oggi non mettiamo a morte chi ha idee o opinioni che consideriamo pericolose e gravi, almeno nei paesi occidentali. Dà da pensare che Mill scrivesse questo ai suoi tempi, notando però che vi era comunque una disparità di trattamento: la testimonianza di un uomo in tribunale non fu ascoltata in quanto era ateo, in virtù della legge per cui chi non credesse in un Dio (uno qualunque) e in una vita futura non poteva testimoniare ed avere la tutela dei tribunali. Questo modo di agire oltre a offendere gli atei (tra cui vi sono persone morali), offende i credenti (sostenendo che la loro testimonianza abbia valore solo in quanto hanno paura dell’inferno), ma soprattutto offende se stessa: considera non valida la testimonianza degli atei sinceri (che ammettono di esserlo) mentre considera valida la testimonianza degli atei bugiardi (che si fingono credenti), e quindi colpisce solo chi non dovrebbe e non colpisce chi dovrebbe.

Ci sono però dei casi piuttosto eclatanti per cui questo passo sembra essere particolarmente attuale. La legislazione in Italia vieta la formazione di partiti fascisti e vieta l’apologia del fascismo. Quella legge fu introdotta perché il Ventennio, la 2° guerra mondiale e la guerra civile scottavano ancora, quando fu stesa la Costituzione. Avrebbero dovuto estirpare il fascismo attraverso la scuola, i mea culpa seri di politici e “popolino”, come hanno fatto in Germania. Invece hanno pensato bene di nascondere e vietare opinioni fasciste. Così i fascisti rimangono tali e non possono avere un reale confronto, e la gente comune sta dimenticando cosa significa il fascismo e cosa ha di sbagliato. Inoltre, non conoscendo bene le idee fasciste, molti politici possono sostenerle e agire in base ad esse senza che la maggior parte della popolazione se ne renda conto.

Ecco perché la libertà di qualsiasi opinione, e si ribadisce, qualsiasi, è importantissima.

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1 Comment

  1. Baker Street Boy

    Quando io avevo già 25 anni, e tu suppongo a malapena 20, già scrivevi queste cose che io faccio fatica a comprendere o almeno a memorizzare oggi che ne ho quasi 30… 😉

    Non ce l’ho mai avuta con te perché studi Filosofia, anche se sinceramente ti avrei visto meglio a studiare Biotecnologie, soprattutto per la bella mentalità scientifica che hai.

    Però scusami, ci sono parti della cosiddetta Filosofia e alcuni temi di essa che a me paiono ancora, alla mia mente che nel frattempo in questi anni si è fatta sempre più scettica, “castelli in aria” o comunque fregnacce, per non dire di peggio.
    Ma ne discuteremo. Perché oggi, per una vera qualifica, la Filosofia la sto e devo studiarla anch’io.

    L’articolo invece è ottimo, complimenti.

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