Critica della ragion pura di Kant

Set 15, 2011 by

Critica della ragion pura di Kant

Kant, grazie a Hume, che mina alle basi la validità della scienza e della metafisica, si dice “risvegliato dal suo sonno dogmatico“.

Sulla scienza Hume diceva che non possiamo avere esperienza del nesso causa-effetto di niente, e quindi non possiamo essere sicuri di nulla. Se ad esempio la madre di un bambino in automobile suonasse il clacson ogni volta che entrano in una galleria, il bambino potrebbe pensare che ogni volta che si entra in galleria (causa) c’è un forte rumore (effetto); il nesso sarebbe ovviamente sbagliato. Hume è convinto che non possiamo essere mai sicuri del nesso: se con la mia mano muovo una bottiglia, tutto ciò di cui ho esperienza è una mano, e una bottiglia che si muove. Non ho esperienza di una cosa chiamata “causa”, non posso trovare un modo razionale di dimostrare che la mano muove la bottiglia. Posso sapere solo che fino ad ora tutte le volte che ho spinto la bottiglia questa si è mossa, ma non posso dire che sarà così anche in futuro, non con certezza scientifica.

Kant concorda sulla non validità della metafisica, ma è convinto che le scienze siano valide e quindi vuole capire come sia possibile che lo siano. Tutta la Critica della ragion pura è il tentativo di Kant di rispondere a quattro domande: Com’è possibile la matematica pura? Com’è possibile la fisica pura? Com’è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale? Com’è possibile la metafisica come scienza?

Con le prime due domande si chiede come sia possibile che le scienze funzionino (non si chiede se funzionino poiché ne è già convinto); con la terza si chiede che ruolo positivo possa avere la metafisica per l’uomo, mentre con la quarta si chiede se la metafisica sia una scienza oppure no.

Tutta questa critica alla ragione verrà fatta comunque dalla ragione (ecco perché il “della” del titolo: è la Critica della ragione alla ragione); Kant è convinto che la ragione abbia dei limiti, ma che sia il migliore strumento che abbiamo.

Per capire come sia possibile che le scienze siano valide, bisogna comprendere la teoria di Kant su come funziona la conoscenza umana. Kant dice di aver fatto una “rivoluzione copernicana” in merito; come Copernico dimostra che non è il Sole a girare intorno alla terra ma la terra intorno al Sole, così Kant scardina l’idea che la mente sia uno specchio, un foglio bianco, un contenitore passivo che percepisce la realtà così per come è. Pensa invece che la mente costruisca la realtà usando ciò che già contiene “a priori” sul mondo per com’è in sé stesso (che non conosceremo mai).

Cosa significa? Alcuni esempi potranno renderlo più chiaro:

1) Iniziate osservando questo video: è contenuta la spiegazione nel video stesso.

2) Chiedete ad un gruppo di persone di rimanere in silenzio per 30-60 secondi e tentare di percepire l’’ambiente circostante. Fatelo anche voi. Al termine, raccontatevi cosa avete notato di particolare e confrontatevi: avete notato tutti la stessa cosa o sono diverse? Dopo aver ascoltato gli altri e ripensando a ciò che avete percepito, avevate notato quel dettaglio, quel particolare?

3) Chiedete ad un vostro amico che è venuto a trovarvi quante farmacie ha intravisto ai bordi delle strade lungo il tragitto. Sa rispondervi? Ora dite ad un vostro amico, prima che venga a trovarvi, di contare quante farmacie nota. Quando arriverà, saprà rispondervi? Ma entrambi i vostri amici non avevano gli occhi? Come mai non hanno percepito la realtà allo stesso modo?

4) Leggete questa frase:

Io mi chiamo Alex

e ora questa:

私の名前はアレックスです

Dopo aver visto la prima per due secondi, la saprete riprodurre; invece neanche dopo qualche minuto saprete riscrivere la seconda; un giapponese invece sì, eppure avete gli stessi occhi. Perché? Perché il cervello, avendo in sé prima di leggere le frasi la conoscenza della lingua italiana, costruisce la prima sequenza di caratteri come una frase discorsiva, e la seconda come un insieme di disegni. Ciò è particolarmente evidente in:

Qeusta fsare dvoe poui cparie tarqniulmlanete csoa c’è sritcto.

Nonostante di per sé siano dei puntini neri, e allargandoci dei caratteri, il cervello costruisce immediatamente la frase in base a ciò che conosce. Nella frase corretta, a maggior ragione, per quanto ci si possa sforzare appena la si vedrà sarà come frase, e non si riuscirà a disconnettere e guardarla solo come puntini neri: si penserà immediatamente a ciò che c’è scritto.

5) Passerò ora agli esempi scientificamente più importanti, ma meno intuitivi. I colori non esistono nella realtà in sé stessa: in base alla frequenza degli oggetti il nostro cervello ha un sistema di codifica per cui va a costruire i colori, va a colorare il mondo. I colori sono una convenzione del cervello, potevano essere completamente diversi; di fatto, per il daltonico è così: ha un sistema di codifica diverso e rappresenta il mondo in modo diverso.

6) Diamo per scontato che la realtà si percepisca con gli occhi, con la luce. I pipistrelli usano invece l’’ecolocalizzazione. Tramite le frequenze sonore, l’’eco, le loro orecchie, riescono a costruire la rappresentazione del mondo. Niente occhi, niente luce.

7) La teoria delle stringhe prevede che lo spazio abbia 10, 11 o 26 dimensioni. Noi di dimensioni ne percepiamo solo tre, più il tempo. Ma è corretto dire che le percepiamo? Non sarà invece che costruiamo in questo modo il mondo attorno a noi? Si pensi come esempio ad un videogioco qualsiasi, come The Sims. I Sims “vedono” il loro mondo a tre dimensioni, ma di fatto non è altro che una lunga serie di 0110100100110001101. Paragonando l’’esempio alla nostra vita, il codice è la realtà in sé stessa e ciò che i Sims vedono è ciò che anche noi costruiamo come “spazio” e “tempo”; il codice non sarà mai conoscibile per com’’è realmente.

Questi esempi servono a valorizzare l’’ipotesi di Kant, quella per cui la conoscenza inizia dall’’esperienza, ma non deriva interamente da essa. Per conoscere riveste un ruolo fondamentale la mente, ciò che già conosciamo e i modi con cui rappresentiamo lo spazio e gli oggetti intorno a noi: la mente non si modella passivamente sulla realtà. Al contrario, la mente costruisce una realtà che sia per noi comprensibile usando le forme a priori, che già contiene.

Come avviene questo? Secondo Kant ci sono tre fasi della conoscenza: la sensibilità, l’’intelletto e la ragione. Vediamo come funzionano.

La sensibilità è il primo stadio, attraverso cui la mente a partire dai dati dell’’esperienza applica le forme pure di spazio e tempo che contiene, a priori; come nell’’esempio del videogioco 001001110 che viene ricreato in tre dimensioni e nel tempo; e come in quello dei colori che vengono costruiti da noi. Il primo stadio serve insomma a fornirci ciò che i sensi percepiscono. Lo spazio viene definito come forma del senso esterno, poiché ordina ciò che esterno a noi; il tempo invece ordina sia ciò che ci è esterno che ciò che ci è interno (pensieri, ricordi, sentimenti, …). Critica quindi tre opinioni sullo spazio di altri filosofi:

  • Gli oggettivisti sostenevano che lo spazio esistesse di per sé, come fossero dei contenitori in cui si collocano gli oggetti. Kant ribatte che se non ci fosse alcun oggetto non ci sarebbe alcuno spazio, non è un contenitore che esiste per conto suo.
  • Gli empiristi sostenevano che lo spazio fosse sì una nostra costruzione ma che derivavamo dall’’esperienza. Kant ribatte invece che qualunque nostra esperienza avviene già nello spazio, e che quindi lo applichiamo a priori, prima di avere esperienza; è proprio ciò che ci permette di averla.
  • Leibniz sosteneva che lo spazio fosse un concetto. Kant ribatte che è un’’intuizione; se fosse un concetto astrarremmo un’’idea di spazio da singoli spazi (come vedendo vari cavalli astraiamo un concetto di “cavallo”, invece intuiamo che gli spazi fanno parte di un unico spazio.

Il secondo stadio è l’intelletto; l’’intelletto usa le sue forme a priori, le 12 categorie, per concettualizzare, raggruppare, comprendere il materiale che ha ricevuto dalla sensibilità. Le categorie sono:

Quantità

Qualità

Relazione

Modalità

Unità

Realtà

Sostanza ed accidente

Possibilità-impossibilità

Pluralità

Negazione

Causa ed effetto

Esistenza-inesistenza

Totalità

Limitazione

Azione reciproca tra agente e paziente

Necessità-contingenza

Cosa significa questo? Che considererò te che stai leggendo come un’’entità unica e separata dal resto (Unità); ma posso anche considerare le cellule dei tuoi polmoni, ragionare su di esse (Pluralità); oppure tutti gli atomi di cui sei composto (Totalità); posso considerare che ogni volta che premo un tasto sulla tastiera (causa) compare il relativo carattere sul computer (effetto); e via dicendo.

È importante ricordare come per Kant tutte queste categorie non sono proprietà della realtà in sé stessa, ma nostre costruzioni a priori che hanno valore per noi.

Dopo sensibilità e intelletto vi è la ragione, che cerca di spiegare in modo totale e definitivo la realtà attraverso i concetti di anima, mondo e Dio; ma su questo ritorneremo quando parleremo della metafisica.

Torniamo al discorso principale, che spiega come avviene la conoscenza ed è mirato a dare validità alle scienze. Per Kant i giudizi possono essere analitici a priori, sintetici a posteriori o sintetici a priori. I giudizi analitici a priori sono quelli del razionalismo: non dipendono dall’’esperienza ma non ci dicono nulla di nuovo (ad esempio se dico che il “marito” è un “uomo” non sto dicendo nulla di nuovo, poiché è già implicito nella definizione). I giudizi sintetici a posteriori sono quelli dell’’empirismo, aggiungono nuova conoscenza ma dall’’esperienza (come se dico che il calore dilata i metalli). La vera scienza deve basarsi su qualcosa di universale, sempre valido al di là dell’’esperienza, e deve aggiungere conoscenza. Solo i giudizi sintetici a priori sono adatti a ciò e possono dare validità alle scienze.

Alcuni di questi giudizi sono “«ogni effetto ha una causa»” e “«tutto avviene nel tempo e può essere rapportato ad altri avvenimenti tramite un prima o un poi o un contemporaneamente”». Sono a priori perché appartengono alle nostre forme a priori (il primo è una delle categorie dell’’intelletto, il secondo è una delle intuizioni pure della sensibilità, il tempo). Sono sintetici perché ci permettono di aggiungere della conoscenza. Sono anche universali, poiché per noi saranno sempre validi. È come se indossassimo delle lenti azzurre: il mondo per noi sarà sempre azzurro, e possiamo essere certi che sarà sempre così.

Allo stesso modo, se noi abbiamo le “lenti” delle categorie e vediamo tutto in termini di tempo, cause ed effetto ecc ciò sarà sempre vero per noi. Ecco come Kant risponde a Hume, ecco come Kant riabilita le scienze. Ogni volta che facciamo un’’affermazione scientifica, come “«il metallo è dilatato dal calore”» stiamo presupponendo un giudizio sintetico a priori, quello per cui l’effetto deve avere una causa. E nella nostra costruzione del mondo è effettivamente così e possiamo essere sicuri che continuerà ad esserlo.

L’’altro grande problema della Critica della ragion pura è quello riguardante la metafisica. Eravamo rimasti alla sensibilità e l’’intelletto lasciando da parte la ragione, che si interroga sugli interi, sul “tutto”:

  • Sulla totalità dei fenomeni esterni, ovvero l’Universo;
  • Sulla totalità dei fenomeni interni, ovvero l’Anima;
  • Sulla totalità dei fenomeni interni ed esterni, ovvero Dio;

La ragione cerca quindi di applicare le 12 categorie, gli a priori, sugli interi. Ma noi non possiamo avere esperienza degli interi: non abbiamo esperienza di tutto l’’Universo, ma solo di una precisa parte di spazio in una precisa parte di tempo. Non abbiamo esperienza di tutta la nostra anima: ma solo di un pensiero, un ricordo, un sentimento in un certo momento. E men che meno possiamo avere esperienza di Dio.

Kant usa un’’efficace metafora: una colomba che, volando, si sente rallentata dall’’attrito dell’’aria, potrebbe pensare: «Ah! Quanto vorrei che non ci fosse l’aria, così potrei volare senza essere ostacolata!» Ma non si renderebbe conto che, pur se con l’’attrito, è proprio l’’aria che le permette il volo (impossibile nel vuoto).

Così è anche la nostra ragione, che si sente limitata dalle esperienze singole e vuole avere conoscenza del tutto, ma non può: quando tenta, si ritrova a parlare del nulla, a non dare alcuna conoscenza.

Ecco perché i metafisici possono dire tutto e il contrario di tutto, possono dimostrare entrambe le posizioni delle quattro antinomie:

  • Il mondo ha un inizio / Il mondo è infinito
  • Tutto consiste in parti semplici / Tutto è composto
  • Esiste la libertà / Tutto avviene in base a precise leggi
  • Esiste qualcosa di necessario / Non esiste nulla di necessario

La metafisica non è quindi possibile come scienza. Le sue idee non hanno funzione costitutiva (non producono conoscenza). Hanno però funzione regolativa: cosa significa?

Immaginate di vedere l’’orizzonte, e di volerlo raggiungere. Vi incamminerete, proseguirete, magari per ore e ore, ma l’’orizzonte continuerà ad essere lì, lontano quanto prima, irraggiungibile. Nel frattempo però avete fatto un bel po’’ di strada.

Così è la metafisica: cerca di indagare e capire la complessità dell’’universo; non ce la fa, ma intanto l’’uomo è progredito con la fisica e la chimica. Cerca di comprendere la totalità dell’’interiorità umana, fallendo; però ha prodotto la psicologia, l’’antropologia, la sociologia. Cerca di capire Dio, e non riesce; ma è uno sprone a comprendere la moralità, a comportarsi bene, a raggiungere la virtù. Ecco l’’utilità della metafisica come disposizione naturale.

Ricapitolando: Kant vuole riabilitare le scienze dopo che Hume ha mostrato l’’invalidità del rapporto causa-effetto. Formula una teoria della conoscenza rivoluzionaria, per cui è la mente che costituisce la realtà tramite le sue forme a priori. Tra queste vi sono lo spazio, il tempo, il rapporto di causa-effetto ed è il motivo per cui le scienze sono valide e funzionano per noi. Si chiede inoltre se la metafisica possa essere una scienza: la metafisica vuole indagare gli interi, Universo anima e Dio, ma non abbiamo mai esperienza degli interi. Per questo non è una conoscenza scientifica. Può però esserci utile per progredire nelle scienze.

Commenti

commenti

Related Posts

Tags

Share This

3 Comments

  1. Simone Marrone

    Davvero complimenti!
    Articolo stupendo e chiarissimo.
    Grazie.

  2. L

    Devi avere in IQ alquanto elevato ragazzo mio 😀

  3. Alex

    Il QI misura solamente l’intelligenza logico-matematica, Gardner ha teorizzato nove intelligenze diverse, e già quelle nove sono pochissime rispetto a tutte le forme di intelligenza diverse che i vari individui possono avere, molto più specifiche e uniche… per quanto i test mi diano come risultato un QI medio-alto, credo che l’intelligenza logico-matematica sia sì legata, ma molto indirettamente, a un articolo di questo tipo; penso c’entri più l’intelligenza teoretica-esistenziale. Ad ogni modo, non avrei saputo scriverlo se non avessi avuto un buon insegnante di filosofia che ha saputo rendere chiaro e attuale il significato della critica della ragion pura (certamente anche la mia propensione per questi temi e la loro elaborazione è stata molto importante, chiaro). 🙂

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shared on wplocker.com