Considerazioni sull’altruismo come sacrificio

Nov 6, 2011 by

Considerazioni sull’altruismo come sacrificio

La seguente è una mail che ho scritto ad un amico e che mi ha dato modo di esprimere la concezione sull’altruismo e l’egoismo emersa dalle lezioni di filosofia in classe.

I Testimoni di Geova vengono a trovarmi ancora, una volta al mese. È successo proprio l’altro giorno, e mi hanno fatto pensare alla visione dell’altruismo e dell’egoismo del mio insegnante di filosofia; dopo ciò che hanno detto e ciò che ho pensato mi sono trovato decisamente d’accordo. Mi hanno detto che sono il capo di mia sorella; dove capo significa servo, ovvero che sono responsabile verso di lei, devo prendermi cura di lei, il tutto in modo unidirezionale (come è scritto nella Bibbia, dove il marito è capo/servo della moglie e se ne prende cura).

Questo è presentato come buono, altruista. In realtà è una forma deviata di altruismo, narcisistica, in cui una persona è convinta che da sé può venire solo il bene, che l’altro è incapace, e quindi sono buono perché aiuto, do, do, aiuto.

Be’ tantissime volte io di mia sorella mi sono dimenticato totalmente. Tante volte è stata lei a venire a cercarmi, farmi sorridere, darmi conforto, aiutarmi. Non sono sempre stato io. Siamo tutti fatti di pregi e difetti. Tutti dovremmo aiutare e farci aiutare, senza essere convinti di essere i buoni, gli altruisti, quelli che danno, danno, danno: bisogna anche ricevere, oppure moriremo schiavi delle nostre debolezze.

Inoltre si dice spesso che il vero altruismo si vede quando si fa qualcosa con sacrificio, per dovere anziché per il piacere: in tal caso varrebbe di meno perché ne ricaveresti beneficio anche tu, e quindi sarebbe una forma di egoismo celato.

Se tu chiedessi a due tuoi amici di passare il pomeriggio con te, e il primo ti rispondesse “Mi stai antipatico, però è mio dovere da amico uscire con te, quindi mi sacrifico e lo faccio” mentre il secondo dicesse “Certo, è un grande piacere uscire con te, arrivo subito!”, quale preferiresti? Quale considereresti più buono?

Per quale motivo dovremmo pensare che il piacere e il bene per noi sono un atto egoista mentre il sacrificio è un atto altruista? Possiamo crederlo principalmente per due ragioni:

1. Morale ascetica. L’idea per cui i piaceri sono sporchi, peccaminosi, sbagliati di per sé. Chi rifiuta i piaceri buoni cadrà necessariamente in quelli cattivi. Chi si allontana dal buon cibo, dall’amore e dal sesso, dalle amicizie, dai godimenti cadrà necessariamente in quei piaceri cattivi che danno soddisfazioni distorte: l’invidia, l’odio, l’astio, il pettegolezzo, la morbosità sessuale; riempiendosi di vizi sarà tutt’altro che altruista e buono.

2. Indipendenti. Alcuni pensano inconsciamente che il sacrificio sia migliore di un atto buono fatto con piacere perché il bene per noi è un bene solo per noi e non per gli altri (e magari coincide anche col male per gli altri) e il bene per gli altri è un bene solo per gli altri e non per noi (e magari è un male per noi, e si torna all’invidia). Questa idea si basa sul presupposto falso che siamo tutti enti indipendenti, isolati gli uni dagli altri, magari in conflitto gli uni con gli altri. In realtà siamo tutti correlati da una fittissima rete interpersonale e intermentale/ideale, dove il bene per me (il vero bene) è un bene anche per gli altri e il bene per gli altri è anche un bene per me. L’esempio dell’amico felice di vederti è piuttosto semplice: il fatto che lui stia bene fa stare bene te e viceversa. Altri esempi: il fatto che io abbia un buon insegnante di filosofia che mi dà gli input per questi ragionamenti è un bene per me, ma ora è un bene anche per te che ne stai usufruendo. Il fatto che una persona mangi con piacere è un bene per lei ma lo sarà anche per chi le sta intorno se sarà in forma, bella, sana.

Se le nostre azioni sono fatte con piacere le faremo con più voglia, riusciranno meglio, saremo felici, le rifaremo con più facilità. Se sono fatte con sacrificio e dovere le faremo controvoglia, con risultati peggiori e tenderemo a non ripeterle. Ecco perché sono migliori e più buone le azioni compiute assieme ad un piacere e bene personale. L’egoismo interviene se e solo se il mio bene coincide con un male per gli altri (e nella visione interpersonale, a lungo andare questo mio pseudo-bene mi si ritorcerà contro e quindi non era un vero bene).

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3 Comments

  1. brotherhood

    Non necessariamente. Aiutare un amico che sta molto male o che ha fatto cazzate certo non mi riempie di positività, tanto più se questo comporta “sporcarsi le mani”. Ne farei volentieri a meno ma per amicizia o amore lo faccio. Tuttavia neanch’io penso che altruismo vada per forza a braccetto con sacrificio, anzi. Per me, la comprensione migliore dell’altruismo è evidenziata nella vecchia frase: “Ama il prox tuo come te stesso” da cui si evince chiaramente che se non ami te stesso non puoi amare gli altri o, perlomeno, non riesci ad amarli bene. Quindi il sacrificio, inteso come forzatura, nel discorso sull’altruismo mi pare sia fuori luogo.

  2. masaccio1989

    Questo post mi ha fatto venire in mente “L’arte di amare” di Erich Fromm.

    “Che cosa significa, in una relazione umana, “dare”? (…)
    Il malinteso più comune è che dare significhi “cedere” qualcosa, essere privati, sacrificare. La persona il cui carattere non si è sviluppato oltre la fase ricettiva ed esplorativa, sente l’atto di dare in questo modo. (…) La gente arida sente il dare come un impoverimento. La maggior parte degli individui di questo tipo, di solito si rifiuta di dare.
    Alcuni trasformano in sacrificio l’atto di dare. Sentono che solo per il fatto che è penoso dare, si dovrebbe dare; la virtù, per loro, sta nell’accettare il sacrificio. Per loro, la regola che è meglio dare anziché ricevere, significa che è meglio soffrire la privazione piuttosto che provare la gioia.
    Per la persona attiva, dare ha un senso completamente diverso. Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo.”

  3. Alex

    Belle parole, e sí, si inseriscono in questo quadro 🙂 grazie per averle condivise!

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