Waking Life: analisi

Mag 15, 2011 by

Waking Life: analisi

Waking Life è un film del 2001, di Richard Linklater. Gli ho già dedicato un post in questo blog, tempo fa, ma si trattava solo di una carrellata di citazioni. Il film è realizzato con la tecnica del rotoscopio: dopo essere stato girato, ogni singolo fotogramma è stato ridisegnato a cartone animato – peraltro con linee e confini indistinti, sfuggevoli, a suggerire la presenza del sogno (tema portante del film) -. Apparentemente senza trama, consiste in un susseguirsi di dialoghi con personaggi più o meno illuminati che pontificano sopra qualunque argomento: la vita, il sogno, la morte, l’evoluzione e la coscienza, il linguaggio, l’arte e la società, e molti altri ancora. Man mano che si prosegue il tutto prende forma (ovviamente non svelo in che modo), ma rimane il fatto che i dialoghi e il senso generale sono di difficile comprensione (alla quarta visione ho ancora molte difficoltà a cogliere degli aspetti).

Per questo ho cercato su internet delle recensioni che lo sviscerassero un po’ come merita, e in italiano non sono riuscito a trovare assolutamente nulla. Il vuoto. Al contrario, mi sono imbattuto in un’ottima analisi in lingua inglese, che ho pensato di tradurre (neanche troppo bene in realtà, ma tant’è). Spero possa essere uno strumento utile per tutti gli appassionati o i curiosi del film non anglofoni. L’analisi originale è di Carlo Cavagna e si trova su AboutFilm.Com, su questa pagina. Qui troverete, in inglese, la descrizione delle scene del film e la loro numerazione (nell’analisi ci si riferisce spesso alle scene con il loro numero).

Buona lettura!

Waking Life fa riflettere su molte questioni delicate. Qual è lo scopo della nostra vita, quale il nostro posto nell’universo? Cos’è l’amore? E la coscienza? Cosa sono i sogni? Cosa succede dopo la morte? La maggior parte delle persone, troppo affaccendate, non sono interessate a questi problemi. Ma dovrebbero. Secondo Linklater, esplorare tali questioni è il modo di esprimere la nostra gioia di essere vivi.

Waking Life esamina questi problemi nel contesto del sogno lucido, termine coniato da Frederik van Eeden (1860-1932), un romanziere tedesco, poeta e fisico che studiò e classificò i sogni. Il sogno lucido è quel tipo di sogno in cui sei cosciente di stare sognando. La consapevolezza si raggiunge spesso notando qualcosa di inusuale. Stando a van Eden, un’importante caratteristica dei sogni lucidi è che il sognatore, l’onironauta, ha accesso a tutte le sue funzioni mentali e ricordi, ed è in grado di compiere scelte.

Ricerche più recenti sui sogni lucidi sono state condotte alla Stanford University da Stephen LaBerge, che ha empiricamente dimostrato l’esistenza del fenomeno. Dottore di psicofisiologia e fondatore del Lucidity Institute (centro che esplora le potenzialità del sogno lucido), ha mappato le relazioni tra corpo e mente durante gli stati del sonno e scritto una guida su come avere e usare i sogni lucidi, chiamata Exploring the World of Lucid Dreaming.

In Waking Life, il protagonista senza nome (Wiley Wiggins) realizza che sta sognando quando non riesce a compiere semplici azioni come leggere l’ora della sveglia o spegnere le luci. In questo mondo irreale, vaga di persona in persona, di conversazione in conversazione ascoltando riflessioni, teorie e deliri di una vasta gamma di scienziati, attivisti, filosofi di strada ed eccentrici personaggi da bar – più di 30. Alcune conversazioni non includono neppure il protagonista. Waking Life menziona molti Grandi Pensatori nel parlare di esistenzialismo, psicologia, fisica quantistica, evoluzione, eccetera. Stando al sito ufficiale di Waking Life,

Le idee dei seguenti pensatori e filosofi hanno influenzato questo film: Jean Paul Sartre, Aristotele, S. Agostino, S. Tommaso D’Aquino, Alessandro il Grande, Stephen La Berge, Robert Solomon, Platone, Nietzsche, Benedict Anderson, Albert Schweitzer, Andre Bazin, Francois Truffaut, Guy Debord, Robert Louis Stevenson, DH Lawrence, Thomas Mann, Dostoevsky, Kierkegaard, Philip K. Dick, WB Yeats, Garcia Lorca.

Passando al setaccio questo oceano di influenze e argomenti, le idee in Waking Life possono essere organizzate in cinque temi correlati ma distinti. Primo, abbiamo tutti il libero arbitrio, e dobbiamo esercitarlo per definire le nostre vite. Secondo, l’esercizio del libero arbitrio ci porterà a contrasti con la società. Terzo, l’arte può cambiare la società. Quarto, la realtà è soggettiva. Quinto, l’umanità condivide una memoria collettiva a cui possiamo accedere attraverso i nostri sogni, che sono tanto importanti e reali quanto ciò che consideriamo realtà.

Esistenzialismo e libero arbitrio

L’esistenzialismo è introdotto indirettamente sulla barca (2° scena) e chiaramente dal professor Robert Solomon nell’Università del Texas (3° scena), che sostiene che l’esistenzialismo, come esposto dal filosofo francese Jean Paul Sartre (1905-1980) non sia una filosofia del fatalismo e della depressione. Pur mantenendo l’idea che l’universo sia assurdo e privo di significato, Solomon crede che l’esistenzialismo glielo dia, perché afferma che abbiamo libertà di scelta. Il libero arbitrio ci permette di modellare ciascuna delle nostre esistenze e creare significati tramite le scelte che compiamo.

Molti degli altri teorici menzionati nel film e nel sito ufficiale enfatizzano il primato dell’individualità e della libertà di scelta, come Soren Kierkegaard (1813-1855), prolifico scrittore danese generalmente noto come precursore dell’esistenzialismo (scena 32). Influente per lo sviluppo dell’esistenzialismo fu anche Tommaso D’Aquino (1224-1274), un frate Domenicano che controbatté agli argomenti contro la libertà di scelta nella sua Somma Teologica, traendo molto dagli insegnamenti di Aristotele (384-322 a.C.) sul pensiero razionale. Le radici dell’esistenzialismo si trovano anche in Agostino (354-430), che nelle Confessioni analizza la sua vita e le scelte compiute prima della sua conversione al Cristianesimo. Scritte come conversazione con Dio, le Confessioni enfatizzano la responsabilità personale di fronte a Dio e sostiene che il male sia un effetto dell’uso improprio della libertà.

Agostino e Tommaso sono citati esplicitamente nella 9° scena. Ai loro tempi, coloro che dubitavano del libero arbitrio lo trovavano inconciliabile col fatto che Dio conosce tutto in anticipo. Oggi, il libero arbitrio è minacciato chiamando in causa le scienze fisiche poiché i nostri corpi, composti da acqua e impulsi elettrici,sono governati da leggi fisiche a livello atomico e subatomico. Nonostante questo, Waking Life sostiene che dobbiamo trovare spazio per l’individualità, perché ciò che siamo è un prodotto delle libere scelte che compiamo. Altrimenti, la vita non ha significato. Similmente, nell’11° scena, siamo invitati a liberarci dalla negatività, che è la nostra volontà tendente al nulla.

La posta in gioco è alta. Nella 5° scena, gli scienziati sostengono che l’atto del libero arbitrio è necessario per la continuazione del processo evolutivo. Se non esercitiamo la libertà per evolverci, diventiamo osservatori passivi, o peggio – come l’iroso prigioniero dell’8° scena, che è schiavo della rabbia e dell’odio più che delle sbarre, o dei sostenitori del possesso delle armi che si sparano a vicenda nella 17° scena. Questi personaggi sono in contrasto con quelli più “illuminati” che popolano il resto del film. Un altro avviso arriva nella 15° scena da Louis Mackey, un collega di Solomon che appare anche in Slacker (altro film del regista). Proseguendo un pensiero tagliato da Slacker, dichiara che la distanza tra Platone, Nietzsche e l’uomo medio è maggiore della distanza tra lo scimpanzé e l’uomo medio. Molti di noi non raggiungono mai il nostro potenziale. Qual è la caratteristica universale dell’essere umano, la paura o la pigrizia?

Il riferimento a Nietzsche (1844-1900) non è casuale. Nietzsche scrisse molto riguardo la “volontà di potenza”, riguardo come esprimere il nostro potenziale richieda un atto di libertà individuale. In una nota non pubblicata del 1873, scrisse:

A quale scopo l’umanità sia qui non dovrebbe ancora riguardarci: perché tu sei qui, ecco cosa dovresti chiederti: e se non hai la risposta pronta, allora concentrati sui tuoi obiettivi, alti e nobili, e perisci per perseguirli! So che non c’è nessuno scopo di vita migliore che morire per tentare il grande e l’impossibile.

Ovviamente, perseguire nobili e alti ideali richiede di superare la paura e in particolare la pigrizia di cui parla Mackey, così come la passività (che nasce dalla paura) descritta dal suicida della 6° scena, il teorico del complotto della 10° scena e i giovani anarchici della 21°.

Il riferimento a Platone (427-347 a.C.) è più generico. Come il Padre della filosofia, ha influenzato tutte le discussioni filosofiche successive. Fu il primo a scrivere sulle tematiche sollevate in Waking Life, ed è probabilmente il motivo per cui è chiamato in causa da Mackey. Inoltre, Platone credeva che il mondo fisico fosse un riflesso corrotto di idee astratte, il che si può facilmente collegare agli archetipi, i sogni e le esperienze alle soglie della coscienza.

Nelle scene 22 e 23, Waking Life torna all’idea che il momento presente è sempre il più interessante in cui essere vivi. Nella 25° scena, “Speed” Levitch insiste in un modo nuovo su come partecipare pienamente alla vita. Durante il suo monologo bizzarro, cita il romanziere tedesco Thomas Mann (1875-1955). I lavori di Mann esplorano la relazione tra l’individualità eccezionale e il suo ambiente (risente dell’influsso di Nietzsche), e Levitch lo cita dicendo che preferirebbe partecipare alla vita che vivere un centinaio di storie.

L’attrito tra lo sviluppo individuale e la società

Waking Life ha una visione negativa riguardo la possibilità di essere liberi nei confini della società. Indebolendoci, la società ci riduce ad osservatori passivi. È nemica dell’individualità e della volontà. Questa idea è espressa per la prima volta dal suicida della 6° scena, e torna con il teorico del complotto Alex Jones della 9°. Le sue frasi di stampo anarchico sono simili a quelle compiute nella 21° scena dai giovani. I loro slogan sono chiaramente anarchici, rifiutando le restrizioni e i limiti della nostra società consumista. Come afferma il vecchio della scena 28, “Essere travolti non è più sufficiente“.

Nella 24° scena, Waking Life compara la società ad una colonia di formiche, in cui lo scopo di ciascuno è tenere il mondo in movimento efficientemente. Viene citato il romanziere e poeta inglese D.H. Lawrence (1885-1930). Un tema comune in Lawrence è che il moderno mondo industrializzato ha prodotto alienazione, disumanizzazione, artificiosità – idea coerente con gli scritti di molti pensatori menzionati in Waking Life.

Nella 25° scena, Levitch cita Federico García Lorca (1898-1936), che ha idee simili. Giustiziato in Spagna nel 1936 dai Falangisti, era un poeta andalusiano noto come il “poeta degli zingari” per i suoi temi semi-mitici e lo stile ritmico. Scrisse anche poesie surrealiste più moderne e tormentate nella collezione Poet in New York, riguardo i suoi nove mesi di infelicità all’Università della Colombia nel 1929-1930. Come Lawrence, queste poesie trattano dell’alienazione e la brutalità delle grandi città industrializzate (“Dawn arrives and no one receives it in his mouth/Because morning and hope are impossible there”).

Lo scopo e il ruolo dell’arte nella società

Waking Life ha posizioni forti su quale ruolo l’arte e i film dovrebbero avere nella società. Una discussione riguardo la teoria dei film ha luogo nella 20° scena, preannunciata dallo scimpanzé protagonista della 14° e dal romanziere della 16°, che crede che le migliori storie siano le collezioni di persone e momenti (descrizione che si adatta ai film di Linklater).

Nella 20° scena, il regista Caveh Zahedi parla del teorico e critico cinematografico francese André Bazin (1918-1958), uno dei primi a scrivere sui film come di una forma di comunicazione seria e sostenitore del cinema come “art de la réalité“. Come spiega Zahedi, Bazin credeva che il film fosse un mezzo narrativo inferiore (la letteratura è meglio per le storie), perché ogni cosa in un film è specifica. Non puoi scrivere una storia su un forestiero seduto ad un tavolo e disegnarlo nella mente del lettore; il film ti mette davanti ad uno specifico forestiero in uno specifico tavolo. Ciò in cui è migliore il film è che riproduce momenti della realtà. Dal momento che Bazin considerava la realtà come Dio, catturare la realtà di un momento significava catturare Dio. Bazin chiamava questo un “momento sacro“. Criticando Hollywood per l’uso di film come mezzo di comunicazione di storie, Zahedi cita anche François Truffaut (1932-1984), il regista francese che ha iniziato la sua carriera come critico e protetto di Bazin. Truffaut osservò che non sono le migliori storie a fare i migliori film perché se la storia è buona, il regista è costretto a seguirla come uno schiavo.

Nella scena successiva, i giovani anarchici incontrano un “Mr. Debord”, che è un indizio sull’ispirazione di Linklater per Waking Life. Debord cita il romanziere scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894): “Il suicidio ne ha portati via molti. L’alcool e il diavolo si sono occupati del resto“. Tutto ciò è un chiaro riferimento al rinomato regista e autore anarchico Guy Debord (1932-1994). Il lavoro più noto di Debord è “Society of the Spectacle” (1967), che diventò un manifesto delle rivolte studentesche del 1968 a Parigi. Costruendo sulle idee di Nietzsche, degli anarchici, dei surrealisti, Debord scrisse che i media e la tecnologia (“The spectacle“) hanno ridotto le persone a spettatori delle loro stesse vite, con tutti i bisogni e desideri mercificati (che richiama le parole del suicida e del teorico del complotto). Debord aiutò i Situazionisti Internazionali, un gruppo di attivisti che come i surrealisti intendeva trascendere la separazione tra arte e società, per far sì che l’arte sia integrata nella vita quotidiana.

Questo è, certamente, proprio quello che Linklater spera di fare con Waking Life. Per i Situazionisti, il modo di cancellare la separazione non era la rivoluzione politica, ma il reinventare la vita quotidiana. Il cambiamento profondo, bloccando le percezioni della realtà e liberando quelle di ciascuno di noi – ciò che in ultima istanza proclama Waking Life – coincide con la trasformazione della società. Così come Nietzsche e Sartre, i situazionisti dicono che gli individui dovrebbero vivere il loro potenziale costruendo le “situazioni” delle loro vite (da cui il nome). Sfortunatamente, dopo il 1968, Debord arrivò ad una situazione di abuso di alcool e si sparò al cuore – l’alcool, il suicidio, e forse anche il diavolo citati da Stevenson se lo presero.

La soggettività della realtà

L’idea che tutta l’esistenza sia soggettiva è nominata per la prima volta nella 4° scena, dalla donna che afferma che le parole hanno diversi significati per le diverse persone. Anche la descrizione degli scienziati di un “neo-uomo” non più soggetto alle restrizioni del tempo e dello spazio nella 5° scena presuppone che tempo e spazio siano soggettivi.

La nozione che tutte le percezioni siano soggettive risale almeno a Cartesio – René Descartes (1596-1650), che studiò le relazioni tra la mente e il corpo e scrisse che l’unica cosa di cui possiamo essere sicuri è che esistiamo (Cogito ergo sum). Cartesio va avanti nel provare che ogni cosa esiste, ricostruendo Dio e il mondo attorno a noi pezzo per pezzo. Ma inizia con la premessa che dobbiamo dubitare di ogni cosa, tranne che della nostra esistenza.

All’idea della realtà soggettiva viene data legittimazione scientifica dal fisico Albert Einstein (1879-1955). Il miglior modo per spiegare il principio della teoria della relatività è di prendere l’esempio di un ascensore che precipita con accelerazione costante. Immaginiamo che ci siano persone nell’ascensore, e che generazioni di persone possano vivere e morire nel tempo che serve all’ascensore a precipitare. Questo ascensore è l’unica realtà conosciuta da queste persone, e nella loro realtà la gravità non esiste. Se una persona lasciasse una penna all’altezza dei suoi occhi, ad esempio, continuerebbe a fluttuarvi. Fuori dall’ascensore, sappiamo che la penna fluttua perché sia la penna che la persona stanno cadendo con la stessa accelerazione. Ora immaginiamo che noi – l’intero universo noto – siamo in una sorta di ascensore. Einstein credeva che le leggi fisiche percepite dalla nostra mente non sono necessariamente le leggi fisiche che governano la realtà. Il suo obiettivo era definire quelle leggi valide con qualsiasi punto di riferimento.

Waking Life torna ancora e ancora all’idea che la realtà non è meno soggettiva dei sogni, e che non c’è differenza tra i due. Uno dei commenti degli anarchici della 21° scena fa lo stesso, dicendo che per loro è un punto di forza. (“Se il mondo che siamo forzati ad accettare è falso e niente è vero, tutto è possibile“). Quindi, la soggettività della realtà aumenta l’importanza della libertà anziché sminuirla, poiché le nostre esistenze sono piene di possibilità.

Anche l’identità è soggettiva. Nella scena 13, Waking Life cita Benedict Anderson, un noto teorico di studi internazionali dell’Università di Cornell, che ha influenzato la psicologia e la filosofia col suo concetto di “comunità immaginate“. Nel libro omonimo del 1983, Anderson ha cercato di spiegare il nazionalismo come di un fenomeno nato dall’immaginare un’identità comune tra gruppi di persone che non si sono mai incontrate e che sono invece molto dissimili. In modo simile al concetto di inconscio collettivo, le due donne del film applicano le idee di Anderson all’identità individuale. Noi cambiamo continuamente, nel tempo. L’immutabilità dell’identità individuale a vari stadi della vita è solo immaginata dalla sua mente, eppure quella immaginazione è ciò che ha permesso a quella signora di rimanere essenzialmente se stessa. L’idea è poi ripresa nella 26° scena dal ragazzo che dice al protagonista che sta vedendo solo un’immagine mentale di sé stesso.

Sogni e inconscio collettivo

Waking Life apre con un aforisma, “Il sogno è il destino“, e il film è effettivamente centrato sui sogni. Diventa esplicito nella scena 7, in cui Julie Delpy e Ethan Hawke menzionano Timothy Leary, che era affascinato dal fatto che continuiamo ad avere attività cerebrale per 6-12 minuti dopo la morte. Se ore e ore di sogni possono avere luogo in pochi minuti di sonno, non sarebbe possibile che esperiamo tutta la nostra vita in quei 6-12 minuti? Quel sogno potrebbe essere il nostro aldilà.

Delpy e Hawke passano poi all’inconscio collettivo, teorizzando che l’idea della reincarnazione ne sia semplicemente l’espressione poetica. Il che ci porta a Carl Gustav Jung (1875-1961), che è inspiegabilmente non menzionato in Waking Life tra i pensatori che hanno influenzato il film. Padre della psicologia analitica, Jung credeva che non tutto ciò che ci definisce può essere spiegato tramite le analisi Freudiane, perché c’è molto di più in noi che le esperienze dell’infanzia e desideri infantili repressi. Attingiamo anche al nostro retaggio di membri della razza umana, o al nostro inconscio collettivo, a cui abbiamo spesso accesso nei sogni. Per Jung, l’inconscio non è subordinato alla nostra mente conscia, ma piuttosto il fondamento su cui si basano le nostre menti consce. Tutti gli umani condividono una memoria collettiva e gli stessi processi mentali. Ecco perché tendiamo a rispondere in modo simile a certi simboli, ideali, e dilemmi umani, che chiamava archetipi. Gli archetipi si trovano spesso nei miti – le nostre storie più antiche e conosciute.

Benché controverse, le idee di Jung sono state accettate da molti scienziati e psicologi, alcuni dei quali hanno tentato di spiegare le meccaniche dell’inconscio collettivo. Alcuni credono che abbiamo una “memoria genetica” codificata nel DNA, e che sia qualcosa di simile all’istinto animale. Altri, come Michael Talbot, hanno iniziato con la premessa che tutte le percezioni sono soggettive, idea con cui Waking Life concorda. I dati sono codificati e trasmessi dai nostri organi sensoriali al cervello e lì decodificati in immagini, suoni, odori. Come possiamo sapere se l’interpretazione del cervello corrisponde alla realtà intorno a noi? Ragionando sui lavori del neurofisiologo di Stanford Karl Pribram e sul fisico dell’Universe of London David Bohm, Talbot postula lo spazio e il tempo come la proiezione tridimensionale della psiche. Questi “ologrammi” sono il modo del cervello di leggere le informazioni che riceve che, fatto interessante, conserva in modo molto simile a come sono conservati i dati olografici. Di conseguenza, è fisicamente possibile per la mente viaggiare nel tempo e nello spazio (dal momento che sono solo costrutti mentali) e interagire con altre menti, il che spiegherebbe sia l’inconscio collettivo che i fenomeni extra-sensoriali.

Come prova dell’inconscio collettivo, Hawke e Delpy parlano del fatto che gli stessi risultati sulle scienze e sulle arti sembrano uscire allo scoperto indipendentemente e simultaneamente tra società e culture nel corso della storia – fatto notato da Jung. Hawke parla di uno studio che scoprì che un gruppo casuale di persone risolse cruciverba usciti il giorno precedente con risultati nettamente migliori dei cruciverba appena pubblicati, il che suggerisce che una volta che centinaia di persone hanno risolto un cruciverba questo diventa più semplice per gli altri, come se i risultati, la “conoscenza”, fossero là, nella nostra memoria collettiva.

Nella scena 12, Waking Life passa nello specifico alle nostre esperienze che sfiorano il limite, che chiama “liminali“; “esperienze che ci scaraventano dal velo della percezione ordinaria a… qualcosa – chiamalo inconscio collettivo, divino, illuminazione, o come vuoi.” La scena inizia rapportando i sogni alla libertà. L’inconscio collettivo e la libertà possono sembrare principi contraddittori, ma Waking Life sostiene che la libertà individuale e l’identità collettiva sono due poli complementari che insieme definiscono l’intera esistenza. Creare la nostra individualità e trascendere la realtà ordinaria attraverso i sogni lucidi (o altro) sono due facce della stessa medaglia.

Le esperienze liminali includono i sogni lucidi. Nelle scene 18 e 27, il Professor Mary McBay spiega il sogno lucido e il viaggio nel sogno; come avere un’esperienza liminale o accedere all’inconscio collettivo tramite i sogni. Waking life elabora il tutto nella 19° scena, e suggerisce che i sogni sono reali come qualsiasi altra cosa. Poiché la nostra attività neurale non fa differenza tra le percezioni nel sonno e nella veglia, la vita è una forma di viaggio nel sogno. Di conseguenza, ottenendo la lucidità nel sogno, otteniamo la lucidità nella vita. Nella scena 25, Levitch usa una citazione di Lorca per mettere in guardia coloro che non abbracciano i sogni: “L’iguana morderà coloro che non sognano“, un avvertimento chiaro benché stupido.

L’idea di un inconscio collettivo che agisce come deposito di tutta la conoscenza umana è rinforzato dal romanziere che nella 16° scena osserva che sta leggendo il suo libro, prima di scriverlo, il che implica che sta attingendo alla storia da qualche parte (l’inconscio collettivo?) e preannunciando la discussione di Philip K. Dick della 33° scena. Similmente, nella 24°, il protagonista si meraviglia su come sia esposto ad informazioni e idee nei suoi sogni lucidi che conosce ma che non vengono da sé stesso, e quindi ci deve essere una fonte esterna.

Avvicinandosi al finale, Waking Life gravita attorno all’idea che la vita dopo la morte sia un sogno senza fine. Il protagonista osserva nella scena 24 che il suo sogno sembra essere “il” sogno, come se si stesse preparando per qualcosa. Nella 30° scena, Mona Lee dice, “La vita infuriava intorno a me e ne ho amato ogni istante”, suggerendo che sia morta, e quindi anche il protagonista è nel mondo dei morti. Nella 32° scena, un passante cita le ultime parole di Kierkegaard, “Spazzatemi via”.

Infine, nella 33° scena, Linklater stesso compare. Il protagonista gli dice disperatamente che sta cominciando a credere di essere morto. Linklater risponde con una lunga storia riguardo il noto autore di fantascienza Philip K. Dick (1928-1982), che scrisse riguardo la natura della realtà e della coscienza, includendo le storie che hanno formato le basi di Blade Runner e Total Recall.

Dick una volta scrisse un romanzo, credendolo pura fiction, scoprendo successivamente che si trattava di avvenimenti reali. Il romanzo in questione è “Scorrete lacrime, disse il poliziotto“, un libro che (stando a Linklater) Dick scrisse molto velocemente, come se stesse attingendo a qualcosa. Dick stesso descrisse la sua esperienza sconcertante in un discorso del 1978 intitolato “Come costruire un universo che non cade a pezzi due giorni dopo“:

Nel 1970 scrissi un romanzo chiamato “Scorrete lacrime, disse il poliziotto”. Uno dei personaggi è la ragazza diciannovenne Kathy. Il nome di suo marito è Jack. Kathy sembra lavorare per la criminalità organizzata, ma più avanti scopriamo che in realtà lavora per la polizia. Ha una relazione con un ispettore di polizia. Il personaggio è completamente inventato. O almeno credevo lo fosse.

Ad ogni modo, nel Natale del 1970, incontrai una ragazza chiamata Kathy – questo successe dopo che avevo finito il romanzo, capite. Aveva 19 anni, il suo ragazzo si chiamava Jack. Appresi presto che Kathy era una trafficante di droga. Spesi mesi tentando di aiutarla a smettere… Poi, una sera, mentre stavamo entrando in un ristorante insieme, Kathy si fermò e disse: “Non posso entrare”. Seduto al ristorante c’era un ispettore di polizia che conoscevo. “Devo dirti la verità”, disse Kathy. “Ho una relazione con lui”…

Nel 1974 il romanzo fu pubblicato da Doubleday. Un pomeriggio ne stavo parlando con il mio prete… e gli menzionai una scena importante… in cui il personaggio Felix Buckman incontra un uomo di colore al distributore di benzina, e iniziano a parlare. Nel descrivere la scena… il mio prete si agitò sempre di più. Alla fine disse, “Questa scena viene dal libro degli Atti, nella Bibbia! Negli atti, la persona che incontra lo straniero sulla strada è Filippo (Philip) – il tuo nome”…

Tornai a casa e lessi la scena negli Atti. Sì, padre Rasch aveva ragione; la scena nel mio romanzo era un’ovvia rielaborazione della scena degli Atti… ma non li avevo mai letti… ma ancora l’enigma si infittì. Negli Atti, l’alto ufficiale Romano che arresta e interroga San Paolo è chiamato Felice (Felix) – lo stesso nome del mio personaggio. E Felix Buckman è un generale di polizia di alto rango; di fatto, nel mio romanzo ha lo stesso ruolo del Felice degli Atti: la più alta autorità. C’è una conversazione nel mio romanzo che ricorda moltissimo una conversazione tra Felice e Paolo.

A causa di questa esperienza sconcertante, Dick teorizzò che il tempo è un’illusione (non diversamente dall’idea degli ologrammi di Talbot) e che in qualche modo è riuscito a vedervi oltre. Essendo religioso, Dick immaginò che stiamo tutti vivendo nel 50 d.C. (tempo in cui è ambientato il libro degli Atti), e che il Diavolo stia creando del tempo per distrarci dal fatto che l’avvento di Dio è imminente.

Linklater poi racconta un sogno che ha cambiato la sua vita, in cui ha incontrato Lady Gregory – mecenate del poeta irlandese William Butler Yeats (1865-1939). Lei racconta che Dick aveva parzialmente ragione. Il tempo è un illusione, poiché esiste solo “questo istante”. In questo istante, Dio ci manda un invito, un invito a raggiungerlo. Il tempo è creato da noi per rimandare l’invito, dicendo “No, grazie; no, grazie.” Lady Gregory conclude, “La vita è il passaggio dal no al sì“. Poi Linklater realizza che ognuno nel suo sogno è morto, e che sta effettivamente visitando la terra dei morti.

Alla fine, il protagonista si sveglia nel suo letto per l’ultima volta. Fuori, cammina per la strada; presto reinizia a fluttuare, la sua mano si aggrappa alla maniglia della portiera dell’auto, come il ragazzo all’inizio del film. Lasciandosi andare, sale fino al cielo. Avrà accettato l’invito di Dio?

Commenti

commenti

3 Comments

  1. Irene

    Io volevo ringraziarti, anche se noto di essere in estremo ritardo rispetto la pubblicazione di questa traduzione. Ho 18 anni mi devo diplomare al liceo linguistico, ho preferito la tua traduzione nonostante avrei potuto tradurre da me l’analisi, ma avevo un’impellente necessità di approfondire questo film. Ho deciso di far vertere la mia tesina all’esame di stato, attorno a questo film, che ho visto già svariate volte e che è divenuto il mio film preferito quando lo vidi per la prima volta un anno fa. Anche io sono una persona come te Alex, con la variante che non riesco a conciliare me stessa con la vita che devo condurre, proprio come uno dei temi del film, non riesco a realizzare la mia individualità nella società che mi è nemica in questo senso. Comunque, mi rendo conto che è passato molto tempo, e probabilmente, questo mio commento non sarà letto da nessuno, ma volevo chiederti, Alex, se avessi altre informazioni riguardo “Waking life” grazie

  2. Alex

    Ciao Irene e grazie a te per la lettura 🙂 Non ho altre informazioni su Waking Life oltre a queste, al massimo se può essere utile ne possiamo parlare in privata sede (mail? Facebook? Vedi tu)

    Non ho capito cosa intendi dicendo che sei una persona come me

  3. Irene

    Mi chiamo Irene Angeloni su Facebook, cercami 🙂

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  1. [SPOILER ALERT] – Alcuni dialoghi dal film “Waking Life” – Smamux - […] Analisi film molto bella QUI […]

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